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Alzi la mano chi non si è mai scatenato su “Johnny B Goode” di Chuck Berry almeno una volta nella vita, ogni chitarrista ha provato a suonarla, intere generazioni la conoscono, la cantano e sarà cosi per sempre, una colonna sonora per tutti gli amanti della buona musica, ma soprattutto del Rock’n’Roll.

Chuck Berry è morto a 90 anni, esattamente a Saint Louis, la città in cui nacque nel 1926, e la sua assenza lascia un grande vuoto nella storia della Musica. Senza di lui non avremmo avuto gran parte della musica Rock dagli anni Cinquanta in poi, o forse non avremmo avuto il Rock così come lo conosciamo oggi.

Era un uomo difficile e solitario, non aveva mai voluto avere una band, e anche quando altri lo avevano aiutato, come Lennon e Richards, non aveva mai abbassato la guardia, convinto com’era di essere il re, il più grande, quello che aveva aperto la porta a tutti gli altri.

Ma era anche un genio assoluto, la sua musica, le sue canzoni, i riff della sua chitarra, hanno modellato parte dell’immaginario popolare degli anni Cinquanta e Sessanta, e per molti versi dovrebbero essere insegnati come l’abc ad ogni aspirante musicista in ogni parte del mondo.

La polizia di St. Charles County, Missouri, ha fatto sapere di essere intervenuta dopo una chiamata di emergenza e di averlo trovato senza conoscenza. Chuck Berry non ha risposto al tentativo di rianimazione ed è stato dichiarato il decesso.

Il 18 ottobre scorso, proprio il giorno del suo 90esimo compleanno, aveva sorpreso fan e giornalisti annunciando l’uscita di un nuovo album dopo quasi 40 anni. Il disco, dal titolo “Chuck”, contiene solo brani inediti ed è dedicato alla moglie.

Noi lo ricordiamo con lo storico brano che lo ha consacrato come mostro sacro del Rock:

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