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Questo è il titolo di un album arrivato un giorno quasi per caso su Soundcloud. Un album così particolare che mi ha spinto a conoscerne la storia, trovandola così interessante da decidere di raccontarvela.

E’ un album molto eterogeneo, si percepisce tutta la fatica, la determinazione e anche la difficoltà nel portare a termine questo piccolo capolavoro. Davvero singolare il modo di utilizzare le armonizzazioni e la scelta di alternare sonorità così diverse ma talmente equilibrate e ben miscelate tra loro che rendono l’album speciale e senza dubbio diverso rispetto a molti altri. Così come belle e particolari sono alcun e tracce che rievocano quasi un’ambientazione epica, con sfumature quasi psichedeliche in stile Pink Floyd. Un album che racconta tutta la sofferenza ed il coraggio che c’è dietro a questo lavoro, tanto da renderlo un raconto di vita e noi questo raconto vogliamo condividerlo con i nostri lettori.

Si perché questo è un album che non va ascoltato, ma sentito… cè dentro un po’ di tutto. Ma com’è nato il progetto? Una storia incredibile iniziata ben quattro anni fa, o forse molto prima quando sin da bambino Giuseppe Lisi (autore dell’album) ha iniziato a suonare dapprima la chitarra e poi poco alla volta molti altri strumenti che gli sono capitati tra le mani. Con il tempo e dopo svariate esperienze con molte bands Pino, Cosi lo chiamano gli amici, si trova un po’ per scelta ed un po’ per lavoro a trasferirsi in pianta stabile a Milano abbandonando la sua vita da pendolare e trasfertista che per tanti anni lo aveva portato in giro per l’ Italia e non solo. Così si ricomincia tutto da capo, amici, casa, lavoro, ma la musica no, quella l’ha sempre portata dentro di sé e non ha mai smesso di provare, sperimentare e comporre ed inizia l’avventura legata a questo splendido lavoro, un album tutto suo. Come si fa a mettere insieme tante idee e tante cose sparse nella testa?

Il primo passo quindi è stato quello di comprare l’attrezzatura per essere autonomo in una piccola stanza presa in affitto (praticamente entravo io a malapena) per registrare tutto ciò che volevo. Mentre mi cimentavo con software vari, guardavo tutorial per imparare a usarli per poi registrare , quindi tutti i primi riff li ho dovuto ri-registrare quando avevo capito un minimo di nozioni in più per avere una registrazione più decente.”

Mesi intervallati da trasferte di lavoro in cui Giuseppe porta sempre con sé la sua chitarra ed il pc per poter comporre chiuso nella sua camera d’albergo dormendo pochissime ore per notte. Nascono i primi riff e poco alla volta prendono forma anche i brani, senza ancora un’idea o un nome preciso, brani che per qualche tempo rimangono registrati come brano 1, brano 1 ok, brano 1 ok definitivo, brano 1 ultimo, brano 1 ultimissimo e cosi via, registrando poi poco alla volta altri strumenti. Con un po’ di risparmi da parte Giuseppe riesce a comprare una batteria elettronica, un tastiera midi e una normale, tirare fuori il basso del fratello, cosi da avere tutto e non stare a scrivere tanti spartiti sul guitar-pro, rimanendo dell’ idea che un album va suonato da persone vere e non da 0100110001.

Ma con tutti questi strumenti le cose non migliorano perché non cè una band a disposizione. E’ questa la cosa incredibile, che ogni singola idea o traccia è scritta ed eseguita sempre da una sola persona: l’autore.

Così un giorno tornavo da lavoro con un idea al basso un giorno con idee alla batteria, andavo in trasferta e non sapevo che strumento portarmi per continuare a registrare, un accavallarsi di idee…..”

Tutto questo dall’ inizio alla fine dell album è stato accompagnato da un ottima grappa

Psenner consumata a fiumi durante la composizione, tanto che l’autore la mette persino nei ringraziamenti all’ interno della copertina, l’ intero album è stato composto con il cervello che galleggiava e chissà che questo non sia stato per una volta un vantaggio.

Passa ben un anno in cui Pino si dedica esclusivamente a comporre, passando poi un secondo anno in cui inizia ad informarsi su come e dove andare a registrarlo.

Qui entra in gioco il Blup studio dove gia anni prima aveva registrato tracce di chitarra per un altro progetto solista di un grande amico: Paolo Albano citato anche lui nei ringraziamenti del disco. Dopo un anno e mezzo di registrazioni a casa e una demo abbastanza grezza, il disco gira un po’ tra gli amici di fiducia stimando come oro ogni loro parere. Qualcosa mancava per rendere il lavoro ancora più bello, solo un dettaglio, erano 12 brani strumentali, era il caso di metterci la voce…

ma chi cazzo sa cantare… gli strumenti li compro e imparo a suonarli ma la voce penso non sia la stessa cosa , se uno non ha voce è inutile star li a provare.”

Annuncio su internet, range di 20km da casa sua cosi da non trovarli fuori Milano e risponde un certo Daniele. Aprendo il suo profilo si legge che da casa sua erano 0 km di distanza. Perfetto. A questo punto la domanda nacque spontanea: ma questo dove abita?

Quindi mi dice il paese , mi dice la via , mi dice il numero civico, al che gli chiedo di uscire di casa un attimo….esco fuori anche io e scoppiam a ridere come due scemi…..eravamo vicini di casa….. Da qui in poi è rimasta l’ amicizia e tutt’ ora suoniamo insieme per altri progetti.”

Il passo numero due era trovare una voce femminile. Stessa procedura…internet, scelta della ragazza che sembra più interessata al progetto e comunque più umile delle altre. Giuseppe va a prenderla e la vede quasi spaventata prima di salire in macchina per andare a prendere qualcosa da bere e parlare davanti ad una faccia all’apparenza un pò losca! I brani ritornano con una voce perfetta proprio come le era stato spiegato. Chiaramente Cristina ha messo anche del suo e i meriti per quelle parti sono suoi, alcune registrazioni vengono mandate sul cellulare e avevano come sottofondo il traffico delle macchine perchè in casa non riusciva a registrare, ma comunque le melodie erano perfette.

I miei amici avevano ragione, i brani con la voce son più fighi….. Dunque avevo i brani pronti, tutto per andare in sala di registrazione…..ed è qui che ho pensato di introdurre nel mio album un po di gente per me molto importante , con cui ho condiviso il palco , sbronze e altro che è meglio non dire.”

Nel giro di pochi giorni e di poche telefonate in giro per l’Italia sono stati chiamati tutti a rapporto e tutti accolgono con entusiasmo la proposta di collaborare a questo strano, particolare ed immenso progetto. Da qui ha inizio un altra impresa per organizzare giorni in cui era libera la sala di registrazione, gli impegni degli amici e chi veniva da fuori e quindi capire quanti giorni potevano essere utili per fare il tutto. Con una media di un giorno o due al mese di registrazione, ogni mese veniva un musicista diverso a registrare.

Si comincia con il batterista salito dal sud Italia per registrare le tre cover contenute nell’album, e qui si apre una piccola parentesi perché questi sono davvero i brani che nessuno si aspetta, brani che non sveleremo perché sono la sorpresa più bella ed appagante dell’intero lavoro. Giuseppe arriva a prenderlo in aeroporto e lo vede che zoppica mentre si avvicina.

Pensavo fosse uno scherzo ma invece la mattina stessa si era preso un tufo sul piede ma nulla l’ha fermato e ha registrato in condizioni pessime quello che c’è ora nell album. Così per festeggiare ci prendiam una sbronza tale da far chiamare i carabinieri nel locale dove eravamo…. fosse la prima volta….”

Rimangono fuori nove brani iniziati da un altro batterista, ma dopo pochi giorni si trovano costretti a fermare tutto perché non era la persona più giusta per quel tipo di lavoro e per come stava venendo fuori l’album.

Nell attesa di cercare un sostituto arriva la chiamata del mitico Antonio della saletta di registrazione con una brutta notizia: hardisk bruciato, si era perso tutto. In pochissimo tempo Pino si trova senza batterista per i nove brani e con quel poco fatto tutto cancellato. Una dura batosta da cui riprendersi e passa un bel po di tempo perché l’umore migliori. E’ lo stesso Antonio a trovare un sostituto all’altezza dei brani scritti e in tre giorni si registra tutto…. momento di sollievo!!

E’ la volta delle tracce di basso, che bene o male si fanno in poco tempo, vengono registrate a casa con due amici bassisti. L’intera giornata viene filmata e messa online su YouTube, ma non c’è un minuto o un secondo di ripresa della registrazione, tre terroni (ed amici) in casa e la fase di registrazione passa in secondo piano perché Giuseppe e i suoi compagni di avventura passano tutto il giorno a produrre birra in fusti da 25 litri e a ubriacarsi di vino con tanto di imbuto e tubo mentre friggevano panzerotti. A fine serata però avevano anche registrato tutto con buoni risultati.

Ultime ad entrare in sala sono le voci, un paio di giorni sono sufficienti.

Tutti i giorni di registrazione erano intervallati da sbronze e settimane in cui riascoltavo tutto alla perfezione per migliorare le parti di cui non ero molto convinto.”

Alla registrazione del pianoforte Giuseppe si presenta in sala con il viso irriconoscibile, la sera prima aveva preso una sbronza tale da farlo cadere facendosi un metro di asfalto con la faccia che strisciava… arrivato in saletta ancora con ferite belle fresche, un occhio che non si apriva, sopracciglio tagliata non riusciva neanche a riderci perché faceva male tutto. Ma è stato registrato e registrato tutto…anche se non può farsi vedere in giro per un mesetto.

Adesso l’album è finito ed è davvero perfetto, sono passati quasi tre anni ed è arrivato il momento di fare i conti con la Siae, un capitolo a cui fino a quel momento non aveva mai pensato.

Tutt’ora della siae non c’ho capito una mazza, devo tutto a Cristina, voce del mio album che mi ha preso a cuore e mi ha visto cosi indaffarato con mille cose che ha deciso di sua volontà di aiutarmi su questo aspetto, ha sbrigato lei tutte le carte e quando gli hanno chiesto in ufficio le firme non ha pensato due volte a dire, ‘si si esco un attimo al parcheggio che Guseppe è li che aspetta perché non ha trovato posto’ e due minuti dopo torna con tutto firmato”

Chiaramente Giuseppe non è mai stato al parcheggio quel giorno!

Tutto va a rilento ma piano piano va , anche per problemi economici in quanto finanziare tutto da solo non essendo una band è un po più difficile….

Il terzo anno Giuseppe lo passa interamente ad ascoltare l’album per cercare nei minimi dettagli tutto ciò che poteva non andar bene, il capitolo siae era quasi chiuso, era rimasta da fare la copertina dell’ album.

Qui arriva una storia davvero affascinante e quasi romantica. Per circa un anno intero ogni giorno Giuseppe passa da un cancello situato in mezzo al nulla, tutto verde attorno, nessuna ringhiera o muro ai suoi lati, visto e fotografato in tutte le stagioni mentre piano piano si riempiva completamente di foglie che poi perdeva all’arrivo del freddo. Nessun motivo in particolare del perché l’ autore lo abia messo nell’album, semplicemente gli piaceva ed era bello, stava bene con quello aveva fatto fino a quel momneto. Subito dopo ci è stata fatta passare una strada e l’hanno abbattuto, giusto il tempo di fare la copertina.

Ultima fase : stampa dei cd….

Sembra una cosa facile ma stare ad organizzare le immagini come dicevano loro non è certo così semplice, ho smadonnato un bel po, ma dopo tutto quello che ho passato non mi spaventava più niente…”

Tutto ciò che ha avuto inizio nel 2012 è terminato il 15 ottobre 2015 con l’uscita del disco.

3 anni infiniti, che hanno fatto capire a Giuseppe un sacco di cose nel mondo della musica, del mercato musicale del business di tutto quello che sta dietro all’organizzazione di un disco, della gente che devi stare a corrergli dietro, di quanto è dura comporre ogni singola nota di ogni singolo strumento da solo per un intero album, tanti viaggi fatti e tanti fatti fare ad altra gente che alla sua telefonata ha detto ‘si ok per te lo faccio’.

ho avuto modo di conoscere tanta gente, ma di tutti i tipi e in tante circostanze diverse girando sempre per la registrazione del disco. Mi sono confrontato con altra gente e mi hanno fatto crescere molto, con tanti di questi amici condivido ancora serate e sbronze, con altri ci sentiamo meno ma comunque in quel periodo ho formato una grande famiglia attorno a questo disco, gente che si è conosciuta in questa occasione e un’ora dopo si è trovata a suonare e registrare insieme lo stesso brano in saletta…per ora è rimasto comunque un bel ricordo e la gente può dire di aver partecipato a tutto ciò! anche se non sono grandi vip importanti hanno provato queste emozioni che non tutti provano e lo stesso vale anche per me. Voglio dire chi ti chiama di notte o orari strani per dire: ehi tu vuoi registrare nel mio disco??? dall’uscita del disco mi son preso un anno di pausa da tutto, riposato per bene e ripartito alla grande ributtandomi nuovamente nel mercato della musica ma con un disco alle spalle e diciamo che è stato un ottimo biglietto da visita per tutte le band con cui ho suonato e quelle in cui suono ora e di cui vado fiero!!!”

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