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La meravigliosa città di Roma ci accoglie in una sera che sembra quasi incantanta mentre raggiungiamo la Locanda Blues immersi nelle luci della città. La nostra voglia di musica ci porta ancora una volta in un pub con un bel palco dove troviamo ad attenderci i Mother Mary Mood, nostra vecchia conoscenza, che dividerà la scena con un’altra band davvero di grande spessore.

Scaldano il palco infatti i Misfatto, due voci, una femminile e una maschile, due chitarre, un basso ed una batteria per regalarci immediatamente un’apertura di serata degna di tutti i km percorsi per essere presenti. Una band ormai consolidata ed affiatata che ci propone in modo energico e travolgente molti dei brani dell’album in imminente uscita “L’uomo dalle 12 dita” previsto per il prossimo Gennaio. La band piacentina ci coinvolge immediatamente con il proprio trip rock live che ripropone con salti in dietro nel tempo anche i brani che hanno regalato nel corso della loro ventennale carriera a centinaia di persone lungo il nostro Paese. Così tra un cheeseburger ed una birra scura ben ghiacciata, l’atmosfera si scalda e comincia a coinvolgere tutti con il buon rock italiano pezzo dopo pezzo. Del resto non potevamo aspettarci niente di diverso dalla band portata on stage dal padre dell’ affermatissimo “Orzo Rock” festival Gabriele Finotti, di cui ricorrerà il ventennale proprio l’anno prossimo.

Ma la serata è appena iniziata e dopo pochi minuti di cambio palco ritroviamo i Mother Mary Mood. Che dire di questa band che ormai già conosciamo da un bel po’… In effetti non c’è molto altro da aggiungere ancora, perchè quando Filippo si mette al microfono e comincia a cantare, è lì che avviene la vera magia; un sound davvero particolare che si fonde benissimo con lo stile USA che questi ragazzi hanno vissuto e fatto proprio, riportando nella loro musica elementi tipici di un rock più grezzo e diretto ben miscelato con sonorità accattivanti ma a tratti vellutate che trovano un perfetto equilibrio nell’evidente affiatamento della band. Brano dopo brano rapiscono la nostra attenzione per la straordinaria capacità di tenere il palco e di vivere sulle assi di legno tutta l’emozione di Swamp Fever, Away From Life, Crowbar…. E non poteva assolutamente mancare il brano che ci ha fatto sognare ad ogni ascolto. Sul solo di History of a man, la chitarra di Marco ci conquista definitivamente accompagnandoci brano dopo brano verso una sorpresa finale, la meravigliosa Alive dei Pearl Jam.

Una cover che calza perfettamente ai Mother Mary Mood perché probabilmente è un pezzo che sentono parte della loro storia e del loro viaggio.

Così concludiamo anche questa tappa del nostro girovagare in cerca di musica, amici e buon cibo!!

See you on the road again.

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