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Il rock’n’ roll è proprio strano. Passano gli anni, cambiano i luoghi ma l’energia è sempre la stessa. Direi che non potremmo iniziare questo report citando questa semplice massima. Perché questa è stata la sensazione di ritorno dal Land Of Freedom dopo il concerto dei Backyard Babies.

Tante facce conosciute, tanti amici vecchi e nuovi appassionati del genere popolavano sin dalle 20.00 la venue lombarda tirata a lucido per l’occasione. Giusto il tempo di prendere il primo drink al bar che il caro buon vecchio Lester e la sua truppa sale sul palco pronta scaldare i motori di questa elettrizzante serata.

Reduce da diversi impegni live ed in attesa di avere tra le mani quanto prima il nuovo materiale, il nostro caro rocker emiliano snocciola on stage piccole lezioni di glam’ n’ roll, trainato come sempre da una formazione in grande spolvero.

Diverse le hit suonate nella mezz’ora a disposizione dove a spiccare sono le sempre verdi “I don’t wanna be with you” e “Fuck me mommy” cantate a squarciagola da tutti i presenti che cominciavano sempre più a gremire il pit , complice anche la prova esaltante di Lester e la sua band.

Giusto il tempo di un breve cambio palco ed arriva il momento dei Black Star Furies. Il terzetto lombardo, attivo oramai da quasi una decina d’anni si catapulta on stage miscelando sapientemente riff alla Beautiful Creatures ad un’ attitudine che rimanda per certi versi ad una band come i Gunfire 76.

Un sound molto personale, sempre fresco e frizzante, sicuramente adatto a scaldare ulteriormente il pubblico presente.

È arrivato il tempo di un altro cocktail che sorseggiamo proprio mentre irrompono sul palco nientemeno che gli Speed Stroke. Ok, quasi tutti saranno lì per i Babies, ma vogliamo mica perderci l’esibizione della migliore band glam metal italiana attualmente in circolazione??

Assolutamente no! Quindi largo alla band capitanata dal buon Jack, uno dei frontman italiani più dotati attualmente attivi sul territorio, vero e proprio animale da palco che accompagnato dai due axeman D.B. e Niko mette letteralmente a ferro a fuoco lo stage del Land of Freedom.

Il pubblico riempie completamente il locale, i ritmi si scaldano notevolmente al suono di “Demon Alchol”, “Believe in me” e “The end of this flight” tutte suonate alla perfezione e stracariche di adrenalina a mille. Trainati come sempre dalla martellante sezione ritmica fornita dal duo Fungo/Andrew la band emiliana porta a termine uno show da veri e propri protagonisti, segno che il processo di maturazione che si attendeva dalla band è compiuto alla perfezione ed ora non resta davvero che attendere dai nostri la vera e strameritata consacrazione anche a livello internazionale.

Dopo un così caldo e travolgente inizio, il palco si prepara ad accolgiere loro, gli svedesi Backyard Babies che in Italia mancavano da ben due anni.

Un ritorno attesissimo per i fans della band che da oltre un ventennio continua a sorprenderci con performance energiche e coinvolgenti sul palco. Qualcuno dice che abbiano perso un po’ del loro smalto, che non sono più i Byb dei tour devastanti e alcolizzati dei tempi di Total 13, ma quello che abbiamo visto e sentito dimostra l’esatto contrario. Arrivano carichi su un palco molto vicino al pubblico in ogni senso, perché non esiste confine o transenna trai fans e la band, creando un contatto molto diretto tra il pubblico ed i rokers.

Parte subito il rullante di Peder che introduce Thirteen or Nothing con cui i Babies aprono la loro setlist. Pubblico in delirio che arriva a toccare il palco, ad accarezzare i rockers nordici che ci concedono una scaletta serrata e ricca di adrenalina. Brano dopo brano arrivano i riff più suonati e cantati in questi anni, mentre una platea in delirio mostra il calore e l’affetto per una band che ha troppo atteso. Anche il fan club ufficiale italiano (www.facebook.com/bybitalianpage) è presente al live con un banner in bella mostra in alto, proprio davanti ai Babies, che carichi come molle sparano tutti i brani in scaletta. C’è posto per “Dysfunctional professional”, “The Clash”, ” Brand New Hate…” suonati uno dietro l’altro senza sosta, brani in cui Nicke si concede alle prime file, stringe la mano ai ragazzi che quasi possono salire sul palco ed inizia la pioggia di plettri sulla platea scatenata che ormai perde ogni controllo trascinata dalla forza del rock duro, grezzo, dai tratti punkeggianti tipico dei Byb.

Un attimo di tregua per tirare il fiato lo troviamo solo con “Bloody Tears” che dopo un rapido cambio di chitarra per Mr. Borg parte spedita regalando ad i fans una delle migliori ballad mai scritte dalla band ed il solo di Dregen su questo brano sembra incorniciare perfettamente il mood della serata.

Intenso, sentito e avvolgente, quasi dissonante con la t-shirt di Brontolo scelta per il concerto, ma del resto a lui si può perdonare tutto quando imbraccia quella chitarra intarsiata che sembra un’opera d’arte.

Proprio quando l’emozione è già salita in gola, arrivano come missili anche “Highlights”, “A Song Of The Outcast” e “Heaven 2.9”. Brani in cui dalla platea davvero si solleva anche la polvere. Un Peder straordinario che negli anni non ha mai perso un colpo, sovrastando la scena con un drumming pazzesco senza sbavature e calibrato alla perfezione sia con le chitarre di Nicke e Dregen sia con il basso di Johan che sembra sempre quasi essere passato di lì per caso. Bicchiere di birra in mano e aria un po’ disincantata ma che si fa davvero sentire con potenza ogni volta che appoggia le dita sulle corde del basso. Eccolo qui, arriva anche un momento dovuto, doveroso e molto toccante, il ricordo commosso di Nicke per Malcolm Young scomparso appena il giorno prima. Quale brano se non Painkiller?! Eh sì perché ci vuole davvero un antidolorifico per digerire questa perdita. Chitarra elettrica stavolta, che ci regala la versione più Rock e tagliente di questo brano in cui quasi si ha paura di cantare per non rovinare l’aura di magia calata improvvisamente sul Land of Freedom con questo brano. La musica è l’unica cosa che davvero può muovere tutto, quindi ancora una volta “I’m on my way to save your Rock’n’Roll…”

Siamo a poco più di metà live e il pubblico sembra non essere ancora stanco, così come i Babies che ci regalano un pezzo che da un po’ non proponevano nei loro live, “Bombed” (out of my mind) e l’immancabile “Nomadic”. Ci lasciano orfani a dire il vero anche con un po’ di amaro in bocca, di brani come “Roads”, e “Star War”, ma ci ricompensano ampiamente dopo un paio di minuti di pausa, sorprendendoci con un’altra ballad, “Abandon”. Qualcuno si scioglie persino in un abbraccio, dimenticando per un po’ il pogo selvaggio che ha catapultato sul palco i più affezionati che non hanno mai mollato la propria postazione durante l’intero concerto.

Gran finale con “Minus Celsius” affidato al guitarman della band che alle prime pennate sulla chitarra scatena letteralmente tutto il locale che inizia a cantare a gran voce “Minus me, minus you, I Think it’s all because of you!!!”

Cantano tutti fino all’ultima goccia del pezzo, fino ad arrivare a “Look at You”, brano che conclude una serata che dovremo farci bastare per almeno un anno. Sì, abbiamo capito bene, stavolta i Backyard Babies ci faranno un bel regalo perché potremo ascoltarli di nuovo in Italia nel 2018 con il nuovo album. Non ci resta che alzare il volume e attendere nuove potentissime tracce.

Graziella Ventrone – Dr. Gene

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