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Abbiamo raggiunto Tiziano Spigno, voce degli Extrema, King’s of Broadway, Lucky Bastardz per un’intervista.  Ci racconta in modo molto intimo ed introspettivo le sue passioni, le sue emozioni sul palco ed il suo rapporto con la musica.

1 – Ciao Tiziano, benvenuto su Rock My Life e grazie per aver accettato di parlarci un pò di te. La tua voce non ha bisogno di molte presentazioni perchè il tuo talento è innegabile, ma come si diventa Tiziano Spigno? Quando ti sei accorto che questa era la tua strada?

Ciao, grazie a voi per avermi invitato e anche per questi complimenti iniziali! Io, in pratica, canto da quando ho memoria di me stesso. Da bambino conoscevo a memoria tutte le sigle tv dei cartoni animati e collezionavo quanti più 45 e 33 giri (che conservo tutt’ora) i miei genitori mi concedessero di acquistare, per ascoltarle continuamente. Mia nonna mi faceva esibire a cappella per i rappresentati dell’olio che passavano da casa e, assieme a mia sorella, allestivamo festival canori immaginari nei quali ci presentavamo a vicenda e inventavamo su due piedi canzoni e testi, altro che freestyle! Il mio battesimo del fuoco si compì intorno ai 6-7 anni, quando un pomeriggio – stufo di riascoltare sempre le stesse sigle – decisi di ascoltare qualcos’altro e fui attratto da una lucente costa dorata. Era “Made in Japan” dei Deep Purple. Il tempo di riconoscere nell’hammond di Jon Lord quel suono che mi piaceva tanto nella sigla di Jeeg Robot d’Acciaio, che i primi accordi della chitarra di Blackmore e la voce di Gillan mi segnarono a vita. Ancora oggi, “Highway Star” è uno dei brani che mi emoziona di più cantare.

2 – Il tuo modo di cantare è davvero particolare, ci sentiamo dentro tutto il sudore, i sacrifici e le ore passate ad inseguire la tua passione, è come se in qualche modo venisse fuori una sorta di sofferenza che tu riesci a trasformare però in emozione ed energia, è così?

Mi fa piacere che tu lo definisca “particolare”, io ho sempre amato le voci e i cantanti, al di là delle capacità tecniche, con forte personalità e riconoscibilità; quelli che ti prendono per mano e ti portano alla scoperta di mondi interiori gelosamente custoditi nella vita di tutti i giorni, ma che non possono fare a meno di riversarsi in ogni nota e in ogni parola composta. Al di fuori dello studio della vocalità, quando canto (che sia in studio o di fronte a un pubblico) lascio sempre che siano le emozioni a guidare la mia voce e a fondersi con essa. Inizialmente, hai ragione, era spesso la rabbia, la frustrazione, la voglia di rivalsa a far capolino tra le mie linee. Grazie a queste emozioni ho superato i miei limiti e scelto di rimettermi in gioco ad un età in cui, il più delle volte, si tende ad accontentarsi di quello che si ha. Allo stesso tempo, però, mi hanno consumato a tal punto che – finito il mio primo disco con i Lucky Bastardz, ero talmente esaurito che i miei primi live a promozione di quell’album sono stati pura sofferenza. A un certo punto mi è scattato qualcosa: ho smesso di vivere tutto come se fosse una prova di quello che valevo, di dimostrare – soprattutto a me stesso – che me lo meritavo e ho sconfitto i miei demoni. Ora è l’amore per la condivisione e per il canto in sé, che mi spinge a trasformare tutto in energia e musica e cerco sempre di tenerlo ben presente.

3 – Sappiamo bene che spesso non è facile stare sul palco e che il mondo della musica spesso ti guarda in faccia mettendoti alla prova. C’è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto, di fermarti e smettere di cantare?

Beh, l’ho fatto in realtà. Ho iniziato a formare le mie prime band agli inizi degli anni ’90. Con una di esse, i “Quarto Potere” (una band di rock italiano) raggiungemmo una certa notorietà e arrivammo quasi ad un passo dal fatidico “contratto discografico” con una major, ma – come spesso accade – alla fine non se ne fece nulla. Dopo diversi tentativi a vuoto, decisi di “mettermela in tasca” e smettere… Ho lavorato come giornalista, dj, tecnico luci, grafico e videomaker, tutte attività che mi consentivano di sfogare comunque la mia creatività, ma il fuoco del canto rimaneva sotto la cenere. Nei primi anni del 2000, mi trovai occasionalmente a cantare qualche brano con un trio jazz di amici e la cosa venne così bene che mi proposero di unirmi a loro in pianta stabile. Da lì scattò la molla, ritenenendomi non adeguato e preparato per cantare jazz, di iniziare a studiare canto seriamente. Da allora non mi sono più fermato: prima studente, poi insegnante, cantante in diverse cover band dal jazz, al soul, al funk, fino a riabbracciare il mio primo amore: il rock.Proprio quando mi ritenevo già incredibilmente fortunato nel poter comunque aver fatto rientrare la musica nella mia vita, come insegnante e cantante di cover, arrivarono le occasioni per rimettermi in gioco come autore, con i Kings Of Broadway e i Lucky Bastardz e – ora – con gli Extrema.Non sono ovviamente tutte rose e fiori. Vivere di musica, specialmente in Italia, non è facile, ma vivere di quello che si ama, libero, ti dà la forza di non cedere quando la vita ti mette alla prova. Nel momento in cui ti abbandoni ad amare il tuo presente, il futuro più inaspettato irrompe nella tua vita.

4 – Quando sei sul palco, qual è la cosa che ti rimane più impressa durante il live? L’emozione più bella che porti con te quando le luci si spengono e torni a casa…

I sorrisi, le mani tese, incrociare occhi vivi pieni di luce, l’energia che si scambia con il pubblico. Gli sguardi di intesa con gli altri musicisti della band, sentirsi parte di qualcosa di vivo e pulsante. Tutte le volte che salgo sul palco, mi apro e mi concedo completamente, è un rito di unione tra anime che condividono una passione. E ne scendo sempre arricchito. Pensare che, anche per qualcuno tra il pubblico, possa essere la stessa cosa, è la motivazione più grande per risalirci un’altra volta.

5 – Probabilmente in molti ti scrivono, si fermano a parlare con te e ti raccontano le loro impressioni su quello che hanno appena ascoltato, avrai letto anche molte recensioni sui tuoi lavori e sulle bands con cui hai lavorato. C’è qualcosa di particolare che ti è stata detta e che porti sempre nel cuore con maggiore affetto?

Beh, posso dire che, in generale, dal mio esordio con i Lucky Bastardz, ho sempre sentito calore e sostegno da parte di molte realtà giornalistiche che in Italia si occupano di musica rock e metal e non posso che esserne enormemente grato, cercando di ricambiare il mio supporto, per come posso, al loro lavoro appassionato. Non è facile isolare degli esempi, posso dirti che mi ritengo privilegiato per avere accanto a me, nella mia vita privata, tante persone che mi amano e mi sostengono quotidianamente, dalla mia famiglia, alla mia splendida compagna, ad alcuni amici fidati, con le quali posso condividere ogni aspetto di me stesso. Nello specifico “musicale”, mi piace ricordare due persone che, probabilmente senza saperlo, mi hanno dato tantissimo con le loro parole e aiutato a vedermi dentro più chiaramente, e colgo oggi l’occasione per ringraziarle. Una è una mia cara amica appassionata di jazz, libri e musica, alla quale, diversi anni fa – nel mio periodo jazz – feci ascoltare un album di cover riarrangiate in chiave lounge (mai pubblicato). In coda al cd, le inserii anche qualche mio brano inedito rock registrato in solitaria e in maniera casalinga, così, giusto perché c’era ancora spazio. Mi disse una frase che mi colpì tantissimo: “Devo ammettere che il Tiziano rock ha una marcia in più. L’eclettismo è una dote, ma l’identità è un valore su cui investire. Mi sa tanto che il rock, in tutte le sue sfumature, sia nel tuo Dna”. Grazie a queste parole ho compreso che essere e mettere tutto me stesso nelle mie canzoni, con sincerità, è l’unica strada per arrivare al cuore delle persone, e non lo dimenticherò mai.Più recentemente, dopo aver partecipato alle riprese del video dei Kings Of Broadway, un’amica mi scrisse per ringraziarmi per averla invitata e mi confidò quanto per lei la mia voce fosse terapeutica e rilassante in un momento un po’ difficile: “è giusto che tu sappia che non sei solo un bravo cantante, ma dai veramente tanto. E penso non solo a me, ma a molte persone”. Il suo messaggio mi colpì e commosse, riassumeva il senso stesso per cui, per quanto mi riguarda, vale la pena scrivere e condividere musica, e grazie a lei, posso averlo sempre ben presente a me stesso, ogni volta che rileggo il suo messaggio.

6 – Continuiamo a parlare di musica, quali sono i dischi che ascoltavi da bambino e soprattutto, qual era all’epoca il concerto dei tuoi sogni, quello che avresti sempre voluto vedere? Quali erano i tuoi idoli?

In parte ti ho già risposto prima: tante sigle tv, dell’epoca d’oro pre Cristina D’Avena, in cui fior di autori e musicisti si cimentavano con esse. Poi dopo sono arrivati i Deep Purple e i Black Sabbath (quelli di Ronnie James Dio, per l’esattezza), sono state le prime band che ho ascoltato prima dei dieci anni e quelle che mi hanno segnato più di tutte. Poi nell’adolescenza sono arrivati gli Iron Maiden, gli Ac/Dc, i Whitesnake, i Led Zeppelin… e poi ancora il grunge dei Soundgarden e degli Alice In Chains… la curiosità ha sempre fatto parte di me, specie nella musica, per questo non riesco spesso a capire certi atteggiamenti fazionistici o prevenuti per un genere o per l’altro, io amo la musica che mi emoziona, a prescindere dal genere.

7 – Adesso invece ci piacerebbe chiederti qualcosa di particolare, c’è una domanda a cui avresti sempre voluto rispondere e che invece non ti è mai stata posta? Questa è la tua occasione, rispondi a quella domanda.

Ti piacerebbe prendere parte ad un musical?” La mia risposta è sì, e nonostante possa avere il “fisique du role” per Jesus Christ Superstar, ti dico che il mio vero sogno nel cassetto sarebbe interpretare Frank’n’Furter nel Rocky Horror Picture Show, il mio musical preferito di sempre!

8 – Adesso invece a cosa stai lavorando? Quali sono i tuoi progetti, puoi svelarci qualcosa? Con quest’ultima domanda ti salutiamo e ti ringraziamo ancora per aver condiviso un pò del tuo mondo con noi.

Posso dirti che, a brevissimo, partirà la promozione per il nuovo disco dei Lucky Bastardz, che uscirà a inizio 2018, quindi presto riveleremo artwork, titolo, e uscirà qualche brano da ascoltare. Un album di cui vado fierissimo e che contiene tanto di me, a livello emotivo, e che non vedo l’ora di suonare live.Nel frattempo, la preproduzione del nuovo disco degli Extrema è in fase avanzata e contiamo di entrare in studio per registrarlo nei primi mesi del 2018. Sono davvero contentissimo di come stanno uscendo i brani, con Tommy e gli altri della band si è creata subito un’alchimia magica e sono certo che ne uscirà un album potente e diretto, sincero e passionale.Grazie a voi per avermi invitato a questa chiacchierata stimolante e un po’ fuori dagli schemi, che rispecchia il vostro modo appassionato e schietto nel supportare la musica, e nel quale mi ritrovo pienamente! A presto!

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