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Il primo pensiero durante l’ascolto delle quattro tracce pubblicate è la pura curiosità di capire chi si celi dietro questo misterioso progetto. “Metal Remants” prodotto dal mastermind Steve Remant tra Sati Uniti e Nord Europa, è adesso distribuito da Volcano Records anche in Europa, nord e sud America, Giappone ed Australia centellinando le uscite digitali e mantenendo un assoluto riserbo sulla produzione e l’identità degli artisti in gioco. Non si può analizzare la musica, ma possiamo provare ad analizzarne il nome: ‘resti’. E questa parola inizia a prendere vita durante l’ascolto e la visione dei singoli.
Per stessa ammissione dell’enigmatico Steve, questo progetto vuole essere un viaggio alla riscoperta della dimensione interiore. Una denuncia della massificazione del genere metal. Un tentativo di dare una identità unica e personale ad un genere che la globalizzazione ha fin troppo standardizzato. Ecco quindi che viene fatto a pezzi l’heavy metal, il classic, il progressive e il power, per poi riassemblare ogni singolo ‘resto’ in una nuova forma che dà un senso compiuto ed esclusivo al progetto.
I resti però sono anche ciò che rimane nello scenario del videoclip apocalittico di ‘The Abandon’, dove l’eterna lotta tra bene e male rimanda ad un futuro opprimente ma anche ad un passato di oscurità e paura dell’anno mille. La canzone con sonorità power ha un riff che difficilmente si può scordare.
La traccia che dà il titolo al progetto ‘Night of the wolves’ evoca sonorità conosciute e famose, e si rimane un po’ stupiti da questo, ma la confusione dura soltanto il tempo dell’intro, una cinquantina di secondi che convergono in un sorprendente mix di elettrico ed epico.
‘Randome’ è un piacevole alternarsi di atmosfere in cui è ancor più facile notare la ricerca e lo studio che sta dietro al progetto. ‘Lydia’ lascia più spazio agli strumenti, in un contesto in cui la voce ha una grossa personalità e si fa notare con una tecnica decisamente molto particolare. (Accrescendo la curiosità di capire a chi possa appartenere)
Queste canzoni sono potenti, particolari, suggestive. Lasciano libertà di vagare tra vari stati d’animo, velocemente, tra un assolo e l’altro. Già al secondo ascolto si può riconoscere qualche passaggio e dopo un po’ restano in testa come un’eco.
Come la fenice rinasce dai suoi ‘resti’, così Steve Remnant ha smembrato un genere per farlo rinascere con una personalità tutta sua, e non importa se non diventerà protagonista della cosiddetta civiltà moderna. Il senso del suo lavoro è essere portatore incompreso di luce e verità. L’umiltà e il disincanto sono il senso che vuole dare al suo progetto:

Il metal é uno scrigno prezioso che una volta aperto non rivela nulla perchè è stato appena profanato.

E noi restiamo ad aspettare che il mistero venga svelato…

 

Anna Paladin

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