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I sick Boys Revue incrociano la strada di Rock My Life quasi per caso durante un festival, in cui hanno la responsabilità di aprire la serata. Appena i quattro rockers salgono sul palco e inseriscono il jack della chitarra, le nostre borchie iniziano a vibrare…
La polvere si solleva letteralmente dal palco, cavolo quanto sono bravi!!! Magicamente quel rock sporco, grezzo, da garage in stile Social Distortion esce dalle casse facendoci vivere quello che negli anni si è perso per strada con tutte le varie contaminazioni e influenze musicali che si sono intrecciate con il R’n’R, ma loro no, loro sono una forza della natura arrivata da un giradischi del passato quando il rock era davvero una chitarra, una voce graffiante, e qualche birra di troppo. Un suono schietto, magari neanche troppo perfetto e pulito ma è così che piace a noi, così ci piace vivere il palco infuocato che ci ricorda proprio tanto Mr. Mike Ness ma anche un po’ i Backyard Babies dei primi album con un passaggio attraverso Johnny Cash e tutte quelle band che hanno davvero insegnato il rock a più di una generazione.

La band nasce dieci anni fa dall’idea del singer “il Commisserio” e dopo un iniziale cambio di line up, arriva a dare una svolta decisiva l’incontro con Max che con la sua chitarra ne cura anche i testi, il ritmo e soprattutto porta una carica di energia decisiva per portare avanti il progetto.
Così la band nel 2012 da vita all’Ep dal titolo “Unprofessional Performance”
cinque tracce che sembrano arrivare dai sobborghi di New York dove un locale malfamato sta servendo whisky di bassa qualità e decine di sigarette stanno condensando l’aria di fumo, rendendo graffiante e profonda la voce del singer.
La band inizia a girare l’Italia portando sul palco il sacro verbo del Rock senza mai smettere di comporre brani e riff frenetici, mozzafiato e pieni di energia.
Ma è il 2015 che segna ufficialmente la svolta decisiva per la band che dopo un altro cambio di line up ed una sostituzione al basso, prende ufficialmente il nome di Sick Boys Revue pubblicando il primo album, Sick Tales, contenente undici tracce originali e distribuite da Area Pirata Records.
Sull’onda del grande riscontro di pubblico desideroso di riavere finalmente questo mood e questa energia sul palco, esce l’anno dopo anche “Start a Revolution”, un album con tredici brani da consumare letteralmente nel lettore cd o da sentire sul palco quando chiudendo gli occhi possiamo davvero fare un salto indietro nel tempo e rivivere i Social Distortion con i suoni caldi della Les Paul, pantaloni con le bretelle, cannottiera bianca e braccia coperte di tatuaggi sulle ferite dell’anima di chi ha ancora molto da raccontare.

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