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“40 Trips Around the Sun Tour”
01 Aprile 2018, Royal Albert Hall, London (UK)
I Toto hanno pubblicato 14 album in studio, 10 dal vivo e 8 raccolte, ed individualmente hanno collaborato ad una infinità di progetti con artisti di fama mondiale.
Probabilmente festeggiare 40 anni di carriera è già di per sé un grande avvenimento. Sicuramente festeggiarli insieme al pubblico della Royal Albert Hall di Londra lo ha reso un evento davvero unico.
Noi italiani non siamo abituati alla calma e alla compostezza degli inglesi. Arrivando al teatro non ci sono state file, ognuno al proprio ingresso, con la poltrona assegnata, un solo controllo delle borse e le porte che si sono aperte precise, all’orario prestabilito. Entrando tra i primi è stato emozionante godere della vista di questo teatro, bello, elegante, grande, colorato, vivo…sembrava di respirare un po’ di storia della musica.
Le persone hanno piano piano preso posto, quasi tutti con un bel bicchiere di birra in mano, fino riempire tutte le poltrone, seduti compostamente. Platea e tribune a circondare il palco illuminato come in un grande abbraccio.
Non serve precisare che gli artisti sono saliti sul palco con due soli minuti di ritardo. Ed è partito un boato ed un applauso forte e spontaneo, che li ha ammutoliti per un attimo.
La prima canzone è stata “Alone” il primo singolo tratto dal loro nuovo album. Ma è con la seconda, la storica “Hold the Line” che finalmente il pubblico si è alzato tutto in piedi ed ha cantato in coro ogni strofa.
Allora questi inglesi ce l’hanno un’anima!!! Si, ma finita la canzone…diligentemente tutti a sedere di nuovo! Fino alla canzone successiva che ha trascinato i presenti sull’onda dei ricordi.
Poi è iniziata la festa, e gli scherzi, e gli aneddoti…!
La formazione originale, composta ai tempi della high school da Steve Lukather (chitarra e voce), David Paich (pianoforte) e Steve Porcaro (tastiere), con l’aggiunta dopo pochi anni della voce Joseph Williams, ha ringraziato tutti i presenti per aver voluto festeggiare la Pasqua con loro. Ma hanno anche fatto capire quanto fosse speciale ed emozionante essere proprio su quel palco dello storico auditorium. Steve ha raccontato che da piccolo abitava proprio poche vie accanto, e che il suo sogno era sempre stato quello di esibirsi qui.
Lo show si è trasformato in una festa tra amici, in cui ogni canzone è stata ricordata anche solo con poche note, o semplicemente spiegata nei significati nascosti, che solo gli artisti potevano conoscere. David Paich ha potuto gioiosamente cambiare cappello ogni poche canzoni. Sono stati raccontati retroscena dei primi faticosi anni, sono state eseguite canzoni mai proposte dal vivo, come “Miss Sun” e “No Love”.
Le hit “English Eyes” e “Jack to the Bone” si sono alternate alla nuova “Spanish Sea”.
Le collaborazioni e le amicizie artistiche ci hanno permesso di ascoltare delle bellissime cover di “Human Nature” (di Michael Jackson, ma scritta appunto da David Paich) e di “While My Guitar Gently Weeps” (dei Beatles, che hanno segnato la carriera di Steve Lukather)
E poi ancora “Holyanna” e “Dune” dalla colonna sonora del film omonimo, e altre forse meno famose ma sempre molto intense. Soprattutto per i bellissimi assoli di tutti gli 8 elementi presenti sul palco.
La frenesia delle percussioni di Lenny Castro, l’intenso sassofono di Warren Ham, anche loro presenze storiche della band. Senza però nulla togliere ai due nuovi componenti: Shem von Schroeck al basso e Shannon Forrest alla batteria. La sintonia sul palco dell’auditorium è stata tangibile e fantastica, per più di 2 ore e mezzo, ininterrotte.
Emozioni, energia, intensità sempre presenti, ma che hanno dominato con le classiche hit “Lea”, “Rosanna”, Georgy Porgy”, “Stop Loving You”, “Angela” e la tanto attesa “Africa”. Acustica ineccepibile della location e capacità tecnica di altissima qualità, a garanzia di una serata indimenticabile.
E l’ultima canzone è stata “The road goes on”, quasi a voler dire: «Si ok, sono passati 40 anni, ma siamo sempre qui e non è ancora finita!»
Nota particolare: tra tutto il pubblico ci saranno stati si e no una ventina di persone che riprendevano o facevano foto, tutto il resto delle persone si è goduto questo fantastico spettacolo senza alcuna distrazione. Qualcosa da imparare da questi inglesi in fondo c’è!
Ed una ultima curiosità: è stato il compianto Jeff Porcaro a dare al gruppo il nome del cane di Doroty, del Mago di Oz!
«Che cosa vuol dire essere il più grande chitarrista della terra? Andate a chiedere a Steve Lukather.»
(Cit.Eddie Van Halen)

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