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Si conclude così la nostra  partecipazione alle due ultime giornate del Firenze Rocks, portando a casa tanti ricordi di una bellissima esperienza.
Cos’altro poter aggiungere ancora che non sia già stato detto sugli headliners che si sono esibiti? Probabilmente è stato raccontato di tutto e di più su Iron Maiden e Ozzy Osbourne.
Ma possiamo comunque affermare che tutti gli artisti che si sono susseguiti sul palco hanno tenuto benissimo la scena e offerto un grande spettacolo. E questo nonostante le temperature esageratamente calde che si sono sofferte sia sopra che davanti al palco.

Il caldo in questi giorni l’ha fatta da padrone e durante le esibizioni non è difficile immaginare quanto possa aver influito sul buon esito dei vari live. Nonostante tutto, Firenze si tinge di metal così che Jonathan Davis (frontman dei KORN), gli Shinedown, gli Amphitrium e Tremonti (gruppo dell’omonimo chitarrista degli Alter Bridge) hanno saputo entusiasmare e caricare il pubblico, preparandoli per i protagonisti principali e tanto attesi.

Il primo giorno abbiamo avuto la fortuna di assistere al “Pumpkins United World Tour” degli Helloween, che ha visto alternarsi alla voce Michael Kiske, Andi Deris e Kai Hansen. E come sempre, nonostante l’eterno dilemma dei fans su chi prediligere tra i cantanti, la riuscita dello spettacolo è stata indiscussa e le zucche che volavano sopra il pubblico ci hanno lasciato ampiamente soddisfatti dell’esibizione.

Poi è stata la volta degli Iron Maiden, e non si può fare altro che apprezzare e gustarci tutte le scenografie ed ogni minimo dettaglio di questa opera quasi teatrale. Un aereo che sovrasta il pubblico ancor prima che attacchino le prime note, i fondali che si alternano ad ogni canzone, un gigantesco Icaro con le sue immense ali aperte, la testa immensa di un Eddie demone e ovviamente lui: Eddie stesso che esce sul palco sugli accordi di ‘the Trooper’, un soldato della seconda guerra mondiale alto tre metri che, spada alla mano, combatte con Bruce e ne esce sconfitto. Il vincitore quindi festeggia con la bandiera italiana, insieme al pubblico. Gli spettacoli degli Iron Maiden sono sempre molto scenografici, ma questa volta probabilmente hanno davvero toccato l’apice, complice un Bruce pronto a cambiarsi d’abito e di ruolo ad ogni canzone, senza mai stancarsi di saltare e correre da un lato all’altro del palco. Beh, c’è chi li vorrebbe verso il tramonto artistico, ma lo spettacolo dell’altra sera ha dimostrato che sono sempre nel pieno delle loro forze e delle loro capacità musicali.

Il secondo giorno porta dubbi e critiche sull’ordine di uscita sul palco dei Judas Priest e degli Avenged Sevenfold. E’ vero, se n’è parlato tanto nei giorni scorsi, ma non ci sono stati episodi negativi e di critica tra il pubblico, come invece poteva essere facile aspettarsi.

I Judas hanno fatto uno spettacolo grandioso, offrendo una esibizione notevole, forse un po’ breve, ma decisamente intensa. La mancanza di Downing è stata perfettamente sopperita da un bravissimo Richie Faulkner. E la grinta e la presenza scenica di Rob non sono mai mancate, compresa l’ultima apparizione sulla sua moto rombante.

Dal canto loro gli Avenged si sono dimostrati all’altezza della situazione, con uno show decisamente ‘infuocato’ (rimane il mistero di come abbiano potuto resistere al sole davanti a loro e alle fiamme altissime laterali e sullo sfondo del palco). Il nuovo album è stato così presentato, tra fans che non hanno mai smesso di acclamarli. Ed è stato piacevole sentire come hanno reso omaggio a Rob Halford dichiarandolo un vero e proprio ‘dio’.

E alla fine arriva il Madman a concludere quattro giorni di musica e spettacolo. E non ce n’è per nessuno. Chi pensava di vederlo fuori forma e senza voce si è dovuto ricredere immediatamente. E’ stato uno spettacolo intenso e possente. E come poteva essere altrimenti con la chitarra inferocita di Zakk Wilde?
Ozzy si è circondato di artisti con la A maiuscola (ricordiamo Rick Wakeman ascoltando suo figlio alle tastiere) ed il risultato è stata una performance grandiosa ed indimenticabile.

Tornando alla domanda iniziale: non c’è bisogno di aggiungere altro quando si ha la fortuna di vedere e apprezzare delle vere e proprie leggende del rock. L’unica cosa che si può fare è stare a gustarsi lo spettacolo, cantando tutte le canzoni ed emozionandosi su qualche riff che ci scorre prepotentemente sotto pelle.

Un festival come il Firenze Rocks è una grande festa per tutti. Pacifica ed emozionante.
Il servizio di sicurezza è stato impeccabile. Le poche velate critiche sono state rivolte ai ‘token’ che sostituivano i soldi all’interno dell’area…ma che vuoi che sia! Se tutti i problemi sono stati questi…!
La vera forza di un simile evento, che è anche il motivo per cui deve continuare ad essere fatto e sostenuto, è stata vedere uomini che tenevano sulle spalle i propri figli, e uomini che si abbracciavano e cantavano insieme ai propri padri. Se il metal riesce a riunire pacificamente tre generazioni, facendo vivere emozioni così belle e forti…lunga vita al Metal!

Un ultimo accenno doveroso va alle setlists dei due headliners, perché entrambi hanno portato canzoni storiche e inaspettate, suscitando ininterrotto stupore ed apprezzamento tra il pubblico.

Iron Maiden:
Aces High
Where Eagles Dare
2 Minutes to Midnight
The Clansman
The Trooper
Revelations
For the Greater Good of God
The Wicker Man
Sign of the Cross
Flight of Icarus
Fear of the Dark
Number of The Beast
Iron Maiden
The Evil That Men Do
Hallowed Be Thy Name
Run to the Hills

Ozzy Osbourne:
Bark At The Moon
Mr Crowley
I Don’t Know
Fairies Wear Boots
Suicide Solutions
No More Tears
Road To Nowhere
War Pigs
I Don’t Want To Change The World
Shot In The Dark
Crazy Train
Mama I’m Coming Home
Paranoid

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