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I BARBAROSSASTRAßE , in attesa dell’imminente uscita del nuovo album Waiting in the Wings, si raccontano in questa interessante intervista, svelando alcune anticipazioni e curiosità sul loro ultimo lavoro.

Salve ragazzi, benvenuti su Rock My Life e grazie per aver accettato la nostra intervista, in realtà abbiamo già collaborato in altre occasioni ed è un piacere ritrovarvi e scoprire insieme a voi il vostro nuovo lavoro. Cominciamo dalle novità

La vostra è una band ben consolidata nel nostro territorio e siete attivi ormai già da alcuni anni, il 31 Ottobre uscirà il nuovo videoclip, siamo curiosi di sapere qualche piccola anticipazione. Potete già svelarci dei dettagli?

In effetti tra una cosa e l’altra sono 15 anni che suoniamo insieme…
Di sicuro possiamo svelare che il nuovo video riprende il tema dell’artwork del
disco, essendo relativo alla title track dell’album.
È stato girato tra Siena e provincia da Carlo Settembrini ( http://www.carlosettembrini.it) e racconta l’ascesa del protagonista, in un crescendo di immagini oscure e claustrofobiche che rappresentano il desiderio ardente di emergere e dar sfogo alla propria “arte”… trovare una via d’uscita verso la luce, insomma.

Per questo album avete scelto di affidarvi ad un’etichetta di un certo livello, la Volcano Record & Promotion, attiva sia sul territorio nazionale che estero con ottimi risultati, chiaramente è un segno evidente di quanto sia importante per voi questo album, quanto lavoro c’è dietro ad un disco?

Dici bene! In effetti abbiamo terminato i lavori sul disco nel febbraio di quest’anno e da lì ci siamo presi del tempo proprio per valutare con la massima attenzione tutte le modalità per garantire a questa release la visibilità e la promozione più adeguata, avvalendoci della collaborazione di professionisti che in questi anni si stanno distinguendo per la qualità dei propri servizi e la capacità di relazionarsi alle caratteristiche odierne di questo business. Dopo aver vagliato diverse etichette, che ovviamente ringraziamo per il tempo e l’attenzione che ci hanno concesso, abbiamo trovato in Alessandro e Guido della Volcano gli interlocutori ideali per portare avanti questo progetto.
Dietro un disco dei BARBAROSSASTRAßE  c’è veramente tanto lavoro, infatti, sia per il nuovo album che per il debutto abbiamo curato noi stessi ogni singolo aspetto
senza avvalerci di collaborazioni esterne, come songwriters o produttori,
occupandoci di ogni dettaglio della composizione, arrangiamenti, testi e linee vocali, artwork, ecc…

Continuiamo a parlare del vostro lavoro che ben sappiamo è anche una grande passione, quanto entusiasmo occorre per continuare ad andare avanti e non lasciarsi scoraggiare?

Molto! Specialmente per chi come noi oltre alla passione per la musica deve
incastrare quotidianamente altri impegni e lavori, riuscire a trovare lo spazio per
portare avanti un progetto è impegnativo. Ovviamente ognuno di noi lo fa volentieri, cercando di non sacrificare nulla.
Non nascondiamo che dopo la realizzazione del primo album, quando ci siamo resi conto che nonostante gli ottimi riscontri a livello di critica trovavamo ancora fatica ad uscire dalla nostra dimensione, un po’ di frustrazione è emersa ma è proprio qui che entra in gioco la passione: nel riuscire a trovare non solo degli stimoli, ma anche una forma di realizzazione artistica grazie alla capacità di trasformare idee musicali in canzoni complete che piacciono innanzItutto a noi, sia nell’ascoltarle che nel suonarle.

Facciamo un salto indietro nel tempo, voi suonate insieme dal lontano 2003,siete passati attraverso tanta gavetta, live, contest ecc… in tutti questi anni qual è l’esperienza che ricordate con maggiore affetto o quella che più vi è rimasta nel cuore? E la peggiore invece?

Come puoi immaginare, dopo qualche centinaio di concerti abbiamo suonato in
svariati tipi di situazioni: dagli show nei piccoli locali di provincia alle feste/sagre
“alcoliche” che imperversano nel nostro territorio, passando per feste universitarie e vari contest fino ad arrivare a situazioni molto importanti davanti a un pubblico più importante…
Difficile trovare una sola esperienza positiva: forse la volta che suonammo a
capodanno in un grosso locale del centro italia, o la serata della Città Aromatica a Siena in cui dividemmo il palco con Mauro Pagani…
L’esperienza peggiore invece, per noi che ci consideriamo quasi alla stregua di una famiglia, è sempre la separazione da uno dei membri del gruppo; in passato
abbiamo subito degli avvicendamenti nella lineup per motivi lavorativi, e all’inizio di quest’anno ci siamo dovuti separare dal nostro secondo chitarrista Francesco.
Vogliamo comunque ringraziarlo enormemente per quello che ha fatto durante la
stesura e registrazione del disco.

Il 7 Dicembre uscirà il vostro secondo album Waiting in the wings, con una copertina davvero particolare, cosa raccontano quelle due maschere? Come mai una scelta tanto forte affiancata ad un titolo quasi romantico… di quali ali si tratta?

In realtà in questo contesto la parola “ali” (wings) indica il “dietro le quinte” di un
teatro. L’espressione “Waiting In The Wings” “aspettando dietro le quinte” descrive la condizione di chi si trova in disparte in attesa che giunga il proprio momento per dimostrare il suo valore ed anche alla luce di quello che abbiamo già detto in questa intervista calza alla perfezione con quella che è la situazione attuale della band. Il tema della canzone che dà il titolo al disco è appunto il desiderio di emergere dall’oscurità e la capacità di non farsi condizionare dalle difficoltà continuando a credere in se stessi coltivando le proprie passioni. Questo è un po’ il tema principale delle liriche del singolo che ritorna poi in molte altre canzoni del disco. Anche per la copertina ci siamo avvalsi della collaborazione dell’artista Carlo Settembrini: è una sua personale rielaborazione di uno dei simboli tipici del teatro, ovvero le due maschere che rappresentano la commedia e la tragedia. Probabilmente la scelta del tema teatrale è stata anche influenzata dall’attività lavorativa che da alcuni anni svolge il nostro singer Dario che avviene principalmente all’interno dei teatri, ambiente molto suggestivo che potrebbe averlo ispirato nella scelta di questo titolo.

Immaginiamo sempre che durante le registrazioni dell’album una band passi da momenti davvero intensi di grande lavoro a momenti in cui si tira un bel respiro soddisfatti di ciò che si è fatto e ci si lascia andare anche allo scherzo e ai momenti goliardici. C’è un episodio divertente che ancora vi fa sorridere pensando a quei momenti?

Come per il primo album, anche per questo abbiamo optato per registrare al Virus Studio di Monteriggioni  (www.studiovirus.com ) sotto l’attenta guida di Alessandro Guasconi col quale siamo amici da tanti anni e ci conosce alla perfezione sia come musicisti che come persone; il metodo di lavoro tra di noi ormai è ben preciso e collaudato, abbiamo un’idea del suono che vorremmo e di come raggiungerlo. Nell’arco della giornata in studio si lavora sodo ma ovviamente non possono mancare i momenti in cui si scherza o ci distraiamo parlando di altre cose… peccato che molti non siano raccontabili, altrimenti qualcuno andrebbe di sicuro in galera!

Vi salutiamo con un’ultima domanda, da dove nasce il nome della vostra band BARBAROSSASTRAßE ? c’è un motivo particolare o un posto a cui siete tutti particolarmente legati che haispirato la vostra band?

Ci piace mantenere un vago alone di mistero sul nome della band, è sicuramente legato ad un luogo al quale siamo affezionati, pieno di aneddoti per noi pregnanti ma che agli occhi di un esterno probabilmente non avrebbero lo stesso fascino… Ci sembra comunque che il nome, per quanto lungo e mai pronunciato correttamente, incontri il consenso del pubblico e di chi ci segue da anni, quindi… long live BARBAROSSASTRAßE !!

Dopo quest’ultima curiosità vi ringraziamo di nuovo sicuri di rivederci al più presto sul palco. In bocca al lupo ragazzi!!!

Grazie a voi per la chiacchierata, crepi!

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