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Gli Hangarvain sono reduci dal tour in Ucraina e Lettonia, una bellissima esperienza ricca di musica, emozioni e tante cose da raccontare. Abbiamo raggiunto con un’intervista il singer della band Sergio Mosca.

Ciao Sergio, bentornato in Italia e benvenuto su Rock my Life, tu e la band siete reduci da una lunghissima esperienza fuori confine, ben 8 date in due stati diversi, posti straordinari e tante cose di raccontare. Cominciamo dall’inizio, intanto siamo curiosi di sapere cosa contiene la valigia dell’artista per otto concerti, come si gestisce il “minimo indispensabile”?

Salve a te!!! La valigia non è mai grande abbastanza te lo posso assicurare! Si gestisce in maniera centellinata, si cercano un pò ovunque lavanderie a gettoni oppure si compra qualcosa strada facendo, ho comprato qualcosa lo ammetto!

La vita in tour può essere molto stressante e faticosa malgrado le numerose soddisfazioni, vi abbiamo visto però sempre sorridenti e soprattutto scherzare sulle situazioni più incredibili, ad esempio ci incuriosisce molto quella faccenda del vostro semi rapimento nel bunker, puoi spiegarci meglio cosa è accaduto realmente?

Non c’è un solo motivo per cui un musicista non debba sorridere quando si è in tour, le sventure sono all’ordine del giorno ma hey! Sei in tour cazzo, cosa vuoi di più dalla vita? Quindi stai sereno. Sulla vicenda del semi rapimento posso solo dirti che è stato tutto assurdo, il nostro driver si ferma nel bel mezzo del nulla assoluto tra le strade dell’entroterra ucraino, quindi ti lascio immaginare, e svolta in un vialetto dove ci sono delle palazzine fatiscenti, tanto fatiscenti che ahimè ricordano immagini di guerra. Due omoni ci vengono incontro e ci intimano di seguirli in una sorta di seminterrato/ rifugio atomico, una volta arrivati li ci dicono con fare deciso che dobbiamo registrare due brani dal vivo e fare un’intervista per una tv ucraina altrimenti non ci rilasciano, che fai? Non sorridi? Ma anche un disco intero!

Ovviamnete non posso non chiederti qualcosa della parte più bella di tutto il tour, il momento del live, quando salite sul palco comincia la vera emozione, che riscontro di pubblico avete avuto? C’è un calore diverso rispetto al pubblico italiano? Come vi hanno accolto così lontano da casa vostra?

Siamo stati in Ucraina nel 2016 in apertura agli Skillet, fu un concerto enorme davanti a 6000 persone, fu un successo e questo ci permise di organizzare subito un tour nell’autunno seguente a cui purtroppo abbiamo dovuto rinunciare, siamo tornati a distanza di 2 anni e vedere persone che ancora si ricordano di noi fa bene al cuore, è nato un fan club lì, un account su VK (una sorta di faccialibro dell’est europa) e gruppi spalla che ci mettevano a disposizione la loro strumentazione perchè nostri fan. C’è molta più partecipazione, per la prima volta mi sono sentito tirare le caviglie più volte ed addirittura in qualche occasione nella foga di cantare con me mi strappavano il microfono dalle mani, è stato bello. Per quanto riguarda la Lettonia invece è stata la prima volta, dovevamo come si suol dire mettere una bandierina, seminare per poi ritornarci, tutto sommato posso dirti che è andata bene anche lì, quindi torniamo soddisfatti.

Abbiamo seguito con attenzione tutto il tour attraverso le vostre dirette sui social, sia dei momenti strettamente legati al vostro lavoro che dei momenti di relax, una cosa che abbiamo notato con molto piacere è il vostro immergervi nella cultura locale alla scoperta dei posti storici dei Paesi che avete toccato, cosa ti rimane nel cuore dopo questa esperienza?

Come fai a cantare, a comunicare con il pubblico se non conosci almeno una minima parte di loro? I luoghi, la loro storia, il loro cibo, personalmente penso sia fondamentale. Mi rimangono tanti sentimenti contrastanti, all’oggi l’Ucraina e la Lettonia sono 2 paesi totalmente differenti, vivono una situazione economica e sociale agli opposti e quindi posso dirti che ci sono stati giorni in cui lo sconforto prendeva il sopravvento. Vedere un paese intero senza infrastrutture minime, senza garanzia alcuna per ragazzi come noi, un paese ancora in guerra e tutto ciò che si può immaginare di spiacevole fa male al cuore, il pubblico ci abbracciava, ci diceva grazie a fine concerto, voglio pensare che fossero dovuti al fatto che per un paio d’ore li abbiamo sollevati dal dolore quotidiano. In Lettonia invece è tutto diverso, si respirava aria diversa, di fiducia, innovazione e di conseguenza ci aiutava anche nel morale. Mi rimangono nel cuore i volti delle persone che ho incrociato, quelli sofferenti, quelli impossibilitati ad avere una vita migliore.

I palchi che avete calcato sono stati ben otto e sicuramente tutti straordinari, ogni spettacolo un’esperienza da raccontare, c’è stata una città in particolare di quelle che avete visto che ha dato maggiore soddisfazione dal punto di vista artistico? Una di quelle in cui vorreste ritornare con la vostra musica?

Dai non tutti, potrei raccontarti boiate e spararmi segotti sul nulla cosmico ed invece ti dico che alcuni erano veri e propri pisciatoi, per il 70% ci è andata bene lo ammetto, torneremo di sicuro a Kiev e Riga, anche Liepaja, per il resto penso proprio di no, e non perchè non siano andati bene i concerti ma abbiamo visto abbastanza, viaggiare nell’Ucraina rurale mi ha segnato, lo ammetto.

Tocchiamo adesso un tasto dolente delle trasferte all’estero! Vi abbiamo visto mangiare pizze che non erano degne neanche di questo nome ed altre cose varie che vi hanno messo a dura prova, vi abbiamo visto pagare cifre esorbitanti per lavare la biancheria e tanto altro, cosa ti è mancato maggiormente dell’Italia? La prima cosa a cui hai pensato o che hai fatto una volta tornato a casa qual è stata?

Sono tornato giusto in tempo per guardarmi la partita del Napoli e cucinarmi un bel piatto di spaghetti con pomodori del vesuvio. Il cibo, parlo per me ovviamente, non sono uno da fast-food o cibo spazzatura, adoro il mangiar sano, quello vero, e quando ti si presentano con zuppette alle cipolle, pizza con le cipolle al sapor di vomito, carne alle cipolle, insomma, cipolla everywhere!!!! Un giorno prendemmo un residence super figo con la cucina in camera, volevo cucinare dopo il concerto, reperii in qualche modo gli ingredienti per una carbonara, preparai il tutto ed al momento di accendere i fornelli mi accorsi che non funzionavano, erano le 2 di notte, quanti santi porta il calendario?

 Gli Hangarvain adesso sono in Italia a godersi il meritato riposo… o forse no?! Conoscendovi avrete sicuramente altre date in programa e progetti da realizzare al più presto, dove porterete in giro il vostro ultimo lavoro “Roots and Returns”? Con questa ultima domanda ti salutiamo e ti ringraziamo di aver condiviso con noi la vostra esperienza in tour.

Gli Hangarvain non si riposano mai, io ed Alessandro stiamo già pianificando tutto il 2019, nell’immediato posso dirti che la settimana prossima annunciamo la seconda parte del tour in Italia, faremo tutto il mese di dicembre in giro, passando dalla Puglia alla Lombardia, dal Piemonte alla Calabria, insomma, vietato fermarci!!! Grazie a te per questa piacevole chiacchierata, ci vediamo in giro, rock on!

 

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