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Ci sono album su cui è davvero difficile scrivere, album che dovrebbero solo essere ascoltati e che senza troppi inutili giri di parole arrivano dritti al cuore dei nostalgici amanti del rock anni ‘80. Questo sono i Barbarossastraße, un bel mix di riff veloci e soli strappalacrime che ci portano in un attimo a quei concerti incontenibili di band come i Motley Crue, Poison o Skid Row, basta solo chiudere un attimo gli occhi già alla prima manciata di secondi della prima traccia che apre questo album di recente uscita. Del resto i Barbarossastraße avevano promesso di stupirci e ci sono riusciti davvero alla grande con un album che arriva dopo qualche anno di dura gavetta, date, prove estenuanti ma soprattutto tanto tempo dedicato minuziosamente a questo piccolo capolavoro.
Ebbene sì, questi quattro ragazzi originari della provincia senese ci regalano un album davvero ricco di sorprese in dieci tracce una diversa dall’altra con poco più di quaranta minuti così ricchi di elementi originali e ben amalgamati che sottolineano un songwriting maturo e ben solido sviluppato intorno ad una realtà a volte difficile. Un album che racconta soprattutto gli stati d’animo che spesso nascondiamo dietro ad alcune mschere che dobbiamo indossare per sopravvivere in un mondo fatto di apparenze ed ipocrisie. I Barbarossastraße invece sono schietti, diretti, veloci e lasciano davvero il segno, quasi possiamo vedere le loro orme mentre i brani scorrono via uno dietro l’altro, Here to Stay, Backdraft, e Waiting in the Wings che dà il nome all’album e da cui è stato tratto un video per la regia di Carlo Settembrini, giovane e talentuoso fotografo e regista toscano e grande amico della band. Ma la vera sorpresa dell’album dei Barbarossastraße è la traccia numero cinque, Hereafter, una ballad che arriva morbida ed avvolgente esattamente a metà del nostro viaggio acustico. Un po’ come una pioggia fresca che scorre sul viso e bagna i nostri vestiti, una piccola oasi di pace per ascoltare il nostro cuore sugli arpeggi e assaporare l’intensità del brano. Non siamo ancora arrivati alla fine delle dieci tracce che già questo album sembra scorrere via troppo velocemente, lasciata alle spalle la ballad ritroviamo il mood graffiante ed accattivante che inevitabilmente ci fa battere il piede e ritornare un attimo indietro con il cursore per riascoltare i ritornelli così orecchiabili…. Ebbene sì ci ritroviamo a canticchiare anche noi sicuri che al prossimo ascolto avremo già imparato anche i testi.
Dopo Praise the Storm arrivano anche Mexican Standoff e I’ll Do it Again, che ci conducono all’ultimo brano, ok qui davvero i Barbarossastraße hanno voluto strapparci una lacrima, It Will Take Some Time preferiamo non raccontarvelo, vi lasciamo la sorpresa di scoprirlo nell’album, quindi adesso anche per noi è giunto il momento di spegnere il pc ed alzare il volume per questo ultimo meraviglioso brano, sapendo che non sarà certo l’ultima volta che ascolteremo il disco, siamo già pronti a schiacciare play sul lettore almeno un’altra decina di volte.

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