Allume, la nostra intervista sul nuovo album ODE

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Gli Allume il 12 Aprile hanno pubblicato “L’Eco dei Marinai” brano tratto da ODE album dal forte impatto emotivo. Abbiamo raggiunto la band con questa piacevole chiacchierata in cui ci raccontano il loro lavoro  e ci introducono nelle loro emozioni.

Ecco cosa abbiamo chiesto agli Allume:

1- Salve ragazzi, oggi vi ospitiamo su Rock Mi Life per conoscervi meglio e parlare un po’ del vostro ultimo lavoro. Il 12 Aprile scorso è stato pubblicato “L’eco dei marinai” un brano dal forte impatto emotivo e carico di significato. Cosa potete dirci a riguardo?

L’eco dei marinai” è forse l’unico brano di ODE che si discosta dal genere predominante dell’album, ovvero dal post-stoner. Diciamo che è stato proprio il testo a suggerirci un arrangiamento e un genere più fruibili, anche e soprattutto perché la tematica trattata, ossia quella dell’abbandono, è piuttosto delicata.

Tuttavia è anche il brano che, più di tutti, racchiude orizzonti mutevoli nella percezione dell’ascoltatore: rende una totale libertà di interpretazione.

Dato che il testo ruota attorno all’attesa, alla speranza e all’abbandono, noi abbiamo voluto dare quel taglio particolare nel video; ma senza le immagini, laddove agiscono il privato e l’immaginazione dell’ascoltatore, quel testo può identificarsi in altre situazioni.  Il contrappunto di questo brano è proprio questo: è mirato ma al contempo universale.

2 – Gli Allume sono caratterizzati da uno stoner rock dai suoni taglienti, chitarre veloci e soprattutto dai testi in italiano. La vostra scelta ci piace molto. Quali sono le vostre influenze musicali, come siete arrivati a formare questa band?

Gli Allume sono lo stadio evoluto di un progetto già esistente, di cui sia io (Mario) sia Nicola Cigolini facevamo parte.

Si trattava dei Samcro, power duo blues rock con liriche in italiano. Dopo due album all’attivo, cercavamo una svolta, un qualcosa che potesse arricchire gli arrangiamenti e anche la proposta stessa. Così abbiamo pensato a inserire un nuovo musicista e diventare un trio, quindi due anni fa è entrato Nicola Mancini in formazione al basso e ai synth.

Suonando insieme ci siamo resi conto che la pressione sonora era maggiore, che c’era una volontà di estremizzare quel sostrato blues che sia io sia Nicola I avevamo tra le mani.

Del vecchio progetto abbiamo quindi mantenuto i testi in lingua italiana, ma il genere è inevitabilmente sfociato nello stoner-rock. Di tanto in tanto si sentono delle reminiscenze blues (il primo amore non si scorda mai), ma è forse uno degli elementi peculiari che caratterizza i nostri arrangiamenti.

3 – La vostra terra d’origine è la bellissima Toscana, sappiamo bene che la scena musicale e le opportunità di portare live la propria musica stanno diventando sempre più difficili, qui come altrove. Come dicevamo prima, la scelta di cantare in italiano denota un forte attaccamento alle vostre origini. Secondo voi cosa si potrebbe fare in Italia per portare di nuovo la gente davanti al palco?

È una domanda a cui piacerebbe anche a noi saper dare una risposta. Diciamo che le opportunità sono poche, e quelle poche non riescono a suscitare la giusta curiosità.

C’è qualcosa di profondamente cambiato nel panorama musicale emergente italiano. Credo che la musica abbia preso una singolare deriva decadente, ossia che in primis ci si sposta solo se ne vale la pena, solo se il musicista o il gruppo in questione abbia seguito, cioè che sia di tendenza.

Credo che gli anni ’90 e gli inizi del Duemila siano stati gli anni d’oro per gli emergenti, perché non c’era la comodità di tenere il culo a casa e seguirsi le dirette sui social.

In questo senso, l’eccessivo processo di “socializzazione” ha creato un corto-circuito irreversibile a danno dei musicisti, nondimeno per i gestori dei locali o dei centri sociali. In sintesi, è un cane che si morde la coda.

4 – Continuando a parlare di musica live, sappiamo bene che il desiderio più grande di una band è quello di suonare, suonare, suonare, suonare. Cosa vi aspettate dal nuovo disco “Ode”?
Cosa avete da raccontare al pubblico che vi segue e che viene ad ascoltare gli Allume?

Abbiamo il desiderio di conoscere il nostro pubblico e di conoscere noi stessi. Conoscere e conoscersi è ciò che avviene sul palco quando si crede in ciò che si fa, quando la musica è “finalizzata per” e non fatta “tanto per”.

Salire sul palco, per noi, non è solo espressione, ma è soprattutto trasmissione. Per questo nuovo disco le nostre aspettative sono piuttosto alte, nella speranza che vengano quanto meno attese. Ci abbiamo lavorato moltissimo, circa un anno, quindi sarebbe il massimo sapere che anche a un ascoltatore su cinque possa arrivare, che possa tornare volentieri ad ascoltarci.

5 – A noi piace molto seguire le band sia sui loro social che dal vivo, spesso supportiamo i loro eventi presentandoci davanti al palco perché ci piace l’idea del calore e dell’emozione del musicista sul palco. La prima volta che gli Allume sono saliti sul palco ve la ricordate? Com’è andata? Avete un rito scaramantico con cui vi caricate prima del live?

Il primo concerto con questa nuova formazione è stato ad agosto di anno scorso al circolo Mearevolutio(nae) di Anghiari, in provincia di Arezzo. L’abbiamo chiamata la data zero. Dopo più di un anno di silenzio live, avevamo l’adrenalina a mille, ma in tutta sincerità non sempre siamo riusciti a domare certe emozioni.

Non c’era paura di sbagliare, né tantomeno incertezze; avevamo più che altro una forte curiosità nel vedere la reazione del pubblico. Non abbiamo un rito particolare prima di salire sul palco; ognuno di noi cerca di trovare la propria concentrazione come meglio crede.

6 – Continuiamo a parlare della vostra musica. L’album Ode arriva dopo un lungo periodo di gestazione, sappiamo che serve un grande lavoro per arrivare alla produzione fisica di un disco e avviare poi la promozione e tutto ciò che riguarda il prodotto finale. Cosa ha di speciale questo album? Perchè dovrebbe piacere alle persone?

Il tema di fondo di questo disco è la risemantizzazione di alcuni concetti scientifici alla più spicciola condizione della quotidianità. Il punto forte del disco è proprio il filo conduttore che lega tutti i pezzi e tutti i testi, senza però la pretesa che sia un concept-album (caratteristica ormai abbondantemente superata).

Secondo noi, non è tanto importante che debba piacere, ma che possa piacere. Prediligiamo un ascoltare che possa apprezzare la musica a primo impatto ma che poi sia curioso di scoprire alcuni enigmi che si celano dietro ai testi.

In un certo senso, la ricercatezza sul tema e sugli arrangiamenti ha stimolato la nostra creatività in una certa direzione, quindi siamo orientati verso una certa tipologia di pubblico. Più che l’omologazione, ricerchiamo sull’autenticità della nostra proposta.

7 – Adesso che abbiamo parlato della vostra musica, parliamo un po’ di voi. Il legame che si forma trai membri di una band è simile se non addirittura più forte di quello che si crea in una famiglia. Quanto tempo passate insieme tra prove, songwriting, e chat di WhatsApp? I vostri familiari sono gelosi dei membri della band?

Il nostro rapporto interpersonale e professionale è molto saldo. Raggiungiamo sempre decisioni in totale unanimità, anche se non siamo sempre della stessa opinione. A quel punto agisce un buon compromesso, come tra i migliori gentiluomini.

Ci vediamo a cadenza settimanale nella nostra sala prove, ma siamo anche buoni amici, quindi spesso ci vediamo anche per passare del tempo insieme. Ecco, un clima sereno in una band è tutto. Ci vuole stima reciproca e rispetto, cosa che, per fortuna, negli Allume non manca.

Ognuno ha la sua posizione e il suo ruolo; non si parla di gerarchie ma solo ed esclusivamente di ripartizione equa dei compiti, quindi di cooperazione. Per le semplici prove, comunque, impieghiamo in genere un paio d’ore; in fase di scrittura e di arrangiamento il tempo lievita, a volte abbiamo provato anche sei-otto ore, incidendo dei provini in presa diretta.

Nelle chat di whatsapp ci sentiamo praticamente ogni giorno. Sulla gelosia non saprei cosa dire; è già fastidiosa quella all’interno delle coppie, sarebbe il colmo ci fosse anche nella band e per mezzo della band.

8 – Bene ragazzi, è stato bello potervi conoscere meglio e vi ringraziamo di averci dedicato del tempo, vorremmo concludere con quest’ultima domanda. Se un bambino vi chiedesse perché dovrebbe valere la pena fare il musicista oggi, quale consiglio potreste dargli? Davvero vale la pena credere ancora nella musica?

Finché la musica sarà ancora un mezzo di espressione artistica, vale sempre la pena crederci. Anche se capita di fare concerti davanti al fonico e al gestore del locale, con zero paganti, ne vale comunque la pena.

Fare il musicista è un mestiere complicato, pieno di grattacapi, di impegni, di scadenze, di delusioni e, qualche volta, di piccole soddisfazioni. Il consiglio che ci sentiamo di dare è di farlo sempre con grande consapevolezza e con serietà, sia che si scelga di fare il turnista sia che si decida di mettere su una band per fare esclusivamente musica propria.

Poi sognare non costa nulla: si può suonare tutta la vita nei piccoli club come si può riempire gli stadi. A volte è solo questione di fortuna, ma spesso dipende dal grado di aspettativa per il progetto. L’importante è crederci sempre, a prescindere da tutto.

E con queste bellissime parole della band, salutiamo gli Allume e gli auguriamo di mantenere sempre questo grande entusiasmo. e come diciamo sempre, See you on Stage Again!!!

LINK UTILI: https://www.facebook.com/allumeband/

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By |2019-04-16T19:33:25+00:00Aprile 16th, 2019|Brand New Rock, Rock News|