Under The Bed raccontano in anteprima il nuovo singolo #3 BLEW MY MIND

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I Toscani Under The Bed, il prossimo 20 Dicembre rilasceranno il nuovo singolo #3 BLEW MY MIND, ce ne parlano in anteprima in questa intervista.

Salve ragazzi, siamo felici di ospitarvi su Rock My Life ed abbiamo alcune domande per voi riguardo al vostro singolo in imminente uscita. Parliamo subito di #3 BLEW MY MIND.
Il titolo ci rimanda subito a quei post pseudo reali che vediamo passare sulla nostra bacheca Facebook. Cosa potete dirci a riguardo?

Ciao a tutti e grazie mille per questa opportunità! Sì, effettivamente lo abbiamo chiamato #3 Blew My Mind per scimmiottare un po’ quegli “articoli” che proliferano sempre più negli ultimi tempi.

Quelli fatti come interminabili elenchi con annesso titolo clickbait, tipo: “25 cose che non sapevi sull’argomento x: la numero 3 mi ha sconvolto!”.

In più, dato che non ci facciamo mai mancare questo tipo di strizzate d’occhio, questo brano è proprio il terzo nella tracklist del nostro nuovo EP (che peraltro è il nostro terzo disco).

Quindi il titolo può anche essere interpretato come “la traccia numero 3 mi ha sconvolto”. Questa cosa ovviamente potrebbe anche ritorcersi contro di noi se il pezzo non piacerà a nessuno, ma restiamo ottimisti!

Gli Under The Bed parlano di tematiche concentrate sulle dinamiche della comunicazione moderna, tra social network, chat e whatsapp. Ma la cosa che più ci colpisce è il doppio ritornello che compare a sorpresa sul finale. Come è stata generata questa cosa?

L’idea iniziale del brano è venuta al nostro batterista, Andrea. Poco dopo l’inizio della fase di composizione dell’EP, ci inviò per messaggio un paio di video in cui era intento a suonare una bozza del pezzo.

Ci siamo subito innamorati di questo sound decisamente bizzarro ma orecchiabile, tanto che la struttura è rimasta praticamente invariata da allora.

Compreso ovviamnete quel ritornello che spunta quasi “a tradimento” sul finire del brano, dopo che un primo refrain è stato presentato per due volte con tanto di variazioni.

Questa cosa è nata in modo casuale: quando ci siamo resi conto che avevamo per le mani due potenziali ritornelli completamente diversi tra loro, abbiamo deciso di tenerli entrambi perché ci piacevano troppo.

Poi questa strategia è stata utilizzata anche in altri pezzi del disco, sia per mantenere alta l’attenzione di chi ascolta, sia per sorprenderlo con inserti inaspettati in una struttura canonica e quasi pop.

Ovviamente il tono del brano è ironico, quasi provocatorio e strizza l’occhio al rapporto che oggi l’umanità ha con i social, con i network e con whatsapp.
Voi che rapporto avete con queste piattaforme, temete anche voi la fatidica notifica “Tizio ti ha aggiunto al gruppo “cena di natale” o simili”?

Come band non ci siamo praticamente mai trovati a trattare tematiche “impegnate”, quindi questo è stato un po’ un esperimento nuovo per noi.

Non volevamo però cadere in una trita e inutile denuncia alla tecnologia, quindi ci siamo fatti guidare dalle sonorità bipolari del brano e il testo è diventato meno serioso.

Abbiamo messo in luce l’involontaria comicità di tutta quella valanga di link, catene di Sant’Antonio e bufale cui siamo sottoposti ogni giorno.

In generale abbiamo un sacco di tecnologia per comunicare che paradossalmente crea problemi comunicativi, e questa cosa come band l’abbiamo sperimentata in modo piuttosto evidente durante la lavorazione del disco.

Abitando tutti non proprio vicini, l’utilizzo continuo di social network e chat varie, per quanto comodi, ci ha portato spesso a fraintendimenti, discussioni inutili e veri e propri litigi.

Per quanto riguarda i gruppi sulle cene di Natale, quelli sono effettivamente temuti da tutti e cinque, ma credo che abbia più paura chi ci invita! Infatti abbiamo la capacità di trasformare una semplice chat di gruppo in un delirio di meme bruttissimi.

Forse è per questo che abbiamo evitato di fare una critica troppo seria, perché non sarebbe risultata credibile, essendo noi i primi a cadere in queste trappole. Ma ci stiamo lavorando.

Nel video, prodotto da Jackolantern Independent con postproduzione e montaggio di Armando Marchetti, sono stati creati dei banner e pop-up ad hoc. Questi seguono le strofe in modo da disturbare la performance musicale. Inoltre con un green screen e un mucchio di strumenti giocattolo e filtri vari è stato dato il via libera all’immaginazione. Quanto si sono divertiti gli Under The Bed a realizzare questo video?

Da morire. Mai riso così tanto a girare un videoclip: di solito impazziamo giorni a calibrare luci, inquadrature, vestiti, colori e via dicendo…

Qua invece abbiamo tirato su un telo verde, messo a soqquadro gli armadi alla ricerca di accessori e vestiti più imbarazzanti possibile, piazzato la fotocamera su un treppiede e stop.

Il risultato è stato un pomeriggio intero passato a tenerci la pancia dal ridere: al momento poi di fare la postproduzione, però, Armando (il nostro cantante/chitarrista) ha riso assai meno!

Parliamo un pò della band. Under The Bed arriva dalla Toscana. Sappiamo essere una terra molto fertile per l’arte e la cultura ma abbastanza aspra per la musica. Per anni è stata considerata la terra del metal e molti hanno storto il naso ad altri generi musicali. Oggi la tendenza sembra un pò cambiata, come vi rapportate alla vostra terra in merito a questa trasformazione?

Sinceramente non sappiamo bene come definire la Toscana in merito alla musica, e a certi generi in particolare.

Abbiamo cominciato a mettere il naso fuori dalla sala prove in un periodo (attorno al 2010) in cui le derive metal e -core in generale in zona stavano raggiungendo una sorta di apice.

Facendo però noi un genere (o meglio, un miscuglio di generi) piuttosto bislacco e quasi “profano”, abbiamo sin da subito notato l’aria un po’ purista che aleggiava, con la tendenza di molti a storcere il naso di fronte a ciò che usciva dai binari.

Col passare degli anni la gente ha apprezzato molto di più quello che tentavamo di fare, e contemporaneamente abbiamo visto sparire molto dello snobismo verso il non-metal.

Molti gruppi hanno provato a orientarsi su generi diversi e in generale la “scena” ha visto sempre meno sopracciglia aggrottate di fronte alla sperimentazione.

Purtroppo però, col tempo sono sparite non solo tante band, ma anche tante realtà legate alla musica dal vivo. Una delle sale da concerto migliori in zona, il Cycle a Calenzano, ha recentemente chiuso.

Non l’abbiamo presa benissimo: ci abbiamo suonato una marea di volte e ci abbiamo conosciuto tanti amici, una tristezza incredibile.

La band nasce ufficialmente nel 2012, da allora il vostro sound è si è strutturato intorno a dei punti di riferimento ben precisi, avete trovato una vostra identità e questo nuovo lavoro vi proietterà verso situazioni sicuramente molto interessanti. Cosa vogliono fare da grandi gli Under The Bed?

In realtà nel 2012 si è consolidata un po’ meglio la formazione, ma gli Under The Bed esistevano già da un paio di anni, quindi è passato quasi un decennio dai primi tentativi di composizione e tante cose sono cambiate pur restando simili nello spirito.

Adesso probabilmente non faremmo più quei brani “Frankenstein” di 7 minuti con dentro frullati dieci stili diversi, però l’intento di non soffermarsi mai troppo su un unico genere è rimasto.

Soprattutto con questi nuovi pezzi stiamo cercando di imbrigliare un po’ meglio la follia di quelle sperimentazioni ibride degli inizi, ma ci piace ancora giocare con l’imprevedibilità delle strutture e sulla ricerca di un sound non scontato.

Non smetteremo mai di buttarci su nuovi generi, i pezzi futuri potrebbero contenere synth pop come sludge, difficile dirlo. Questo nuovo EP è per noi molto importante.

Questo perché, dopo cambi di lineup e intoppi vari, è il primo lavoro composto da tutti noi cinque in egual misura, creato da zero in sala prove suonando fino a spaccarsi le dita, senza Guitar Pro né scrittura a tavolino.

Registrato con strumenti e amplificatori veri e con meno orpelli digitali possibili. È stata una bella sudata soprattutto per Michele, il nostro chitarrista e produtture.

Ma anche per Josh, che ha perso il senno dietro ai suoi synth analogici, comunque ci siamo divertiti un mondo.

Quindi, ripensando a quanti anni sono passati dalle prime demo, forse ci sentiamo un po’ vecchi, ma apprezziamo molto la domanda “cosa volete fare da grandi”, e la risposta è semplice: continuare a divertirci.

Vogliamo salutare e ringraziare gli Under The Bed con un’ultima domanda che riguarda una curiosità sul nome della band. Immaginiamo che non sia mai semplice scegliere il nome di un gruppo, ma probabilmente vista l’originalità dei vostri testi Under The Bed vi si addice alla perfezione. Cosa c’è sotto al vostro letto?

Il nome della band è vecchissimo, risale come minimo al 2002.

Allora gli Under The Bed erano solo due adolescenti (il già citato Armando e suo cugino Federico, bassista) che volevano suonare insieme senza ancora saper bene come fare o da dove cominciare.

Eppure quel nome, nato dalla loro passione per le atmosfere un po’ inquietanti di certi film horror, negli anni è rimasto: l’idea del fantomatico “mostro sotto il letto” è un qualcosa di comune a tutti noi.

Ognuno di noi sotto al letto, più o meno metaforicamente, tiene le sue paure, i suoi ricordi, le cose che vuole nascondere agli altri o a sé stesso, e tutto quello che vuole tenere vicino.

E questo è ciò che abbiamo sempre fatto anche nella composizione dei brani e dei testi, mettendoci le nostre personalità, con pregi e difetti.

Per quello il nome del gruppo non ha mai smesso di essere adatto. Molto spesso sotto il letto c’è solo polvere, però quando la luce è spenta l’istinto primordiale è quello di immaginarsi che, rannicchiato là sotto, ci sia ciò che più temiamo.

A quel punto, per stare tranquilli, la cosa migliore è accendere la torcia e dare un’occhiata; magari da quelle paure, da quelle insicurezze, da quei ricordi e da quelle fantasie può nascerne una canzone: con noi ha funzionato!

A questo punto non ci resta che aspettare l’uscita di #3 BLEW MY MIND per il prossimo 20 Dicembre!!!

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By |2019-12-13T08:42:21+00:00Dicembre 13th, 2019|Brand New Rock, Rock News|