Distorted Visions, intervista alla band rivelazione del capoluogo lombardo

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I Distorted Visions sono senza dubbio una delle band rivelazione dell’underground milanese. Noi abbiamo deciso di conoscerli meglio e farci raccontare la loro esperienza facedogli qualche domanda. Ecco cosa ci hanno risposto.

Salve ragazzi, benvenuti su Rock My Life, è un piacere conoscervi meglio con questa intervista!
Distorted Visions nascono in quel di Milano nel 2017. Seppur di così giovane formazione avete già calcato palchi importanti come quello dell’Alcatraz e del legend Club Milano. A questo proposito ricordiamo che siete anche i vincitori del contest organizzato da Rock in Park. Parlateci di queste due esperienze.

Per noi sono stati sicuramente due traguardi molto importanti. Aver avuto la possibilità di suonare su due dei più importanti palchi della scena di Milano, anche grazie a contest del calibro di Rock in Park, è stato fantastico.

La nostra giovane età ci garantisce di avere energia e voglia di fare per continuare a fare questo nella vita e sempre meglio rispetto a prima!
Il palco dell’Alcatraz sembrava infinito! E’ stata un’emozione unica, passare per una sera da spettatore a chi viene ascoltato, non ci credevamo neanche noi di essere arrivati a quel punto riuscendo a coinvolgere cosi tante persone.

Grazie a quella serata è stato segnato un punto di svolta che ci ha fatti rendere conto di cosa volevamo veramente, una riprova per noi stessi che eravamo capaci di farlo e farlo bene.

Sappiamo che la band nasce dalla volontà e da un progetto di Marco ed Emanuele. Fratelli sia nella vita che sul palco, praticamente non staccate mai dal lavoro!! Ecco, era il vostro sogno già da ragazzini a scuola oppure avete scoperto in seguito la passione che vi lega?

Praticamente non c’è mai una pausa dal lavoro, l’oggetto principale delle nostre discussioni, di qualsiasi genere è sempre caratterizzato da un punto comune, la nostra band.

Non so se è sempre un bene, ma lo facciamo volentieri :). A parte gli scherzi, è nato tutto in modo molto naturale, noi fratelli suoniamo da quando siamo piccoli. L’unica differenza però è che Marco era alla batteria nella prima forma di questo progetto, con una line-up un pelo diversa.

Con Tiziano al basso e alla voce eravamo un trio. Solo successivamente Dave entrò a far parte della formazione con una temporanea uscita di Marco.

Tutto si ricongiunse dopo poco con questo esperimento di Marco alla voce, fu li che tutti i pezzi quadrarono e finalmente tutti consapevoli di cosa volevamo abbiamo intrapreso questo grande percorso che speriamo andrà avanti per un bel pò!

Il 30 Gennaio scorso i Distorted Visons rilasciano il video di “Paranoia”. Suoni aggressivi e argomenti che conducono verso la paura e l’oscurità. A distanza di pochi giorni, come state vivendo questo primo step che vi porterà dritti fino all’uscita dell’album?

l’uscita di un singolo è sempre una grande scommessa, per noi lo è ancora di più essendo il primo prodotto reso disponibile al pubblico.

Sicuramente è stato un buon assaggio in attesa dell’uscita del disco. Stiamo cercando di sponsorizzarlo e pubblicizzarlo come meglio possiamo in attesa delle prossime uscite, non vediamo l’ora di farlo ascoltare a tutti!

Ovviamente non ci siamo fermati solo a questo poiché stiamo già lavorando per l’uscità del prossimo singolo singolo: Harakiri.

Il prossimo 5 Marzo quindi uscirà il vostro primo full- lenght album “Born Dead”. Noi abbiamo già visto in anteprima la copertina e dobbiamo dire che ha un impatto davvero forte. Potete anticiparci qualcosa o svelarci qualche curiosità a riguardo? Come siete arrivati alla scelta di questa grafica?

Il concept riguardante copertina e titolo dell’album sono venute a Marco, cantante della band, volendo rappresentare al meglio quello di cui i nostri testi parlano e quello che con la nostra musica vogliamo esprimere.

L’immaginario di “Born Dead” è stato il giusto connubio tra il suono aggressivo dei nostri pezzi e le tematiche molto forti e pesanti affrontate nei testi.

Siamo riusciti a tradurre in solo due parole tutto il concetto di questo album ossia “Nato Morto”, evidenziando i problemi nascosti di tutti. Dal più giovane al più anziano, quello di cui non si vuole parlare e di questa società che ci sta portando tutti lentamente ad un declino personale rappresentando l’immagine di un feto morto.

I Testi di “Born Dead” trattano argomenti come il suicidio, la morte, i pregiudizi della società. Sono temi davvero forti di cui molti evitano di parlare, eppure dannatamente presenti nella realtà di molte persone. Senza entrare troppo nel personale, avete mai dovuto confrontarvi direttamente o indirettamente con queste situazioni? Non avete paura di toccare tasti troppo delicati o nervi scoperti in chi vi ascolta?

Questo album è stato scritto sulla base delle nostre esperienze proprio in un momento di difficoltà, abbiamo pensato di prendere in mano questi temi e di tirarli fuori.

Il nostro intento è proprio quello di sensibilizzare le persone a riguardo, probabilmente toccando si qualche “tasto dolente”, ma arrivando con la consapevolezza che queste grosse difficoltà si possono superare.

Si sa che la miglior difesa è l’attacco e per questo abbiamo voluto affrontare questi argomenti di petto. Esprimendo così concetti molto aggressivi e pesanti che accomunano le persone anche se non lo si pensa o lo si dice spesso.

Parliamo ancora della vostra musica. L’ aspetto comunicativo dei Distorted Visions è davvero notevole, crediamo che sia una risorsa molto importante per una band. Nel video di “Harakiri” che uscirà il 19 Febbraio compare una scritta all’inizio che ci ha molto colpito. Perchè avete inserito queste parole? “This video contains suicide reference and self harm scenes. Please contact any of the following organizations if you need help. YOU ARE NOT ALONE”.

Beh il video parlerà da se, ci sono immagini veramente molto forti. Il suicidio è forse il tema più pesante affrontato all’interno di quest’album, in particolare modo in “Harakiri”.

Noi non ci siamo voluti risparmiare a livello visivo, mettendo anche in primo piano scene che rappresentano tante varie sfaccettature del suicidio. Le parole all’inizio sono state inserite perché noi nonostante questo non vogliamo istigare nessuno a compiere un gesto del genere.

Ovviamente la nostra è musica ed è il modo di sfogare tutta questa pesantezza e rabbia che si prova e che abbiamo provato. “YOU ARE NOT ALONE” ancora una volta serve a rimarcare il fatto che se si ha bisogno si può e si deve chiedere aiuto senza nascondersi o avere paura.

Avendo provato sulla nostra pelle quello di cui parliamo sappiamo benissimo che ci sono tanti giovani come noi che hanno ancora troppa paura ad esprimersi. Noi vogliamo fargli capire che non siamo solo come loro, ma siamo anche con loro.

Adesso vogliamo concludere questa intervista parlando di un’altra esperienza molto bella per voi. Avete curato la scrittura dell’album insieme a Marco Coti Zelati (Lacuna Coil). Lavorare con persone di questo livello non fa che arricchire l’esperienza formativa di un artista. Cosa vi ha lasciato questa collaborazione a livello umano e a livello professionale?

DISCIPLINA, questa parola non è detta a caso; Marco dal punto di vista professionale è stato e sarà per noi una colonna portante, ci ha insegnato il riaspetto che c’è tra persone che lavorano in un contesto artistico.

Questo ci ha permesso di creare una rete di contatti necessari a lavorare nel mondo della musica.
Dal punto di vista umano ci è stato vicino in momentri difficili riuscendoci a supportare anche quando era a migliaia di chilometri di distanza.

Quindi cogliamo l’occasione di salutare il nostro papà acquisito e di ringraziarlo per il lavoro svolto con noi: ciao MAKI!

Vi ringraziamo davvero di essere stati con noi e di aver condiviso un po’ del vostro lavoro sulle nostre pagine. Alla prossima ragazzi!!!

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By |2020-02-11T17:29:05+00:00Febbraio 11th, 2020|Brand New Rock, Rock News|