Francesco Gallina, scrittore e redattore, ospite sulle nostre pagine.

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Francesco Gallina è conosciuto al pubblico dei metallari e non solo come redattore di punta sulle pagine di Metallized.it. Oggi abbiamo voluto incontrarlo virtualmente per parlare anche del suo lavoro di scrittore. E’ infatti appena uscita la sua seconda opera “Adepti della Chiesa Del Metallo” ( LEGGI QUI ) che vogliamo in parte scoprire con questa intervista.

Benvenuto sulle nostre pagine Francesco, è per noi un grande piacere ospitare l’autore di “Adepti della Chiesa del Metallo” e di “Donne Rocciose”. Raccontaci cosa stai provando in questi giorni dopo l’uscita del tuo secondo libro, come sta andando?

Intanto un ciao a tutto lo staff di Rock my Life, una testata retta da autentica ed evidente passione e ai suoi lettori.
Bè, è difficile da dire. La genesi di un libro è sempre molto particolare e la pubblicazione qualcosa di enorme. Prima ci sono i mesi di lavoro solitario che rendono tutto un po’ astratto, dandoti la sensazione di qualcosa di totalmente privato, cha appartiene solo a te e che tale resterà.
Quando arriva il momento di consegnare il manoscritto e questo viene preso in consegna dalla casa editrice, però, le cose accelerano in maniera inverosimile e la sensazione è quella di essere travolto dagli eventi, fino a vedere il tuo scritto sugli scaffali delle librerie.
Una sensazione molto difficile da descrivere. Tutto si succede in una specie di fast forward e sembra di essere dentro una lavatrice durante la centrifuga, se mi passi il paragone poco rock e molto casalingo.

Prima di parlare delle tue opere vogliamo conoscerti un po’ meglio. Chi è Francesco Gallina? Cosa ti piace fare, quale musica ascolti e qual è l’ultimo concerto che hai visto?

Sostanzialmente sono un adoratore della musica metal, che ascolto con immutata passione fin da quando avevo 12 o 13 anni, dei libri e dell’arte in generale.
Quel che davvero mi piace fare resta più o meno confinato entro questo steccato: innanzi tutto scrivere (sono abbastanza compulsivo in questo, devo necessariamente farlo ogni giorno) e poi ascoltare la musica che preferisco.
Che sia quella che devo ascoltare per recensioni o articoli, che in forma più privata, per semplice diletto. Come saprai non è semplice ritagliarsi spazi del genere dovendo in ogni caso avere a che fare con tutte le incombenze che il quotidiano ci obbliga a sbrigare, ma non possiamo farne a meno, no?
L’ultimo concerto che ho visto risale a Settembre, dato che poi ho dovuto dedicare tutto il mio tempo alla chiusura e alla consegna entro i termini di “Adepti della Chiesa del Metallo” e ora alla sua promozione, mentre ora la situazione legata alla diffusione del Coronavirus rende tutto molto difficile. Si trattava degli Antidemon, visti nel quadro del Teste Dure Metal Fest, una piccola e sentita manifestazione underground organizzata in Sicilia.

Ti occupi di musica da molti anni e nella tua biografia leggiamo che hai cominciato a scrivere su una fanzine all’età di 17 anni. Secondo te oggi, avrebbe ancora un senso avere delle copie cartacee da sfogliare al posto degli schermi su cui cliccare link?

Sicuramente. Del resto è uno degli argomenti che affronto nel libro, proprio partendo dalle fanzine, per arrivare poi alle webzine attraverso i magazine e nel quadro di un discorso molto più complesso relativo anche alla qualità della critica in rete.
Si tratta di due forme editoriali ed espressive diverse che non devono essere poste in competizione, perché parlano due linguaggi diversi e complementari.

Da un lato la necessità – direi addirittura il dovere – di sfruttare la tecnologia attualmente disponibile per essere costantemente connessi e informati in tempo reale su tutto, magari “testando” le varie proposte musicali prima dell’acquisto. Potendo poi contare su aggiornamenti continui svincolati dai passaggi necessariamente più complicati connessi alla stampa e alla distribuzione fisica di un prodotto.

Dall’altro i tempi più lenti, riflessivi e romantici delle edizioni su carta, capaci non solo di approcciare la materia in maniera diversa, ma anche di farci restare ancorati a una dimensione più umana, a ritmi di vita più sostenibili.
Del resto si trovano ancora non solo riviste in edicola, ma anche fanzine che resistono stoicamente e hanno un loro pubblico fedele. Un motivo ci sarà.

Ed arriviamo così ad Adepti della Chiesa del Metallo, in queste pagine ripercorri un po’ l’evoluzione della musica. Del modo di viverla, del modo di raccontarla, dal cartaceo al digitale, dal vinile a Spotify. Come ha vissuto questi cambiamenti Francesco Gallina?

In maniera molto curiosa ed entusiasta, dopo un primo momento di colpevole sbandamento. All’inizio mi sono comportato come quei dinosauri di cui parlo anche nel libro, refrattari al cambiamento e pervicacemente ancorati a un passato che non deve certo essere dimenticato o snobbato, perché è ciò che ci ha reso ciò che siamo, chiudendo la mente davanti alle infinite possibilità offerte dai tempi attuali e in molti casi incapaci di trasmetterne la memoria.

Il punto è usare la tecnologia in maniera consapevole, non ignorarla o peggio ancora, utilizzarla solo per diffondere odio a buon mercato a uso e consumo di gente che altrimenti avrebbe difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena con un lavoro qualunque.

Il cambiamento è parte della vita e va non solo accettato come naturale, ma usato per crescere. Chi vi si oppone o usa male la Rete resterà inevitabilmente tagliato fuori da tutto e commette un vero crimine culturale.
Nel nostro caso, del cartaceo e del digitale abbiamo già accennato prima. Dei servizi di streaming posso dire che se li avessimo avuti a disposizione negli anni Ottanta li avremmo certamente usati senza ritegno.

Solo, lo avremmo fatto sempre come “assaggio” e per selezionare cosa acquistare fisicamente senza prendere “pacchi” (un altro degli argomenti del libro), non per passare istericamente da un brano all’altro di uno o più artisti senza approfondire e conoscere realmente niente o quasi di ciò con cui si entra in contatto. In ogni caso questo è solo uno dei tanti argomenti toccati.

Facendo invece un passo verso il recente passato, Donne Rocciose ha avuto un successo incredibile. Noi stessi di Rock My Life lo abbiamo letto e apprezzato. (RECENSIONE QUI ). Probabilmente nessuno ha mai raccontato le donne in questo modo. Secondo la tua esperienza, le donne che lavorano nel settore musica, sono ancora penalizzate rispetto agli uomini, hanno ancora difficoltà oggettive in questo ambito?

Le hanno nella stessa misura in cui sono in difficoltà a imporsi in ogni settore. La nostra società è stata pensata e costruita per millenni a misura d’uomo e non di donna. Questo è un dato oggettivo, purtroppo.

I miglioramenti di questi ultimi anni (peraltro non organici e con molti passi indietro fatti in vari ambiti, ma qui si innesterebbe una discussione lunghissima che ci porterebbe probabilmente troppo lontano) non sono bastati a colmare un gap che è chiaramente culturale.

Anche nel mondo della musica rock-metal il numero delle donne, pure in netto aumento, è ancora minoritario e fino a pochi anni fa il machismo imperante rendeva quelle che si avventuravano in territori come il nostro quasi delle mosche bianche.

La storia del cambiamento e dell’importanza del femminile non solo nel rock, ma nell’intera società è il sotto testo e vero focus di Donne Rocciose. Spero che la descrizione e la critica di quanto fatto da alcune di loro possa servire a dare più coscienza del ruolo e dell’importanza che rivestono.

Anche la descrizione del cambiamento dell’impegno attraverso gli anni può essere importante. Partendo da quello comunitario e dalla marce attraverso le città, a quello solitario e/o con Onlus che si dedicano a progetti specifici, spesso misconosciuti dai più. Come dire: da Joan Baez ad Alissa White-Gluz.

La tua carriera da scrittore e redattore è davvero molto lunga, c’è un ricordo particolare legato al tuo lavoro a cui sei particolarmente legato?

Guarda, durante questi anni ho avuto modo di incontrare tanta gente più o meno importante. Di alcuni di loro compravo i dischi da ragazzino o anche da persona più adulta e trovarsi poi a intervistarli oppure a passare del tempo con loro in camerino o in altre occasioni magari più informali, è stato certamente appagante.

Tuttavia, anche se ad alcuni potrà sembrare strano, i ricordi migliori che ho non sono tanto legati a queste persone, quanto a ciò che è connesso agli incontri con gli altri comuni appassionati durante i viaggi per raggiungere un fest o nel corso dell’evento stesso.

Gente con la quale magari ti vedi per pochi minuti l’anno, ma che diventano così fratelli nel metallo. Amici che ti aspettano davanti ad un palco per dirsi magari frettolosamente solo “ciao” e abbracciarsi, dandosi appuntamento all’anno dopo per fare la stessa cosa, a volte vincendo difficoltà fisiche tremende pur di poterci essere.

E qui voglio fare il nome di Mario D’Adamo, un ragazzo che è venuto recentemente a mancare. Lui è stato un esempio in questo senso e fa parte di quelli cui ho riservato una dedica nel libro.

Penso alle soste in autogrill di notte, tornando sfatti dopo un concerto mentre bevi un caffè bruciato e stai già pensando a cosa scrivere nel report e vedi altri che stanno tornando a casa e coi quali basta uno sguardo per comunicarsi:

“Ci si vede di nuovo qui fra un anno, per lo stesso schifoso caffè in silenzio”. Poi sicuramente il rapporto con i lettori che si è instaurato durante gli anni, davvero molto bello, è davvero importante per me.

Ecco: più che alla gente famosa penso ai tanti musicisti underground e alle persone normali come me che ho conosciuto in questo modo.

Francesco Gallina ha scritto davvero tanto di musica e in tutte le sue sfumature, da profondo conoscitore di questo settore ci piacerebbe sapere come sta cambiando l’interesse delle persone nei confronti dei generi. Il metal è ancora così presente e determinante oppure le persone lo stanno abbandonando per dirigersi verso qualcosa di diverso?

Come sempre attraverso le varie fasi storiche che si susseguono, il metal può andare incontro a periodi più o meno fortunati sia dal punto di vista della qualità generale della proposta musicale, che dell’interesse del grande pubblico, sempre condizionato dalle case discografiche e dai vari mezzi di comunicazione.

Però, credo che il nostro sia forse l’unico genere destinato realmente a non scomparire mai. E non lo dico solo per partito preso, ma basandomi su considerazioni precise.

Non lo farà per la sua incredibile inclinazione ad assorbire, ibridare e metallizzare qualunque altro genere (tanto che in Donne Rocciose scrivo ad un certo punto: “si potrebbe dire che i musicisti e gli appassionati di metallo pesante sono i Borg della musica: “Voi sarete assimilati. Ogni resistenza è inutile”). Arricchendosene però senza perdere identità, ma sopra tutto per la sua capacità di fare da valvola di sfogo contro le ansie e le brutture della vita.

Nel nuovo libro aggiungo sempre a proposito del metal: “si tratta di qualcosa che fornisce una risposta – più o meno valida, ma la fornisce – alle paure e alle ansie di un esistere che scontenta. Come tale, è destinato a sopravvivere fino a quando ogni uomo non troverà pace interiore. In pratica: potrebbe durare in eterno”.

Arriviamo all’ultima domanda con cui ti salutiamo e ti ringraziamo di aver condiviso con noi le tue esperienze. La tua musica preferita per eccellenza qual è? Se tu avessi una band oggi che tipo di musica suoneresti?

Intanto sono sempre e solo io che ringrazio voi. Sia per questa intervista, che per lo spazio che mi avete concesso in altre occasioni, una cosa che ho davvero molto apprezzato.

Anche perché ho avuto modo di conoscere la vostra realtà e in particolare una grandissima appassionata come te. Se avessi ancora una band come quando avevo diciassette anni, sarei certamente un thrasher irriducibile.

Sempre col mio “chiodo”, lo smanicato di jeans pieno di toppe, i jeans sdruciti e tutto il resto, ma con un libro e un Tablet sempre a portata di mano 😉

Ringraziamo di cuore Francesco Gallina e siamo sicuri che anche in questo caso arrivati all’ultima pagina del libro potremo scrivere “To Be Continued…”

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By |2020-03-05T13:53:46+00:00Marzo 5th, 2020|Brand New Rock, Rock News|