Larsen Premoli racconta Rec il Be , i Beatles e gli undici anni di RecLab Studios

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Rec it Be è disco progetto che omaggia la pietra miliare della musica “Let It Be” dei Beatles. Sarà disponibile da venerdì 8 maggio in digital download e sulle piattaforme streaming. Nella stessa data il brano festeggia i cinquant’anni dalla pubblicazione.

Il lavoro vuole celebrare anche gli undici anni di attività degli studi di registrazione milanesi RecLab Studios di Larsen Premoli. Riproduce infatti fedelmente il celebre album dei Fab Four, grazie alla partecipazione di settantatré artisti nazionali.
Ovviamnete tutti frequentatori dei celebri studi di registrazione milanesi. Per l’occasione gli artisti hanno dato vita a un grande gruppo denominato “Sgt. Pepper’s Only RecLab’s Band”. Noi abbiamo incontrato virtualmente Larsen che ci ha raccontato meglio il progetto con questa intervista.

Benvenuto sulle nostre pagine Larsen, è davvero un onore condividere questo spazio con te parlando di musica.
Tanto per cominciare vogliamo congratularci per aver appena raggiunto gli 11 anni di registrazioni presso RecLab Studios. Prima di parlare del progetto Rec It Be quindi vogliamo farci raccontare qualcosa in più su questo compleanno degli Studios. Quanto lavoro e quanta motivazione ci vuole per arrivare a questo traguardo?

Ciao e grazie mille, è un piacere scambiare quattro chiacchiere con voi che avete accolto con tanto entusiasmo e bellissime parole la nostra iniziativa! Il Lab continua a macinare chilometri e al suo undicesimo anno di attività è orgogliosamente in controtendenza con l’andamento della musica.

Siamo specializzati in riprese acustiche di strumenti reali, di cui ce n’è una vastissima e ricercatissima scelta. Sebbene la produzione musicale è tendenzialmente orientata verso soluzioni “in the box”. Musicisti e strumenti musicali vengono spesso soppiantati da software e loopettini pre confezionati.

Noi offriamo invece la possibilità di avere alti standard di bellezza, di far vibrare suoni nell’aria e catturarli con dei microfoni in un ambiente ricercato. Il tutto a cifre assolutamente abbordabili, ed è questa la chiave che permette alla nostra agenda di non conoscere sostanzialmente day-off o week-end.

Motivazione e energia ci arriva direttamente dagli artisti, e il lavoro è continuo ma assolutamente piacevole e gratificante. Facciamo ogni giorno quel che più amiamo fare. La responsabilità di dar forma alle idee delle persone che te le affidano speranzose è ampiamente ripagata dalla loro soddisfazione a giochi conclusi.

Ci agganciamo così ad un progetto molto bello che qui in redazione è piaciuto davvero a tutti! Rec It Be celebra il famosissimo ultimo album dei Beatles uscito cinquant’anni fa. La celebrazione della loro carriera e della loro storia. Come nasce il tuo amore per questa band e soprattutto chi di loro avresti voluto essere? Chi dei quattro è il tuo preferito e quello in cui ti riconosci di più?

I Beatles li ho scoperti davvero in età relativamente avanzata, direi subito dopo gli anni del liceo. Credo che la maggior difficoltà per un adolescente (ancor più per uno di oggi), sia avvicinarsi ad una band del genere. Sostanzialmente i Beatles hanno inventato i canoni di tutto ciò che (di buono) ne è seguito.

Ma contestualmente hanno anche inventato come si producevano in determinati modi i dischi. Di conseguenza non è facile saltare da un approccio all’ascolto genericamente più affabile delle produzione moderne e contemporanee all’ascolto di musica prodotta oltre cinquant’anni fa.

Raggiunta una certa maturità quando inizi a distinguere suono da contenuto e riesci a concentrarti e capirne nel profondo il secondo, allora crolla la barriera del “come suonano” quei contenuti. Inizi così ad amarli, capirli e apprezzarli soprattutto in relazione alla loro forma.  Generalmente nelle band storiche dell’epoca mi son sempre lasciato prendere e ad affascinare dai bassisti.

Così se mi dici Pink Floyd tutte le mie fiches le punto su Waters, Geddy se mi dici Rush. Non tutte ma moltissime su Deacon se mi dici Queen. Senz’altro inevitabilmente se parliamo dei FabFour io son tutto occhi, testa e cuore per Sir Paul.

Nulla da togliere agli altri, ma senza sapere al tempo di chi era questo o quel pezzo, se mi avessero chiesto di creare un mio personale best off mi resi presto conto che la pelle d’oca e il sorriso più largo mi capitavano sempre su pezzo scritti dal Macca.

Per la realizzazione di questo disco sei riuscito a coinvolgere oltre 70 artisti. Persone che negli anni sono passate da Reclab Studios e che hanno lasciato un po’ della loro musica tra quelle mura.
Come è stata accolta l’idea di Rec It Be? C’è stato qualcuno che ti ha preso per un folle o che ha pensato che questo era un progetto troppo ambizioso da essere per essere portato a termine?

Facendo un piccolo passo indietro, quando decisi tre anni fa di rifare “The Dark Side of The Moon” le reazioni furono più o meno quelle. Stupore e entusiasmo ma enormi perplessità sulla fattibilità e la mia salute psichiatrica (cosa ancora tutta da verificare per altro…).
Forse essendo già il secondo round di questo tipo di format in realtà questa volta ho raccolto solo moltissimo entusiasmo e gratitudine da chi è stato coinvolto. Senza ombre di perplessità, come dire “l’ha già fatto, non ci son dubbi che arriveremo a risultato alla grande anche sta volta!”.
Ormai la famiglia di artisti che veicola fissa attorno al lab è enorme, ed è difficile “tenere un segreto”. Tempo le prime dieci chiamate per proporre la cosa ho iniziato a ricevere messaggi da altri artisti che sostanzialmente volevano partecipare. La sfida più ardua è sempre cercare di creare il maggior numero di slot possibili per coinvolgere quante più persone è possibile.

Scegliendo qualche rappresentante per ogni band dove si tratta di gruppi. Al contempo identificando le giuste anime per assegnare parti che a mio avviso rappresentino al meglio lo stile e le potenzialità espressive di ciascuno in relazione al repertorio assegnato.

Ma la sfida di Larsen Premoli va ben oltre. Dopo aver trovato altri 70 musicisti pronti a condividere la passione per i Beatles hai pensato di registrare come si faceva 50 anni fa.
Rec it Be è stato registrato senza tagli, senza editing, utilizzando per lo più microfoni a nastro, mixato senza l’uso di nessun plug-in e passato su bobina analogica. Quali sono state le difficoltà oggettive di realizzazione?

Potrà sembrare banale, ma il tempo: RecLab non si è mai fermato durante le registrazioni di “Rec it Be”. Quindi abbiamo ampliato le nostre giornate riempiendo ogni minimo momento morto. Fermandoci spesso la sera dopo le nostre consuete 9/10 ore di produzione per incastrare tutti entro Natale.
Da un punto di vista tecnico la maggior premura è stata selezionare e preparare strumenti e amplificatori perchè rispecchiassero al meglio le timbriche dell’epoca.
Tutto il vero lavoro l’han fatto sostanzialmente gli artisti che sono arrivati davvero tutti, PREPARATISSIMI. Di conseguenza ci hanno regalato delle performance ottime che non han richiesto alcun trattamento di correzione.

Le cose più bizzarre o maniacali possono essere state ad esempio la ricerca delle chart di accordatura delle batteria di Ringo per accordare i tamburi allo stesso modo. Utilizzare stracci sulle pelli, microfoni in determinate posizioni.
Piuttosto che ingeniarsi su come realizzare un suono di sitar-elettrico doppando una chitarra con delle catenelle risonatrici. E ancora scegliere di utilizzare solo riverberi dell’epoca hardware per creare l’effettistica.

Il tutto è stato poi passato su bobina da 1/4 di pollice. Posso già dirvi in anteprima che il MASTER su bobina – un esemplare unico – sarà messo all’asta sempre per raccogliere fondi per la nostra causa benefica.

Probabilmente è proprio per questo che è stato deciso di realizzare un docu-film che racconta in tredici episodi tutto il lavoro.
Non solo, si racconta anche la storia dei Beatles brano dopo brano dal leggendario Gennaio londinese del 1969 fino a Let It Be. Ed abbiamo visto anche musicisti molto molto giovani. Come ci sei riuscito? Come hai avvicinato i giovanissimi ai Beatles senza l’ Auto-Tune?

Mi ritengo fortunato per la gran parte delle persone che ho conosciuto in questi anni. Si sono approcciate come clienti al Lab, e poi sono diventate amici. Più andiamo avanti con gli anni, più i giovani che si presentano a produrre musica sono aperti, preparati, di ampie vedute e con ottima cultura musicale.

Anche i meno dentro al mondo dei Beatles hanno dimostrato un grande senso di responsabilità affidatagli nel dover diventare un tassello di un disco. Magari non particolarmente noto per loro, ma che resta inevitabilmente una delle pietre miliari della storia discografica.
Per quel che che concerne l’auto-tune in realtà chi sceglie di produrre al Lab solitamente non è un amante dell’oggetto, anzi, ne soffre un discreto ripudio.

Ad un certo punto pensiamo che se hai scelto di cantare una determinata cosa probabilmente dovresti essere in grado di farlo. Quindi mal che vada esiste il nostro più famodo metodo di correzione brevettato che è il “RIFAI” e se serve il “rifai ancora!”.

Il documentario questa volta è davvero una parte del progetto di cui vado molto fiero: ho lasciato a tutti una dispensa di miei appunti che racconta aneddoti. Ma anche tutto il retroscena di quell’anno dei Beatles. Così che ciascuno se ne appassionasse e capisse su cosa si stava prestando a contribuire artisticamente.

A quel punto è stato semplice farlo raccontare a loro con delle piccole interviste.
il risultato è un film di un paio d’ore che racconta uno dei momenti dei Beatles meno noto e raccontato. Non sta a me giudicarlo, ma penso possa essere per molti, appassionati e non, un bel prodotto media per poterne sapere di più a prescindere dal nostro remake.

E come se non bastasse tutto questo a farci innamorare di Rec It Be, scopriamo che tutti i proventi serviranno per una buona causa. Infatti il progetto sosterrà l’assocoazione Oscar’s Angels che altro non è che un gruppo di volontari nei reparti oncologici di pediatria. Ancora una volta la musica regala dei sorrisi. Cosa puoi dirci a riguardo?

Oscar’s Angels è un’associazione che nasce in Francia, a Tolosa, fondata da una nostra meravigliosa connazionale, Anita.
Da molti anni hanno sviluppato gruppi di volontari in tutto il mondo. Finalmente anche Oscar’s Angels Italia è riconosciuta e attiva sul territorio nazionale con una serie di volontari.

Questi formano a loro volta nuovi operatori che desiderano dare una mano dedicando del tempo a bimbi e ragazzi dei reparti spesso più “pesanti” degli ospedali.
La musica è un chiodo fisso del loro operato, e allora chi meglio di loro per trasformare in qualcosa di tangibile i frutti di un’esperienza bella che nasce dalla mia voglia di fare?

Dal coinvolgimento di chi ha scelto il Lab come music-factory, e di chi amandone i contenuti deciderà di fruirne?
Ora che sono insignito del ruolo di Consigliere Musicale è ancor più una mission, quindi Rec it Be è solo il prossimo di tante iniziative che RecLab svilupperà per sostenere il loro prezioso operato!

Naturalmente Rec It Be sarà presentato anche live, qui i musicisti arriveranno a quota 100… L’evento sarà presentato al notissimo Legend Club Milano il 9 Maggio ed anche il ricavato del biglietto sarà devoluto all’associazione di cui abbiamo parlato.
Qualcosa ci dice che è uno dei live che stai vivendo con più emozione, chi vorresti vedere in prima fila?

Il live show è il momento più bello di questi progetti, cominciando dalle prove del pomeriggio. Tutti i musicisti che noi abbiamo visti nell’arco di mesi, e che fra loro molti si son visti solo online nel documentario, o ancora di sfuggita in qualche incontro, finalmente si trovano tutti assieme nello stesso posto.

E’ meravigliosa l’energia che si crea, tante persone tutte con la stessa passione, le stesse ambizioni, le stesse fatiche e ostacoli condivisi. Giovani che vedono veterani, veterani che incontrano giovani… è davvero uno stimolo enorme per tutti. Lo show avrà una prima parte che coinvolgerà alcune band extra-rec it be quindi il quoziente salirà ulteriormente rispetto ai musicisti presenti nel disco.

Sarà uno show che toccherà un po’ tutta la carriera dei Beatles, con un focus sulla seconda parte dedicato appunto ai 50 anni di Let it Be che festeggeremo solo 24 ore dopo la ricorrenza dell’anniversario!
In prima fila quest’anno ci sarà innanzitutto IO: è stato troppo bello suonare “Dark Side of the Moon” sul palco del Legend tre anni fa.

Ma ho sofferto di non potermi godere lo show da sotto palco, quindi quest’anno ho deciso di stare dietro il mixer con la scusa di occuparmi personalmente del sound. Ovviamnete con la voglia di guardarmi e ascoltare lo show in mezzo al pubblico.

Magari a fine serata un salto sul palco a far due note potrebbe capitare… ma lascio ai posteri di scoprirlo. Sotto il palco non voglio vedere qualcuno in particolare, spero ci siano solo persone sorridenti, emozionate, e divertite. Persone che porteranno a casa un ricordo della serata sapendo di aver fatto del bene. Nel merito ne approfitto per ricordare che con il biglietto in prevendita è previsto un 50% off sulle copie del disco, approfittatene!

Vorremmo parlare con te per ore di questo disco ma lo spazio a disposizione volge al termine. Quindi la nostra ultima domanda è questa. Tra tutti i musicisti e tutte le band che hai visto passare da RecLab Studios, c’è qualcuna che ha il potenziale per essere considerata “i nuovi Beatles”? Ti salutiamo e naturalmente ci vediamo al Legend Club Milano!

A questa domanda risponderà per me Paolo Colavolpe, frontman dei DESTRAGE, sul finire di puntata del nono episodio di “Rec it Be”. Perchè ha trovato le parole perfette e non voglio nè spoilerarle nè rubargliele.
Per non esimermi dal darvi una risposta, lavoriamo quotidianamente della musica di una bellezza disarmante.

Il mio prossimo impegno sarà trovare il modo di dare una piattaforma, uno spazio, un faro da puntare sopra tutti quegli artisti che producono questa bellezza.
In un momento storico in cui ciò che viene comunemente considerato musica e il come viene gestita, trattata, prezzata, e devalorizzata, è svilente se si pensa di considerare musica – quindi con la medesima nomenclatura – anche il prodotto del loro esprimersi.
Vi aspettiamo al Legend il 9 Maggio, e Martedì sul nostro canale YouTube per la prossima puntata di “Rec it Be”. Grazie ancora di cuore per lo spazio, e l’entusiasmo!

LINK UTILI:

Larsen premoli : https://www.facebook.com/larsenpremoli

RecLab Studios: https://www.facebook.com/reclab/

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By |2020-03-07T09:28:06+00:00Marzo 7th, 2020|Brand New Rock, Musica, Rock News|