Clockworks, i Methodica raccontano il loro disco sulle nostre pagine

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Clockworks è il nuovo disco dei Methodica, ne abbiamo più volte parlato su queste pagine ma adesso abbiamo voluto raggiungere i ragazzi con questa intervista per condividere ancora la loro musica.

Bentrovati ragazzi, vi ospitiamo sempre molto volentieri sulle nostre pagine attraverso le quali abbiamo già avuto il piacere di presentare il vostro nuovo disco appena uscito. Parliamo di Clockworks. Come sta andando? Siete soddisfatti della risposta di pubblico?

Ciao a tutti e grazie a voi per ospitarci sulle vostre pagine, è sempre un piacere anche per noi. “Clockworks” sta andando decisamente bene, la curiosità intorno al disco è tanta. Abbiamo già venduto varie copie tramite la nostra pagina Bandcamp, e stiamo ricevendo molti apprezzamenti positivi sull’album. Le canzoni piacciono e il nostro nuovo suono, più aggressivo rispetto al passato, è stata una bella sorpresa per molti ascoltatori.

Questo è un album che in qualche modo segna il momento in cui Methodica prendono atto del percorso fatto fino ad ora e trovano un’identità ben precisa. Un disco davvero ispirato che mostra una band consapevole e matura. Senza dubbio una bellissima crescita professionale rispetto al vostro esordio. Quanto vissuto personale c’è in Clockworks?

In “Clockworks” sono condensati gli ultimi 5 anni di vita della band, 5 anni vissuti insieme tra concerti, scrittura e riscrittura dei brani. Ma anche l’ascolto delle nuove tendenze musicali, che bisogna sempre tenere in considerazione per migliorarsi come musicisti. Tre tour europei (con Queensryche e Fates Warning) che ci hanno fatto crescere e maturare anche nella dimensione live.

Suonare praticamente ogni sera, assieme a musicisti preparati e professionali, è stata un’esperienza spettacolare, che speriamo di ripetere quanto prima, appena ci sarà un ritorno alla normalità, che ci auguriamo tutti. Tra l’altro, i tour ci hanno permesso anche di testare alcuni brani del nuovo disco in sede live, e ci siamo resi conto che la resa sul palco era ottimale, eravamo sulla strada giusta.

Il vostro disco è speciale anche per un altro motivo. Il racconto del brano A Dystopian Tale è affidato in parte a Todd La Torre dei Queensryche. Wow!! Vogliamo sapere tutto di questa collaborazione e come mai avete scelto proprio lui per questo brano.

In effetti questo è stato davvero un colpaccio! “A Dystopian Tale” era stata scritta tra il primo e il secondo tour al seguito dei Queensryche. Il testo del brano infatti si prestava perfettamente ad essere cantato come un botta e risposta a due voci. Tra di noi, scherzando, dicevamo che farla cantare a Todd sarebbe stato davvero figo, visto che si era creato un ottimo feeling tra noi e i Queensryche durante il primo tour insieme.

Così, quando li abbiamo incontrati per il secondo tour, gliel’abbiamo proposto; lui molto semplicemente ci ha risposto che gli avrebbe fatto molto piacere e di inviargli tutto il materiale, brano e testo. Quasi non ci credevamo! Todd La Torre nel nostro disco! E’ stato fantastico sentire la sua voce nel nostro pezzo, il suo cantato era perfetto per la canzone.

Sulla scia dell’entusiasmo e con l’adrenalina ai massimi livelli per la recentissima uscita di Clockworks, sicuramente i Methodica stanno facendo dei bei progetti per il futuro. Ora, sappiamo bene che il momento è quello che è ma sappiamo anche che la musica trova sempre il modo di farsi strada ed arrivare più lontano possibile. A cosa lavorerete nell’immediato futuro?

Come dici tu dobbiamo aspettare per forza di cose che la situazione si normalizzi un po’, e speriamo che questo accada presto. In ogni caso non stiamo certo con le mani in mano. Abbiamo molto materiale nuovo in cantiere, che andrà a formare il quarto album, e altre idee che stanno prendendo forma. L’entusiasmo non manca sicuramente e nonostante il periodo complicato per la musica in generale, siamo fiduciosi.

C’è ancora una cosa che non abbiamo detto e che invece merita il suo giusto spazio. Parliamo della copertina di Clockworks. Tante parti che formano piccoli pezzi di un ingranaggio fatto di oggetti di recupero. Al centro un enorme occhio a vigilare sull’umanità. Avete scelto voi l’artwork? Avevate già un’idea precisa?

L’idea che avevamo era di utilizzare il nostro logo, che compariva anche all’interno del precedente disco “The Silence Of Wisdom”. Rielaborarlo in una versione più “industriale”, in linea con il nuovo sound, usando appunto vari pezzi di metallo, legno e altro, apparentemente slegati tra loro ma che messi insieme potevano assumere un altro significato.

Il nostro grafico Alessandro Palvarini ha fatto il resto, mettendo a disposizione dell’artwork le sue idee e la sua immaginazione. Così il risultato ci è piaciuto davvero molto, era proprio quello che avevamo in mente. Lui ci ha anche suggerito di inserire nell’immagine di copertina degli “indizi” che facessero riferimento ai testi dell’album. L’avevamo fatto per Wisdom e ci piaceva l’idea di ripetere l’esperimento. Alcuni indizi sono nascosti davvero bene, ma nelle pagine interne del booklet del cd potete trovare la soluzione all’enigma.

Per arrivare ad un risultato simile sappiamo che ogni singolo elemento della band e tutti quelli che lavorano con loro devono essere tenaci, avere degli obiettivi e non scoraggiarsi. Purtroppo invece sono molti coloro che non ce la fanno, band che si sciolgono o che rimangono in una situazione di stasi fino a non avere più una via di uscita. Cosa si può fare affinché ciò non accada? Come avete superato voi i momenti di difficoltà se ne avete avuti?

I momenti di difficoltà ci possono essere, sia a livello musicale che a livello personale. Noi principalmente siamo amici, non siamo turnisti che militano in una band unicamente per suonare. C’è molta intesa tra di noi, e questo si riflette anche in quello che facciamo.

Il pubblico lo percepisce chiaramente, anche quando ci vede sul palco. Possono esserci i momenti di stanchezza, magari quando un pezzo che funziona come demo, quando lo suoni non “gira” come dovrebbe.  Oppure quando le rispettive idee e la visione su un brano sono completamente opposte e apparentemente non conciliabili, credo che sia normale.

Quello che aiuta in questi casi è la consapevolezza di avere un obiettivo comune, e sapere che il risultato finale è più della somma delle singole parti. E’ normale anche crearsi delle aspettative, assolutamente legittime, e quando queste vengono disattese subentra la delusione, che può portare una band ad arenarsi o peggio ancora a sciogliersi. E’ un aspetto molto insidioso da non sottovalutare. Noi abbiamo imparato a guardare avanti e a fare quello che ci piace di più, scrivere e comporre musica, quella che piace a noi, e perché no, pensando anche a cosa può piacere al pubblico.

Ragazzi è stato davvero bello avervi con noi e condividere la vosta musica. Vogliamo salutarvi chiedendovi se nei prossimi mesi avremo modo di goderci un altro video estratto dall’album e naturalmente invitandovi su Rock My Life ogni volta che volete!!

Grazie davvero a voi per questa intervista; in effetti ci sarebbe l’idea di girare un quarto video, ci stiamo concretamente pensando, potrebbe essere il nostro regalo di Natale per i nostri fans e per tutti quelli che potranno conoscerci grazie a “Clockworks”. Potete continuare a seguirci anche sul nostro sito ufficiale www.methodicaofficial.com, sui social (Facebook e Instagram) e potete trovare tutta la nostra produzione recente e passata sulla nostra pagina Bandcamp https://methodica.bandcamp.com/merch. Il vostro sostegno è molto importante. Stay Prog!

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Clockworks
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By |2020-10-26T16:43:10+00:00Ottobre 26th, 2020|Brand New Rock, Musica Rock, Rock News|