Giulio Larovere, intervista all’autore di To see a lonely heart

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Rock My Life incontra Giulio Larovere, l’autore di To see a lonely heart, di cui abbiamo recentemente parlato sulle nostre pagine. Un lavoro davvero interessante che ci ha molto incuriosito, tanto che abbiamo voluto incontrare il cantautore con questa intervista. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Giulio, mentre scriviamo questa intervista abbiamo in cuffia “To see a lonely heart”.
Ma prima di raccontare questo brano vogliamo soffermarci sul tuo album di prossima uscita. Più che un disco è un progetto. Come mai la storia di John Knewock ti ha ispirato così tanto?

John ha iniziato a viaggiare a 20 anni. Ha dormito sotto cieli stellati. Per attraversare gli Stati Uniti, dato che non aveva un soldo, ha viaggiato clandestinamente sopra treni merci. Ha vissuto la sua giovinezza facendo scelte coraggiose in nome della libertà e dell’amore per la vita. Potevo non rimanerne affascinato ed ispirato?

Vita hippie, avventure, emozioni, tutto è cominciato negli anni ‘60 e tutto è stato realizzato come se le tracce fossero registrate proprio in quell’epoca. Qui dobbiamo proprio dire che Larsen Premoli ha fatto un grande lavoro presso i RecLab studios. Lo immaginavi così questo disco? Che effetto ti ha fatto la prima volta che hai ascoltato i brani finiti?

Ho riascoltato recentemente le registrazioni fatte il 4 Febbraio col mio telefono, voce e chitarra, nel silenzio della mia casa per non svegliare i vicini. Ho una cartella sul mio computer dove ho tenuto tutte le evoluzioni di queste canzoni, dalle preproduzioni concepite con l’aiuto di Giuliano Dottori e registrate nel suo Jacuzi Studio di Milano.

Tra queste cartelle, circa a metà schermata, ce n’è una con i “rough mix” appena sfornati da Larsen Premoli dalla plancia di comando di RecLab. Per “rough mix” si intende la registrazione delle tracce degli strumenti, solamente microfonati e della “stanza”. La qualità di quei suoni “crudi” e senza ancora aver aggiunto alcun effetto, ci ha fatto esclamare “Ma questo è già un disco!”.  Io e gli altri, tra cui lo stesso staff di RecLab (Larsen compreso) siamo rimasti a bocca aperta.

Il video To see a lonely heart è stato girato proprio ai RecLab Studios, è bello vedere anche una parte del lavoro senza costruire cose troppo artificiali. Rende tutto più vero e credibile, ad essere sinceri ci piace molto anche l’idea di inserire il testo. Come mai questa scelta?

Sincerità chiama sincerità. Tutto quello che vedete (e vedrete nel corso dei prossimi mesi) è merito della lungimiranza, della disponibilità, dell’ingegno e della professionalità di Larsen Premoli. E anche dei suoi due assistenti, Loris Bersan (Recording Engineer) e Mirko Ripoldi (Studio Assistant).

Il progetto del disco è nato con l’idea di fare un “live in studio” ma una volta ascoltati i brani, Larsen mi ha proposto di registrare proprio un disco, con dedizione e cura. Sua l’idea di registrare materiale video DI TUTTO quello che è successo in studio, incurante dello spazio sugli hard-disk.

Scherzando, penso che quando avrà aperto la prima volta tutte le tracce video si sarà imbottito di psicofarmaci! E sempre per rimanere sinceri, ci eravamo preparati per fare uscire prima un altro singolo. Così ho chiesto “last minute” a Larsen di montare le immagini delle registrazioni di “To see a lonely heart” mentre io montavo il testo.

Può capitare di dover modificare in corso d’opera il proprio cammino (ed io che faccio ed insegno improvvisazione teatrale lo so molto bene). Fortunatamente, con un team così, il risultato è stato ottimo. I testi tratti dal libro di John sono molto belli ed intensi e ho pensato di valorizzarli in modo che non si ascoltasse solo la melodia cercando di capire le parole della canzone.

Inoltre, gli amici di John sono per lo più statunitensi ed è per questo motivo che sul mio canale YouTube, tutti i video in italiano del “documentario” hanno i sottotitoli in italiano ed inglese. Il mio desiderio è che l’eredità di John sia a disposizione e comprensibile da quante più persone possibili.

Parliamo un po’ di te… A 38 anni, dopo 20 anni di carriera nel commercio e nell’industria, Giulio Larovere decide di cambiare vita dedicandola interamente alla musica. Una scelta che ha dentro una forza incredibile e mostra tutto l’amore per questo lavoro. Hai qualche rimpianto?

Ho il rimpianto di non averlo fatto prima, ma la certezza che, come John diceva spesso “It’s all good” che io leggo come “tutto va come deve andare, è tutto giusto così com’è”. Avrei potuto farlo prima ma non sarei stato realmente pronto. Aggiungo anche che non me lo sarei gustato così pienamente come ho potuto fare in questi 8 anni.  Non tutta la maturità (“vecchiaia” – ndr) vien per nuocere hehehe

Leggiamo nella tua biografia che sei molto legato anche al mondo del teatro, senza dubbio un palco diverso dai classici live nei locali o nei club. Un mondo in cui la musica porta la sua narrazione su un piano diverso. Ti senti un po’ più a casa tua in teatro?

Ho iniziato 10 anni fa al Teatro del Vigentino di Milano con la mia adorata Maestra Isabella Cremonesi e mi sono sentito subito a casa. Come accennavo prima, sono un attore ed un insegnante di improvvisazione teatrale che è tutt’altra cosa rispetto al teatro tradizionale che si basa su testi e copioni perché il copione e la scenografia non esistono.

Le storie le inventi sul momento, collaborando con gli altri attori e ogni sera succedono cose che non si son viste prima e non si rivedranno negli spettacoli successivi. L’improvvisazione ti insegna a dire dei “SI” e dei “SI, E… “ insomma ad accogliere le proposte, ad accettare gli altri e a proporre a tua volta nuove idee per far proseguire la storia.

Ho portato la musica anche in questo ambiente ed improvviso canzoni con i suggerimenti che arrivano dal pubblico. (L’ho fatto anche in diretta sul mio canale ogni Martedì sera durante il lockdown con i suggerimenti in chat dagli spettatori e questo mi ha aiutato a staccare la testa e a superare i momenti più duri).

Guardando la grafica che hai scelto per To See a lonely heart, vediamo un cuore nella sua forma anatomica sovrapposta ad un altro cuore. Questo formato per metà da note musicali e per l’altra metà da testo. Svelaci un segreto, é fatto così il cuore di Giulio?

Ma che bella questa domanda! Bellissimo anche che voi abbiate visto sotto il cuore “anatomico” un altro cuore perché in realtà sono due volti. E’ una grafica realizzata da Viola Martinez. A sinistra c’è la mia faccia stilizzata. Se zoomate potrete vedere che è composta da musica, note e simboli musicali. A destra, invece, c’è la faccia di John, composta di parole delle sue canzoni.

Per rispondere alla vostra domanda: il mio cuore è decisamente fatto così, mi azzardo ad affermare che in percentuale maggiore è fatto di musica ma sto lavorando affinché la parte delle parole riguadagni terreno e tutto sia più bilanciato.

Sappiamo che la realizzazione di un disco genera sempre tanto entusiasmo ed è fondamentale avere un gruppo di lavoro fatto di persone motivate e innamorate di quello che si sta producendo. Come ultima domanda vogliamo chiederti se c’è qualcuno in particolare che vuoi ringraziare e a chi dedichi questo disco.

Tutto quello che ascolterete e vedrete, non esisterebbe senza il lavoro di tutti gli amici musicisti che hanno creduto in me, nel mio entusiasmo e si sono lasciati trasportare dalla bellezza che stavamo creando insieme. Un grazie speciale va alla mia carissima amica Paola Fiammenghi che mi ha messo in mano il libro. A me e Paola piace pensare che, in questo inizio, ci sia stato lo zampino di John che ci ha guidati fino a qui e continua a farlo da dov’è ora.

Dedico questo disco a John, a sua moglie Heather, a tutti gli amici che lo hanno conosciuto ed amato e continuano a farlo celebrando la sua vita su questa Terra. Lo dedico anche a tutti noi che abbiamo preso parte a questo viaggio, a chi è salito a bordo e a chi deve ancora salire. Lo dedico infine a tutti coloro che percorrono la propria strada ed inseguono i propri sogni, tramutandoli in realtà.

Un ringraziamento speciale voglio farlo a Sara, la mia ex-compagna, che mi è stata molto vicina in questo periodo difficilissimo, sopportando i miei sbalzi di umore e le complessità del mio carattere spronandomi, aiutandomi e confortandomi con tutta se stessa.
Con le sue lacrime, mentre ascoltava le canzoni nella loro versione definitiva, mi ha fatto capire che avevo fatto un ottimo lavoro.

Grazie per essere stato con noi Giulio, siamo certi che presto racconteremo ancora tanto altro della tua musica sulle nostre pagine.

Grazie a voi per avermi dedicato il vostro tempo e questo spazio, spero di non essere stato troppo prolisso ma le vostre domande profonde meritavano delle risposte adeguate. Spero anch’io di rivedervi presto.

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Giulio Larovere
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By |2020-12-08T19:53:22+00:00Dicembre 8th, 2020|Brand New Rock, Musica Rock, Rock News|