Fireground: la nostra intervista alla rock band italiana dal sapore internazionale

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Fireground arrivano dalla terra dei vulcani, i Campi Flegrei in Campania. Dentro di loro arde un cuore pulsante che si esprime attraverso la musica. Li abbiamo conosciuti con i due brani che anticipano lìalbum di prossima uscita: Worm e Don’t Say a Word. Abbiamo ascoltato in anteprima il loro disco e ne siamo rimasti davvero colpiti ed ammirati, così li abbiamo raggiunti con questa intervista.

Buongiorno Ragazzi!! E’ bello avervi sulle nostre pagine e conoscervi un po’ meglio, perché la vostra musica ha davvero qualcosa di speciale. Insomma i Fireground riescono a farti scattare quella scintilla per cui dici: Che bello, esistono ancora band così!! Come vi sentite adesso che si avvicina sempre di più l’uscita del vostro primo disco?

Intanto grazie per i complimenti e per lo spazio che ci stai dedicando! E’ sempre bello sapere che esiste ancora un movimento intorno alla musica rock. Ci piace pensare di poter essere, nel nostro piccolo, parte di questa “resistenza”, se così la possiamo chiamare, attraverso il disco che stiamo per lanciare grazie a VREC e a David Bonato.

Diciamo che ci sentiamo un po’ folli, perché il rock nel 2021 sembra una splendida utopia. (Per noi che siamo italiani ma scriviamo in inglese, poi, lo è ancora di più!), ma anche molto curiosi per quello che ci aspetta nei prossimi mesi.

Un disco composto da nove tracce intense, coinvolgenti, ardenti, io ho avuto la fortuna di ascoltarlo in anteprima. Posso dire che è esattamente ciò che avrei voluto sentire da una band che porta un nome così importante e che arriva da una terra essa stessa ardente. Una terra ricca di cultura, arte e storia. Quanto c’è di tutto questo nel songwriting dei Fireground?

Vedi, il fuoco è sotto terra, è in profondità, ed è l’elemento della natura che richiama subito alla mente la passione, un sentire che va in qualche modo oltre la superficie. Diciamo che simboleggia alla perfezione l’approccio che abbiamo nei confronti della musica. Poiché cerchiamo di creare un sound che sia intenso, introspettivo, impetuoso ed emozionale al tempo stesso.

Leggo di voi: “Rock Alternativo dalla terra dei vulcani. Fireground è un progetto dall’anima internazionale che parte da Napoli e punta al mondo intero”. Dove vi portano i vostri sogni in questo momento?

I sogni possono essere meravigliosi ma tanto dolorosi al tempo stesso, specialmente quando sono troppo grandi e poi arriva il momento di confrontarsi con la realtà. Possiamo dirti che sogniamo di far ascoltare la nostra musica a quanta più gente è possibile in ogni angolo del mondo. Senza barriere geografiche o di lingua, e che possa esserci un risveglio culturale e musicale che porti questo genere a tornare di nuovo popolare tra le persone.

Ci avete già regalato due singoli dal nuovo album. Parliamo di Worm e Don’t Say a Word, brani che abbiamo inserito anche nella nostra playlist di Spotify. Voglio ricordare ai nostri lettori che il disco è prodotto da Pietro Foresti. Com’è stato lavorare con lui e come avete vissuto tutto il periodo di realizzazione del vostro lavoro?

E’ stato tutto pazzesco! Conta che l’album è stato registrato a Monza proprio nei giorni in cui stava venendo fuori per la prima volta la pandemia in Lombardia, e noi eravamo lì per il disco. Contrariamente a quanto si possa pensare per una rock band, abbiamo fatto “vita monastica” dividendoci tra casa e studio di registrazione per tutto il tempo.

Un mini lockdown creativo dettato dal panico che c’era fuori da quelle quattro mura! Pietro è stato un professionista fantastico, un vero e proprio coach per noi. Infatti ci ha fatto rendere oltre i nostri limiti, facendoci comprendere perfettamente come un brano con tanti difetti grazie al lavoro in studio possa trasformarsi in una potenziale hit. Ma ci teniamo a ringraziare anche Matteo Agosti, che ha curato la parte di sound engineering ed è stato determinante per il risultato finale.

Io so che i Fireground sono anche molto amici, vi conoscete da tantissimo tempo, eccetto Marco che è arrivato più tardi nella vostra “famiglia”. Cosa rappresenta per voi il poter esprimere il vostro legame con la musica? Ci sono le vostre storie nei brani?

Sembra una frase fatta, ma Marco è come se fosse con noi da sempre. Il suo ingresso nella band ci ha dato la possibilità di esprimere tutto il nostro potenziale creativo. Del resto per noi la musica rappresenta proprio un’urgenza espressiva, il bisogno di tirare fuori la parte più intima di noi stessi e comunicarla senza mezzi termini a chi ci ascolta. Più che le nostre storie, nei brani c’è la nostra anima.

Questo disco è pieno di energia, di cose da dire e davvero scuote fino in fondo le emozioni dell’ascoltatore. E’ facile immaginarlo su un grande palco dal vivo con un sacco di gente che si lascia trasportare dalla musica. Com’è il concerto dei vostri sogni?

Anzitutto un concerto senza Covid! Non ne possiamo più di questa situazione. Vogliamo suonare per un pubblico che suda, si sbatte, persone che cantano a squarciagola senza pensare a come fare per non infettare il proprio vicino di posto. Ci piacerebbe prendere parte a qualche grande festival, suonare davanti a tanta gente. Magari dividere il palco con qualcuno dei nostri idoli…chiediamo troppo? 🙂

Una delle cose che mi ha colpito molto di voi è l’attaccamento alla vostra terra, si respira l’orgoglio partenopeo in ogni cosa fate, che scrivete e che suonate. E’ logico e auspicabile avere un occhio proiettato verso altri orizzonti, ma alla fine è bello trovare persone così piene di amore per la propria terra. (Amore condiviso per altro)! Volete lasciarci un vostro pensiero a riguardo? Con questa domanda vi salutiamo e speriamo di avervi come nostri ospiti al più presto con altre novità! In bocca al lupo ragazzi!

Vedi, l’orgoglio partenopeo molte volte è un fenomeno di facciata. Purtroppo c’è tanta gente che dice di amare la propria terra, ma poi lo fa soltanto a parole. Noi cerchiamo di veicolare l’aspetto positivo della napoletanità. Anche se abbiamo scelto di avere un profilo internazionale, facendo trasparire la spontaneità e la genuinità nel nostro modo di porci con tutte le persone con cui ci troviamo a lavorare. E secondo noi, questa cosa la puoi trovare anche nella nostra musica!

I Fireground sono:

Marco Franzese – Voce
Roberto Vagnoni – Chitarra/Synth
Fabrizio Sensini – Basso
Enrico Imparato – Batteria/Voce

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By |2021-02-10T14:25:21+00:00Febbraio 10th, 2021|Brand New Rock, Musica Rock, Rock News|