Marco D’Andrea, la nostra intervista al compositore, chitarrista e produttore di Opera Rock

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Marco D’Andrea è un compositore, chitarrista e produttore conosciuto ai più come mente e braccio dei Planethard. Abbiamo avuto modo di conoscerlo anche con altre produzioni, ma oggi vogliamo raccontarvi la sua musica con questa intervista, attraverso i bellissimi ricordi che Marco ha voluto condividere con noi.

Ciao Marco, Bentornato su Rock My Life. Abbiamo di nuovo il piacere di poterti fare qualche domanda e conoscerti un po’ meglio. Parliamo di Opera Rock, il tuo nuovo lavoro solista. Già il titolo la dice lunga. Come hai fatto a mettere insieme opere liriche e il sacro fuoco del rock?

Ciao Graziella, Grazie! Un saluto a te ed a tutti i lettori di Rock My Life!
E’ avvenuto tutto in maniera molto spontanea. Ho iniziato con il progetto Mameli Rock, come ben sai, durante il primo lockdown. Volevo fare qualcosa di concreto per aiutare i medici in prima linea e quindi, con il benestare di RNC Music e dopo l’aver coinvolto molti miei amici e colleghi musicisti, il resto è venuto in modo naturale.

Con il mio primo album solista strumentale Everything I Have To Say (RNC Music), ho avuto un ottimo riscontro. Infatti ho aperto anche le date per Mark Tremonti. Così ho preso tempo prima di un secondo lavoro solista, perché volevo che fosse diverso.

Ho molto da dire, soprattutto con le note e non volevo fosse una copia del primo. Quindi dopo Mameli Rock, quasi per gioco, mi sono trovato ad arrangiare la celebre aria di Puccini, tratta dalla Turandot: Nessun Dorma.

Ho registrato il brano nel mio studio con sola chitarra elettrica e da quel momento ho capito che potevo fare qualcosa di diverso. Potevo arrangiare in chiave Rock dei brani famosi di musica classica. Come potrai immaginare, non è stata una passeggiata, ma se non rischi nella vita, non puoi dire di aver vissuto no?

In realtà infatti, noi avevamo già sentito la tua chitarra alle prese con niente meno che l’Inno di Mameli. Molte persone potrebbero addirittura storcere il naso all’idea di una rivisitazione dell’Inno Nazionale. Eppure è stato un enorme successo anche perché associato ad una raccolta fondi per il Policlinico di Milano. Parlaci di quella esperienza.

Decisamente una bellissima esperienza! Anche l’aver coinvolto colleghi come Andrea Braido, Giacomo Voli e tanti tanti altri… essere il produttore artistico ed ideatore di questo progetto, mi ha riempito di soddisfazione.

Sapere che siamo riusciti, tutti insieme a fare qualcosa di diverso, sta a simboleggiare la potenza della musica, unisce quando tutto intorno sembra cadere. E’ stato anche molto divertente essere regista di questo incredibile Team. E la cosa ancora più incredibile è che di solito come produttore tendo a dare anche carta bianca quando collaboro con altri artisti.

Questo riesce tirare fuori il meglio di loro e tutte le chitarre, le voci, le note, si sono incastrate al meglio. Un pò come se tutto fosse stato studiato e premeditato, ma in realtà è venuto fuori in maniera spontanea. Ricordo ancora quando Marco Pastorino dei Temperance mi mandò la sua registrazione vocale.

L’urlo di rabbia alla fine è stata farina del suo sacco e mi è piaciuta davvero molto come idea. Infatti si sposava alla perfezione con gli arpeggi armonizzati che facevo nel finale, come un’esplosione di note ed incastri perfetti.

Oppure quando DJ Toky di Virgin Radio, doveva passarmi il suo video per montarlo nell’insieme: una mattina mi fece una videochiamata, mentre mi stavo lavando i denti e mi disse: “Fratello! questo è il video!” ovviamente, sono scoppiato a ridere, vista la situazione.

Avere un Team di questo calibro, mi rende orgoglioso non solo dal punto di vista umano, ma anche dal punto di vista professionale. Perché non penso capiti tutti i giorni di poter dirigere una band di questo spessore, permettimi di ricordarli tutti e di ringraziarli ancora una volta uno ad uno:

Andrea Braido, Giacomo Voli, Masha Mysmane, Dj Toky, Tommy Massara, Marco Pastorino. Ralph Salati, Stefano Arrigoni, Antonio Cordaro, Anna Portalupi, Gianluca Ferro. Axel Capurro, Giacomo Giga Gigantelli, Alessandra Sancio, Klod Brolis, Steve Michensia e Jack Draven. Da Matteo Magni, Annalisa Forcella e Jacopo Boscaini è invece arrivato il prezioso supporto per quanto riguarda produzione, grafiche e video.

Marco, tu da quel momento in poi hai capito che il Rock e l’opera potevano creare qualcosa di straordinario. Infatti c’è stato un’altro singolo che abbiamo condiviso anche noi sulle nostre pagine: Nessun Dorma. I musicisti che hanno collaborato con te, come hanno preso questa idea così originale e particolare?

Per il progetto Mameli Rock, hanno tutti accettato subito con molto entusiasmo. Per le altre canzoni, oltre alle chitarre, ho registrato il basso. Mi sono occupato inoltre sia degli arrangiamenti che dei Sintetizzatori.

Mentre per la batteria ho reclutato un mio caro amico e collega di Conservatorio Jordi Tagliaferri. Davvero un fenomeno dietro alle pelli! Sono molto legato al singolo che ha fatta da collante e da tramite tra Mameli Rock ed il resto dei Brani.

Nessun Dorma è un’aria talmente carica di phatos e di contenuti che ho deciso di arrangiarla. Eseguirla inoltre, solamente con la chitarra elettrica, quasi a mettere a nudo la melodia e farla brillare di luce propria il più possibile.

E’ un’aria talmente famosa che molti cantanti lirici la usavano come cavallo di battaglia, guarda ad esempio Pavarotti. L’Italia ha ricoperto un ruolo molto importante per quanto riguarda la musica classica. Quindi mi sembrava la soluzione più giusta, dare ampio spazio ai compositori Italiani per l’appunto.

“Al Chiaro di Luna” è il primo video estratto da Opera Rock, un video che ha per protagoniste solamente delle donne. Come mai Marco hai fatto questa scelta?

Perché è un brano che cela in se una storia d’amore divisa da diverse classi sociali, i cui protagonisti sono Beethoven e la contessina Guicciardi. Un amore consumato all’interno delle mura domestiche, ma fuori, per lo status sociale che li separava, non poteva essere ufficializzato.

Ho scelto di avere nel videoclip solamente musiciste donne, perché essendo un brano molto elegante quando penso all’eleganza, mi viene in mente la figura femminile. Tra l’altro le ragazze sono state tutte molto brave e durante le riprese si è creata una bella sinergia tra tutti:

Parliamo di Martina Nixe Riva alla chitarra ritmica, Elena Duda Scanabessi al basso, Alessandra Pozzi alla batteria. Dolgasheva Ekaterina al pianoforte e Alise Popova alla chitarra classica.

Ovviamente anche le truccatrici sono state bravissime: Chiara Capucci e Maria Vianello. Il merito del risultato finale e di aver interpretato al meglio la mia visione, va al regista Lorenzo Avanzi (AVZ Studios). Ed anche alla mia assistente personale di produzione Cristina Rocchetti.

Come vedi, praticamente sul set c’erano solo ragazze, bravissime e bellissime fammi aggiungere. Molti miei amici ed allievi, si sono offerti volontari per dare un aiuto durante le riprese, chissà come mai! ahahahaha. Scherzi a parte, quando in un team c’è complicità, il risultato non può che essere unico, ed unico è questo videoclip.

Quando sentiamo parlare di Marco d’Andrea automaticamente pensiamo ai Planethard. Tu ne sei il fondatore e il chitarrista, lavorare con una band è un’esperienza diversa da quella che si fa lavorando da soli. Come mai ad un certo punto della tua carriera artistica hai sentito la necessità di un progetto solista tanto da arrivare al secondo album?

Quando suoni in una band, ognuno mette del suo e si crea solo così il suono del gruppo. Il Suono dei Planethard è fatto dalle mie idee alla chitarra, sulle quali poi tutti gli altri mettono la loro identità. Ed è solo così che una band dovrebbe suonare.

Ho sentito la necessità di un progetto solista perché mi sono reso conto che avevo molto da dire oltre che con i Planethard. Non dovevo per forza pormi dei limiti o stare in alcun genere. Infatti se ascolti Everything I Have To Say, il primo album, la matrice è sempre Rock. Ma trova spazio anche il Blues, il Funk ed il Pop.

Essendo anche produttore artistico, la chitarra, è il mezzo con la quale do voce ai miei stati d’animo. Comporre musica è quello che mi piace maggiormente. Mi sento come uno scultore con un pezzo di argilla nell’intento di plasmare qualcosa, che è già presente, ma che ancora non si vede.

Parlando ancora del disco e immaginando di poter costruire uno vero e proprio spettacolo live, quale sarebbe la location ideale? Teatro o Live Club? O magari entrambi…

In Teatro sarebbe sicuramente tutto molto più suggestivo, visto le radici dell’album. Ho già ricevuto proposte per suonare Live. Anche in rassegne dedicate al mondo della musica classica, come interprete elettrico.

Spero di poter tornare Live il prima possibile sia con il mio progetto solista che con i Planethard. Con loro stiamo giusto ultimando le registrazioni del nuovo album. Se sommi oltre a questi due progetti i lavori di produzione artistica che mi vedono coinvolti, sono sempre dentro alla musica h24.

Ho ancora una domanda per te. Qualcuno un giorno disse “datemi una leva e solleverò il mondo”. Ascoltando il tuo disco potremmo dire “Datemi una chitarra e cambierò il mondo”. Tu hai dimostrato che due generi così distanti possono fondersi in qualcosa di unico e meraviglioso, la musica cambierà davvero il mondo?

Ne sono fortemente convinto! Prova solo ad immaginare questa pandemia, il dover restare a casa, senza la musica… sarebbe stato impossibile da sopportare. La musica smuove e fa vibrare le corde dell’anima e chi suona uno strumento lo sa bene.

L’effetto terapeutico che esso prova non solo in chi esegue, ma anche in chi ascolta. Quello che spero è che ci siano sempre più giovani pronti ad imbracciare uno strumento musicale. Perché è un’esperienza che ti cambia la vita e ti fa vedere il mondo ed i suoi mille colori, con occhi diversi…

Leggi il nostro articolo su Nessun Dorma QUI

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By |2021-03-24T12:56:23+00:00Marzo 19th, 2021|Brand New Rock, Musica Rock, Rock News|