Hofmann Orchestra, la nostra intervista alla band di Tutti i Nudi Vengon al Petting

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Hofmann Orchestra ha recentemente pubblicato un singolo dal sapore ironico e stravagante. La formazione alternative rock romana è al proprio esordio discografico. Un progetto che abbiamo voluto conoscere meglio attraverso le parole della stessa band. Così li abbiamo incontrati con un’ intervista.

Bentrovati ragazzi, abbiamo appena ascoltato il vostro singolo e vogliamo cominciare a conoscervi partendo da una dichiarazione fatta attraverso i vostri social: “Quando poi alla forte ammirazione per quei folli parolieri come Bergonzoni si unisce uno di quei momenti tipici di dislessia mattutina, davanti a un cappuccino eccessivamente corretto, ecco che nasce un titolo come TINVAP” Cos’è questa storia?

È una storia sicuramente curiosa, ma che capita non così raramente ad un artista. Succede spesso infatti, che l’ispirazione arrivi nei momenti più inaspettati e talvolta inopportuni. In questo caso, un paio di anni fa, bevendo un cappuccino al bar mi è capitato senza un apparente motivo logico di pensare alla frase “tutti i nudi vengon al petting”.

Non vorrei sbagliarmi, ma probabilmente avevo sentito da qualcuno il detto e mi venne spontaneo storpiarlo adeguatamente così da rendere la frase originale o quantomeno stravagante. In questo modo è nata l’idea del titolo. Poi, siccome sono un fervido ammiratore di Bergonzoni, Alessandro e Stefano hanno iniziato a prendermi in giro attribuendo il merito dell’intuizione ad un’intercessione da parte del grande autore. Poi il resto è arrivato qualche settimana dopo in maniera molto naturale ed immediata.

Hofmann Orchestra è un trio di musicisti che un giorno hanno messo insieme le loro idee e la voglia di fondere i loro stili musicali. Come descrivereste la vostra musica?

Noi Hofmann Orchestra non siamo particolarmente amanti di etichette, semplicemente perché spesso rischiano di non rappresentare in maniera completa l’artista o addirittura essere fuorvianti. Tuttavia, anche se ognuno di noi ha costruito negli anni un personale percorso artistico, per quel che riguarda i nostri ascolti ciò che sicuramente ci unisce è la passione e la curiosità per un certo tipo di rock indipendente.

Ci stiamo rendendo conto che quello che ultimamente ci incuriosisce non è tanto legato al suono, ma più all’atteggiamento e al senso di libertà espressiva che traspare in alcuni musicisti e artisti in generale. Quindi all’interno dell’album, abbiamo cercato di riproporre questo atteggiamento particolareggiando le strutture o cercando alcune soluzioni non convenzionali.

Sulla ricerca sonora ad esempio mi viene in mente che abbiamo registrato alcune linee di sitar o di organo riprocessandole poi attraverso pedali e amplificatori per chitarra.

Al momento abbiamo ascoltato soltanto il primo singolo estratto dal vostro nuovo lavoro. Il testo sembra all’apparenza ironico, in realtà racconta un argomento abbastanza serio e profondo. E’ un inno alla fedeltà e al non tradimento. Come prende vita questa idea da parte degli Hofmann Orchestra?

L’idea nasce dalla voglia di raccontare un punto di vista che va comunque controcorrente rispetto a quello che si sente spesso.
Perciò ci divertiva porre l’accento, in modo chiaramente ironico e personale, su una certa superficialità delle relazioni al giorno d’oggi. Dove effettivamente prevalgono sempre più le maschere che indossiamo e questo ci porta a non voler approfondire le persone che ci troviamo di fronte.

Tutto questo è amplificato dal mondo frenetico che pone un grosso freno alla voglia di riappropriarci di una certa romantica “lentezza” in qualsiasi cosa facciamo.

Anche il video rende bene l’idea del racconto, qui i protagonisti veri sono i sentimenti, l’amore e il senso di gioia che possiamo trarre da esso. Non avete paura di essere considerati un po’ bigotti, o fuori moda?

Nel video in realtà i personaggi sono di genere indefinito, infatti rappresentiamo il tema della fluidità di genere. Perciò no, non temiamo di essere considerati bigotti, non lo siamo affatto.

Il video è abbastanza coerente, con quello che cercavamo di spiegarti prima, ovvero le maschere che indossano i personaggi rappresentano dei filtri e servono, proponendo un’immagine alterata e fittizia, a nascondere la propria identità agli altri.

Nel vortice emotivo che si viene a creare i personaggi danzano tutti assieme scambiandosi effusioni e approcciandosi anche a gruppi di tre,. Senza tuttavia riuscire mai a togliersi la maschera per liberare la propria identità di fronte ai diversi partner che incontrano.

L’album d’esordio di Hofmann Orchestra  sarà disponibile tra non molto, ovviamente la nostra curiosità ci spinge a chiedervi se c’è un fil rouge che lega il tutto. Gli altri brani saranno sulla stessa linea di tutti i nudi vengon al petting?

Il fil rouge che lega i vari pezzi riguarda la voglia e la capacità di riprendere in mano la propria vita. Nel nostro caso quella artistica, dopo averla messa in pausa per un lungo periodo a causa di una serie di difficoltà. Affrontando così le nuove sfide con un piglio decisamente diverso e più determinato.

Inoltre i testi pongono l’attenzione su alcuni cambiamenti personali, e quelli di questo “nuovo” mondo ritrovato dopo anni, e su come non ci sia una dualità fra l’aspetto interiore e quello che ci circonda. Le tematiche nonostante siano spesso affrontate con approccio ironico e tagliente, riguardano comunque aspetti personali spesso delicati.

Abbiamo letto che per la realizzazione di questo lavoro vi siete affidati a professionisti di tutto rispetto nel panorama italiano. Parliamo ovviamente di Davide Lasala e Andrea Fognini ed anche di Giovanni Versari. Come vi hanno guidato ed aiutato nel realizzare al meglio il vostro lavoro?

Lavorare con professionisti di fama ormai internazionali permette di crescere abbastanza facilmente. Infatti uno degli aspetti che ci ha colpiti di più e nei quali ci hanno spinti a migliorare, è stata la capacità di lasciarci sorprendere e mantenere la mente sempre aperta ai cambiamenti, anche a brano completamente registrato.

Senza entrare nei particolari sarebbe ingiusto non precisare che l’apporto di Davide ed Andrea per il mixing e di Giovanni per il mastering ci ha permesso di rendere al meglio tutto quello che abbiamo registrato in studio. Loro hanno dato il quid in più al disco ed è giusto attribuirgli i loro meriti.

Vi lasciamo con un’ultima domanda. Cosa vi ha spinto a non mollare e a non scoraggiarvi durante questo anno così difficile tanto da avere il coraggio di lavorare ad un nuovo progetto? Qual è stata la forza che vi ha dato la spinta per dire: andiamo avanti e finiamo questo lavoro!?

Sicuramente è stato un anno difficile e duro per tutti. L’anno scorso eravamo già in fase avanzata con il missaggio e la pandemia ha purtroppo determinato un ritardo di 5-6 mesi nell’uscita del nostro primo album.

Quello che ci ha permesso di andare avanti è stata la passione verso quello che stavamo facendo e la voglia di portarlo a termine. Il lockdown, nonostante ci abbia messo alla prova con la sua alienazione, ci ha consentito di registrare altri provini ed idee “home made”, che contribuiranno ai nostri prossimi lavori che già abbiamo in cantiere.

Perciò siamo stati relativamente fortunati a trovarci in una situazione quantomeno gestibile non essendo ancora usciti con l’album e non avendo pianificato concerti. A differenza di molti altri artisti che ancora oggi si trovano nella condizione di non poter lavorare e sospendere progetti nel periodo più “fertile”.

Rinraziamo Hofmann Orchestra e vi invitiamo a seguire la band sugli spazi social:

FB: https://www.facebook.com/hofmannorchestra

IG: https://www.instagram.com/hofmannorchestra/

YT: http://bit.ly/HofmannOrchestraYouTube

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By |2021-04-01T11:59:40+00:00Aprile 1st, 2021|Brand New Rock, Musica Rock, Rock News|