Samuela Schilirò

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Samuela Schilirò è una cantante, chitarrista, compositrice, autrice e produttrice di origine Goriziana ma trapiantata a Milano e poi a Catania. Oggi l’artista rende disponibile il video del singolo “Santa Madre Dell’Umanità“.

Un brano che miscela in modo giocoso i suoni classici delle chitarre elettriche, marchio distintivo del suo stile, alle drum machine e ai sintetizzatori. L’impianto ritmico, sempre estremamente importante rappresenta il senso di ansia e frenesia. Questo permea tutto il brano, diviene minimale per lasciare maggiore spazio all’armonia. Noi abbiamo voluto conoscere meglio Samuela attraverso questa intervista, ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Samuela, benvenuta! Noi di Rock My Life ti abbiamo conosciuta attraverso il tuo ultimo singolo “Santa Madre dell’Umanità”. Prima di parlare della tua musica mi piacerebbe farti raccontare qualcosa di te. E’ vero che da piccola organizzavi piccoli concerti in casa per parenti ed amici?

Ciao Graziella, piacere e grazie! Sì, è verissimo. Ogni volta che ci penso sorrido e percepisco la stessa emozione che provavo da bambina. Penso di essere nata con la musica dentro, nel senso che non so spiegarmi altrimenti come sia possibile che il mio gioco preferito da piccola fosse suonare la chitarra, prima giocattolo e poi vera.

Facevo ridere tantissimo: dopo aver preparato accuratamente lo show, mai improvvisato, costringevo parenti e amici ad accomodarsi sul divano del salotto di casa e ad assistere alla mia imperdibile performance di cantante chitarrista e all’occorrenza anche ballerina.

Ero una vera egocentrica! Non potevo fare a meno del palco e del mio pubblico! (ride) Avrei dovuto capire sin da infante che per me non ci sarebbe stata nessuna salvezza, quando per addormentarmi, mia madre era costretta a cantare delle canzoni, perché io prendessi sonno.

La musica è sempre stata nelle tue corde ed hai trovato ben presto la tua strada condividendo palchi con nomi importanti. Quali sono adesso i tuoi obiettivi? Che progetti hai per il tuo lavoro di artista?

La musica per me è ed è sempre stata vitale, una necessità, qualcosa come bere o mangiare. È lei che ha scelto me, non viceversa ed ecco perché qualunque obiettivo mi ponessi e se anche non riuscissi a raggiungerlo, la musica farebbe parte della mia vita.

Ho tanti progetti, per esempio mi immagino da anziana a scrivere colonne sonore per il cinema, altre volte invece mi viene voglia di comporre musica elettronica strumentale. Ho uno spettacolo teatrale nel cassetto e un progetto musicale avviato in lingua siciliana. Mi piacerebbe tantissimo tradurre un mio disco in inglese per suonare all’estero ecc. ecc.

Insomma, ho le idee chiare su cosa fare da grande (ride) ma nel frattempo, il mio obiettivo principale è quello di ultimare al meglio il mio nuovo disco, anticipato appunto da “Santa Madre dell’Umanità”. Farlo sbocciare a primavera e stare a vedere cosa la vita mi riserverà. E ovviamente ritornare a suonare dal vivo, cosa per me imprescindibile.

Il singolo Santa Madre dell’Umanità è uscito lo scorso 14 Gennaio. Un brano che affronta un tema importante e quanto mai attuale. Tu hai dichiarato “Può sembrare una bestemmia e in qualche modo lo è”. Ti va di approfondire questo concetto?

Santa Madre dell’Umanità è una mia personale fotografia della realtà attuale, condivisa con Mariagiovanna Lauretta, co-autrice del testo del brano. Sì in qualche modo è una bestemmia, la frase in sé va intesa proprio come se lo fosse. Si può immaginare di pronunciarla con quel tono, perché manifesta la mia insofferenza nei confronti di un mondo in cui a volte mi sento aliena e altre preda. È un po’ come dire: “Basta!”

Il mondo che descrivo nel brano è un mondo ansiogeno, così come l’andamento ritmico del pezzo, in cui la memoria individuale e sociale è proporzionale alla velocità con cui accade tutto. Un po’ come le storie di Instagram che durano ventiquattro ore.

Quando parlo di “storia” nel testo della canzone, mi riferisco proprio a questo. Un circo di giudizi, insulti e condanne, menzogne rese verità e viceversa. Diviene dunque impossibile distinguere il reale dal virtuale, si è sempre più soli e la paura dell’altro si trasforma in razzismo medievale travestito da progresso.

Se c’è un uomo che non sa più dove andare tu ti giri e lasci fare. Tutto così paradossale e contraddittorio da divenire un carnevale. Un mondo insomma che per me non funziona più.

Ma “Santa Madre dell’Umanità” è anche e soprattutto una preghiera laica. Invoco questa dea degli esseri umani perché si risvegli dal torpore e torni tra noi, ripristinando il contatto fisico, il calore dei gesti, l’interesse per la collettività, lo scambio, il confronto, il gioco, il rispetto, il dialogo e l’ascolto.

Di recente ho letto una riflessione dei ragazzi di Tlon, che seguo e stimo moltissimo e voglio concludere la risposta alla tua domanda con questo estratto. “Le polemiche sui social sono diventate noiose e indigeste per la maggior parte delle persone.  Non fanno altro che impedire il dibattito e l’educazione al conflitto, coltivando al contrario il desiderio di annientamento dell’altro […].

Abitiamo questi spazi da poco ma abbiamo già finito gli insulti: l’unico brivido rimasto è scoprire a chi tocca oggi la gogna […]. Quello digitale potrebbe essere uno spazio di dialogo e dissenso, in cui argomentare anche animatamente il proprio pensiero e ascoltare quello degli altri. Dovremmo interrompere quell’automatismo che ci porta a scrollare e ingurgitare contenuti e usare questo spazio per chiederci davvero come stiamo.”

Voglio farti i complimenti anche per l’artwork del singolo. Tu Samuela sei ritratta in una foto con la testa avvolta da un reticolo di ramoscelli e sei vestita solo della tua pelle. E’ stata tua l’idea? In che modo si lega al testo del brano?

Grazie, giro il complimento a Rori Palazzo, una fotografa talentuosa come pochi, sensibile, attenta e raffinata. L’idea è nata da numerosi confronti, che hanno preceduto lo shooting, tra Rori, me e Mariagiovanna Lauretta.

Quel reticolo di ramoscelli (mi piace questa definizione!) rappresenta una gabbia ed è stato progettato e costruito da Rori. La donna nella copertina ha la testa ingabbiata, per l’appunto, proprio per trasmettere il senso di claustrofobia, ansia e costrizione di cui parlo nel brano.

Siamo tutti vittime dei meccanismi finti e seducenti di questa nostra epoca, che luccica ma non brilla e ci rende schiavi della rappresentazione perfetta, che, come tale, non è reale. Ed anche della frenesia immotivata, della nevrosi che ne consegue, della rabbia e della frustrazione che poi riversiamo sugli altri attraverso la tastiera di un computer o di un telefono.

Sempre schermati quindi, ingabbiati appunto. Ho detto vittime e non complici proprio perché l’ingranaggio è talmente subdolo ed efficiente da renderci inconsapevoli delle nostre scelte, che diventano automatismi, di fronte ai quali siamo inermi. Ecco perché in copertina sono vestita solo della mia pelle.

Ha contribuito moltissimo alla realizzazione del messaggio anche il trucco del mio viso, merito di Francesco Paolo Catalano, eccezionale make up artist, dal gusto sopraffino. Quel trucco simboleggia più cose: una lacrima che scorre oltre le labbra, una macchia, un joker. Ma è bianco, leggero, si vede e non si vede, una sorta di distorsione della mano invisibile di Smith.

Parliamo ancora della tua musica. Essendo una cantautrice scrivi personalmente i tuoi brani. Di cosa parlano le tue canzoni? Ti capita di trarre ispirazione dai tuoi stati d’animo, dai tuoi pensieri o da esperienze personali?

Le mie canzoni sono me. Con questo non intendo dire che siano tutte autobiografiche, affatto, ma che difficilmente quando scrivo riesco ad arginare la mia emotività e in fondo non voglio nemmeno farlo. Di conseguenza scrivo di quello che sento che ascolto che osservo che leggo e soprattutto che vivo, che sia da protagonista o da spettatore.

La mia fonte d’ispirazione primaria è la vita ed ecco perché stare nel mondo reale è essenziale per la mia creatività. Quando ho fatto il pieno, lo custodisco nella pancia, mi ritiro in una sorta di isolamento terapeutico. Ascolto il silenzio e poi partorisco tutto sotto forma di canzoni.

Per concludere questa intervista vorrei parlare di concerti. Quale dei tuoi live ti ha emozionato di più? Hai un ricordo particolare a cui sei più legata? Con quest’ultima domanda ti ringrazio per il tuo tempo e per aver condiviso con i nostri lettori il tuo racconto. In bocca al lupo per la tua musica e per i tuoi progetti!

Il concerto che mi ha emozionato di più è quello che ancora devo tenere. Scusa ma non ce l’ho fatta a evitare il parallelo con Hikmet. Seriamente ti dico che ogni live ha portato con sé un’emozione unica e profonda e una serie di aneddoti più o meno divertenti da ricordare. Nella prossima intervista ti svelo quali (ride).

Continuate a seguire Samuela Schilirò attraverso gli spazi ufficiali:

Facebook: https://www.facebook.com/SamuelaSchiliroOfficial

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Spotify: https://open.spotify.com/artist/5UtCrXtkLCjn3aSw1CTo6U?si=XImpCk5zSPiB5JnzEv88fA

YouTube: https://www.youtube.com/user/samuelaschiliropage

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