mortado

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La band  Mortado prende vita nella prima metà del 2018, dall’idea di GL Perotti. Questi, insieme a Manuel Togni decide di iniziare una nuova avventura. In quel periodo Gianluca si era appena allontanato dagli Extrema per ragioni personali dopo un sodalizio artistico lungo 30 anni. Comincia così insieme a Manuel un nuovo capitolo musicale.

Togni infatti è conosciuto aver lavorato con artisti internazionali come Uli Jon Roth, Blaze Bayley, Kee Marcello, Doogie White. Noi abbiamo voluto conoscere meglio i progetti di questa band e i loro obiettivi per il futuro.

Ciao Gianluca, benvenuto sulle nostre pagine. Questa intervista arriva in un momento davvero fortunato per la musica live, finalmente si torna sul palco! A questo proposito so che la band è carichissima e si prospetta un’estate piena di concerti. Cosa puoi dirmi a riguardo?

Hail Rock my Life e ciao a tutti. Sì, penso proprio che non si aspettava altro che ripartire, specialmente con la musica dal vivo. I Mortado suoneranno il 10 di giugno allo Sheratan di Carpi, il 13 luglio al Luppolo in Rock e in apertura ai mitici Sodom al Rock and BoL in quel di Bolotana.

Saremo inoltre il 27 agosto in Sardegna, la terra del “gigante” Ichnusa”. Nel frattempo, stiamo lavorando su altre possibili date più o meno programmate, anche importanti, in vista della stagione autunno/inverno. Appena sarà tutto stabilito, comunicheremo le novità attraverso i nostri social, che vi consiglio di seguire.

Mortado è un progetto relativamente recente, un album all’attivo e musicisti di alto livello. Dopo aver passato tanti anni con gli Extrema cosa ti ha spinto a ricominciare da capo con un’altra band? Che aspettative avevi?

In realtà, il nome stesso della band era nel mio cassetto personale dal ’90/91 circa, poiché in passato sono sempre stato un assiduo e costante appassionato di fumetti. Proprio in quel periodo, mi ero fissato su Tex Willer, e leggendolo mi è balzata l’attenzione sulla parte “occulta” delle sue avventure, il Mago Mortado.

Avendo in mente di mettere in piedi questo progetto alternativo già dai tempi di “The Seed of Foolishness”, ho colto al volo l’occasione una volta uscito dagli Extrema. Dopo circa sei mesi passati a riflettere sul da farsi, ho conosciuto Manuel Togni, il batterista, che ho chiamato dopo altri mesi di ostinata lontananza dall’ambiente musicale.

Ho iniziato le prime prove nel novembre del 2017, insieme al buon Steve Volta, il chitarrista di Pino Scotto, da anni amico mio e di Manuel. Pian pianino, abbiamo assestato la formazione, visto che Steve si è congedato pacificamente quasi subito per impegni musicali e personali.

In sequenza sono arrivati i cugini Franzè, prima Simone al basso poi Stefano alla chitarra. Non avevo nessuna aspettativa in particolare, tranne quella di tornare ad avere di nuovo un gruppo e mettere in piedi un album per andare a suonare davanti al pubblico.

Rupert The King ha avuto un grande successo ed è stato apprezzato sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori. I Testi dei brani sono provocatori, estremamente critici nei confronti dei mass media e dei manipolatori. Quanto c’è di te in questo disco?

E’ un album sincero e ruspante, registrato in neanche cinque giorni di studio. Si possono sentire echi della vecchia scuola, ma il tutto è stato arrangiato in chiave moderna, diciamo. Questo è dovuto al fatto che quasi tutti gli accordi e i pezzi erano già nella mia personale memoria musicale.

Per esempio, il riff di “In the middle of the Night” giaceva nell’armadio dal 1990 e sapevo che un giorno sarebbe diventato un brano. Quindi, l’unica track ex novo è ”No escape”, mentre tutti gli altri arrivano dal passato, tra il 1990 circa e il 2016. Anche Manuel ha apportato due canzoni, “Secret Society” e”Venom” che hanno dato ulteriore colore al lavoro d’insieme.

Per i testi, ho seguito la mia evoluzione umana e spirituale, avendo sopratutto STUDIATO praticamente tutto da capo come manco fossi tornato a scuola. Ho capito negli ultimi quindici anni che il sistema, anche scolastico, è una programmazione dell’”essere umano incosciente”.

Non c’è più nemmeno il tempo di andare a “farsi una pisciatina”, viste le numerose ore di lavoro trascorse in fabbrica per sbarcare il lunario. Per questo motivo gli individui restano ignoranti, perché tendono a ignorare, vista la crudele manipolazione della routine quotidiana ad opera di chi manovra la società moderna.

Quindi, ritengo che potenzialmente nessuno sia stupido, ma soltanto pigro. In questo contesto è difficile dedicare tempo alla ricerca e per questo l’essere umano rimarrà sempre sotto scacco. Attenzione, perché la mossa finale, lo scacco Matto del “Nuovo Ordine Maiale (ordine mondiale n.d.r.)” è dietro l’angolo.

Il “complottista” è chi lo fa il complotto, non chi come me cerca costantemente la verità. Sfruttando quest’era, in cui, per la prima volta nella storia dell’umanità, è possibile avere a disposizione tutta l’informazione scolastica e accademica a “schiocco di dita”.

Come abbiamo detto, rimettersi in gioco con un nuovo gruppo dopo tanti anni spesso può essere difficile. Bisogna prendere le misure con i nuovi compagni di viaggio, come ti senti oggi con la famiglia Mortado? Cos’è che vi unisce di più?

Sono passati cinque anni dal momento in cui abbiamo iniziato a suonare in sala da Manuel “Rupert The King”. Abbiamo avuto un cambio di line up nel novembre 2019, quando è andato via Stefano Franzé ed è arrivato al suo posto Luca Ballabio. Ci sono stati, come in tutte le band e in tutte le famiglie che si rispettino, parecchi alti e bassi, blocco pandemia compreso. E’ dagli ostacoli che cresciamo o affondiamo.

Lo dico dall’alto dei miei trent’anni passati con la famiglia Extrema! Se devo proprio dire quello che penso e provo ora che sono esterno, io e Tommy abbiamo fatto una specie di miracolo a restare insieme. Con tutti gli alti e bassi vissuti, dal 1987 al 2017, la band per me è sacra ed è esattamente come una famiglia.

Se i membri non riescono più ad andare d’accordo, allora qualcuno, anche a malincuore, deve prendere una decisione per non far capitolare una situazione già magari compromessa. Dunque, quello che in un gruppo unisce, secondo me, è in primis l’amicizia, la sincerità e l’affetto che per mia fortuna ho trovato nella grande famiglia del “dio metallo”.

Tu Gianluca sei un musicista e un cantante riconosciuto come uno dei pochi che negli anni è sempre rimasto coerente e fedele a se stesso. Hai sempre portato avanti le tue idee ed il tuo modo di essere ad ogni costo. La tua personalità ti ha mai creato delle difficoltà nel tuo percorso da artista?

Grazie, per me è un gran complimento essere riconosciuto per la mia integrità artistica, umana e spirituale. I problemi che ho avuto e che ogni tanto continuo ad avere, riguardano l’argomento che hai toccato: il mio modo di essere. Anche se dentro di me sono ancora quel giovane ragazzo metallaro, bambino curioso e osservatore, sono maturato come essere senziente.

Rimango determinato in quello che faccio e in quello che penso attraverso il tempo vissuto su questo… “piano”. A 53 anni continuo a studiare ed evolvermi, senza lasciare nessuna porta chiusa. Ho sempre avuto una mentalità aperta fin dalla nascita e non mi stupisce più nulla, anzi, ora so di vivere in un posto magico.

La mia e la nostra esistenza non sono affatto frutto del caso o di un fottuto big bang. Il big bang e la relatività rimangono pur sempre teorie, non leggi fondamentali, come lo sono la prospettiva e il punto di fuga!

Dividi et impera è il loro motto e ogni tanto anch’io ci casco, quando pretendo che gli altri condividano il mio punto di vista. Perciò, torno al maestro Lao Tzu per meditare su yin e yang baby. Più spingi da una parte, più otterrai l’effetto opposto.

Parliamo ancora dei Mortado, oltre ad un’intensa attività live avete in programma dei nuovi brani? E’ tempo di tornare in studio? Con questa domanda ti ringrazio per la tua disponibilità e ti faccio un enorme in bocca al lupo per tutto quello che avete in programma. See you on stage!

E’ da novembre 2019 che ho in mente il titolo dell’album, la cover e anche il concept centrale dei testi. Per via della pandemia e del super blocco, mi sono rifiutato di scendere a compromessi con il sistema e le sue ingiuste regole, anche fuori legge da un certo punto di vista.

Ho scelto di stare fermo, nonostante ci siano già molte idee sotto il profilo musicale e il tempo necessario per portarle a termine in vista del famoso sblocco. Sono fatto così, se non ho vibrazione positiva addosso e quindi totale ispirazione, preferisco non agire.

La musica e’ e rimane per me arte, non una catena di montaggio nella quale mi siedo e giro i bulloni. Sono taoista da quando avevo 12 anni circa, perché ho praticato kung fu e arti marziali. Per questo aspetto i segnali del giusto momento per entrare in azione. Quando arrivano, li percepisco e li vedo, quindi non mi fermo finché l’obiettivo non è raggiunto.
Passo e chiudo e vi aspetto sotto il palco al più presto!
GL.

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