Unwelcome

Unwelcome in rampa di lancio con un nuovo album carico di adrenalina.

Già disponibile in digital download, in streaming e in cddigipackBe Unwelcome Or Die” (Ammonia records), il nuovo disco della heavy rock band piemontese Unwelcome. Il lavoro, composto da undici tracce di heavy rock, rappresenta il ritorno sulla lunga distanza per una delle band cardine del movimento crossover italiano di fine anni ‘90.

La band, che durante il lockdown aveva pubblicato il singolo “Colors of War” a supporto della protesta Black Lives Matter, ha sfruttato questo periodo per completare le nuove canzoni. Anticipato dai singoli “The Dobermann” e “Drive”, quest’ultimo cover dell’intramontabile capolavoro dei R.E.M., l’album porta a compimento il percorso di crescita degli Unwelcome, iniziato con un crossover per poi trasformarsi in suono moderno e completo.

Noi di Rock My Life abbiamo intercettato Andrea, voce e chitarra del gruppo, per farci raccontare il lavoro che c’è dietro alla loro ultima fatica discografica.

Ciao ragazzi, intanto complimenti per l’ottimo lavoro, rimanete collegati su queste pagine per la recensione che uscirà nei prossimi giorni. La prima cosa che emerge ascoltando il vostro disco “Be Unwelcome or Die” è proprio la grande varietà di generi musicali che si colgono all’interno delle canzoni. A un certo punto spunta anche del jazz. Insomma, l’impressione è quella di un crossover che non guarda in faccia gli stereotipi e punta dritto verso i vostri gusti musicali, senza se e senza ma. Siete d’accordo?

Grazie per i complimenti, mi fa molto piacere sapere che il disco è stato apprezzato e sono curioso di leggere la recensione. Sono assolutamente d’accordo, abbiamo sempre considerato la nostra musica come crossover. Ci piace molto ibridare, cogliere un po’ ovunque influenze e contaminazioni e farle nostre. Cerchiamo da sempre di essere non banali, di sorprendere e spiazzare chi ci ascolta, non ci interessa ripetere all’infinito una formula oppure un suono. Ci annoiamo facilmente e per questo ci piace cambiare, evolvere, fare sempre cose diverse e – almeno per noi – stimolanti. Ben venga quindi il jazz, ma anche l’elettronica, il grunge, la newwave. Noi abbiamo coniato una definizione per la nostra musica che pensiamo calzi a pennello, ovvero “Space-Core”.

Però da qualche parte bisognerà pur partire. E quindi viene spontaneo chiedervi da chi avete tratto le maggiori influenze, almeno nella fase embrionale del vostro variegato progetto. Avete delle band che vi hanno ispirato più di altre?

Sinceramente non ci è mai interessato somigliare a questo o quell’artista, abbiamo sempre cercato il più possibile di essere originali e non derivativi, e poi ognuno di noi ascolta cose diverse e penso sia la chiave del nostro suono. Personalmente ascolto veramente di tutto, sono un amante della new-wave, del punk, mi piace la musica elettronica, mi piace il jazz, mi piace il rap. Forse, se dovessi indicare un nome, direi che i Faith No More sono stati una grande influenza a livello di attitudine: liberi di sperimentare e di fare tutto quello che ci pare.

La vostra ecletticità si riscontra non solo nel songwriting, ma anche negli strumenti che utilizzate. Quanto è importante per voi sperimentare per cercare di scoprire sempre nuove sonorità?

Importantissimo! Questa volta, tra l’altro, mi sono occupato in prima persona della produzione, delle registrazioni e dei mixaggi e volevo sperimentare il più possibile. Avevo in mente un suono moderno, ma lontano dalle mode e soprattutto che non fosse facilmente catalogabile. Così ogni canzone ha sonorità differenti, anche perché ognuna è differente. Inoltre ho giocato un po’ con le distorsioni: ci sono synth e tastiere qua e là, ci sono feedback e dissonanze e ho pure inserito un assolo di sax. Penso sia molto importante cercare nuove strade ed esplorare nuovi territori, e sono davvero molto soddisfatto del risultato.

Parlando invece un po’ del vostro progetto, la band è attiva sin dal 1994 e ha pubblicato moltissimo materiale dalla sua nascita. La curiosità nasce però anche sul nome: da dove deriva e come è stato scelto?

Volevamo un nome corto. Abbiamo sempre creduto nei nomi corti. E volevamo che fosse facile da ricordare e difficilmente catalogabile (voglio dire: una band che si chiama Metallica che musica potrà mai fare?). Unwelcome ci è piaciuto da subito, non abbiamo mai avuto altre opzioni. E poi significa “sgradito” che è un po’ il nostro modo di essere, poco accomodanti.

Veniamo sicuramente da un periodo molto difficile come quello della pandemia. Vista la pubblicazione del nuovo album immaginiamo vi siate spesi per la composizione e la registrazione. Ma come ha affrontato questo periodo una band come la vostra?

In verità la pandemia è stata la scintilla che ha riacceso tutto quanto. A un certo punto mi ha contattato Kappa (il boss di Ammonia Records) che è un amico di lunga data (e come me tifosissimo del Toro) chiedendomi se avessimo materiale inedito da far uscire insieme a una ristampa di Independent Worm Songs. La mia risposta è stata: “beh, in effetti abbiamo praticamente due dischi mai usciti ahahahahah”. Ed è così che abbiamo pubblicato prima “The Swedish Files” ovvero la versione svedese (cioè prodotta da Eskil Lovstroem, produttore dei Refused) di I.W.S., e poi “Rifles”, che è una raccolta di tutto il materiale cha avevamo registrato dal 2002 in avanti. Ed è così che abbiamo ricominciato a ragionare sulla possibilità di fare qualcosa di nuovo. Poi l’anno scorso abbiamo fatto uscire il singolo “Colors of War” e ci siamo messi al lavoro sul nuovo disco. In realtà ci eravamo presi una lunga pausa, durante la quale alcuni di noi hanno continuato a fare musica con altri progetti (Kessler, Gr3ta, TheBuckle) ma abbiamo sempre saputo che gli Unwelcome venivano prima di tutto.

E dal punto di vista dei live, avete date in programma nelle quali poter ascoltare la vostra musica?

Certamente! Stiamo lavorando per preparare i concerti, ci vuole un po’ di tempo perché questo è un periodo un po’ particolare, dopo due anni di chiusure e di divieti, ma vogliamo senz’altro riuscire a fare qualche data in estate e poi fare un tour vero e proprio nei club in autunno.

Qual è invece l’aspetto che preferite nella vita di una band? Vi sentite più a vostro agio in studio di registrazione o sul palco?

Sono due situazioni molto differenti. Sicuramente suonare dal vivo è più divertente, è la cosa migliore dell’essere in una band: visitare posti differenti, conoscere persone nuove e stringere amicizia con altre band. E poi è l’unico modo per promuovere sul serio una band underground come la nostra. Allo stesso tempo mi piace molto – da sempre – la parte di produzione e registrazione, mi diverte molto e penso sia molto stimolante.

Parliamo anche del rapporto che avete con i nuovi metodi di proporre musica al giorno d’oggi. Si vendono ancora i dischi o a fare la differenza sono gli streaming?

Noi siamo cresciuti in un periodo in cui i dischi si compravano e si ascoltavano fino allo sfinimento, siamo tutt’ora legati al formato fisico tant’è che “BeUnwelcomeOrDie” è uscito in cd-digipack in due differenti versioni, con la grafica curata da Valerio Berruti, che è un artista di fama internazionale nonché un carissimo amico. Però lo streaming è il progresso e bisogna prendere atto del fatto che oggi la musica è percepita e fruita in modo differente e bisogna essere presenti sulle piattaforme di streaming e sui social. Ovviamente le vendite di dischi si sono praticamente azzerate negli ultimi anni e gli streaming non hanno sostituito a livello economico quelle entrate, però ci permettono di essere ascoltati ovunque nel mondo e di raggiungere persone che non ci avrebbero magari mai ascoltato. Tant’è che solo su Spotify abbiamo raggiunto quasi 150.000 ascolti, che sono moltissimi per una band come la nostra.

A questo punto vi ringraziamo della bella chiacchierata. Anzi, se volete aggiungere qualcosa sentitevi pure liberi. E, se volete, cogliete anche l’occasione per salutare i nostri lettori e i vostri seguaci! Un grosso in bocca al lupo per tutto e rock on!

Voglio ringraziare per lo spazio concessomi, e invito tutti i vostri lettori ad ascoltare “BeUnwelcomeOrDie” sulle piattaforme di streaming e, soprattutto, ad acquistare il cd-digipack sul sito di Ammonia Rec. a questo link: https://ammoniarecords.it/shop-online/
Grazie e be UNWELCOME or die!!!

Gli Unwelcome si possono trovare ai seguenti link:

Facebook: www.facebook.com/beunwelcomeordie

Instagram: www.instagram.com/beunwelcomeordie

Bandcamp: beunwelcome.bandcamp.com

Recommended Posts