MY AMY’S BITCH Il nuovo official video dei Nastyville

MY AMY'S BITCH

My Amy’s Bitch è il nuovo lyric video dei Nastyville disponibile da oggi sul canale YouTube della band.

Il video è il secondo estratto dal nuovo album Songs Of Threesome pubblicato attraverso Delta Records & Promotion. My Amy’s Bitch gioca evidentemente con le parole richiamando la famosa Miami Beach. Le scene del video piuttosto esplicite ci portano in una realtà in cui una ragazza ama divertirsi con tutti i Boys tranne che con il suo.

Ancora una volta i Nastyville propongono la loro versione divertente, scanzonata e a tratti dissacrante delle situazioni più comuni.
My Amy’s Bitch in particolare, è un brano estivo, da ballare a bordo piscina lasciandosi andare tra le braccia di un’avvenente bionda ammiccante che si muove con disinvoltura tra gli sguardi lussuriosi dei ragazzi.

Un mega party per chi ha deciso di godersi l’estate fino in fondo!

My Amy’s Bitch è la traccia numero tre di Songs Of Threesome e arriva dopo Milf & Nesquirt che potete trovare a questo link:

YouTube: https://youtu.be/DWl9kiDxMpk

L’album è disponibile in copia fisica dallo scorso Maggio, mentre sarà disponibile interamente in digitale entro fine estate. Infatti la band mese dopo mese rimane presente e attiva su tutte le piattaforme digitali e di streaming online pubblicando un nuovo brano ogni due settimane.

I Nastyville inoltre sono molto attivi anche sui social, potrete così seguire tutti gli aggiornamenti relativi ai live e alle prossime novità seguendo la band attraverso gli spazi ufficiali.

Credits Video:

Regia di Roberto Del Piccolo, Riprese di Rachel O’Neill, Attrice protagonista Sophie Diamond.

Nastyville sono un gruppo eterogeneo che è riuscito a trovare la perfetta armonia in un sound assolutamente personale attraverso una rivisitazione del rock in chiave moderna.

Questo è l’obiettivo raggiunto da Danny Boy (ex Thee S.t.p, John Coraby, Gilby Clarke) che assieme a Dave Wildchild (Sigue Sigue Sputnik) e ManuHell hanno dato il via alla band nel lontano 2012.

Prende vita coì Viva Hell-a nel 2015, dopo anni di duro lavoro per mettere in piedi un disco che ha riscontrato un discreto consenso da parte del pubblico. Dopo alcuni cambi di line up sia alla voce che al basso subentra Mark Lee (On The Run).

Con l’ingresso del nuovo singer la band e i brani acquistano immediatamente una marcia in più. Con Mark Lee nel 2017 la band registra (Glam Caramel), un disco che permette ai Nastyville di fare il salto di qualità aprendo i concerti dei tour europei di band del calibro di Skid Row, CrashdIET, Crazy Lixx, Enuff’z’nuff, Shameless, Vision Divine e moltre altre.

Nel 2019 entrano nuovamente in studio per registrare il terzo disco con Paul Cannibal (ex Thee S.t.p) al basso, dando quel tocco punk al groove della band. Il disco si chiamera “The Songs of Threesome” e uscirà in digitale entro la fine dell’estate 2022, mentre in copia fisica è già disponibile da Maggio.

Dopo 10 anni di lavoro e di tanti concerti ManuHell passa il testimone a Dega, chitarrista eclettico dal grande temperamento. Lo spirito del Rock ‘n’ Roll aleggia sui Nastyville che entrano subito in sintonia con questa nuova formazione e si esibiscono in un travolgente release party al Dedolor Headquarter a Maggio.

Attualmente la band lavora in collaborazione con la label Delta Records and Promotion e con Rock my Life Press Office.

Line Up:

Danny Boy (Batteria)
Paul (Basso)
Dave (Chitarra – cori)
Dega (Chitarra – cori)
Mark (Voce).

Segui la band attraverso gli spazi ufficiali:

FB: https://www.facebook.com/nastyvilleofficial
IG: https://www.instagram.com/nastyvilleofficial/
YT: https://www.youtube.com/user/theestp1
Spotify: https://open.spotify.com/artist/0jTK1Be5zyZJM77RrKkW53?si=AvnkzkrUQaiFtbLfgb9uvg

Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni

Il tour dei Giuda

Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni. La band romana, dopo oltre un mese “on the road”, porta a compimento un’altra tournée nella stupenda cornice di Villa Tittoni a Desio.

La storia

I Giuda nascono circa quindici anni fa dalle ceneri degli indimenticati ed indimenticabili Taxi. Questi ultimi, da subito, riusciranno ad affermarsi come nome di rilievo in un certo underground italiano. La band si muoverà per oltre una decade tra suggestioni kbd, punk rock e garage rock. Ovviamente nel gruppo era già evidente una propensione verso sonorità settantiane di derivazione rock and roll. La scelta di coverizzare, nel debut Like A Dog, “Rabies Is A Killer ” degli Agony Bag ne era un chiaro indizio.

In seguito questa predilezione irromperà prepotentemente nella proposta del progetto Giuda. Infatti il glam rock, soprattutto nella sua variante inglese più glitter/junkshop e in quella aussie, troverà asilo nel sound della band. Un suono elettrizzante, cocktail di Slade, Sweet, GlitterQuo e un mare di minori come Hector, Jook, Shakespeare, Hush, Angels fino ai recenti richiami ai fratelli La Bionda. Questo li imporrà immediatamente come porta bandiera di un revival globale del bovver rock.

La band raccoglierà l’interesse di punk, skin, rockers, fino alle curve calcistiche. In questo modo, da tre lustri ad oggi, i Giuda sono una solidissima realtà che questa sera vedremo all’ opera per l’ennesima volta.

Il concerto

Una volta calato il sole il colpo d’occhio che offre Villa Tittoni ed il suo fantastico parco è davvero suggestivo. Il concerto è aperto dai The Nuv. Il combo brianzolo propone un rock desertico a tratti psichedelico che rivisita in chiave moderna tutti i temi del genere. Il connubbio funziona ed il pubblico sembra gradire l’opening act.

In men che non si dica salgono i romani. Il gruppo, in forma smagliante, propone una scaletta che poco si discosta dal recente live Live At Punk Rock Raduno. Il pubblico partecipa appassionato, canta quelli che ormai sono classici di una scena underground che comincia a non sembrare più così tanto sommersa. Nessuna pausa, i brani si susseguono senza sosta, lo show è rodato perfettamente, i suoni sono quelli giusti per coinvolgere tutti i presenti. I ragazzi sul palco spendono fino all’ ultima energia nonostante il mese di tour sulle spalle. Si balla, si canta e si sorride in una afosissima notte brianzola. Sotto il palco tanti volti conosciuti, ma anche tante facce mai viste a rimarcare la trasversalità di questo gruppo.

L’ora e un quarto passa senza neanche accorgersene ed è già tempo di bis. Il pubblico madido di sudore ma contento è totalmente appagato da un’ ottima performance che ci ricorda come le eccellenze italiane passino senza ombra di dubbio anche dalla musica.

Spero di incontrarvi tutti molto presto sotto il palco dei Giuda, ci vediamo lì.

Giuda

Website: https://giuda.net/
Facebook: https://www.facebook.com/giudaofficial
Bandcamp: https://giuda.bandcamp.com
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1h4qv3Mp1E5p9ocwThvRgF

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things

Brown Leather è il nuovo disco

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things. Questo è un disco rock and roll a tutto tondo con un vibe country ed honky tonk che viene dal cuore.

Il disco

La band americana si presenta alla prova del secondo disco a tre anni dal precedente. La ricetta non differisce molto dall’ ultimo episodio. Assolutamente apprezzabile è la maturazione del songwriting e la ricchezza degli arrangiamenti. Negli undici nuovi brani Stones, Quireboys, soutern rock, country e honky tonk si sposano con estrema naturalezza.

Un piano boogie accompagna quasi tutti i brani donandogli un piglio danzereccio che renderà impossibile non battere il piede. A momenti più scanzonati come “Brown Leather” o “Ride It Home” fanno paio quelli più country come “Ya Know I Don’t Mind” o “Problematic Life”.  Questi ultimi sembrano ibridare Exile On Main Street con un forte sapore di Allman Brothers e di Lynyrd Skynyrd.

Diviso tra queste due anime il disco scorre piacevolmente dall’ inizio alla fine per tutte le sue undici tracce. Dave Tierney, Sam Hariss, Tobin Dale ed Hector Lopez la sanno lunga, si scambiano al microfono, si cedono gli assoli, tutto per rendere l’ascolto fluido. Anche quando la formula potrebbe sembrare abusata c’è sempre qualche preziosismo che evita la noia. Malgrado la loro provenienza, New York, che certamente non richiama alla mente panorami bucolici praterie, saloon, cowboy sembrano pane quotidiano per i quattro musicisti.

Ancora banjo, mandolini, steel guitar, armoniche, hammond, voci gospel e tutto il corredo di un classico disco southern é ampiamente presente e usato con maestria. La forza della band sta nella capacità di creare atmosfere efficaci. Inoltre con questo gran caldo estivo diventa l’ascolto perfetto per una bibita ghiacciata sul divano abbracciati al ventilatore.

Conclusioni

Nella speranza che vi possiate godere questo lavoro in totale relax, ecco un ottimo consiglio per le vostre vacanze.

The Sweet Things

Facebook: https://www.facebook.com/TheSweetThingsTonk
Instagram: https://www.instagram.com/thesweetthingstonk/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/604AUHQHCsMb50eBHNvwe1

Rock Metal fest 2022 Torna ad Agosto nel comune di Pulsano

Rock Metal fest

Dopo due anni di stop, causato dall’emergenza sanitaria, ritorna finalmente il Rock Metal Fest. L’evento è giunto infatti alla sua dodicesima edizione. Il tutto andrà in scena Mercoledì 17 Agosto 2022 – Pulsano (Taranto), organizzato dalla Associazione Onlus Rock Metal Events.

Si rinnova, quindi, nell’estate pugliese, l’appuntamento gratuito più atteso dagli amanti del rock duro!! L’evento è organizzato dall’Associazione Rock Metal Events, che dal 2009 porta avanti il progetto di tenere alto l’interesse nei confronti del rock e del metal.
Il 17 agosto, nell’area parcheggio della zona industriale del Comune di Pulsano (Ta), ci saranno così cinque band a infuocare gli animi degli amanti del genere e non.

Headliner della serata saranno gli Elegy Of Madness, la nota Symphonic Metal band tarantina torna dal vivo con interessanti novità. Una su tutte: la nuova singer Kyrah Aylin. La cantante ha, tra l’altro, interpretato il ruolo della Regina durante l’evento “Rock The Castle” nel 2019. Ha ricoperto il ruolo anche nel 2022 al Castello Scaligero di Villafranca di Verona.

https://www.elegyofmadness.com/
https://it-it.facebook.com/elegyofmadness

Le altre quattro band che suoneranno nello spazio allestito presso la Zona industriale, sono le seguenti (in ordine alfabetico):

Anthenora – Heavy Metal da Saluzzo (Cn).
http://www.anthenora.com/
https://it-it.facebook.com/anthenoraofficial/

DiesAnEra – Alternative gothic metal da Livorno
https://it-it.facebook.com/diesanera

Hot Cherry – Metal Stoner da Livorno

https://it-it.facebook.com/hotcherryband/

Reapter – Thrash Metal da Roma
http://www.reapter.com/
https://www.facebook.com/thrashreapter/

Rock Metal fest – Ingresso Gratuito

Mercoledì 17 Agosto 2022 – START ORE 20:00
Zona Industriale di Pulsano (Taranto).
Riferimenti Google maps:
https://www.google.it/maps/@40.3903775,17.3540315,207m/data=!3m1!1e3

Nell’area del concerto saranno presenti numerosi stand con cibo e bevande ed inoltre gli appassionati troveranno merchandising, magliette, bracciali, dischi, fumetti, musica e tanto altro. Per altri dettagli e informazioni seguite il sito ufficiale della Associazione Rock Metal Events http://www.rockmetalevents.com/

Alter Bridge in arrivo il nuovo album Pawns & Kings in uscita il 14 ottobre

Alter Bridge

Fin dal 2004 gli acclamati rocker Alter Bridge sono noti per i loro riff memorabili, le melodie vocali contagiose e l’attacco delle due chitarre. Questo ha fatto loro guadagnare il plauso della critica e dei fan di tutto il mondo.

Ora il quartetto composto da Myles Kennedy alla voce/chitarra, Mark Tremonti alla chitarra/voce, Brian Marshall al basso e Scott Phillips alla batteria è tornato! Si tratta della loro raccolta di canzoni più aggressiva. Il settimo album della band, Pawns & Kings, sarà pubblicato in tutto il mondo il 14 ottobre da Napalm Records.

Pre Order QUI: https://lnk.to/PawnsAndKings

Pawns & Kings

L’album è un insieme di dieci brani epici completamente nuovi che sicuramente faranno guadagnare alla band nuovi fan in tutto il mondo. Soddisferà inoltre i loro ferventi sostenitori che hanno pazientemente atteso nuova musica dal gruppo.
Pawns & Kings vede gli Alter Bridge riunirsi con il produttore e collaboratore di lunga data Michael “Elvis” Baskette. Creano in questo modo una collezione di nuove memorabili aggiunte all’impressionante catalogo della band.

I brani

Dai riff iniziali di “This Is War” alla title track che chiude l’album “Pawns & Kings”, gli Alter Bridge tornano con un album di brani intensi. Nati dopo che il ciclo del loro ultimo album è stato interrotto dalla pandemia globale. Brani come “Dead Among The Living”, “Silver Tongue” e “Holiday” mettono in mostra il caratteristico songwriting per cui la band è nota. L’album offre anche numerose avventure epiche, con tre canzoni che superano i sei minuti ciascuna.

Il brano “Fable Of The Silent Son” dura 8:29 ed è la canzone più lunga registrata dal gruppo. Un primato finora detenuto da “Blackbird”. Mark Tremonti esce dal suo ruolo di voce secondaria per prendere il comando in “Stay”. Una ballata introspettiva che diventerà sicuramente una delle preferite dai fan dal vivo. L’epica title track conclusiva “Pawns & Kings” è ora disponibile su tute le piattaforme digitali del mondo.

La tracklist di Pawns & Kings è:

1) This Is War
2) Dead Among The Living
3) Silver Tongue
4) Sin After Sin
5) Stay
6) Holiday
7) Fable Of The Silent Son
8) Season Of Promise
9) Last Man Standing
10) Pawns & Kings.

Gli Alter Bridge saranno impegnati in un lungo tour a supporto di Pawns & Kings. La band ha già annunciato un tour in Europa per novembre e dicembre che prevede 25 tappe nell’arco di sei settimane. Il tour prenderà il via il 1° novembre in Germania e farà tappa in Danimarca, Svezia, Spagna e altri paesi prima di concludersi il 12 dicembre alla O2 Arena del Regno Unito. Gli amici di lunga data Halestorm e Mammoth WVH daranno il loro supporto durante l’imminente tour europeo. Ulteriori informazioni sulle date del tour e i link per i biglietti sono disponibili su www.alterbridge.com.

Alter Bridge Online:

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Revolutionary Boy é l’ultimo disco di Mono con gli F.F.D.

Revolutionary Boy é l'ultimo

Revolutionary Boy é l’ultimo disco di Mono con gli F.F.D. Alessio Cattabiani, in arte Mono, è venuto a mancare l’ottobre scorso. Mono è stato un cantante, un dj, un promoter, un discografico che sin dagli anni novanta si è impegnato per fare la differenza nell’ underground italiano.

Nato e vissuto a Parma fonda gli F.F.D., acronimo di Four Flying Dicks, nel 1992. Sempre in bilico tra Oi!, punk rock, pop punk e ska la band vedrà avvicendarsi musicisti diversi rimanendo comunque rilevante ed amata. Gli F.F.D. assieme a Derozer, Punkreas, Los Fastidios e tanti altri segneranno una stagione del punk italiano.

L’ amicizia che mi ha legato a Mono rende difficilissimo scrivere queste righe senza cedere alla commozione. Una persona capace di spendersi senza indugio per gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Un vero originale, spesso profondo, ma sempre pronto a fare festa sopra e sotto al palco. Un uomo a cui non si riusciva a non volere bene. Sentirlo vivo e in forma smagliante, nei solchi di questo disco, mette il sorriso sulle labbra e stringe il cuore.

Il disco

Il disco è dunque il lascito del Mono ed è totalmente Mono dalla testa ai piedi. La band: Borto (basso), Joe (batteria), Ciffo (chitarra) e Arcu (chitarra) si distingue per l’ottima chimica che filtra da subito attraverso le casse dello stereo. Lo stile è quello che chi ama gli F.F.D. conosce bene. Uno stile affinato in anni di esperienza. Un cocktail carico di anfibi, scooter, punk, coscienza politica, ma anche tantissima spensieratezza.

I richiami a Cock Sparrer, Clash, Sham69 ma anche a Nabat e Klasse Kriminale impreziosiscono il sound del gruppo. Contemporaneamente si succedono ospiti d’ eccezione quali Il Gigio, Seby Derozer, Lucaintegrity, Alieno & The Souls che contribuiscono ad animare brani subito riconoscibili. Fuori su Kob Records il disco esce nel giorno del compleanno del Mono per festeggiare, inoltre, il trentesimo anno di attività degli F.F.D. e contiene tutti gli elementi per cui la band è sempre stata apprezzata. Il sound, centrato ed efficace come sempre, si sposa con composizioni energiche ed orecchiabili che sembrano nate con la vocazione del sing along.

Un saluto che arriva troppo presto ma che vi scalderà il cuore. Dodici tracce su cui costruire tanti nuovi stupendi ricordi.
“Ciao Mono at voi bein!”

F.F.D.

Facebook: https://www.facebook.com/FourFlyingDicks
Instagram: https://www.instagram.com/f.f.d._official/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/3bui13EoH5cBhkqabngvtl

Serravalle Rock, in arrivo la sesta edizione l’ultimo week-end di Luglio

Serravalle Rock

Ritorna con la sesta edizione il Serravalle Rock che si terrà nel weekend dal 29 al 31 Luglio all’interno della Rocca di Castruccio, a Serravalle Pistoiese. Tre giorni di grande musica ad ingresso libero.

Ancora una volta Serravalle Rock si dimostra un festival che anticipa le tendenze. Dà infatti spazio a giovani artisti di grandi speranze alternandoli alle migliori proposte del rock d’autore italiano. Il programma è molto vario e bilanciato tra nomi di assoluto spessore del panorama nazionale.

Parliamo di Andrea Chimenti, Small Jackets e sul piano internazionale internazionale Conny Ochs. Realtà che stanno crescendo esponenzialmente come i Bluagata, Cassandra, Le Pietre Dei Giganti. Ed ancora gli artisti promettenti Le Domeniche Del Lunedì e Guinevere.

Numerose anche quest’anno le artiste femminili, in continuità con l’edizione passata che aveva spiccate tinte rosa. Il festival è organizzato dal Comune di Serravalle Pistoiese – Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’agenzia Moonmusic e l’etichetta discografica Vrec. L’evento si colloca in un gioiello di arte e cultura. Il borgo vanta, fin dal Medioevo, una posizione strategica nel territorio del pistoiese e della valdinievole. Serravalle Pistoiese specialmente nel periodo estivo, diventa la meta di moltissimi eventi a livello nazionale e internazionale.

Sponsor: Toscana Energia e Publiacqua.
Partner: Suffissocore, La Taverna Della Musica, Barberia Losco.

Per l’occasione è stato pubblicato, in formato cd e digitale, il terzo volume della compilation Serravalle Rock. Verrà distribuita gratuitamente al festival oppure ordinabile su www.vrec.it

Questo il programma del Serravalle Rock:

VENERDI’ 29 LUGLIO

Bulgata
Cassandra
Le domeniche del lunedì.

SABATO 30 LUGLIO

Small Jackets
Conny Ochs.

DOMENICA 31 LUGLIO

Andrea Chimenti
Le pietre dei giganti
Guinevere.

Segui l’evento attraverso questo link:
https://www.vrec.it/prodotto/serravallerock3

Rock in Roma. O meglio, Thrash in Roma con i Testament.

Testament Rock In Roma

Rock in Roma. O meglio, Thrash in Roma, come ha continuato a ripetere il cantante degli Exodus Steve Souza in uno dei suoi intermezzi tra una canzone e l’altra.

E con ovvia ragione, perché l’esibizione di martedì di quattro band che hanno fatto la storia del genere più in voga nella Bay Area californiana è di quelle “che ci volevano”.

C’è da dirlo: il Rock In Roma, rassegna della quale appunto faceva parte il concerto di Testament, Exodus, Death Angel e Heathen per la data del 19 luglio, non aveva prodotto moltissime giornate di vero rock, tra performer della scena rap e trap italiana.

Ci avevano pensato i Litfiba a scaldare la Capitale il giorno precedente, per arrivare poi alla serata spaccaossa con un genere come il thrash metal, con un sano ritorno al pogo di cui i romani – e non – avevano certamente bisogno.

E le attese non sono state tradite: abbiamo assistito a un’esibizione degna di tale nome, con tutte e quattro le band centrate e a fuoco sul palco dell’Ippodromo di Capannelle.

Anche se, vista la grande capienza dell’area, la percezione della gente presente non era esagerata, quello che invece è stato ripagato è stato il calore con cui il pubblico ha risposto a tutte le performance.

Heathen

Ad aprire le danze, puntuali come un orologio, sono stati alle 18 gli Heathen, come tradizione vuole provenienti da San Francisco. Ma in realtà anche da Cremona, dato che due giorni prima erano a infiammare il pubblico del Luppolo In Rock assieme ai colleghi Testament ed Exodus.

A sensazione, a livello di decibel quella della band capitanata dal chitarrista Lee Altus è stata forse quella con i volumi più alti del quartetto.

Ma gli Heathen hanno fatto vedere sul palco come siano un gruppo da tenere maggiormente in considerazione in tutta la scena, mettendo sul piatto una scaletta da pogo immediato nonostante la non moltissima gente iniziale, pescando in qua e là dai pochi album a repertorio.

Chiudendo poi con il botto con Hypnotized, il cui coro cantato dal pubblico lasciava già presagire che tipo di serata sarebbe stata anche con le band successive.

Death Angel

I Death Angel tengono alta la bandiera di San Francisco, bravi anche loro a coinvolgere il pubblico al suono degli iconici riff della band.

Esibizione sul palco un po’ più statica rispetto ai colleghi precedenti, come da tradizione del collettivo di Rob Cavestany.

Una delle band forse più “eleganti” del panorama thrash metal e, proprio per questo motivo, precisa e curata nei minimi dettagli.

E ovviamente il pit non ha fatto mancare il suo apporto.

Exodus

I giri del motore sono già abbondantemente a pieno regime quando sul palco salgono gli Exodus, acclamatissimi da tutto il pubblico che, ad un certo punto, sembrava fosse lì proprio per loro.

Gary Holt e compagni non tradiscono le attese, sfoderando un’esibizione spaccaossa fino all’ultimo colpo.

Attingono dal loro repertorio pezzi che hanno fatto la storia, come Blacklist e Bonded By Blood, alternando brani del nuovo disco Persona Non Grata, uscito lo scorso anno.

Nemmeno a dirlo, l’esibizione è stata una bomba. E non è mancato qualche momento patriottico verso il pubblico italiano quando il batterista, Tom Hunting, ha preso una bandiera italiana e l’ha delicatamente apposta sulla propria batteria prima di concludere la propria esibizione.

Spiritato anche il cantante Steve Souza, in forma con la sua riconoscibilissima voce acida, sempre a fuoco fino alla fine del set.

Testament

È il momento dei Testament, che salgono sul palco e lanciano subito un trittico con Rise Up, The New Order e Pale King che serve a innescare la miccia.

Il pubblico ancora non si infiamma del tutto, ma è questione di attimi. Non manca anche un siparietto con Chuck Billy che fatica a ricordare il pezzo successivo in scaletta.

Parte così Children of the Next Level, brano apripista dell’ultimo album The Titans of Creation, che fa anche bella mostra di sé sullo sfondo del palco. Prima di passare a un grande classico come Practice What You Preach, che mette definitivamente a ferro e fuoco lo stage e il sottopalco dell’Ippodromo.

Altro trittico devastante arriva con WWIII, True Believer e DNR, che non fa altro che scatenare ancora di più il moshpit, adesso diventato una vera bolgia nella polvere di Capannelle.

Altro gran pezzo tratto dal primo album è Night of the Witch, prima di passare a The Formation of Damnation.

Un bel solo di Steve DiGiorgio apre una spettacolare Souls of Black, nonché una seconda parte della scaletta farcita di classici che il pubblico apprezza oltremisura, passando poi a First Strike Is Deadly.

Over The Wall fa impazzire e cantare tutti, ma è su Into The Pit che l’essenza dei Testament esce fuori. Prima Chuck chiama il wall of death, poi il pubblico accende un fumogeno e si lancia in un circle pit da brividi, con al centro la fiamma rossa.

Il tutto vale certamente il prezzo del biglietto.

L’intramontabile Alone in the Dark chiude una scaletta forse un po’ corta ma tutto sommato giusta, visto il format con cui è stata studiata l’esibizione, con le quattro band californiane tutte di altissimo livello.

Conclusioni

Insomma, i Testament sono in forma e lo dimostrano da come suonano, da come si muovono sul palco e da come si divertono.

Il basso di Steve DiGiorgio esce fuori dal coro come solo lui sa fare, così come le chitarre di Alex Skolnick ed Eric Peterson, che si alternano nei soli e giocano spesso tra armonizzazioni e ammiccamenti vari.

Forse un po’ impastata nel mix – e nei suoni non proprio eccellenti – la voce del buon Chuck, comunque sempre precisa e potente nei suoi cambi, specialmente sui growl, dove esce fuori tutta la sua cassa toracica.

Poco protagonista, diversamente da come ci saremmo aspettati, la batteria di Dave Lombardo, comunque sempre in palla, precisa e potente.

E i Testament hanno davvero infiammato Roma, così come prima di loro hanno fatto Heathen, Death Angel ed Exodus.

In conclusione, è il caso di dire, viva Thrash in Roma.

Towers Of London ricominciamo?

Towers Of London ricominciamo

Towers Of London ricominciamo? Dopo un numero importante di false partenze Yet To Be è il nuovo tentativo degli inglesi di rilanciare la propria carriera.

Il riassunto

Quindici anni fa la band dei fratelli Tourette sembrava sul tetto mondo. Ibrido vincente tra Guns’n’Roses e Sex Pistols avevano partorito un’ opera prima, Blood Sweat & Towers, che li aveva incoronati la band che avrebbe salvato il rock. Certamente erano ridicolizzati dalla critica, ma amatissimi dal pubblico. Capaci di sollevare controversie, reali o presunte, con un fare maleducato da veri cattivi ragazzi. Nonostante corrispondessero all’ identikit delle future rockstar si sarebbero spenti in un fuoco di paglia in tempo per il secondo disco. Infatti, nel 2008, Fizzy Pop aveva aggiunto alla ricetta una buona dose di indie anglosassone e anche se non terribile, comunque non era all’ altezza delle aspettative.

Da questo momento cominciava una gran confusione. Seguire i passi della band sarebbe diventato complicatissimo. Tra singoli pubblicati e ritirati, tour annunciati e mai suonati, documentari finiti nel cassetto, l’ interesse per la band sarebbe presto svanito. Peccato perché, anche nel marasma che è stata la loro carriera dal 2009 ad oggi, ogni tanto era possibile intravedere cose anche molto gradevoli. Così se singoli come “Send In The Roses” sembravano un ritorno ai fasti passati, con maturazione compositiva annessa, subito brani come “Shot In The Dark” ci restituivano la band in salsa Coldplay.

L’ E.P.

Finito questo doveroso punto della situazione com’é questo nuovo E.P.? Sinceramente senza infamia e senza lode. I brani si muovono tra tutte queste differenti coordinate raccolte negli anni. Il lavoro suona come una specie di patch work nel quale manca un elemento che amalgami il tutto. Credo che l’elemento in questione sia la convinzione del gruppo. La band sembra divisa tra il desiderio, nemmeno troppo celato, di finire in classifica e una marcata vocazione punk.

“Jump” altalena tra accenti alla Clash di fine carriera e i Gorillaz. “Get Yourself Out Of Here” sguinzaglia tutto l’ Iggy Pop nel dna del gruppo. “Free Your Love” sfoggia un riff di matrice hard rock sul quale viene innestato uno svolgimento alternative americano primissimi anni novanta. “Push It The Same Way” con il suo incedere ricorda da vicino i Devo per poi esplodere in momenti isterici che ricordano l’ Axl di Chinese Democracy. Chiude “Amazing” una ballad dal retro gusto indie pop che riporta alla mente i momenti più commerciali degli Ark.

Conclusioni

Ancora una volta è possibile scorgere molto potenziale in questa band che, però, troppo spesso rimane inespresso. Uscito nell’ indifferenza generale questo EP non cambierà sicuramente le carte in tavola né per i Towers Of London né per i loro fan. Che il prestigioso contratto firmato col management di Alan McGee (The Jesus and Mary Chain, Primal Scream, Oasis, The Libertines) li possa rimettere sulla mappa? Oppure contribuirà ulteriormente a farceli dimenticare? Chi vivrà vedrà!

Towers Of London

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Road Sweet Home, storia di un viaggio senza tempo

Road sweet

La storia che sto per raccontarvi è davvero senza tempo, si perché Road Sweet Home è un viaggio cominciato nel 1968 da un giovane Hippy di nome John e forse non ancora terminato. Le parole di questo racconto andato in scena con un live lo scorso 17 Luglio, arrivano direttamente dagli appunti presi sul retro di un’agenda durante il mio viaggio di ritorno in treno.

Quale ispirazione migliore se non quella di un magnifico paesaggio che scorre sul finestrino? Inoltre l’emozione è ancora forte e lascia una scia anche in queste parole.

E’ un caldo pomeriggio di Luglio, l’eccitazione per lo show è palpabile già durante il soundcheck. Siamo nel bellissimo cortile della storica Biblioteca Sormani presso il Teatro Menotti e alle 21 in punto si diffondono nell’aria le note di Paper Bag. Si tratta del primo brano del concept album, che racconta perfettamente lo stato d’animo di John che zaino in spalla vaga senza una meta troppo precisa alla ricerca della sua direzione.

Tra un brano e l’altro Giulio condivide alcuni racconti di questa storia che ricordiamo a tutti è assolutamente vera! Forse è proprio per questo che anche il disco è stato registrato come si faceva nel periodo in cui il diario è stato scritto. Le registrazioni avvengono infatti utilizzando strumentazione analogica, amplificatori a valvole, organo hammond con “leslie” vero. Ma anche un piano Fender Rhodes originale anni ’70 fatto passare in un ampli Fender. Sono state persino microfonate le meccaniche per coglierne al massimo l’essenza e “le dita sui tasti”.

Il mastering inoltre è stato fatto su nastro magnetico con l’intento di riprodurre fedelmente, non artificialmente coi plugin digitali e i softwares, le sonorità di quegli anni.

Ma non perdiamo di vista il nostro live. To see a lonely heart è uno dei singoli estratti dal disco. Forse il brano che più rappresenta il vero spirito di John. La lacrimuccia si sta già affacciando negli occhi dei presenti che ancora per un po’ riescono a trattenersi.

La parte più triste è che a causa della mia paura, sono scappato dall’amore che ho cercato per tutta la vita”. Parole davvero forti se si pensa che sono state scritte da un ragazzo appena ventottenne nel momento in cui lascia la casa dei genitori.

E’ il momento di Why Live in Hell. Enrico, Cristian, Giovanni e Andrea (che citerò più avanti nei credits) sono sul palco con il nostro singer per regalarci un altro momento di questa storia. John è un uomo, ha quasi cinquan’anni adesso e le pagine del suo diario sono davvero tante. Ci sono poesie, canzoni, foto ed anche dei disegni di tutto quello che ha vissuto. E’ il momento di riflettere su ciò che sta cambiando e lasciarsi trasportare da nuove consapevolezze.

Life is short, why live in hell when heaven is here?”

Il pubblico si sta affezionando sempre di più a Road Sweet Home e alla storia di John. Un disco che seppur uscito oltre un anno fa non ha smesso un solo secondo di riecheggiare nel cuore delle persone. Forse perché un po’ di John rimane nel ricordo di chi ha vissuto la sua amicizia. O magari perché Heather (la moglie) non ha mai smesso di parlare di lui alle persone incontrate nel suo girovagare. Oppure perché questo diario aspettava solo di arrivare nelle mani giuste. Quelle di una persona che a modo suo ha ripercorso lo stesso viaggio e che si è riconosciuto nello spirito così libero e profondo del protagonista. What’s The Use in Begin Free….

Like the winds segna il punto centrale di questo spettacolo che sembra arrivare verso la fine troppo in fretta. Qui è impossibile non tirare fuori i kleenex di scorta che avevamo nella borsa. Questo è il brano in cui scatta l’applauso più caldo, in cui tutte le fragilità di un sentimento così profondo come l’amore vengono fuori lottando con il desiderio di non avere legami.

Ramblin Boy raccoglie l’onda emotiva del brano precedente trai presenti nel cortile della Sormani. Il sole è ormai calato dietro allo storico palazzo ed il buio avvolge le emozioni ovattate nascondendo le lacrime (anche quelle di Giulio). Del resto questo è il brano che ha dato il via a tutto il progetto. Il primo musicato dall’autore nel silenzio della sua casa suonando più piano possibile per non svegliare i vicini. Con questa canzone Heather ha dato il benestare per proseguire la produzione di Road Sweet Home emozionandosi a sua volta.

Se a questo punto del racconto vi state accorgendo che vi dispiace non essere stati presenti, posso tranquillizzarvi dicendovi che il disco è ancora disponibile!

E’ impossibile non rimanere affascinati da Road Sweet Home ascoltato così per la prima volta. Questi suoni sono usciti dal mio lettore cd o da sotto la puntina del giradischi e sono arrivati su un palco. Un disco a cui anche Rock My Life è particolarmente affezionata perché ne ha fatto la prima recensione in assoluto. (Se siete curiosi leggetela QUI).

E ora? Then Now rappresenta il momento in cui John attende di arruolarsi nella Marina Mercantile Americana, è alle Hawaii e anche il testo di questo brano risente della sua profonda riflessione. In qualche modo John fa un bilancio della sua vita.

Ha avuto un grande impatto sul pubblico anche il racconto che ha preceduto In Hell. Questa sarebbe una storia nella storia e forse il modo migliore per non rovinarla è proprio quella di sentirla attraverso le parole del protagonista. In Hell è la traccia numero otto del disco.

Sembra quasi impossibile ma siamo già alla fine di questo intenso concerto in uno dei posti più belli del centro storico di Milano. Siamo infatti a poche centinaia di metri dal Duomo, ma in realtà è come se tutti noi durante la serata fossimo stati trasportati dentro le pagine fatte di carta e inchiostro che ci ha lasciato John.

Rain è l’altro singolo estratto da Road Sweet Home. Un brano che rimane a testimonianza di tutto quello che ha vissuto quel giovane vagabondo che ha fatto del mondo la sua casa. Il suo girovagare, il suo vivere un passo dietro l’altro, i suoi treni presi al volo senza biglietto, e il cielo che quasi sempre è stato il tetto sotto il quale ha dormito. Questo è John. Ma rimane ancora qualcosa da dire.

Nel novembre del 2012 si ammala di cancro e lotta per tre lunghi anni finché arriva alla fine del suo viaggio. End of Story. Ma è davvero la fine? Con questo concerto Giulio Larovere e tutti coloro che lo hanno reso possibile, hanno fatto in modo che il viaggio si spostasse su un’altra dimensione e che continuasse nel cuore di ognuno di noi con Wind Cry. Domenica 17 Luglio John era seduto tra noi magari commosso anche lui e alla fine della storia, a riflettori spenti abbiamo sentito che tutto ciò che ha vissuto non rimarrà indimenticato.

Road Sweet Home – Storia di un viaggio senza tempo
17 Luglio Biblioteca Sormani

Giulio Larovere – Voce e Chitarra
Enrico Meloni – Chitarra
Cristian Francioni – Tastiere
Andrea Vismara – Basso
Giovanni Zacchetti – Batteria.

Contatti Giulio Larovere:

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FB: https://www.facebook.com/giuliolarovereofficial
IG: https://www.instagram.com/giuliolarovere/
YT: https://www.youtube.com/c/GiulioLarovere
Spotify: https://open.spotify.com/artist/4c1x5q3SgjyzgivpDvKF97
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Venomous Anynomus è il nuovo lavoro dei Cruel Intentions

Venomous Anynomus è il nuovo

Venomous Anynomus è il nuovo lavoro dei Cruel Intentions. Lizzy DeVine torna a stupire con undici brani orecchiabilissimi e nuovi di zecca.

I The Cruel Intentions nascono dalle ceneri dei Vains Of Jenna, gruppo patrocinato da Stevie Rachelle cantante dei Tuff e ideatore di Metal Sludge. Comparsi sulle scene ormai una decina di anni fa, la band è composta da DeVine, Nygaard (ex Bloodlights), Wernerson e Nilsson. Venomous Anonynmous esce a quattro anni dal debutto No Sign Of Relief.

Il disco

L’attesissimo ritorno del combo svedese sicuramente non deluderà i fan di lungo corso della band. Ogni canzone contenuta all’ interno di questa nuova uscita sembra pensata con il preciso scopo di far cantare il pubblico a squarciagola. Troviamo persino una ballad in lingua madre che certamente verrà apprezzata in terra natia. Le coordinate rimango le stesse Guns, CrueRatt si fondono alla lezione dei nuovi classici della scena svedese come Hardcore Superstar, Backyard Babies e Crashdiet. La produzione è sicuramente più compatta, un suono saturo e pieno che ormai sembra caratterizzare ogni uscita di derivazione glam metal prodotta in Scandinavia. Il disco è sicuramente accattivante e farà la felicità di chiunque ami il genere: chitarroni, cori da cantare tutti assieme, melodie pronta presa e ritmiche uptempo.

Se posso esprimere la mia sincera opinione, trovo che negli ultimi anni la reiterazione di una formula ormai assodata abbia ucciso l’originalità di queste band. In tutti i dischi incontriamo una scelta di suoni molto simile, una scrittura condivisa, un modo di suonare e cantare che ormai sembra standard. Certamente il lato positivo che trasmettono queste scelte è un forte senso di “movimento”, di “scena” e di “appartenenza”. In più i fan non mancano di apprezzare, riempire i concerti, comprare i dischi e questo è quello che più conta.

La riflessione

Gli anni ottanta, però, ci hanno insegnato che quando le personalità delle band vengono accantonate a favore di un cliché è lì che, presto, si è passa ad altro. Avendo visto questa scena nascere, crescere e avendola praticata per oltre un ventennio, spero sinceramente di sbagliarmi. Allo stesso modo, spero che le band siano le prime a mettersi più in gioco, dando un taglio appena più personale alla propria proposta. Tutto ciò vale anche per i Cruel Intentions che, al netto di questa riflessione, hanno sfornato un buonissimo secondo disco.

The Cruel Intentions

Facebook: https://www.facebook.com/thecruelintentions/
Instagram: https://www.instagram.com/thecruelintentionsofficial/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/3RKn3P56kkewba1s6QpyDk

Mimmo Paganelli, direttore Artistico della EMI a Rock Targato Italia

Mimmo Paganelli

Venerdì 29 luglio ore 15,30 Mimmo Paganelli, storico direttore artistico della EMI parlerà di “Una vita per la musica“. Ospite speciale per l’incontro: Marco Di Noia.

Il 29 e 30 Luglio infatti, al Legend Club Milano si terrà un’edizione speciale di Rock Targato Italia. Due giornate colme di incontri e concerti ad Ingresso Gratuito. con il Patrocinio della Regione Lombardia Assessorato Autonomia e Cultura. Un incontro da seguire quello con Mimmo Paganelli, ci racconterà la sua esperienza professionale nel mondo della discografia. Una sorta di “Vita per la musica” che si avvale del supporto musicale dell’artista Marco di Noia. Quest’ ulrimo si esibirà con una strana chitarra/tastiera accompagnato da Lorenzo GhiriNGhelli che l’ha inventata.

Mimmo Paganelli

Professionista discografico di valore internazionale, ha occupato nella sua bellissima carriera professionale cariche dirigenziali di notevole e primissimo livello. Non ultima la carica di Direttore Artistico della Società EMI Italiana.

Mimmo sarà il protagonista di questa edizione speciale di Rock Targato Italia con la sua testimonianza ed esperienza di vita. Vedi ad esempio il suo recentissimo lavoro “Volevo lavorare dentro i dischi” . Un’edizione dedicata a tutti coloro che hanno sofferto la pandemia, il tempo sospeso, vietato fare musica, i concerti e, d’ incontrarci.

Per l’occasione Mimmo Paganelli da scouting maturo e preparato qual è, ha pensato di raccontare la sua storia. Impreziosendola con interventi musicali a cura dell’artista Marco Di Noia, ospite dell’incontro/dibattito. Una vera e propria performance da seguire con particolare attenzione.

Biografia Domenico ‘Mimmo’ Paganelli

Stiamo parlando di un discografico italiano, nato a Taranto e milanese d’adozione. Inizia la propria carriera nel settore discografico nel 1971 alla CGD-Messaggerie Musicali. (l’attuale Warner Music) di Milano.

Dopo un lungo soggiorno in Inghilterra nel 1977 approda alla RCA (oggi Sony Bmg) e vi rimane fino al 1981. Lavora alla promozione con i più grandi cantautori e artisti della musica italiana. Parliamo di Rino Gaetano, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Renato Zero, Ivan Graziani, Mia Martini, Riccardo Cocciante, Ron.

Nel settembre del 1982 entra nella multinazionale americana Peer Southern. Qui, per la prima volta ricopre il ruolo di Direttore artistico ed editoriale. Vi resterà fino a gennaio del 1991. Il mese successivo approda alla EMI alla direzione artistica fino alla primavera del 2007.

Qui ha collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi, Francesco Guccini, Stadio, Litfiba, Roberto Vecchioni, Franco Battiato. Angelo Branduardi, Ivano Fossati, Tiziano Ferro, Amedeo Minghi, Edoardo Bennato, Banco del Mutuo soccorso e Mango.

Dal 2007 in avanti svolge l’attività di produttore artistico e consulente musicale per diversi artisti. Comincia inoltre a divulgare la sua grande esperienza professionale dedicandosi a corsi e master nelle scuole e conservatori italiani. Spesso viene chiamato come giurato in importanti contest musicali.

“Volevo lavorare dentro nei dischi” (Dantone Edizioni) esce a Giugno 2022 in una versione rivista e ampliata. Sono presenti infatti foto d’epoca e un nuovo capitolo dove ha l’onore di ospitare dediche di Vasco Rossi, Guccini, Branduardi, Vecchioni. Ed anche importanti addetti ai lavori e giornalisti del settore.

Prefazione a cura di Maurizio Becker (Vinile)
Nel 2013 ha pubblicato anche un romanzo dal titolo “Angeli senz’ali’.

Marco Di Noia

Marco Di Noia è un cantautore e giornalista milanese, con due lauree in materie umanistiche e un dottorato in culture e letterature comparate. Caratterizzato da una forte propensione alla sperimentazione, ai concept-album e una particolare voce di quasi quattro ottave di estensione vocale.

Dopo alcuni singoli, un Ep e alcuni premi, nel 2018 pubblica “Elettro Acqua 3D”, innovativo concept app-album per cellulari. Patrocinato da Amref Health Africa, e si esibisce in pionieristici concerti in 3D audio.

Con l’Ep “Leonardo da Vinci in pop” (2019), porta gli strumenti ideati dal genio rinascimentale a suonare per la prima volta con quelli moderni. Il singolo estratto dall’album, “Stella del pop”, diventa la colonna sonora del videogioco “La corsa di Leonardo”. Gioco ideato dall’Amministrazione del Comune di Milano.

Nel 2020 esce “La sovranità dei robot”, Ep impreziosito dai featuring con i robot iCub dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Teotronico. Il progetto, lo porta ad esibirsi al Web Marketing Festival 2020 di Rimini e ad intervenire al TEDxFermo 2021. Ma anche al WSIS Forum 2022 dell’ITU (unione internazionale delle telecomunicazioni dell’ONU).

Diviene così oggetto del paper accademico “Human to Artificial (H2A). From Duets with Robot to a New Model of Relationship” presentato a Content 2021. A maggio 2022 esce “Camillevolt” (Stardust/Columbia Records). Brano frutto di una collaborazione con il Laboratorio EDME della Scuola di Design del Politecnico di Milano.

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