Road sweet

La storia che sto per raccontarvi è davvero senza tempo, si perché Road Sweet Home è un viaggio cominciato nel 1968 da un giovane Hippy di nome John e forse non ancora terminato. Le parole di questo racconto andato in scena con un live lo scorso 17 Luglio, arrivano direttamente dagli appunti presi sul retro di un’agenda durante il mio viaggio di ritorno in treno.

Quale ispirazione migliore se non quella di un magnifico paesaggio che scorre sul finestrino? Inoltre l’emozione è ancora forte e lascia una scia anche in queste parole.

E’ un caldo pomeriggio di Luglio, l’eccitazione per lo show è palpabile già durante il soundcheck. Siamo nel bellissimo cortile della storica Biblioteca Sormani presso il Teatro Menotti e alle 21 in punto si diffondono nell’aria le note di Paper Bag. Si tratta del primo brano del concept album, che racconta perfettamente lo stato d’animo di John che zaino in spalla vaga senza una meta troppo precisa alla ricerca della sua direzione.

Tra un brano e l’altro Giulio condivide alcuni racconti di questa storia che ricordiamo a tutti è assolutamente vera! Forse è proprio per questo che anche il disco è stato registrato come si faceva nel periodo in cui il diario è stato scritto. Le registrazioni avvengono infatti utilizzando strumentazione analogica, amplificatori a valvole, organo hammond con “leslie” vero. Ma anche un piano Fender Rhodes originale anni ’70 fatto passare in un ampli Fender. Sono state persino microfonate le meccaniche per coglierne al massimo l’essenza e “le dita sui tasti”.

Il mastering inoltre è stato fatto su nastro magnetico con l’intento di riprodurre fedelmente, non artificialmente coi plugin digitali e i softwares, le sonorità di quegli anni.

Ma non perdiamo di vista il nostro live. To see a lonely heart è uno dei singoli estratti dal disco. Forse il brano che più rappresenta il vero spirito di John. La lacrimuccia si sta già affacciando negli occhi dei presenti che ancora per un po’ riescono a trattenersi.

La parte più triste è che a causa della mia paura, sono scappato dall’amore che ho cercato per tutta la vita”. Parole davvero forti se si pensa che sono state scritte da un ragazzo appena ventottenne nel momento in cui lascia la casa dei genitori.

E’ il momento di Why Live in Hell. Enrico, Cristian, Giovanni e Andrea (che citerò più avanti nei credits) sono sul palco con il nostro singer per regalarci un altro momento di questa storia. John è un uomo, ha quasi cinquan’anni adesso e le pagine del suo diario sono davvero tante. Ci sono poesie, canzoni, foto ed anche dei disegni di tutto quello che ha vissuto. E’ il momento di riflettere su ciò che sta cambiando e lasciarsi trasportare da nuove consapevolezze.

Life is short, why live in hell when heaven is here?”

Il pubblico si sta affezionando sempre di più a Road Sweet Home e alla storia di John. Un disco che seppur uscito oltre un anno fa non ha smesso un solo secondo di riecheggiare nel cuore delle persone. Forse perché un po’ di John rimane nel ricordo di chi ha vissuto la sua amicizia. O magari perché Heather (la moglie) non ha mai smesso di parlare di lui alle persone incontrate nel suo girovagare. Oppure perché questo diario aspettava solo di arrivare nelle mani giuste. Quelle di una persona che a modo suo ha ripercorso lo stesso viaggio e che si è riconosciuto nello spirito così libero e profondo del protagonista. What’s The Use in Begin Free….

Like the winds segna il punto centrale di questo spettacolo che sembra arrivare verso la fine troppo in fretta. Qui è impossibile non tirare fuori i kleenex di scorta che avevamo nella borsa. Questo è il brano in cui scatta l’applauso più caldo, in cui tutte le fragilità di un sentimento così profondo come l’amore vengono fuori lottando con il desiderio di non avere legami.

Ramblin Boy raccoglie l’onda emotiva del brano precedente trai presenti nel cortile della Sormani. Il sole è ormai calato dietro allo storico palazzo ed il buio avvolge le emozioni ovattate nascondendo le lacrime (anche quelle di Giulio). Del resto questo è il brano che ha dato il via a tutto il progetto. Il primo musicato dall’autore nel silenzio della sua casa suonando più piano possibile per non svegliare i vicini. Con questa canzone Heather ha dato il benestare per proseguire la produzione di Road Sweet Home emozionandosi a sua volta.

Se a questo punto del racconto vi state accorgendo che vi dispiace non essere stati presenti, posso tranquillizzarvi dicendovi che il disco è ancora disponibile!

E’ impossibile non rimanere affascinati da Road Sweet Home ascoltato così per la prima volta. Questi suoni sono usciti dal mio lettore cd o da sotto la puntina del giradischi e sono arrivati su un palco. Un disco a cui anche Rock My Life è particolarmente affezionata perché ne ha fatto la prima recensione in assoluto. (Se siete curiosi leggetela QUI).

E ora? Then Now rappresenta il momento in cui John attende di arruolarsi nella Marina Mercantile Americana, è alle Hawaii e anche il testo di questo brano risente della sua profonda riflessione. In qualche modo John fa un bilancio della sua vita.

Ha avuto un grande impatto sul pubblico anche il racconto che ha preceduto In Hell. Questa sarebbe una storia nella storia e forse il modo migliore per non rovinarla è proprio quella di sentirla attraverso le parole del protagonista. In Hell è la traccia numero otto del disco.

Sembra quasi impossibile ma siamo già alla fine di questo intenso concerto in uno dei posti più belli del centro storico di Milano. Siamo infatti a poche centinaia di metri dal Duomo, ma in realtà è come se tutti noi durante la serata fossimo stati trasportati dentro le pagine fatte di carta e inchiostro che ci ha lasciato John.

Rain è l’altro singolo estratto da Road Sweet Home. Un brano che rimane a testimonianza di tutto quello che ha vissuto quel giovane vagabondo che ha fatto del mondo la sua casa. Il suo girovagare, il suo vivere un passo dietro l’altro, i suoi treni presi al volo senza biglietto, e il cielo che quasi sempre è stato il tetto sotto il quale ha dormito. Questo è John. Ma rimane ancora qualcosa da dire.

Nel novembre del 2012 si ammala di cancro e lotta per tre lunghi anni finché arriva alla fine del suo viaggio. End of Story. Ma è davvero la fine? Con questo concerto Giulio Larovere e tutti coloro che lo hanno reso possibile, hanno fatto in modo che il viaggio si spostasse su un’altra dimensione e che continuasse nel cuore di ognuno di noi con Wind Cry. Domenica 17 Luglio John era seduto tra noi magari commosso anche lui e alla fine della storia, a riflettori spenti abbiamo sentito che tutto ciò che ha vissuto non rimarrà indimenticato.

Road Sweet Home – Storia di un viaggio senza tempo
17 Luglio Biblioteca Sormani

Giulio Larovere – Voce e Chitarra
Enrico Meloni – Chitarra
Cristian Francioni – Tastiere
Andrea Vismara – Basso
Giovanni Zacchetti – Batteria.

Contatti Giulio Larovere:

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