Riccardo Biliotti

Riccardo Biliotti, in arte e per gli amici Foggy. Bassista, musicista, insegnante, autore di libri e liutaio. Foggy è figlio di quei tanto amati anni ‘80 in cui tutto sembrava possibile, sia nel campo musicale che oltre. All’epoca era un giovane ragazzo che amava la musica e che sognava in grande, talmente in grande da realizzare successo dopo successo tutto ciò che aveva nel cuore. Noi di Rock My Life non potevamo non raccontare la sua storia così lo abbiamo raggiunto presso Rock Factory a Siena per conoscerlo e fargli qualche domanda.

Ciao Riccardo, benvenuto sulle nostre pagine. Raccontiamo qualcosa di te partendo dall’inizio. Nella tua biografia leggiamo che hai cominciato a suonare giovanissimo a 16 anni. I tuoi studi cominciano con un percorso jazzistico presso la “Diapason” di Siena. Come mai un ragazzo adolescente si avvicina proprio al jazz?

Ho iniziato suonando il Rock ma quando ho cominciato a studiare a Siena c’era soltanto il Siena Jazz. Poi però ho frequentato anche il conservatorio. Io ero innamorato della musica, allora non conoscevo il basso e non avevo neanche un impianto stereo in casa. All’epoca mentre i miei compagni di classe ascoltavano Goldrake, io ascoltavo Battiato! Lì rimasi folgorato dalla linea di basso di Paolo Donnarumma. Ovviamente ascoltavo anche heavy metal e musica hard rock.

Siamo verso la fine degli anni ‘80. Era l’epoca del pieno boom della new wave fiorentina. La scena di colle Val D’Elsa stava crescendo anch’essa e stava diventando la capitale del rock italiano. Tu hai vissuto la tua adolescenza proprio in quegli anni, com’è stato crescere con tutti questi stimoli e questo fermento che arrivava dalla scena dell’epoca?

Io ascoltavo soprattutto metal, però in quegli anni sono usciti anche i dischi più belli degli anni ‘80/’90. Ad esempio Peter Gabriel con Tears for Fears, dischi che erano praticamente dieci singoli in ogni disco. Io però cominciai a suonare evitando di suonare a Siena. Questo era il mio obiettivo, perché sognavo in grande. E quindi mi spostavo a Firenze dove con Iacopo Meille portavamo avanti i Mad Mice (oggi Mantra). Registrammo in Germania ma poi l’avventura all’estero finì perché dopo l’uscita del singolo la casa discografica fallì.

Tu Riccardo, trai vari concerti storici italiani hai partecipato anche alla prima convention italiana dei Queen sempre con i Mad Mice. Ma soprattutto vieni scelto per accompagnare il concerto di chiusura dei seminari di Andrea Braido. Raccontaci quell’esperienza.

Per noi fù una cosa pazzesca perché su quel palco il giorno prima c’era Ozzy Osbourne. Invece sulla serata con Braido posso dirti che fù molto eccitante. Era la serata di chiusura e fui chiamato ad accompagnarlo. Si, fu davvero bello perché mi propose di fare con lui un disco funky che poi evidentemente non ha mai fatto.

 

La tua carriera era in ascesa, il tuo nome compare al fianco e alla pari di grandi nomi della musica. Stavi cavalcando il pieno fermento musicale dell’epoca. Avevi la percezione di quello che stava accadendo?

In realtà no, pensavo che sarebbe andata sempre meglio, non sembrava di fare gran chè ma in realtà si girava in tutta Italia anche con i Diaframma e con i gruppi di Siena. Si suonava dal giovedì alla Domenica, c’erano tantissimi locali. Si poteva andare a suonare senza troppe restrizioni perché le leggi erano diverse. Negli ultimi anni la situazione era andata peggiorando e poi il covid ha dato la botta finale. Io ho vissuto l’epoca più bella degli anni ‘80 / ‘90.

 Nel 1996 Cominci a suonare nei Diaframma come bassista turnista, poi sei rimasto nella band fino al 2007. Lì cominciano tournèe impegnative, dischi e parallelamente anche altri progetti che avevi avviato come insegnante.

A quel tempo feci una scelta, decisi di voler fare il musicista professionista, quindi lasciai i Mad Mice, feci un provino con gli Oro e poi con i Diaframma che all’inizio mi presero in prova per l’estate, invece poi rimasi per undici anni. Purtroppo poi l’avventura finì lì….

I Diaframma sono una delle band che arrivano proprio da quel fermento creativo che partendo dagli anni ‘80 ha superato brillantemente decenni di storia. Cosa c’era a tuo parere nei Diaframma che li ha fatti “uscire dal garage”? Perchè loro ce l’hanno fatta e altre band no?

I Diaframma avevano come mente il Fiumani che scriveva molto bene i testi e poi le sonorità che usava ricordavano la new wave di quegli anni. Creavano delle atmosfere che funzionavano. Comunque non ebbero il successo che avrebbero potuto avere perché non volevano sottostare a certe leggi, erano sempre sotto l’IRA records come i Litfiba. Infatti proprio i Litfiba nacquero con un brano dei Diaframma che avrebbero dovuto suonare con loro. Poi loro seguirono il Pirelli e riuscirono a sfondare mentre i Diaframma non si commercializzarono, così come i Neon, i Moda, Magazzini Criminale….

Parliamo ora di Riccardo Biliotti come insegnante di basso. Nello stesso periodo facevi parte di Turnisti.com per l’assistenza, docente di riferimento di Bass To Rock, docente presso Rock Factory Siena e Accademia dell’arte di Sinalunga. In quel periodo suonavi in un paio di cover band. Per un musicista del tuo livello non è avvilente suonare in una cover band? Come mai questa scelta?

Io ho iniziato a suonare presso Diapason Siena era il 2007. Fù l’anno del mio cambiamento, una separazione, la chiusura del negozio e venni via dalla scuola di musica in cui insegnavo. Per quanto riguarda le cover band posso dirti che io sono un musicista, non un artista, quindi non ho l’esigenza creativa di scrivere i brani. L’unica cosa che ho scritto sono i brani dei miei quattro libri.

Tu hai anche un’altra passione, la liuteria. In una delle tue dichiarazioni parli di un incontro illuminante con un certo Leonardo. Dando per scontato che non si tratti del Maestro Da Vinci, puoi parlarci di questo incontro?

Leonardo l’ho incontrato pochissimi anni fa. Con lui ci siamo messi a riparare dei violini antichi, io facevo liuteria già da vent’anni, perché quando comprai il mio primo basso vintage non c’era internet, non c’erano i tutorial e ho dovuto imparare da solo. Leonardo invece comprava dei violini antichi e con lui si riportavano alla luce. Ci sono capitati pezzi del 1500 e altri di valore inestimabile. Mettere le mani su questi strumenti è stato davvero illuminante.

Rimani in contatto con Riccardo Biliotti attraverso i link:

Sito Web: https://www.foggybass.it/
Rock Factory: https://rockfactory.it/

Ph Credits: http://alessiabruchifotografia.it/

 

Intervista a cura di Graziella Ventrone e Stefano Franco

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