Elena Pietragalla

Elena Pietragalla, musica, arte, cultura e passione dentro un chiodo di pelle abbinato ad un paio di anfibi. La storia che raccontiamo oggi è quella di una donna che dichiara di avere una dipendenza dalle sei corde. Non a caso indossa un orecchino a forma di chitarra. Originaria di un piccolo paese in provincia di Asti arriva giovanissima a Siena. Qui per forza di cose si trova in un enorme bacino creativo legato alla musica.

Sono i primi anni ‘80 e “il Caggiolo” rappresentava un fermento incredibile di musicisti e artisti che Elena frequenta per tantissimo tempo.

“Era bellissima questa cosa, perché andavi lì e facevi serata, in ogni stanza c’era qualcuno che suonava. Si era molto liberi in tutti i sensi. Lì è cresciuto tutto l’underground senese, il punk, la musica garage”


La musica del cuore


Il primo impatto con la musica, la prima folgorazione arriva con i Pink Floyd. Un avvicinamento abbastanza precoce dato che aveva soltanto dieci anni. Quando Elena Arriva a Siena era una ragazzina molto hippie che ascoltava quasi esclusivamente i classici del rock. Perciò l’incontro con il punk e il garage arriva nella sua vita proprio in quegli anni di grande sperimentazione.

“Mi sembrava tutto molto strano, io che arrivavo dall’ interland torinese avevo trovato a Siena cose che mai avrei immaginato di ascoltare. E anche il look dell’epoca mi era entrato dentro, io andavo in giro con lo smalto nero, i capelli dritti, le calze a rete…. ”

L’attitudine Rock è uno stile di vita che influenza Elena in maniera totalizzante, nella scrittura, nel modo di vivere, nei progetti. E qui ci catapultiamo negli anni più recenti con un progetto ambizioso ma che in qualche modo è l’alter ego della nostra “Visionaria”.


The Factory by Visionaria


Se tutto questo non fosse ancora abbastanza Rock ‘N’ Roll, possiamo condire la storia con la passione per gli amori devastanti. Come nella trama dei migliori film arriva nella vita di Elena il momento di fare i conti con se stessa, di capire cosa voleva fare da grande.

“Volevo fare qualcosa di mio anche se non avevo ben chiaro cosa fosse. Nel frattempo avevo questa relazione tormentata. Lo so che sembra difficile da credere ma questo tipo di persone mi hanno sempre stimolato una grande creatività.”

E qui entra in gioco Lou Reed. Proprio lui! Le sei corde con cui allora Elena condivideva la sua vita, hanno portato questo grande artista nel suo cuore. In quegli anni la sua conoscenza di questo artista stava aprendo la strada a qualcosa di inimmaginabile. Parliamo ovviamente di The Factory.

 

La visone

 

Davanti ad un quadro di un artista dedicato all’ascolto di un pezzo jazz arriva l’ispirazione che le cambia la vita.

“Ecco cosa voglio fare! Voglio essere la vetrina degli artisti per ogni forma d’arte. La musica, la scrittura, la pittura… E’ lì che nasce Visionaria”

Ogni storia che si rispetti ha il suo segno del destino. Elena infatti ci racconta che il giorno dell’inaugurazione arriva un gruppo di attori che rappresenta una lettera postuma di Andy Warhol. Nella lettera l’artista si rivolge proprio a Lou Reed.

Non è che l’inizio, perché le sinergie e le connessioni che arrivano dai vari artisti, rendono The Factory il punto di incontro della massima espressione artistica. Quasi come una calamita che attrae l’anima creativa delle persone. Infatti, mentre ci racconta tutto questo siamo circondati dalle opere di Paolo Morandi, Marisa Casale, Fabio Santoro.

 

Eravamo quattro “raccattati”


Mentre il livello degli artisti che arrivano a The Factory ha una caratura sempre maggiore, l’amore per la musica continua a permeare il cuore di Elena. Così mai come in questo caso, l’arte diventa un altro mezzo espressivo oltre al suono. Qualcosa da cercare anche nelle copertine delle band Rock e Metal.

“Intanto non possiamo non nominare Francesco Gallina che ha scritto proprio un libro su questo tema. Dipinto Sull’Acciaio racconta in modo più che esaustivo come l’arte pittoria possa trovarsi anche sulle copertine degli album metal più famosi”.

Insieme ad Elena incontriamo il suo braccio destro, collaboratore e esso stesso autore di opere che sono finite direttamente nei dischi di alcune band. Trai vari nomi ci ricorda il lavoro fatto per gli Aborym per l’album Dirty.

“Questa è una parte importante del nostro lavoro, anche perché viviamo in una città d’arte. Veniamo definiti artisti fuori dal coro. La nostra è una scelta ben precisa, quella di accogliere persone che fanno una ricerca. Siamo quindi fuori dai canoni più classici. Siamo più rock!”


L’amicizia di elena Pietragalla con Finaz

Durante la pandemia, chiusa in casa e con la musica ferma, Elena ha sentito che quello stato d’animo era esattamente lo stesso che avevano tutti. In un certo senso la sofferenza di non poter liberare la propria espressione artistica stava logorando sia gli artisti più grandi che quelli più sconosciuti.

Perciò un giorno prende coraggio e manda un messaggio a Finaz. Artista che segue e che ammira da anni. Quel messaggio poco alla volta è diventata una solida amicizia ed anche una collaborazione. A dimostrazione del fatto che non importa quanto sei famoso o meno, la sintonia nasce sempre tra chi ha dentro le stesse corde.

The Factory e le visioni di Elena hanno fatto sì che nel cuore della Toscana, dove un tempo si era insediata la capitale del Rock, si trovasse il minimo comune denominatore per Arte, Cultura e Musica. Non possiamo che ringraziare Elena per questo percorso così ambizioso e particolare. Perché anno dopo anno sta regalando a Siena e siamo sicuri anche all’Italia, tutta la musica che ha nel cuore. Ed è così che ci piace concludere questo incontro, ricordando che le vere borchie sono quelle che abbiamo dentro!

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