Ghost, Imperatour unica data italiana

Ghost Live Vertigo

05 maggio 2022, ci siamo: è il giorno dell’unica data italiana dell’Imperatour dei Ghost.

Sono le 21 precise quando le luci si spengono nel gremito Forum di Assago, parte la intro “Imperium” e il grande telo bianco che copre la scenografia si illumina. Alla prima nota di “Kaisarion” cade giù e inizia il grande spettacolo dei Ghost. Gli 8 Nameless Ghouls in total black e la loro maschera cyberpunk vengono accolti da un pubblico fremente e quando appare in scena Papa Emeritus IV esplode un boato.

A seguire “Rats” e “From the Pinnacle to the Pit” creano una combo di potenza che non lascia fiato e fa cantare tutti i presenti.
Finalmente arriva per Tobias Forge il momento di accogliere tutti i presenti con la sua ironia, simpatia e le sue movenze accattivanti. Qualche parola in italiano sapientemente usata per scanzonare e divertire e tutti rimangono conquistati dalla sua personalità da intrattenitore consumato.
Il palco è allestito in maniera grandiosa e necessita di tutto lo spazio a disposizione. Le vetrate sullo sfondo ricordano tanto una cattedrale gotica, ma sono affiancate da mezze lune e croci rovesciate. Ci sono anche tre cappelle con relative epigrafi dedicate alle precedenti incarnazioni del Papa che recitano “Papa Stronzissimo Emeritus”.

Lo spettacolo di luci e colori è impressionante e sapientemente calibrato sulla musica. L’impatto visivo è notevole. Gli effetti pirotecnici, la pioggia di coriandoli colorati e di banconote papali dal valore 666 rendono lo spettacolo maestoso senza mai sembrare negativamente eccessivo.
Lo show prosegue tra un siparietto e l’altro e si balla con “Mary on a Cross”. Si partecipa divertiti alla battaglia di assoli tra i due chitarristi, iniziata con “Devil Church” e comprensiva di un accenno/tributo alla nostrana Funiculì Funiculà.
Svariati cambi d’abito del Papa che passa dalla tunica talare debitamente demonizzata, alle ali di pipistrello, al dandy gothic horror e alla giacca di lustrini azzurri fanno capire che non è più tanto importante il personaggio emeritus, quanto la personalità seducente di quel genio di Tobias, a metà tra la blasfemia e la presa in giro, che riesce ad essere anche elegante ma soprattutto energico e trascinante.

Si susseguono canzoni tratte da vecchi classici e nuovi successi che confermano quanto sia in forma il protagonista assoluto della serata. “Cirice”, “Hunter’s Moon”, “Faith” e “Ritual” portano una energia incendiaria sul palco. La nuova “Spillways” risulta ancora più trascinante dal vivo. Il divertimento tra i Ghouls e l’interazione che hanno con il Papa, che li rimprovera, li accompagna, li applaude, sono notevoli e significativi. Meritevoli di cori e applausi continui.
Arriva poi Mefisofele con “Call Me Little Sunshine” per poi tornare intensamente al sinistro passato con
“Helvetesfönster”, “Year Zero” e “Spöksonat”. La bolgia che si crea tra le luci rosse e il coro “Hell Satan, Archangelo” ha una intensa forza trascinante tra il pubblico.

Momento perfetto per far risuonare le prime note della bellissima ballad “He Is” e lasciare libero sfogo alle emozioni intense e alle luci dei tanti telefoni e pochi accendini. Brividi.
E poi arriva lui, il mitico Papa Nihil, che viene portato sul palco in una bara trasparente e rianimato per poter suonare con il suo sassofono il finale di “Miasma”.
La potente e devastante “Mummy Dust” viene presentata con movenze di bacino e discorsi provocanti, ed è un momento di pura potenza. Mentre il ritornello di “Kiss the Go-Goat” vede l’istrionico Tobias impegnato a spargere baci a tutti i presenti.

Ancora un intermezzo dove il Papa tratta con il pubblico sul numero dei pezzi finali, raggiungendo un accordo per gli ultimi tre.
E’ la volta della cover dei Metallica “Enter Sandman” (celebrativa dei 30 anni del Black Album) e delle ultime “Dance Macabre” e “Square Hammer” che fanno scatenare tutti gli spettatori.

Il rituale è finito dopo un’ora e cinquanta minuti. La performance è stata eccezionale, confermando la qualità dello show tanto atteso. La musica dal vivo è stata oltre le aspettative, risultando ben più dura, pesante, potente ed efficace che su disco. Situazioni intense si sono combinate ad altrettante divertenti. Canzoni metal si sono alternate ad altre più catchy e cantabili. Forse è questo il segreto di Tobias che riesce ad unire nella sua schiera di credenti almeno due generazioni ed un pubblico variopinto che va dal rocker al giovane che tutto è tranne che metallaro.

L’ultimo pensiero va al toccante discorso di ringraziamento fatto con voce felice e commossa, in cui oltre ai doverosi omaggi ai fantastici Ghouls e al personale coinvolto nell’allestimento e la gestione dello spettacolo, Tobias ringrazia tutti coloro che hanno avuto il coraggio di tornare sottopalco dopo ben due anni, con l’ombra del virus sempre sulle spalle ma con tanta voglia di tornare alla normalità.

“So che questi ultimi anni sono stati duri, e so che per alcune persone è stato un atto di coraggio venire a questo concerto, perché il nostro mondo è così al momento, è comprensibile avere paura di stare insieme a troppe persone, abbiamo iniziato ad avere paura di stare accanto agli altri. Ma ora che siete qui, vi sentite bene? Voglio che facciate un applauso a tutti voi, perché avete avuto il coraggio di uscire stanotte. Vi sentite bene, a stare con la vostra famiglia musicale, a godervi un concerto?”

E la risposta non può essere che SI, siamo stati benissimo e ci siamo goduti un concerto portentoso e stupefacente. Finalmente, dopo tutto questo tempo!

Setlist:
Imperium
Kaisarion
Rats
From the Pinnacle to the Pit
Mary on a Cross
Devil Church
Cirice
Hunter’s Moon
Faith
Spillways
Ritual
Call Me Little Sunshine
Helvetesfönster
Year Zero
Spöksonat
He Is
Miasma
Mummy Dust
Kiss the Go-Goat

Encore:
Enter Sandman
Dance Macabre
Square Hammer

Links:
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Ten, Il nuovo album dei Death SS

TEN

“Ten”, il decimo album dei Death SS è composto, guarda caso, da dieci brani e rappresenta un viaggio infernale tra le pieghe (o meglio…piaghe) della società moderna. Con tutte le implicazioni che la situazione mondiale attuale ci porta a vivere sulla nostra pelle.

Il negromante del rock ha voluto dare molteplici spiegazioni riguardo al titolo dell’album. E’ risaputo infatti che Steve Sylvester sia un grande appassionato e studioso di esoterismo, cabala, misticismo, numerologia, cultura gotica e religioni. Il numero 10, o “X” secondo il sistema numerico romano, assume molti significati in questo titolo.

E’ un numero magico e divino che simboleggia la perfezione, così come la cancellazione di tutte le cose e l’eterno ricominciare. Corrisponde alla Tetraktys pitagorica, racchiudendo così la totalità, il compimento, la realizzazione finale. Esotericamente può rappresentare l’immanenza divina, ma anche il cambiamento che permette all’iniziato di evolversi spiritualmente.

Ricorda il numero di comandamenti di Dio ed i dieci cerchi, le Sefiroth, dell’Albero della Vita. Lo ritroviamo nei Tarocchi come l’Arcano Maggiore corrispondente alla Ruota della Fortuna, ed infine nell’Inferno di Dante. Il decimo canto si svolge nella città di Dite, dove vengono puniti gli eretici ed i ribelli. E questo album rappresenta una dedica a loro, a tutti gli spiriti liberi e intolleranti a qualsiasi forma di sottomissione.

“Ten” è un percorso diabolico, che viene rappresentato tramite tutte queste allegorie tanto care ai Death SS, ma può essere anche riconducibile a tutto ciò che sta subendo l’intera umanità, specialmente negli ultimi tempi di lotta al virus e anche alle istituzioni stesse. I moderni ribelli sono i discendenti degli eretici che venivano bruciati sul rogo.

Il disco, pubblicato tramite Lucifer Rising Records/Self, è stato presentato con uno speciale release party il 23 ottobre 2021 al Legend Club di Milano e, come ormai di consuetudine per i Death SS, è stato stampato anche in vinile. Gli appassionati di collezionismo e coloro che amano toccare e ammirare i supporti fisici, rimarranno decisamente soddisfatti del prodotto.

L’album

‘The Black Plague’

L’apertura di “Ten” è pesante e potente. Un coro gregoriano e un riff al limite dello speed/power rendono quasi angosciante il brano. L’argomento rimanda alla Peste Nera così come al Covid, con una forza energica e oscura, che può essere applicata anche a fenomeni attuali e insoliti, quali l’invasione delle locuste in India e Africa, e le alghe che colorano di rosso il ghiaccio nell’Artico.

‘Zora’

Il primo singolo e video musicale dell’album è dichiaratamente dedicato a Zora la Vampira, fumetto horror erotico degli anni 70-80, ideato e disegnato da Renzo Barbieri. Uno straordinario assolo di chitarra di Andy Panigada e la voce incantevole di Romina Malagoli (entrambi ospiti del disco), accompagnano le melodiose tastiere di Freddy Delirio. Una canzone di notevole fascino, al pari della storica performer Dhalila, che si fa deliziosamente ammirare nel video.

‘Under Satan’s Sun’

Storicamente i romani adoravano Saturno, altresì detto Satana o Sole Nero, così come i Saturnali erano festività pagane dedicate alla rinascita. Nella letteratura francese troviamo un’opera omonima di Georges Bernanos, che racconta la lotta contro il male di un abate di campagna. Steve ha reinterpretato tutto questo con un racconto musicale introdotto da rintocchi di campane, che insieme alle tastiere creano una atmosfera quasi sacra e molto anni 80. La nostra creatura maligna però non soccombe, bensì si nutre dell’energia del Sole.

‘Rebel God’

Le tastiere armoniose di Freddy e la chitarra pesantemente rock di Al DeNoble ci raccontano del primo ribelle della storia. Lucifero si oppose a Dio così come, in tempi moderni, l’uomo insorge contro le imposizioni dei governi. Un ottimo ritornello per una canzone molto orecchiabile e affascinante.

‘The Temple Of The Rain’

Secondo video estratto da “Ten”, ad opera del grande Andrea Falaschi (Deathless Legacy). Con un suono piacevolmente anni 80 torna la bellissima voce di Romina Malagoli. Una canzone quasi spirituale in cui la pioggia rappresenta l’origine della vita, il rinnovamento e la purificazione.

‘Ride The Dragon’

Forse il pezzo più heavy metal, veloce e potente del disco. L’energia della chitarra di Panigada che si accompagna in un assolo con le tastiere di Freddy, travolge grazie anche alle vigorose rullate di Mark Lazarus. Il Dragone biblico non poteva essere più poderoso.

‘Suspiria’

Per quei pochi che ancora non lo sanno, merita ribadire la passione di Steve per l’arte dei fumetti dark-erotici degli anni 70-80. Ha infatti collaborato alla stesura delle tavole prodotte da Annexia, l’Associazione Culturale dell’amico Luca Montagliani. La canzone prende spunto proprio da un fumetto di questo autore ‘Suspiria (Del Regno Oscuro)’ figlia di Lucifero. Una interpretazione molto teatrale dove le chitarre ospiti sono addirittura due: torna Andy Panigada e affianca Ghiulz Borroni (Bulldozer, Ancient). Lo stesso Montagliani ha suggerito una intro e una chiusura di fisarmonica tango-style. Un brano molto particolare, con un ritornello accattivante e suggestivo ma comunque sempre conturbante e scioccante.

‘Heretics’

Il brano più angoscioso di “Ten” è rivolto a tutti gli eretici in ascolto, a coloro che rifiutano i dogmi e le imposizioni, in qualsiasi epoca e circostanza. Una ballad malinconica, un elogio melodico per chi non si arrende mai. A rendere la canzone ancora più tormentata aiutano le note di un organo e della chitarra acustica.

‘The World Is Doomed’

Batteria aggressiva e un energico assolo di chitarra compongono il pezzo più lungo dell’album. Il tema portante è ancora la società malata che sta marciando verso lo sterminio globale. Melodie avvincenti che però preannunciano l’avvento di un nuovo quanto oscuro medioevo.

‘Lucifer’

Cori solenni e tastiere grandiose per un pezzo hard rock molto orecchiabile. A conclusione di questo viaggio all’inferno poteva esserci solo lui: Lucifero. A ricordarci la sua eterna persecuzione, quasi a voler ribadire che anche noi la viviamo quotidianamente, proprio come Lui.

“Ten”è un disco che rappresenta un vero e proprio messaggio esoterico, ma ciò che fa da filo conduttore a tutte le canzoni è l’orrore, inteso non come mostri e oscurità, quanto come ciò che viviamo tutti i giorni guardando il telegiornale e assistendo al disfacimento della società.

L’angelo ribelle ci guida in un rivoluzionario e teatrale percorso rock, cercando di far tornare questo genere musicale agli originali fasti anticonformisti e sovversivi che con il tempo possono sembrare un po’ sbiaditi.

I Death SS sono riusciti ad evolversi ancora, adeguandosi ai tempi ed agli eventi storici, ma senza mai perdere di vista la loro identità artistica. Dopo quasi 45 anni di attività sono ormai diventati una entità che vive di vita propria, sostenuta magistralmente da Steve, insieme al grande aiuto di Freddy Delirio, co-produttore dell’opera.

Una ultima curiosità: l’edizione limitata di “Ten” è corredata da un fumetto, ideato da Steve Sylvester insieme a Luca Montagliani e disegnato da Alex Horley (Marvel, DC Comics), autore anche della copertina del disco. Un vero e proprio booklet con tanto di testi e credits.

Tracklist Ten

LUCIFER (Sylvester)
ZORA (Sylvester/Panigada)
SUSPIRIA (Queen of the dead) (Sylvester /Panigada)
THE TEMPLE OF THE RAIN (Sylvester/Masini/Delirio)
THE BLACK PLAGUE (Sylvester/DeVenezia)
RIDE THE DRAGON (Sylvester/Panigada)
THE REBEL GOD (Sylvester/Delirio)
UNDER SATAN’S SUN (Sylvester/Panigada)
THE WORLD IS DOOMED (Sylvester/Masini)
HERETICS (Sylvester)

Line up

Steve Sylvester (the Vampire) – Vocals.
Al DeNoble (the Zombie) – Guitars.
Freddy Delirio (the Phantom) – Keyboards.
Glenn Strange (the Mummy) – Bass.
Mark Lazarus (the Werewolf) – Drums.
Dhalila (the Witch) – Performances.

Credits

Miss Romina Malagoli – Background vocals
Andy Panigada – Additional Guitars on “Zora”, “Suspiria” and “Ride the Dragon”
Ghiulz Borroni – Lead guitar on “Suspiria”
Andrea DeVenezia – Additional Guitars on “The black Plague”
Luca Laca Montagliani – Accordion on “Suspiria”
Roberto Piga – Violin on “Suspiria”
Simona Fasano – Lyrical voice on “Suspiria”
Produced by Steve Sylvester
Vocals and Keyboards recorded by Freddy Delirio at FP Recording Studio, LU – Italy
Drums recorded by Federico Pennazzato at TMH Studios, AL – Italy
Guitars Recorded by Al DeNoble at TMH Studios, AL – Italy
“Suspiria” intro and outro recorded by Edmondo Romano at Eden Studio, GE – Italy
All songs mixed, mastered and co-produced by Freddy Delirio at FP Recording Studio
Cover art by Alex Horley
Graphics and layout by Roby Manini and Steve Sylvester for Sylman Productions
Photos by Andrea Falaschi
Executive producer Vittorio Lombardoni
All songs published by Evox3 Music Edizioni Musicali, BG – Italy

Discografia

…in Death of Steve Sylvester (1988)
Black Mass (1989)
Heavy Demons (1991)
Do What Thou Wilt (1997)
Panic (2000)
Humanomalies (2002)
The Seventh Seal (2006)
Resurrection (2013)
Rock ‘N’ Roll Armageddon (2018)
X (2021)

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Video – Zora

Video – The Temple of the Rain

EOS, la nostra recensione sul nuovo album degli Eldritch

EOS

EOS è il nuovo album degli Eldritch. Sono tornati sulle scene  e lo hanno fatto in grande stile! Il dodicesimo album della band italiana è in uscita oggi 19 novembre per Scarlet Records. Una evoluzione matura e consapevole che torna a strizzare l’occhio al filo conduttore dei primi album. E’ un insieme di rock-metal-progressivo, con molteplici influenze, e tanta melodia.

Il titolo ‘EOS’ è già di per sé portatore di rinascita, incarnando la dea dell’alba della mitologia greca. Ma a favorire questo nuovo ciclo di vita musicale della band hanno contribuito due importati cambi di line-up. Infatti dopo vent’anni è tornato alle tastiere Oleg Smirnoff (Labyrinth, Death SS, L’Impero delle Ombre), riprendendo così egregiamente il lavoro svolto nei primi tre album, come se non fosse passato nemmeno un giorno. E con l’arrivo di Dario Lastrucci al basso (Subhuman, Suicidal Causticity), la band ha potuto fare un uso sapiente dei cori, come mai in precedenza. Inoltre entrambi hanno affiancato Eugene Simone alla composizione del disco, scrivendo due canzoni Oleg e una Dario. Un gran bel lavoro di squadra.

Gli Eldritch hanno potuto lavorare al progetto senza fretta, a causa della particolare situazione dovuta al ‘lockdown’.  Nei testi sono presenti argomenti molto seri e attuali, che stanno a cuore a Terence Holler, primi fra tutti il bullismo e la depressione, avendoli vissuti in prima persona e rendendo le liriche molto personali.

Iniziamo allora questo viaggio verso la rinascita.

La intro strumentale ‘Dead Blossom‘ è una irritante esplosione di oscurità. Le tastiere techno riescono perfettamente nell’intento di creare disagio e curiosità in ciò che verrà dopo.

In ‘Failure Of Faith’ le chitarre la fanno da padrone, classiche e potenti, con l’appoggio di una vigorosa doppia cassa di Raffahell Dridge. E finalmente possiamo ascoltare la voce rabbiosa e strepitosa di Terence, che compete in virtuosismi con gli altri strumenti. E la collera e il rancore dovuti a tutte le delusioni sofferte nella vita si percepiscono intensamente.

“All my certainties collapses every time I open my eyes”

The Cry Of A Nation’, primo singolo e video di ‘EOS’, ha una affascinante intro strumentale. Ma è il riff a metà tra il progressive rock e il metal che rimane in testa a lungo. Da ammirare in particolare alcune parti cantate in growl, che urlano la delusione verso il potere che ci guida, corrotto e bugiardo.

“Willingly blind to the new, not representative of your generation”

Il secondo singolo e video dell’album è ‘Circles’, un bellissimo crescendo di tensione. Con tastiere in stile Labyrinth e un cantato emozionante, riesce ad essere contemporaneamente rabbioso, feroce e melodico. Un testo molto introspettivo per Terence, perchè in fondo la vita è un cerchio, fatto di momenti belli e momenti brutti, che si alternano infinitamente tra loro.

“My head is still spinning, the sky is still darkening…”

No Obscurity’ offre una leggera tregua, pur facendo persistere l’oscurità. Incantevole assolo di tastiere e chitarre ed armoniosi cambiamenti di ritmo, in pieno stile progressive. E’ un respiro di speranza per trovare la forza di uscire dalle situazioni oppressive che spesso, purtroppo, capita di subire.

“You got a life and the reason to rise, no obscurity, don’t fall into this trick”

Inizia quindi il brano più lungo del disco ‘Sunken Dreams‘, dove per ben undici minuti possiamo gustare continue evoluzioni di intensità e tecnica. Emozioni in crescita e variazioni coraggiose ne fanno un brano completo con atmosfere drammatiche e di chiara ispirazione ai Dream Theater. Una canzone in cui la speranza riposta nei sogni viene brutalmente infranta. Perchè le tante esperienze di vita fanno sognare, ma puntualmente affondano tutti i progetti e le illusioni.

“All the dreams left behind, got to change the settings and plans to my life”

Fear Me’ parte con potenti chitarre per passare poi il dominio al pianoforte, estremamente melodico. Un brano rabbiosamente articolato e veloce, ma sempre armonioso. E la violenza raccontata nel testo si percepisce addosso.

“My primal instinct keeps me alive, my emotions won’t let me down”

Il pianoforte apre l’immancabile ballad ‘I Can’t Believe It’. La voce di Terence accompagnata dai cori di Dario riesce ad emozionare, esprimendo perfettamente malinconia e sofferenza. Non si riesce a restare indifferenti partecipando a tanta tristezza interiore. La disillusione di un uomo che, consapevole delle proprie imperfezioni e mancanze, non crede sia possibile essere amato veramente per quello che è.

“I hardly fought the battle to walk with the head up high”

Con ‘The Awful Closure’ ci ritroviamo davanti ad una bomba potente e d’impatto. Chitarre aggressive e nuovamente accenni di growl la rendono decisamente power. Anche i cori sono di supporto per un risultato esaltante. Si sente tutta la collera per un mondo e una società che stanno andando in rovina. Non ci può essere accettazione per una fine così terribile.

“I’d like to breath some new fresh air, I’m sick and tired again”

Si passa alla titletrack ‘EOS’ in cui si combinano progressive metal e hard rock con richiami a Fates Warning e Dream Theater. Ancora cori per la rinascita tanto sofferta e un assolo rigenerante di Simone sul finale. Forse ci può essere speranza e si può trovare la forza per un nuovo inizio!

“My head is harder than a diamond, I always stood my ground still”

Il viaggio è finito ma c’è ancora una sorpresa. Terence ha voluto dare sfogo alla sua passione per l’hard rock americano anni ’80 comparando la sua voce con quella di Jon Bon Jovi. Il brano scelto per questa heavy cover è ‘Runaway’. E non poteva essere altrimenti, essendo un testo che racconta i problemi adolescenziali di una giovane americana. Il risultato è vincente e la giusta conclusione di questo percorso.

Un album che conquista con ripetuti ascolti per poter apprezzare le mille sfaccettature delle straordinarie canzoni di cui è composto, ma che colpisce forte fin da subito e fa venire voglia di sentirlo suonato dal vivo. Rappresenta la straordinaria evoluzione di un gruppo storico, con un indiscutibile livello di maturità che merita onestamente riconoscimenti internazionali.

Eldritch – EOS

Label: Scarlet Records.
Artwork di Federico Mondelli (Frozen Crown, Volturian).
Produzione di Eugene Simone c/o ES Studios e Simone Mularoni c/o Domination Studio (San Marino).

Tracklist:

1. Dead Blossom.
2. Failure of Faith.
3. The Cry of a Nation.
4. Circles.
5. No Obscurity.
6. Sunken Dreams.
7. Fear Me.
8. I Can’t Believe It.
9. The Awful Closure.
10. Eos.
11. Runaway (Bon Jovi cover).

Line-up:

Terence Holler – vocals.
Eugene Simone – guitar.
Rudj Ginanneschi – guitar.
Oleg Smirnoff – keyboards.
Dario Lastrucci – bass.
Raffahell Dridge – drums.

Discografia:

Seeds Of Rage (1995).
Headquake (1997).
El Niño (1998).
Reverse (2001).
Portrait Of The Abyss Within (2004).
Neighbourhell (2006).
Blackenday (2007).
Gaia’s Legacy (2011).
Tasting The Tears (2014).
Underlying Issues (2015).
Cracksleep (2018).
EOS (2021).

Eldritch:

http://www.eldritchweb.com/
https://www.facebook.com/Eldritchband

Scarlet Records:

https://scarletrecords.it/
https://www.facebook.com/scarletrecordsarletrecords.it/

Leggi anche la nostra intervista a Terence Holler QUI

Vanexa: nuovo album e quattro chiacchiere con la band

VANEXA

I Vanexa nascono nel 1979 a Savona e con il loro primo demo si affermano subito come la band heavy metal italiana più importante dell’epoca. Da quel momento in poi ci sono state tante tappe importanti e varie evoluzioni che li hanno fatti arrivare alla produzione di questo ultimo album “The Last Black” per la Black Widow Records.

Sulla scia della NWOBHM e con un cantato inizialmente italiano, la prima apparizione è stata di supporto agli Skiantos nel 1980, per poi partecipare tre anni dopo al mitico festival heavy metal italiano a Certaldo (FI), come headliner con il loro primo disco.

La formazione originale era composta da Roberto Merlone (guitar), Marco Spinelli (vocals), Sergio Pagnacco (bass) e Silvano Bottari (drums). Con il tempo la sezione ritmica è rimasta invariata, mentre Andrea “Ranfa” Ranfagni si è aggiunto come voce straordinaria, insieme al duo spettacolare di chitarra Artan Selishta e Pier Gonnella.

The Last Black

L’album uscito a luglio, dopo cinque anni di attesa, è una composizione metal che parla di problemi sociali, sofferenze, guerra e passione per la vita. Il pezzo che dà il titolo all’album “The Last Black” è di grande impatto, un hard rock potente che rimane facilmente impresso. Con un pizzico di Whitesnake qua e là.

Con “My Grave” si passa al puro heavy metal, dove voce e batteria danno il meglio. Assolutamente da vedere il video (link a fine articolo).
Earthquake” è di grande atmosfera con un suono di basso importante. Ricorda un po’ il vecchio stile degli Iron Maiden, per passare a qualche accenno heavy prog sul finale.

Le chitarre hard rock in “No Salvation” sono un piacere per le orecchie. Ma una delle sorprese più intense dell’album è la power ballad “Perfect” in pieno stile anni ’80. Con la malinconia caratteristica del binomio chitarra acustica e pianoforte.

La canzone che segue è la più lunga, con circa otto minuti e mezzo. “Armless” è una vera e propria suite con un crescendo coinvolgente. Vale la pena gustarsela con la visione del video (link a fine articolo).

Si torna quindi all’hard rock classico con “Dr.Strange” e un ritornello che, anche in questo caso, fa piacevolmente pensare agli Irons.
Una parentesi seria e profonda con “Dead Man Walking” e poi nuovamente un tuffo negli anni ’70 dei Dokken, con l’esaltante hard rock di “Like a Mirage”.

Sonorità classiche e temi attuali, invece, in “I Don’t Care”, per finire alla grande con la nuova versione di “Hiroshima” che si riconferma un metal NWOBHM, potente, veloce e di attualità.

La fusione di vari stili come l’hard rock e il metal, insieme a sfumature prog e jazz ne fanno un ascolto pregevole e l’energia che si percepisce è considerevole. I Vanexa si riconfermano una garanzia nella scena rock/metal italiana e anche estera. E’ quindi stato naturale il desiderio di contattare la band per fare qualche parola insieme e dare loro ancora più spazio, ampiamente meritato.

  • Ci raccontate qual’è il significato del vostro nome?

Siamo nati come Vanessa, cantavamo in italiano, il nostro simbolo era una farfalla (vanessa appunto). Il sound di allora era già molto buono, una sorta di Rock italiano (prima che uscisse Vasco Rossi). Ma stava nascendo il metal e noi ci eravamo dentro fino al collo, quindi anche il nostro suono stava evolvendo in qualcosa di più heavy. Cantando in italiano ci sentivamo limitati così decidemmo di cantare in inglese e cambiare anche il nome Vanessa in Vanexa, ci sembrava più internazionale!

  • Sarebbe curioso sapere qualche aneddoto dietro le quinte del famoso festival di Certaldo. Dopo tutto questo tempo cosa ci potete raccontare?

Un evento meraviglioso organizzato da gente coraggiosa e band altrettanto coraggiose, i tempi erano diversi, c’era una gran passione nell’aria e l’Heavy metal, all’epoca. Era una ventata di aria fresca nella musica Rock, le band underground ne furono tutte coinvolte.

Parteciparono più di mille persone al festival, numeri da capogiro ora. Noi eravamo “Headliner” perché eravamo l’unico gruppo ad aver inciso un album in quel momento. Lo stavamo presentando proprio a Certaldo Ricordo che organizzammo due pullman di amici da Savona che vennero al concerto, esperienza incredibile!

Tra tutte le band c’era un grande rispetto e una gran voglia di divertirsi, ma per tutti noi l’heavy metal era una cosa seria, quasi una religione, non si suonava solo per gioco, si suonava per creare energia, emozioni. Bella esperienza!

  • Un brutto episodio che vi ha visto protagonisti all’inizio della vostra carriera è stato il plagio da parte dei Saxon di un vostro demo. Come lo avete vissuto? Quali sono i vostri ricordi in merito?

Da un lato ci ha dato una spinta ad essere più conosciuti nel panorama metal italiano e non. Eravamo giovani e ingenui, avevamo dei demo registrati con i nostri brani cantati in Italiano non ancora registrati s.i.a.e.

Mai più avremmo pensato che, (dopo aver consegnato loro il nostro demo x farlo ascoltare sperando di poter suonare come gruppo spalla nel prossimo tour) una band famosa come i Saxon ci avrebbe plagiato un brano. Con l’unica differenza che noi cantavamo in italiano e loro in inglese.

Abbiamo avuto la fortuna di aver consegnato pochi mesi prima dell’uscita di “Denim & Leather dei Saxon il nostro demo a Beppe Riva (giornalista di Rockerilla). Lo ascoltò, ne fece una splendida recensione e testimoniò il fatto del plagio. Cmq abbiamo avuto episodi più brutti nella nostra “Carriera” credimi, tutto sommato quello dei Saxon non ci ha penalizzato troppo, anzi…

  • La foto dell’album “The Last Black” è molto bella e particolare. Chi l’ha ideata e realizzata? E cosa rappresenta per voi?

L’artista che ha creato la cover (stupenda!) lo ha conosciuto Sergio on line, si chiama Vladimirs Poplavskis, dopo averci fatto vedere il servizio fotografico ce ne siamo subito innamorati. Per noi è diventata un’icona, rappresenta i due aspetti della musica Heavy Rock: durezza ma anche momenti più soft e introspettivi. O forse dice solo: “silenzio e ascoltate il nostro nuovo album!”

  • E’ di pochi giorni fa un vostro live a Firenze. Come lo avete vissuto in questa epoca covid? E che programmi avete per il futuro?

Dopo l’uscita dell’album abbiamo partecipato a due Festival, “Abracadabra Fest di Genova e un Festival Metal a Firenze dedicato alle band italiane, due serata meravigliose con grande affluenza di pubblico che lasciano ben sperare sul futuro della musica Heavy/Rock in Italia!

Per il futuro speriamo di procedere in questo modo, suonando molto live senza avere intoppi con i problemi causati dalla Pandemia. A proposito di date live i Vanexa sono orgogliosi di partecipare al grande Festival Heavy Rock “All Star Fest”, che si svolgerà al “Zappa” di Antwerpen in Belgio il 21/11/2021. Parteciperanno band del calibro di Demon, Fm, Od Saxon, Warrior Soul e altri…

Allora segnamoci questa data in agenda perchè i Vanexa “non suonavano solo per gioco, suonavano per creare energia, emozioni” e ancora lo fanno alla grande!

VANEXA band

Formazione Vanexa

Andrea “Ranfa” Ranfagni – Lead Vocals (G. Hughes, Jan Paice, B. Marsden J. Lynn Turner).
Artan Selishta – Electric Guitar.
Pier Gonella – Electric Guitar (Necrodeath, Mastercastle e Labyrinth).
Sergio Pagnacco – Bass.
Silvano Bottari – Drums.

“The Last Black” track list

1. THE LAST IN BLACK.
2. MY GRAVE.
3. EARTHQUAKE.
4. NO SALVATION.
5. PERFECT!
6. ARMLESS.
7. DR. STRANGE.
8. DEAD MAN WALKING.
9. LIKE A MIRAGE.
10. I DON’T CARE.
11. HIROSHIMA.

Official video

ARMLESS: https://www.youtube.com/watch?v=BvG9U1-ue2Y
MY GRAVE: https://www.youtube.com/watch?v=O1bS49jJwQo

Vanexa:

http://www.vanexa.org/hm/
https://www.facebook.com/vanexaband

Black Widow Records:

https://blackwidow.it/
https://www.facebook.com/BlackWidowRecordsItaly

Discografia

• 1979 – Primo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Secondo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Terzo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Quarto Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Quinto Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1983 – Vanexa – (Disco In) – Full Length.
• 1988 – Back From The Ruins – (Minotauro Records) – Full Length.
• 1994 – Against The Sun – (Minotauro Records) – Full Length.
• 2010 – 1979-1980 – (Jolly Roger Records) – Full Length.
• 2011 – Metal City Live – (My Graveyard Productions) – Full Length.
• 2015 – Too Heavy To Fly /Paradox (Punishment 18 Records) – Single.
• 2016 – Too Heavy To Fly – (Black Widow Records) – Full Length Vinyl.
• 2018 – My Grave – (Punishment 18 Records) – Single.
• 2019 – Armless – (Black Widow Record) – Single.

“All Or Nothing” il nuovo album di Mr Sleazy

All Or Nothing

All Or Nothing è il nuovo album di Mr Sleazy arrivato in redazione attraverso Volcano Records & Promotion, noi ve lo raccontiamo dopo un accurato e piacevole ascolto.

Il progetto Mr Sleazy debutta nel 2012 con l’album “The Sleazy Attraction” e fin da subito ciò che colpisce è la caratteristica di essere non un gruppo ma una one-man band. Il batterista e polistrumentista Roberto Gambuti, di Sanremo, era infatti il vero e unico mastermind dietro a tutte le canzoni del primo album, cantate quindi da ben sette diversi vocalist.

Per questo nuovo album invece, Roberto ha deciso di circondarsi di collaboratori stabili, creando una vera e propria band con ben otto musicisti. La line up finale così prevede anche due coriste e un sassofonista. L’album All or Nothing  esce il 10 luglio scorso per Volcano Records & Promotion. Di dichiarata ispirazione rock anni ’80 mantiene in pieno la promessa di farci ascoltare del buon classico rock, molto old school, intenso, divertente e selvaggio.

Cominciamo l’ascolto di All Or Nothing

La prima traccia “Let’s Go!” parte con il turbo, è carica di energia prepara all’ascolto dell’album con la voglia di precipitarsi a ballarla sottopalco. Racconta tutta la voglia del protagonista di diventare un famoso musicista e lo spirito del rock che gli dà la forza.

“Let’s go!  ll against the law
Fighting with a blood
In the name of rock n roll”

Kind of Love”, seducente e grintosa, esalta con un bellissimo assolo il tipo di amore di cui è in cerca.

“Action, is what I need
Passion, is what you breathe”

Ma quando l’amore finalmente arriva, ci si accorge che non è proprio quello desiderato. E la rabbia viene espressa con note metalliche in “Something I Don’t Know”.

“I’m not a prisoner of your dirty love
I can run away if I want”

In “Love Me Or Kill Me” la chitarra fa da perfetta cornice ad una passione malsana, che sprigiona tormento e rabbia.

“Look into my eyes and tell me
If you love me or is it the end”

Thrill Me” è una celebrazione al testosterone e alle sexy girls, con un riff molto orecchiabile.

“You’ re like a pussycat
You purr and then you scratch”

Ecco la immancabile ballad “Things Aren’t Always What They Seem”, intensa e malinconica ma bella e non scontata.

“Now that I open my eyes
I understand that in life
All the things can change as you”

Lonely Days For A Lonely Heart” forse è la vera sorpresa dell’album, con tastiere e sound hard rock, fa venire voglia di alzare il volume e spingere sull’acceleratore.

“I can ride free on my gipsy way
That’s my life that’s my way”

Fremente, divertente e provocatoria “Pretty Ladyboy”, con sorpresa!

“She’s so pretty, she’s so sweet
Touching in the middle finding a surprise”

L’ultimo pezzo che dà il titolo all’album “All or Nothing” è un po’ indecente nel senso positivo del termine, tanto ardente e con tastiere un bel po’ indisciplinate. La giusta e potente conclusione.

“One more round of what you call love
Tonight I’ll take away your soul”

Un album fatto apposta per dare la carica a questa estate, da ascoltare tutto d’un fiato e per farsi trasportare una ventina d’anni addietro, quando si respirava l’aria del buon sano hard rock nella Sunset Strip. Non sarebbe tanto strano veder suonare Mr Sleazy allo storico Whisky a Go Go in effetti….

Leggi altro su Mr Sleazy QUI

Un album per tutti i fan di Motley Crue, Bon Jovi, Skid Row, Europe, Dokken e Whitesnake. Un lavoro esplosivo che ci ricorda, ancora una volta, che il Rock ‘n Roll non morirà mai.

Mr Sleazy – All Or Nothing

1. Let’s Go!
2. Kind Of Love
3. Something I Don’t Know
4. Love Me Or Kill Me
5. Thrill Me
6. Things Aren’t Always What They Seem
7. Lonely Days For A Lonely Heart
8. Pretty Ladyboy
9. All Or Nothing

Band: Mr Sleazy

Album Title: All Or Nothing
Online Release Date: 10/07/2020
Label: Volcano Records
Genre: Hard Rock

Band Links & Contact

Facebook: www.facebook.com/MrSleazy
Email: volcanopromotion@gmail.com

Nuove uscite discografiche Jolly Roger Records

Jolly Roger Records

Jolly Roger Records è orgogliosa di annunciare le nuove uscite discografiche, tutte rigorosamente in vinile: il nuovo album di Ancillotti “Hell on Earth” (su licenza Pure Steel) e l’album della Bud Tribe “Roll the Bone” uscito originariamente solo in Cd nel 2009 e finalmente disponibile anche nella versione Lp. Entrambi i titoli, come da tradizione JRR con le prime 100 copie in vinile colorato, rispettivamente rosso e “bone”. Gia’ disponibili sul mailorder JRR, lo saranno per Goodfellas distribuzione dall’ 1 Luglio.

Ancillotti – “Hell On Earth” disponibile qui
BudTribe – “Roll The Bone” disponibile qui

Saranno inoltre disponibili, dal 20 Giugno, dal nuovo progetto discografico “BlackBeard”, aperto anche a gruppi stranieri e dedicato prevalentemente all’ HM classico in vinile, altri 2 albums: si tratta di Doctor Butcher “Doctor Butcher” (unico album, uscito nel 1994, della band americana nata per volonta’ del cantante Jon Oliva e del chitarrista Chris Caffery entrambi dei Savatage) e di Grave Digger “Symphony of Death” (1994), dischi questi disponibili per la prima volta in formato vinile (primi 100 in Lp colorato), grazie alla gentile licenza concessa da Sony Music Entertainment Italy. Le prossime uscite “BlackBeard” saranno le ristampe in vinile dei tedeschi Depressive Age “First Depression” (anche in Cd), “Lying in Wait” e “Symbols for the Blue Times” (mai uscito precedentemente su Lp) sempre su gentile licenza Sony Music Entertainment Italy.

Doctor Butcher “Doctor Butcher” pre-ordini aperti qui
Grave Digger “Symphony of Death” pre-ordini aperti qui

Data di uscita distribuzione Goodfellas: 31 Luglio

Jolly Roger Records

ANCILLOTTI – “Hell On Earth” – Tutte le news

Ancillotti

Gli Ancillotti sono tornati! “Hell On Earth” è definitivamente arrivato!

Il comunicato ufficiale della Pure Steel Record di oggi annuncia la cover ufficiale e la data di uscita di “Hell On Earth“: il 29 maggio 2020! Dopo il loro debutto nel 2014 con “The Chain Goes On” e passando dal secondo album “Strike Back” del 2016, è finalmente arrivato il capitolo finale della trilogia.

Di seguito la tracklist dell’album:

  1. Fighting Man
  2. Revolution
  3. Firewind
  4. We Are Coming
  5. Blessed By Fire
  6. Broken Arrow
  7. Another World
  8. Frankenstein
  9. Till The End

(Durata totale 43:53 min)

La band affida la produzione del disco a Gabriele Ravaglia dei Fear Studios in Italia e il mixaggio da Jacob Hansen agli Hansen Studios in Danimarca. Qui la nostra recensione completa dell’album, realizzata all’ascolto in anteprima pochi mesi fa.

La grafica di grande impatto della copertina è opera dell’artista portoghese Augusto Peixoto

Preordini a partire dal 15 maggio sul webshop della Pure Steel Records a QUESTO LINK

Come si legge nel comunicato stampa:

“Gli Ancillotti forgiano abilmente l’acciaio tradizionale in tutte le sue sfaccettature e con passione in “Hell On Earth“. Un must per tutti i fan metal italiani!”

Non potremmo essere più d’accordo, soprattutto in un momento così particolare dove c’è davvero bisogno di esorcizzare l’inferno sulla Terra con tutto l’ottimo metallo di “Hell on Earth”. E noi  Siamo pronti a combattere al loro fianco!

LINE-UP Ancillotti:

  • Daniele “Bud” Ancillotti – vocals
  • Luciano “Ciano” Toscani – guitars
  • Sandro “Bid” Ancillotti – bass
  • Brian Ancillotti – drums

Special guest:

  • Simone Manuli – keyboards
  • Vittorio Barbato, Niccolò Saul D’alario, Francesco Noli, Gerardo Altieri, Joe Eleim – backing vocals

CONTATTI E SOCIAL:

www.ancillottiband.com

www.facebook.com/AncillottiBand

https://www.instagram.com/ancillotti.band.official/

ANCILLOTTI @ PURE STEEL RECORDS https://www.puresteel-records.com/bands/view/249/Ancillotti

“Hell On Earth” @ PURE STEEL RECORDS https://www.puresteel-records.com/relea…/…/667/Hell_On_Earth

Fear Studio https://www.facebook.com/fearstudiorecording/

Jacob Hansen https://jacobhansen.com/

Coverartwork: Augusto Peixoto – https://www.artlimited.net/31943

– English Version –

Ancillotti are back! “Hell On Earth” has definitely arrived!

Today’s official release of the Pure Steel Record announces the official cover and release date: May 29th, 2020!

After their debut in 2014 with “The Chain Goes On” and moving from the second album “Strike Back” in 2016, the final chapter of the trilogy has finally arrived.

Tracklist:

  1. Fighting Man
  2. Revolution
  3. Firewind
  4. We Are Coming
  5. Blessed By Fire
  6. Broken Arrow
  7. Another World
  8. Frankenstein
  9. Till The End

Total Playing Time: 43:53 min

The album was produced by Gabriele Ravaglia at Fear Studios in Italy and mixed by Jacob Hansen at Hansen Studios in Denmark.

Here our complete review of the album, made during the preview a few months ago: Review

The striking graphics on the cover are the work of the portuguese artist Augusto Peixoto

The pre-order phase will start on May 15th, 2020 on the Pure Steel Record webshop.

As stated in the press release:

“Ancillotti skilfully forge traditional steel in all its facets and with passion on “Hell On Earth”. A must-have for all Italo Metal fans!”

We couldn’t agree more, especially in such a particular moment where there is really need to exorcise hell on Earth with all the excellent metal of “Hell on Earth”

We are ready to fight alongside the Ancillotti!

LINE-UP:

  • Daniele “Bud” Ancillotti – vocals
  • Luciano “Ciano” Toscani – guitars
  • Sandro “Bid” Ancillotti – bass
  • Brian Ancillotti – drums

Special guest:

  • Simone Manuli – keyboards
  • Vittorio Barbato, Niccolò Saul D’alario, Francesco Noli, Gerardo Altieri, Joe Eleim – backing vocals

www.ancillottiband.com

www.facebook.com/AncillottiBand

https://www.instagram.com/ancillotti.band.official/

ANCILLOTTI @ PURE STEEL RECORDS https://www.puresteel-records.com/bands/view/249/Ancillotti

“Hell On Earth” @ PURE STEEL RECORDS https://www.puresteel-records.com/relea…/…/667/Hell_On_Earth

Fear Studio https://www.facebook.com/fearstudiorecording/

Jacob Hansen https://jacobhansen.com/

Coverartwork: Augusto Peixoto – https://www.artlimited.net/31943

Lita Ford, La regina del Rock racconta la sua carriera in questa intervista.

Incontriamo Lita Ford per l’intervista dopo lo show di sabato scorso, si è appena cambiata, ha sempre i capelli bagnati ed è ovviamente stanca, ma per tutto il tempo che ha parlato con noi non ha mai smesso di sorridere ed essere gentile e disponibile.

Ecco cosa ci ha raccontato:

Ti ho visto dal vivo a Firenze nel 1988 con i Bon Jovi nel tour di New Jersey. Avevo 16 anni, proprio come te quando hai iniziato a suonare la chitarra con le Runaways. Ad oggi quale consiglio daresti ad una ragazza che vorrebbe sognare un futuro nella musica?

Per una ragazza che vuole iniziare a suonare seriamente sarebbe una buona cosa seguire l’esempio dei propri idoli. Se non sai ancora chi sei veramente, perché sei ancora così giovane come musicista e performer, hai bisogno di una guida da parte di qualcuno.

Per me ha funzionato avere un musicista preferito, un modello da seguire come un esempio, almeno per iniziare. Per me è stato Ritchie Blackmore. Lui è stato uno dei miei idoli, ma anche Tony Iommi dei Black Sababth.

Quando abbiamo iniziato con le Runaways avevamo solo 16-17 anni e il nostro manager Kim Fowley continuava a ripetermi “Tu non sei Ritchie Blackmore!”.

L’idolo di Cherie (Currie) era David Bowie e quello di Joan (Jett) era Suzi Quatro. Quindi si, avevamo tutte i nostri idoli e il nostro manager continuava ad urlarci contro che non eravamo come loro.

Ma noi continuavamo a seguirli e ci davano sempre nuove idee per il nostro materiale. Devi prendere quelle idee e farle tue. Quindi ecco, è giusto avere qualcuno da seguire. E anche musicalmente, se ti piace una canzone o un pezzo di chitarra, dovresti imparare da queste e farne le basi per il tuo stile.

Lita Ford nasce come chitarrista, ma quando e perché hai deciso o hai capito che era anche il momento di cantare?

Sai, non trovavo nessuno che lo facesse (ride). Seriamente, ho fatto delle audizioni ad alcuni cantanti negli anni ’80 ma poi ho pensato che avrei dovuto farlo da me.

Hai quindi preso anche lezioni di canto?

Si certo, ma sai, le lezioni mi hanno solo confuso, perché non riuscivo davvero a capire cosa volesse insegnarmi la vocal coach. Ho cercato di capire il senso di ciò che lei stava cercando di insegnarmi e semplicemente non funzionava.

Così decisi che non potevo farlo a modo suo, ma dovevo trovare uno stile tutto mio. Adesso però penso di aver capito cosa cercava di dirmi, dopo tutti questi anni. Ora lo capisco, ma non andava bene per me allora.

Perché hai sentito il bisogno di scrivere la tua autobiografia?

Ho pensato che la gente dovesse sapere tutto quello che ho passato. Ci sono molte cose che non sono in quel libro ovviamente, ma ho creduto che specialmente le donne, musiciste, dovessero sapere che nella mia vita non è stato tutto facile.

E’ stata una battaglia. Sono stata buttata a terra qualche volta, da persone potenti. E tu devi comunque andare avanti.

Devi dire ‘fottiti’ e non permettere a nessuno di calpestarti solo perchè sei una donna, o perché sei meglio di loro, o perché vogliono i tuoi soldi, o qualsiasi sia il motivo.

C’e sempre qualche demone nella tua vita, e quel libro fa capire alle persone tutte le lotte che ho dovuto affrontare.

Quindi anche tu in quanto Lita Ford come esempio da seguire hai voluto far capire che non è tutto così bello come sembra, ma hai raccontato anche tutto il marcio che c’è dietro.

Si esattamente, non c’è solo il bene, ma ho voluto raccontare anche tutto il male. E spero di esserci riuscita! Però mi sono anche divertita tantissimo eh….e ancora mi diverto! (ride)

Sei la padrona indiscussa del palcoscenico da tanto tempo. Provi sempre le stesse emozioni che provavi all’inizio o qualcosa è cambiato, nel bene o nel male?

Amo la mia band ed è bellissimo essere sul palco con questi ragazzi. Loro mi coprono sempre le spalle. Se a volte sono stanca, o mi fa male la gola, o ho le dita doloranti, so che posso sempre contare su di loro, mi dà forza sapere che ci sono.

Mi diverto tanto con loro, sono dei grandi musicisti, delle vere rock stars, e portano così tanta energia e potenza e conoscenza on stage. E’ un grande onore e adesso sento di vivere il palco proprio come voglio.

Sarai in tour fino a questa estate con Alice Cooper, pensi che canterai con lui ‘Only women bleed’ come stasera?

Oh, lo spero tanto! Sarebbe fantastico!

Si sarebbe bellissimo! Ma la domanda in realtà è: alla fine del tour che cosa farai? Hai idee, progetti, obiettivi ancora da raggiungere?

Si, abbiamo scritto un nuovo album ed è quasi finito. Sarà completato entro febbraio. Ed è fottutamente fantastico! Ci sono voluti decenni per la realizzazione, avevo alcuni titoli pronti dal 1980-82 e ci ho riflettuto sopra per tutto questo tempo.

Ora finalmente ho scritto le canzoni e le ho fatte vivere come desideravo. Ma il produttore vive dalla parte opposta degli Stati Uniti, io vivo sulla west coast e lui sulla east coast.

Quindi ogni volta che volevo registrare con lui, dovevo essere sicura che potesse essere presente. Dovevo farmi sei ore di aereo per andare a casa sua ed è stato un problema. Sono contenta che sia finito. Ora inizia la parte divertente.

Come curiosità personale, in quando grande fan di Ozzy Osbourne, devo chiederti come è nata ‘Close my eyes forever’

Oh! Sharon (Osbourne) era la mia manager, lo sapevi? Eravamo molto amiche, stavamo registrando a Los Angeles e una volta lei venne allo studio con Ozzy.

Per fartela breve io e Ozzy abbiamo iniziato a bere vino, Sharon si annoiava e se ne andò lasciando Ozzy allo studio, e così semplicemente abbiamo scritto ‘Close my eyes forever’.

Mi ricordo solo che la canzone era finita e Ozzy esclamò ‘Oh no! Maledizione! Devo tornare a casa, puoi guidare te?’ ‘Fanculo Ozzy, no, non ce la faccio a guidare!’. Eravamo così ubriachi! Ma avevamo una nuova canzone, una bellissima canzone!

Come ultima domanda hai un artista o chitarrista che ti piace particolarmente, di cui sei tu stessa una fan?

Mmmm…a casa ascolto ogni genere di musica. Whitesnake, Van Halen, Def Leppard, Mötley Crüe sono tutti nella mia playlist personale.

Forse il più grande chitarrista potrebbe essere stato Eddie Van Halen, ma adesso mi guardo intorno e penso agli assoli di chitarra che suoniamo io e Patrick (Kennison) sul palco, e insomma, per me è lui il mio preferito!

Adoro i suoi assoli e il nuovo disco contiene tanto di questo materiale, che non vediamo l’ora di suonare dal vivo.
Quindi si, penso che siamo NOI il mio gruppo preferito! Può sembrare assurdo ma è così!

Dopo questa piacevolissima chiacchierata con Lita Ford, non ci resta che continuare a seguirla e sognare in attesa del suo nuovo album!!

Attenzione / Warning

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Ancillotti “Hell on Earth” – L’Anteprima del nuovo album

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(english version below)

Gli Ancillotti ci presentano in anteprima il loro nuovo album in un caldo pomeriggio di fine ottobre. Un tranquillo paese nella campagna ravennate. Un allettante evento atteso da tempo.

Arriviamo così ai Fear Recording Studio di Alfonsine con una gran sete di conoscenza, non vediamo l’ora di assistere alla presentazione del nuovo album degli Ancillotti.

Ma la nostra sete viene inizialmente soddisfatta da alcune bottiglie di buon vino, appena stappate in occasione del rinfresco che ci ha accolto insieme ai membri della band e al loro produttore Gabriele Ravaglia.

E mentre arrivano tutti gli ospiti, piano piano l’emozione si stempera, per lasciare il posto a quella che sembra essere diventata una riunione tra vecchi amici, accomunati da una grande passione.

Finalmente ci spostiamo all’interno dello studio, pronti per l’ascolto track by track.

Ciano inizia quindi ad introdurre il lavoro realizzato e la filosofia che ci sta dietro. L’album è nato come un ragionamento naturale dopo l’ultimo tour europeo con l’ex chitarrista dei Manowar, Ross “The Boss” ed è carico di forza e tanta rabbia.

Rispetto ai primi due infatti si differenzia anche per la presenza di più cattiveria e arroganza, ma mantenendo comunque intatta la melodia.
“Spingiamo senza mezzi termini, i componenti non si risparmiano e ne viene fuori un gran tiro” sono parole sue.

E’ il turno di Bud, che ci presenta Giovanni Cardellino, alias John Goldfinch, voce dell’Impero delle Ombre.

E’ lui che ha scritto tutti i testi, con la supervisione finale di James Hoog. Quest’ultimo aveva curato gli album precedenti, ma per motivi personali non ha potuto seguire questo.

E Giovanni si è ritrovato a scrivere la prima canzone dalla sera alla mattina, tanto è entrato in sintonia con le tematiche dell’album. Una questione di vibrazioni e di giusto mood in tutta onestà, che ha provato fin da subito.

Gli argomenti principali sono le guerre, volutamente al plurale perché di ogni tipo (territoriali, personali, di emozioni), la rivoluzione, anch’essa globale o interiore, e l’ecologia, ma specificando che non ha niente a che vedere con le ultime tendenze Greta addicted.

Viene svelato poi finalmente il titolo dell’album, che rappresenta perfettamente i sentimenti rappresentati in esso: Hell on Earth.

Il CD uscirà per la Pure Steel Record, mentre il vinile sarà a cura della Jolly Roger Records. Tutti gli strumenti sono stati registrati qui ai Fear Studio, ad eccezione della voce e dei cori, registrati presso l’FP Recording Studio di Federico Pedichini, a Lucca.

Finalmente inizia l’ascolto…le prime note hanno l’effetto di una bomba!

Fighting Man

Nella prima canzone un uomo combatte per la sua vita, per un nuovo inizio, e non si arrenderà mai in questa guerra interiore, fino alla rinascita.

“È una nuova vita per un uomo combattente, un nuovo fuoco scaturito da un fulmine.
È un nuovo fuoco per un uomo combattente, sono rinato dalla mia storia!

Revolution

La seconda canzone ha un titolo che parla di Rock: E’ un inno alla rivoluzione della musica, del metal degli Ancillotti. Una magia travolgente, la stessa che si prova ad un concerto live. E segue l’onda del metal reazionario tipico dei Twisted Sister e dei Judas Priest.

“Non fermare la rivoluzione del rock, non mi si può fermare
Non fermare la rivoluzione del rock nella mia mente
Non fermarti, non fermarti!”

Firewind

In questa canzone la guerra torna, ma questa volta si tratta di guerra reale, che riporta alla mente la guerra fredda degli anni 80 ed il clima di sfiducia nei confronti del futuro. E’ per questo che il protagonista si sente in dovere di combattere e di indossare il suo “iron fist”, per proteggere la famiglia e la libertà.

Nelle parole della intro si rispecchia una realtà in stile Mad Max, dove un uomo incontra una donna e insieme tutto ciò che possono fare è…correre!

We are coming

Ci travolge quindi un inno agli anni 80, una canzone che celebra la gloriosa Legacy of Rock.

Con “We are coming” si esalta l’eccitazione provata durante i concerti, l’adrenalina che corre nei live, spingendo le sensazioni ad un livello anche erotico, come vuole la classica tradizione del rock. Un seguito istintivo di “Revolution”.

“Quando arriva la notte, l’Hard Rock è tornato!! Quando le luci si spengono, sei pronto per attaccare. Ti senti eccitato, senti le urla in aumento quando il mio sangue brucia, ascolta il mio suono!”
“…quando ti guardo, hey tesoro ti amo! Sono quello che fa per te… tutta la notte !!!”

Blessed by Fire

In questo testo si racconta la fortuna nel trovare un aiuto, che sia un amico o un parente, per affrontare la guerra di tutti i giorni. L’aiuto di una mano amica verso una persona ferita che ha bisogno di supporto per non abbattersi e andare incontro al mondo.

Una canzone che mette in particolare risalto la forza della batteria, che non si risparmia in nessun pezzo.

“Sei Benedetto dal fuoco, tocca il fuoco… è il tuo desiderio d’oro!
Tu combatti il leone, un Messia pazzo… se cadi ci sarò lo sai, ti darò la mia mano”

Broken Arrow

E’ quindi il turno di una canzone che racconta la resistenza del popolo dei pellerossa alle invasioni e alla colonizzazione.

Il capo tribù che lotta per il suo popolo è “Broken Arrow”, simbolo dell’amore della generazione 60/70 per queste tribù di nativi americani.

La stessa vicinanza che ci viene raccontata delle famiglie Ancillotti e Caroli verso questo popolo sofferente. Facile sentirci influenze di Ozzy, Dio, Motley Crüe e una chitarra ispirata dai Van Halen.

“Voglio essere un uomo libero … io sono la mia legge
Corri con il lupo … attraverso il giorno e la notte sotto la luna al freddo
Cavalca come il vento … attraverso il giorno e la notte, il fuoco mi sta bruciando l’anima.

Chiamo lo spirito, Il mio nome è Broken Arrow. Guardami negli occhi ardenti, se osi
Il mio nome è Broken Arrow. Sono nato qui, difenderò la mia terra

Il mio nome è Broken Arrow. Porterò di nuovo il mio popolo in guerra
Il mio nome è Broken Arrow che cade a terra… quando provi a rubare la mia terra!!”

Another World

Ci viene presentata da Bud come una canzone che spacca! E ha ragione! Ci leggiamo il pianto disperato del nostro pianeta, sfruttato, violentato e distrutto dall’avidità umana.

C’è quindi la ricerca di un nuovo pianeta, però inteso come rinnovamento del nostro, non come fuga verso altri mondi. E per cambiare il nostro mondo dobbiamo rinnovare innanzitutto noi stessi come uomini.

Pura critica ecologista, con citazione del titolo dell’album nel testo.

Frankenstein

Il classico racconto è l’unica canzone che si discosta dalle tematiche dell’album, e che a detta di Giovanni, si adatta invece molto bene al suo campo di competenza.

Il povero mostro si strugge alla ricerca del significato dell’anima. Vorrebbe provare dei sentimenti ma è senza cuore. E’ un racconto horror gotico, con una intro da grand guignol.

Ma a ben pensarci non è una rivoluzione interiore quella che prova Frankenstein? E quanto bisogno avrebbe di una mano amica che lo guidasse nei suoi conflitti quotidiani!

Till the End

Per raccontare le note dell’ultima canzone è opportuno e significativo riportare le parole di Giovanni:

“Il pianeta è in difficoltà. Che fare? Una sana e cazzuta rivoluzione, una fottuta guerra all’ignoranza, al menefreghismo. E quale colonna sonora migliore di un bel disco HM italiano? GLI ANCILLOTTI CONQUISTERANNO IL MONDO!”

Occorre aggiungere altro?

“La terra in cui viviamo sta morendo, dolce madre natura piangerà
Sai che la fine sta arrivando, sprecando la terra e il cielo!”

“running fast, fight forever, till the end
I’m alive, for the future, till the end”

L’ascolto è finito, ma in tutta onestà ne vorremmo ancora di più. Questo disco lascia con la voglia di ricominciare da capo. Anche la scaletta è stata studiata seguendo un filo emotivo ed ogni canzone potrebbe sembrare benissimo un live.

Sono tutte altamente orecchiabili e alcuni ritornelli sono già stampati in testa. Ora è il turno per noi ospiti di rispondere ad alcune domande della band.

Vogliono sapere quali sono i pezzi che ci hanno colpito di più e se sono riusciti a trasmetterci le emozioni che hanno impresso nel disco. Anche per loro è stato interessante osservarci durante l’ascolto.

Ciano afferma in aggiunta a questo che molte espressioni di stupore sono state più eloquenti di qualsiasi complimento.

Siamo tutti concordi nell’affermare che ogni pezzo potrebbe diventare un potenziale singolo, con relativo video, così ci svela che i primi di dicembre verrà girato il video promo di “Revolution” in attesa dell’uscita dell’album nei primi mesi del 2020.

Poi ci confessa che per la band è importante soprattutto riscontrare il parere favorevole di gente genuina, che la pensa come loro. Sostenitori che amano la musica e che apprezzano le emozioni che loro vogliono trasmettere.

D’altra parte la vita on the road, la magia del suonare, hanno sempre fatto parte della grande famiglia del rock e della storica famiglia Ancillotti.

In Hell on Earth hanno voluto trasportare tutta la loro energia, in modo naturale, come si dice ‘alla vecchia’, senza campionature. Sia nella musica quanto nei testi.

Con una base di metal classico anni 80, gli arrangiamenti danno una notevole corposità e anche l’uso delle tastiere di Simone Manuli è stato fatto sapientemente, senza che prendano il sopravvento. Semplicemente accennate, ma che danno quel tocco in più ad ogni singola frase musicale.

D’altra parte la masterizzazione è stata affidata a Jacob Hansen, degli Hansen Studios danesi; mix engineer anche di Volbeat,U.D.O., Primal Fear, Pretty Maids, Fleshgod Apocalypse e Epica, per citarne alcuni.

E la sapiente ricerca della qualità è sotto gli occhi e le orecchie di tutti!

Abbiamo sentito richiami agli Accept, Judas Priest e Dio. Così come ai Van Halen, Ozzy Osbourne e Black Sabbath. Ma anche Motley Crue, Thin Lizzy e Twisted Sisters.

Ma il timbro che caratterizza gli Ancillotti è unico e in questo disco viene espresso prepotentemente.

Questo album in particolare potrebbe essere visto come la degna conclusione di una potente trilogia, ma fortunatamente la band riconosce di essere ancora in evoluzione, con la volontà di affinare ancora di più la loro opera.

Non possiamo che esserne felici e restiamo fiduciosi in ulteriori sviluppi per il futuro.

Intanto aspettiamo le date del tour organizzato dalla agenzia europea di booking DMC Group (Belgio) che partirà poco dopo l’uscita del disco.

L’unica curiosità rimasta a fine giornata riguarda la copertina del disco. Possiamo svelare solamente l’autore, il portoghese Augusto Peixoto, ma sarà sicuramente di forte impatto, come tutte le canzoni che rappresenta.

Rock My Life racconta emozioni e questa volta è stato talmente facile che è come se certe sensazioni si fossero raccontate da sole. Grazie Ancillotti! Noi combatteremo la vostra rivoluzione insieme a voi…fino alla fine!

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Ancillotti

Bud:Vocals
Ciano: Guitars
Bid: Bass
Brian: Drums
…and the crew guys

Credits

Recorded by Gabriele Ravaglia at Fear Recording Studio – Italy except voices recorded by Federico Pedichini at FP Recording Studio – Italy

Mixed and Produced by Gabriele Ravaglia at Fear Recording Studio – Italy
Mastered by Jacob Hansen at Hansen Studios – Denmark

All songs written by Ciano
All songs Arrangements by Ancillotti

All Lyrics written by Giovanni Cardellino
Lyrics assistant: James Hoog

Special Guest on keyboards: Simone Manuli
Additional Backing vocals: Vittorio Barbato, Niccolò Saul D’alario, Francesco Noli, Gerardo Altieri, Joe Eleim

Cover Art by Augusto Peixoto
Pics by Luca Bernasconi

Album title: Hell on Earth

tracklist:
1. Fighting Man
2. Revolution
3. Firewind
4. We are Coming
5. Blessed By Fire
6. Broken Arrow
7. Another World
8. Frankenstein
9. Till The End

Discography:

2012 Down this road together (EP)
2014 The Chain goes on (CD/LP)
2016 Strike Back (CD/LP)

Links
http://www.ancillottiband.com/
https://www.facebook.com/AncillottiBand/
https://www.facebook.com/fearstudiorecording/
https://jacobhansen.com/
https://www.facebook.com/dmcgroupbelgium/

—– ENGLISH VERSION —–

ANCILLOTTI NEW WORLDWIDE ALBUM “HELL ON EARTH” PRE-LISTENING SESSION.

A warm afternoon in late October. A quiet village in the Ravenna countryside. An attractive event that has long been awaited.

We arrive at Alfonsine’s Fear Recording Studio with a great thirst for knowledge, we look forward to seeing the presentation of the new Ancillotti album.

But our thirst is initially satisfied by some bottles of good wine, just uncorked during the party that welcomed us together with the band members and their producer Gabriele Ravaglia.

And while all the guests arrive, the excitement slowly fades away, to give space to what appears to have become a meeting between old friends, united by a great passion.

Finally we move into the studio, ready to listen to the album track by track.

Ciano begins to introduce the work done and the philosophy behind it. The album was born as a natural reasoning after the last European tour with the former Manowar guitarist, Ross “The Boss” and is full of strength and so much anger.

Compared to the first two, in fact, it differs in the presence of more malice and arrogance, but still keeping the melody intact.
“We play hard with no limits, the members don’t save their strength and a great sound comes out” are his words.

It is Bud’s turn, who introduces Giovanni Cardellino, alias John Goldfinch, voice of the “Impero delle Ombre”. He wrote all the texts, with the final supervision of James Hoog. James had edited the previous albums, but for personal reasons he couldn’t follow this one. And Giovanni found himself writing the first song from night to morning, so much he was in tune with the themes of the album.

A question of vibrations and the right mood, he told us, that he felt from the start. The main topics are wars, deliberately plural because of all kinds (territorial, personal, emotional), the revolution, which is also global or interior, and ecology, but specifying that it has nothing to do with the latest trends ‘Greta addicted’.

The title of the album is revealed, which perfectly represents the feelings in it: Hell on Earth.

The CD will be released by Pure Steel Record, while the vinyl will be released by Jolly Roger Records. All the instruments were recorded here at the Fear Studio, except for the voice and choirs, recorded at the FP Recording Studio of Federico Pedichini, in Lucca.

Finally the listening begins … the first notes have the effect of a bomb!

Fighting Man

In the first song a man fights for his life, for a new beginning, and he will never give up in this inner war, until the rebirth.

Revolution

The second song has a title that speaks of Rock: “Revolution” It is a hymn to the revolution of music, of the Ancillotti metal. An overwhelming magic, the same that you feel at a live concert. And it follows the wave of reactionary metal typical of Twisted Sister and Judas Priest.

Firewind

In this song the war returns, but this time it is a real war, which brings to mind the cold war of the 80s and the feeling of distrust in the future.

This is why the protagonist feels forced to fight and wear his “iron fist”, to protect the family and freedom.

A Mad Max style reality is reflected in the words of the intro, where a boy meets a girl and all they can do is … run!

We are coming

We are swept away by a hymn to the 80s, a song that celebrates the glorious Legacy of Rock. The excitement felt during the concerts is enhanced, the adrenaline that runs in live shows, pushing the sensations to an even erotic level, as the classic rock tradition wants. An instinctive following of “Revolution”.

Blessed by Fire

In this lyric the fortune is about finding help, be it a friend or relative, to face the war of every day. The help of a helping hand towards an injured person who needs support not to fall and face up to the world. A song that particularly emphasizes the strength of the battery, which is not saved in any piece.

Broken Arrow

It is therefore the turn of a song that tells of the resistance of the Indians to the invasions and colonization. The tribal leader who fights for his people is “Broken Arrow”, a symbol of 60/70 generation love for these Native American tribes.

The same closeness that we are told of the Ancillotti and Caroli families towards this suffering people. Easy to feel influences from Ozzy, Dio, Motley Crüe and a Van Halen inspired guitar.

Another World

Bud introduced this one as a song that breaks! And he’s right! We find the desperate cry of our planet, exploited, violated and destroyed by human greed.

There is therefore the search for a new planet, but understood as a renewal of ours, not as a journey to other worlds. And to change our world we must first renew ourselves as men. Pure ecological criticism, with mention of the title of the album in the text.

Frankenstein

The classic story is the only song that differs from the themes of the album, and that according to Giovanni, adapts very well to his area of competence instead. The poor monster suffers in search of the meaning of the soul. He would like to have feelings but he is heartless.

It’s a gothic horror story, with an intro like grand guignol. But if you think about it, isn’t Frankenstein experiencing an inner revolution? And how much need of a helping hand to guide him in his daily conflicts!

Till the End

To tell the notes of the last song it’s appropriate and meaningful to quote Giovanni’s words:

“The planet is in difficulty. What to do? A healthy and shrewd revolution, a fucking war against ignorance, indifference. And what better soundtrack than a good italian HM record? THE ANCILLOTTI WILL CONQUER THE WORLD! ”

Need more?

The listening is over, but we would like to have more. This record leaves you wanting to start over again. Even the tracklist has been studied following an emotional thread and every song could seem like a live show. They are all highly catchy and some refrains are already printed on the head.

Now it’s our turn to answer some questions from the band. They want to know which are the pieces that have impressed us the most and if they managed to convey the emotions they have imprinted on the record.

It was also interesting for them to observe each other while listening. Ciano says that many expressions of amazement were more eloquent than any compliments.

We all agree that each piece could become a potential single, with its own video, so he reveals that the video of “Revolution” will be filmed in early December pending the release of the album in early 2020.

Then he confesses that for the band is especially important to find the favorable opinion of genuine people, who think like them. Supporters who love music and who appreciate the emotions they want to convey: life on the road, the magic of playing, the sense of family, the great rock family and the historic Ancillotti family.

In Hell on Earth they wanted to put all their energy, naturally, in the “old” way, without sampling. Both in music and in lyrics.

With a classic 80s metal base, the arrangements give a remarkable sound and even the use of Simone Manuli’s keyboards has been done wisely, without taking over, simply hinted at, but giving an extra touch to every single music sentence.

On the other hand the mastering was entrusted to Jacob Hansen, of the Danish Hansen Studios; also mix engineer of Volbeat, U.D.O., Primal Fear, Pretty Maids, Fleshgod Apocalypse and Epica, to name a few.

And the wise search for quality is under everyone’s eyes…and ears!

We heard references to Accept, Judas Priest and Dio. As well as to Van Halen, Ozzy Osbourne and Black Sabbath. But also Motley Crüe, Thin Lizzy and Twisted Sisters. But the sound that characterizes the Ancillotti is unique and on this record it is forcefully expressed.

This album could be seen as the worthy conclusion of a powerful trilogy, but fortunately the band recognizes that it is still evolving, with the desire to refine their work even more. We cannot but be happy and remain confident in further developments for the future.

Meanwhile we await the dates of the tour organized by the european booking agency DMC Group (Belgium) which will start shortly after the release of the album.

The only curiosity left at the end of the day concerns the album cover. We can only reveal the author, the portuguese Augusto Peixoto, but it will surely be of great impact, like all the songs it represents.

Rock My Life tells emotions and this time it was so easy that seems as if certain sensations were told by themselves. Thanks Ancillotti! We will fight your revolution with you … till the end!

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Nuovo album per Il Segno del Comando

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Il Segno del Comando, storica band genovese in attività dal 1995, ha presentato nel novembre scorso il nuovo album “L’Incanto dello Zero”.

Realizzato al Nadir Studio di Genova e prodotto da Black Widow Records, arriva dopo cinque anni dal precedente.

Ogni album del gruppo ha la peculiarità di essere ispirato ad opere letterarie. In passato il disco d’esordio da cui prende il nome il gruppo stesso, riprende l’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata ed il relativo sceneggiato televisivo della Rai del ’71.

A seguire “Der Golem” del 2001 e “Il Volto Verde” del 2013, sono stati influenzati dalle opere di Gustav Meyrink, scrittore esoterico tedesco.

LA NASCITA LETTERARIA DEL PROGETTO

A distinguersi dal passato la collaborazione attiva con lo scrittore Cristian Raimondi. In quest’ultimo caso il lavoro non si ispira ad un’opera già esistente, ma creata appositamente per il gruppo.

In realtà Diego Banchero, bassista e anima storica della band, è rimasto molto colpito dai post pubblicati su Facebook da Cristian. Un ragazzo che non aveva mai pensato di pubblicare un libro, finchè Diego non lo ha contattato e ha insistito affinchè ciò accadesse.

Ed è così che è nata una stretta collaborazione tra i due, che ha portato alla nascita della prima opera autobiografica di Cristian “Lo Zero Incantatore”, in cui in effetti l’autore afferma di seguire la guida di una voce/entità spirituale, i cui racconti possono essere interpretati in maniera molto introspettiva.

In parallelo, allo sviluppo dell’album si sono uniti anche gli altri elementi della band, contribuendo con le loro personalità, al risultato finale. Le due chitarre Davide Bruzzi e Roberto Lucanato, le tastiere di Beppi Menozzi e la batteria di Fernando Cherchi, con la voce profonda e carismatica di Riccardo Morello, hanno dato vita a undici brani di grande impatto sonoro.

L’album è inoltre arricchito dalla presenza di importanti ospiti: Paul Nash e Maethelyiah, rispettivamente chitarra e voce (The Danse Society), Luca Scherani, tastiere (Hostsonaten e La Coscienza di Zeno) e Marina Larcher, voce (Egida Aurea e Runes Order).

Il risultato è un rock prog decisamente esoterico, con spunti jazz, dark e metal. Si crea così un insieme molto particolare che riporta spesso al sound horror\soundtrack, caratteristico da sempre della band.

L’aspetto esoterico si ritrova infine anche nell’artwork di Paolo Puppo, leader dei Will’o’Wisp, che ha lavorato a stretto contatto con Il Segno del Comando, durante tutta la lavorazione dell’album, per tradurre fedelmente in immagini ogni sfumatura dell’opera.

LE TRACCE

‘Il Senza Ombra’, è una intro strumentale che, grazie all’aiuto dell’organo, richiama alla mente sensazioni molto sinistre e oscure.

‘Il Calice Dell’Oblio’, ci catapulta subito nel rock duro e decisamente dark , con un potente riff iniziale che precede la voce narrante di Riccardo Morello. Veniamo introdotti allo smarrimento dell’autore e alla sua anima disperata.

‘La Grande Quercia’, un altro brano strumentale, di grande atmosfera, e arricchito meravigliosamente dai vocalizzi di Marina Larcher.

‘Sulla Via Della Veglia’ è un bel mix tra prog e metal, in cui la voce di Riccardo Morello torna a farla da padrona. Nel testo infatti possiamo scorgere la presa di coscienza dell’uomo e le prime domande esistenziali che ne scaturiscono. Bellissimo assolo di chitarra ad interrompere le riflessioni.

‘Al Cospetto Dell’Inatteso’ ci porta la bella voce di Maethelyiah e la chitarra di Paul Nash, con un tema iniziale in stile Dario Argento, poi ripreso più volte nel corso della canzone. Cristian inizia ad affrontare se stesso e la sua interiorità.

‘Lo Scontro’, oltre a fare riferimento ad un vero e proprio incidente d’auto, lascia libere le tastiere di Luca Scherani che rendono psichedelica la parte iniziale.

‘Nel Labirinto Spirituale’ racconta invece le prime esperienze esoteriche di Cristian, dandoci un po’ di respiro con melodie rilassanti, che incantano.

‘Le 4 A’, con una intro molto ritmica guidata dal basso di Diego, ci viene raccontato l’incontro con la follia di un amico, chiuso in un ospedale psichiatrico.

‘Il Mio Nome E’ Menzogna’ è un inno alla solitudine, che viene percepita come unico modo per andare avanti nel proprio percorso interiore. Fusione di dark e prog che ricorda da vicino il sound dei Blue Öyster Cult.

‘Metamorfosi’, atmosfere jazz che Maethelyia e Paul Nash riescono a farci vivere, per arrivare finalmente alla fine del percorso alchemico, con il riconoscimento da parte del protagonista, dell’Androgino dentro di sé.

‘Aseità’, ovvero il basso di  Diego Banchero e il significato più profondo dell’essere, che trova in se stesso la ragione della propria esistenza, senza bisogno di riferirsi ad altro. Uno degli attributi di Dio. La fine del percorso.

Atmosfere cupe e illuminate, suoni prodigiosi e voci melodiose. Tutto questo è l’incontro delle esperienze di un giovane scrittore e di grandi musicisti.  La trasposizione in musica di un viaggio visionario ed esoterico, che lascia con la voglia di non arrivare mai alla fine pur di goderne ancora.

Dio e Mefistofele in questa esistenza siedono su troni a poca distanza

SONGS LIST:

IL SENZA OMBRA
IL CALICE DELL’OBLIO
LA GRANDE QUERCIA
SULLA VIA DELLA VEGLIA
AL COSPETTO DELL’INATTESO
LO SCONTRO
NEL LABIRINTO SPIRITUALE
LE 4 A
IL MIO NOME E’ MENZOGNA
METAMORFOSI
ASEITA’

Il Segno del Comando:

Diego Banchero: Bass and Programming
Riccardo Morello: Vocals
Roberto Lucanato: Guitars
Davide Bruzzi: Guitars and Keyboards
Beppi Menozzi: Keyboards
Fernando Cherchi: Drums

Guests:
Maethelyah: Vocals
Paul Nasch: Guitars
Luca Scherani: Keyboards
Marina Larcher: Vocals

Links:

http://www.ilsegnodelcomando.net
https://www.facebook.com/IlSegnodelComando.Official
https://twitter.com/segnodelcomando

http://www.blackwidow.it/

VIDEO:

Il mio nome è Menzogna – https://www.youtube.com/watch?v=S0Qzr_BUbFA
Il Calice dell’Oblio – https://www.youtube.com/watch?v=5m1_7xOBo1Y

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The Magic Door. Tra magia, alchimia e folk esoterico

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The MagicDoor, ovvero la Porta Magica, chiamata anche Porta Alchemica, Porta dei Cieli o Porta Ermetica. E’ stata edificata nella seconda metà del Seicento dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara, personaggio eccentrico e grande appassionato di alchimia ed esoterismo.

La leggenda infatti, narra di un pellegrino che venne ospitato per una notte presso Villa Palombara. Si narra inoltre che il nome del pellegrino non fosse altro che quello dell’alchimista Francesco Giuseppe Borri. L’uomo, alla ricerca di un’oscura pianta in grado di produrre dell’oro, fu visto scomparire attraverso la Porta Alchemica.

Sempre secondo la leggenda, si racconta che l’alchimista lasciò dietro di se una carta colma di enigmi e simboli magici riconducibili al segreto della pietra filosofale e alcune pagliuzze d’oro, simbolo di una riuscita trasmutazione.

Fin qui i dati di fatto, che ogni appassionato di esoterismo non può non conoscere.
Da comprendere quindi lo stupore nello scoprire un omonimo progetto musicale nato da un’idea di Giada Colagrande, regista cinematografica, attrice e cantautrice, e Arthuan Rebis cantautore e polistrumentista.

Alla realizzazione di questo disco, ispirato allo straordinario monument alchemico, si aggiungono inoltre Vincenzo Zitello, polistrumentista e compositore, pioniere dell’arpa celtica in Italia e, come ospite, Glen Velez, specialista mondiale dei tamburi a cornice.

L’opera uscita nell’ottobre 2018, è il risultato del loro personale viaggio attraverso l’archetipo stesso della “Porta Magica” e di conseguenza l’inesauribile immaginario evocato dalle sue epigrafi, dai suoi simboli e dai pianeti a cui si riferiscono, conciliando tradizioni sciamaniche ed esoteriche, miti arcaici e mondi onirici. Lo stile musicale attinge da sonorità folk britanniche, celtiche, mediterranee e da colori esotici, pur tracciando una poetica precisa al di là delle connotazioni.

Le sette epigrafi contenenti il segreto della pietra filosofale, illustrate nella carta dell’alchimista e corrispondenti a sette pianeti e sette simboli, furono fatte incidere sulla porta dallo stesso marchese
certo che un giorno sarebbero stati decifrate.

Ed I nostri artisti ne hanno infatti raccontato la loro personale interpretazione, con i ritornelli dei 7 brani centrali che coincidono con le 7 epigrafi della porta, tradotte in inglese dal latino. A ciascuna epigrafe corrisponde un pianeta, su cui si sviluppa il testo di ogni canzone.

Nella iponotica intro viene raccontata la leggenda della Porta Magica, dalle parole dello stesso Marchese di Palombara, alias Arthuan Rebis. E’ la narrazione in prima persona dell’incontro con il pellegrino alchimista e della sua scomparsa durante la notte attraverso la porta.

La notte di Saturno rivela la splendida voce di Giada, che narra di battesimi sulfurei, corvi e visioni.
“When in your house black crows give birth to white doves will you be called wise”

Il ritmo di Giove e della rugiada nella cupa foresta, trasforma e sublima lacrime in amore sacro.
“The diameter of the sphere, the Tau in the Circle, the Cross in the Globe, bring no joy to the blind”

Poi troviamo l’acqua su Marte e restiamo ammutoliti davanti a tutte le domande che comporta. Tra creature fantastiche quali demoni, draghi e salamander.
“Who knows how to burn with water and how to wash with fire can make Heaven of Earth and a precious Earth of Heaven”

Venere, la sposa di Marte, romanticamente ci racconta una magica cerimonia, all’alba di una lunga notte, tetra e piena di stelle.
“If you make the Earth fly over your head with its wings you’ll turn the waters of the creeks into stones”

Ed eccoci all’antico portale, nella notte, danziamo al ritmo tribale e irresistibile, su note puramente strumentali

Mercurio si svela per noi, insieme all’argento alchemico, grazie ad antiche divinità greche.
“As Earth will be whitened by Mercury and Fire, Silver will reveal itself. As Latona is whitened by Azoth and lightnening, Diana comes undressed”

Mentre il Sole con una fiamma fa nascere un re, dall’amore di Hermes e Afrodite. Rebis il suo nome.
“Our dead son lives, returns from the fire as a king, rejoices over the occult mating”

Vitriol oscuro e incantevole, elemento della prima fase della Grande Opera, ci conduce infine alla purificazione e alla creazione della pietra filosofale.
“The secret deed of the true sage is open Earth to generate salvation for men”

Nell’epilogo Vincenzo canta le sette epigrafi ascoltate fin’ora, in lingua originale, in latino. Aprendo definitivamente la porta per chi saprà attraversarla.

Pura melodia e calde atmosfere, un disco forse in controtendenza, ma anche un importante viaggio interiore, alchemico e ipnotico.

I simboli sono stati svelati, le canzoni ci hanno aiutato a trasformare la forma e andare oltre, verso il significato. La conoscenza però non basta, sta a noi diventare dei buoni canali di comunicazione. Solo a questo punto saremo in grado di varcare la soglia.

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SONGS

Intro
Saturnine Night
Jupiter’s Dew
Water of Mars
Venus the Bride
Ancient Portal
Mercury Unveiled
Sun in a Flame
Vitriol
Epilogue

LINE-UP dell’album

Giada Colagrande: regista, attrice e cantautrice www.giadacolagrande.com
Arthuan Rebis: compositore, polistrumentista, cantante e scrittore www.arthuanrebis.jimdo.com
Vincenzo Zitello: arpista, compositore e polistrumentista www.vincenzozitello.it
Glen Velez: www.glenvelez.com

Official Videos:
https://www.youtube.com/watch?v=wh4Fo89AEIc
https://www.youtube.com/watch?v=h5JaMoU9eoU
Video Promo Album:
https://www.youtube.com/watch?v=GHGD98WwT-w
Video Live:
https://www.youtube.com/watch?v=cT-paLNA0Ho

TMD
info@themagicdoor.net
www.themagicdoor.net
www.facebook.com/themagicdoormusic/

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Freddy Delirio and the Phantoms – Prima data live

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Per Freddy Delirio and the Phantoms è finalmente giunta la data zero. Aspettavamo con grande impazienza questo evento: il II°M.aG METAL Festival al teatro Carignano di Genova, organizzato dalla Black Widow Record.
Una serata piena di sorprese, a partire dalla location, situata sotto una chiesa che ha obbligato gli artisti ad un’ora di pausa durante il sound check perchè era in corso la messa. (!)

Ed eccoci alla presentazione ufficiale del nuovo album “The Cross”.  E’ una grande emozione per Freddy, Lucky, Giuseppe e Jos scartare il vinile (in edizione limitata) portato per l’occasione dai discografici di Black Widow, e poter ammirare il poster, l’adesivo, i disegni e la grafica glaciale del picture disc. Una vera e propria opera d’arte da ascoltare, ma anche da incorniciare.

Poi i ragazzi passano al trucco, tra risate e battute. La tensione, se c’è, è ben mascherata dall’affiatamento e dalla fiducia nella propria arte. I fantasmi indossano le maschere e Freddy si trasforma con un accurato make up. Una visione d’insieme dal fascino tenebroso e molto accattivante.

Quando il sipario si alza e il gruppo esordisce con le prime note, il pubblico si alza dalle poltrone e accorre sotto palco elettrizzato e pronto a godersi lo spettacolo.
Una canzone dietro l’altra, cori, assoli e melodie che incantano e il tempo vola, sulle note dei nuovi pezzi e di alcuni successi degli H.A.R.E.M.

Ed è qui la più bella sorpresa: sentire il pubblico che canta le nuove canzoni! Una grande soddisfazione per tutti i musicisti sul palco, che rimangono stupiti e compiaciuti di questa tangibile manifestazione di ammirazione da parte dei loro ‘seguaci’.
A fine concerto vietato struccarsi: c’è da firmare gli autografi e fare le foto con i fedelissimi fans.

Chi era presente ha sicuramente fortificato la propria croce karmica, come i testi di “The Cross” insegnano. Chi non ha potuto si affretti a segnare in agenda le prossime due date di Freddy Delirio and the Phantoms! (18 e 25 Maggio)

Setlist:

Frozen Planets
Guardian Angel
Inside the Castle
The New Order
Another World
The Circles
In the Fog
In the Forest
Liquid Neon
Cold Areas
The Wizard
I’m not Afraid

Freddy Delirio and the Phantoms:

Freddy Delirio: Vocals, Keyboards
Lucky Balsamo: Guitar
Jos Venturi: Bass
Giuseppe Favia: Drums

(Si ringrazia Pino Pintabona per il supporto alle foto delle apparizioni del quinto fantasma….quello femminile!)

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