BLUES, LA MUSICA DEL DIAVOLO’: I BLUESMEN PIÙ SIGNIFICATIVI DI SEMPRE NEL NUOVO LIBRO DI ANTONIO PELLEGRINI

blues

Blues. La musica del diavolo, esce in tutte le librerie il 29 novembre per l’editore Diarkos. Si tratta del nuovo saggio che porta la firma del musicista e scrittore genovese Antonio Pellegrini. Il volume conduce il lettore in un viaggio nella musica blues, attraverso le biografie di trenta tra i bluesmen più significativi della storia del genere.

Il blues, fin dalle origini, veniva considerato la ‘musica del diavolo’

Suonarlo era ritenuto, da predicatori e benpensanti, un peccato. In realtà, questo genere è una vera medicina dell’anima.
Nato nel profondo Sud degli Stati Uniti dai discendenti degli schiavi neri, è un canto di liberazione urlato verso il cielo. Non solo una musica, ma uno stato d’animo immortale.

Capace di dare origine al rock, jazz e tanti altri generi, continuando a svolgere la sua opera taumaturgica. Il libro raccoglie le storie dei bluesmen più significativi per profilo artistico e storia personale, concentrandosi sulla transizione dal blues del Delta, e da quello delle metropoli americane anni Quaranta e Cinquanta, al blues rock inglese e statunitense degli anni Sessanta e Settanta.

Il volume è arricchito da un’intervista “perduta” a Muddy Waters

Presenti anche i colloqui inediti che l’autore ha condotto con Paul Rodgers (leader dei Free e dei Bad Company). Ma anche con John Primer (chitarrista di Muddy Waters, Junior Wells, Willie Dixon, e Magic Slim).  Questa pubblicazione ospita, inoltre, un saggio critico di Antonio Bacciocchi. Inoltre, un’intervista al musicista e produttore Lorenz Zadro e a Davide Grandi della rivista “Il Blues”. Importanti anche i contributi di Fabio Rossi, Athos Enrile e Paolo Giunta. In appendice, il ricordo dei concerti di alcuni dei protagonisti del libro.

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Duran Duran, arriva “Please please tell me now” la biografia sull’ icona pop generazionale

Duran Duran


Please please tel me now La storia dei Duran Duran” sarà in libreria dal 9 novembre, pubblicata in Italia da Il Castello marchio Chinaski Edizioni. Il libro porta la firma del celebre giornalista Stephen Davis (già autore del best seller “Il martello degli dei. La saga dei Led Zeppelin”). Attraverso interviste esclusive ai membri del gruppo, amici e collaboratori, ricostruisce dettagliatamente la loro storia dagli esordi nel 1978 fino ai giorni nostri.


Appassionati di artisti glam e synth pop del periodo come Roxy Music, David Bowie e Ultravox, LeBon e soci si misero alla ricerca di sound inedito per l’epoca. “E se i Velvet Underground fossero prodotti da Giorgio Moroder? Potremmo avere un sound di quel tipo?”.


Belli, giovani e sfrontati, sin dagli esordi sono stati capaci di realizzare musica raffinata e muoversi nei circo­li più glamour. Nick Rhodes era vicino ad Andy Warhol (“Oh, amo quel Nick…”, confidò ad Andy Taylor, “e a casa ho una sua foto, come prova!”). Simon Le Bon molto legato alla principessa Diana (“Qualcuno aveva confidato a Simon che era lui il preferito di Diana!”). John Taylor in intimità con la celebre “bad girl” inglese Amanda De Cadenet.

 

 

L’ esordio dei Duran Duran


Dagli esordi a Birmingham il gruppo attirò presto l’attenzione della discografia e dei mass media, rendendoli una delle prime band a ricevere un’esposizione mediatica mai accaduta nella musica. Questo soprattutto grazie all’uso massiccio del videoclip come strumento promozionale, ma anche allo sfruttamento del merchandise. Il loro merch si rivolgeva ai teenager e comprendeva vestiti, accessori, astucci e scatole per il pranzo, cosmetici, caramelle.


Moda e arte poi sono da sempre due degli elementi che hanno contribuito alla loro affermazione. Sin dall’inizio della loro carriera, i Duran Duran iniziarono a collaborare con stilisti come Perry Haines, Kahn & Bell e Anthony Price, in grado di dare al gruppo un’immagine raffinata ed elegante che recuperava i canoni neo romantici dell’epoca. Questa attenzione per l’estetica interessò numerose riviste giovanili e musicali britanniche e americane, che iniziarono a ritrarre i loro look puliti e aggressivi allo stesso tempo.

 

Please please tel me now, la storia dei più significativi rappresentanti degli anni ’80


John Taylor, Nick Rhodes, Roger Taylor, Andy Taylor e Simon Le Bon raccontano di come siano diventati una delle rock band più influenti del pianeta, con oltre cento milioni di dischi in tutto il mondo e tour sempre sold out. Nel volume sono documentati anche la prima scissione del 1985 passando per le varie reunion fino agli ultimi anni. Con tutte le vicissitudini personali, la sopravvivenza della band rispetto ai vari matrimoni dei componenti e il rapporto con i nuovi social media.

Attraverso successi senza tempo come “Hun­gry Like the Wolf”, “Girls on Film”, “Rio”, “Save a Prayer” e “A View to A kill” la musica li ha consacrati come i più significativi rappresentanti della musica degli Anni ‘80. Non meno sono diventati anche in Italia un’icona generazionale e un punto di riferimento della cultura di massa.
Stephen Davis è il giornalista e bio­grafo rock più famoso d’America, autore di numerosi bestseller, tra cui il grande successo “Il Martello degli Dei”, dedicato ai Led Zeppelin. Ha an­che collaborato con i leggendari musicisti Levon Helm e Mick Fleetwood per le loro autobiografie. Vive a Bo­ston.

 

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Rockers, Diario sulle strade del Rock ‘n’ Roll – Intervista a Fausto Donato

Rockers

Il Libro Rockers, diario sulle strade del Rock ‘n’ Roll è disponibile in tutte le librerie attraverso la casa editrice Officina di Hank. L’autore, Fausto Donato è l’ A&R Manager e direttore artistico che ha lavorato per più di trent’anni nelle più prestigiose case discografiche italiane.

Dopo una sola settimana dalla sua uscita, il libro ha raggiunto il primo posto tra le novità più interessanti di Amazon nella sua categoria. Noi abbiamo rivolto qualche domanda all’autore per farci raccontare la sua esperienza.

Ciao Fausto, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande e benvenuto su Rock My Life. Probabilmente sei nel posto giusto per raccontare la tua storia. Nelle tue vene scorre musica, Rolling Stones, chitarre distorte e riff frenetici che ti accompagnano fin dall’infanzia. Ricordi il primo concerto rock che hai visto?

Il primo concerto a cui ho assistito nella mia vita fu il concerto dalla band di mio fratello franco. Si chiamavano “I Volanti”. Suonavano un repertorio di cover rhythm and blues, soul, rock and roll. Era una band che faceva feste di piazza, nulla di che. Io avevo 9 anni e rimasi fulminato dalla batteria, dal suono che produceva e già quel giorno decisi che avrei voluto fare quella “cosa”, ovvero salire su un palco e suonare davanti a un pubblico.

Poi in realtà il primo concerto a pagamento che vidi fu quello della PFM al Palasport di Roma. Avevo 14 anni e all’epoca c’erano pochissimi concerti in Italia per via dei disordini e contestazioni politiche che si scatenavano sistematicamente all’esterno dei palasport. Non era esattamente un concerto rock, ma quasi.

Da spettatore diventi ben presto protagonista. Infatti, tra le altre cose il tuo libro racconta di un tour negli USA in cui la tua band ha aperto concerti al fianco di Iron Maiden, Ramones, Exodus ecc… Eravate consapevoli di ciò che vi stava accadendo e di ciò che sarebbe poi stata la vostra carriera?

Aprimmo per le band che citi nella domanda non negli States ma in Italia. Nel 1980 i Ramones a Roma Castel Sant’Angelo e nel 1981 gli Iron Maiden a Padova e Milano. In America aprimmo solo per i Dead Kennedy’s e fu altra storia. Non fummo mai consapevoli di ciò che ci stava accadendo perché eravamo estremamente concentrati a goderci quei momenti, quelle ore straordinarie. Mai pensammo che da lì poi qualcosa sarebbe potuta accadere. Non siamo mai stati calcolatori e acuti imprenditori di noi stessi. Lì ci sarebbe servito un buon manager…

Parliamo di una collaborazione importante. Hai affidato la prefazione di Rockers, diario sulle strade del Rock ‘n’ Roll a Caparezza. Oltre al rapporto professionale so che vi lega anche una profonda amicizia. Perché hai scelto proprio lui per questo libro?

23 anni di rapporto praticamente quotidiano, questi siamo io e Michele. Tante ore passate sulla musica, la sua musica ovviamente, e tante ore passate a parlare di vita, fare viaggi, cazzeggiare, tirare fuori idee assurde che parecchie volte poi sono diventare realtà. Come questo libro.

Raccontandogli aneddoti e parecchie delle storie contenute in queste pagine, lui spesso mi spronava a scrivere, a mettere tutto su carta. Insomma un giorno finalmente mi sono deciso e lui subito mi rispose si quando gli chiesi se aveva voglia di scrivere due righe di prefazione.

Fra tutti i ricordi racchiusi in questo diario di viaggio ci sono “decine di aneddoti che trasudano Rock ‘n’ Roll”. Noi di Rock My Life siamo più che convinti che oltre ad essere un genere musicale sia soprattutto uno stile di vita. Diciamo sempre che le vere borchie sono quelle che abbiamo dentro. Sei d’accordo?

Sono molto d’accordo. Il titolo del libro non è un caso. Oltre ad essere il titolo di una delle mie canzoni preferite della band, i Raff, secondo me racchiude ciò in cui in tanti si possono rivedere. Rocker non è solo girare con i jeans stracciati e il giubbotto di pelle, o con la maglietta degli Iron Maiden e farsi le foto con la lingua di fuori mentre fai le corna con le mani.

Rockers può essere, e credo sia, chiunque abbia scelto di fare la vita che vuole fare, il lavoro che vuole fare, felice della scelta che ha fatto. Dall’ avvocato al postino, dal fabbro all’astronauta, dall’ostetrica allo chefLa libertà di animo e di spirito, secondo me marchia il rocker a vita.

Tu Fausto hai vissuto in pieno tutta l’epoca dell’analogico, del vinile, della musica suonata con strumenti veri. Con l’avvento del digitale sicuramente molte cose sono diventate più semplici, ma ultimamente sembra ci sia una riscoperta di ciò che ci ha preceduto. Anche se quell’epoca non tornerà più possiamo dire che forse è tutt’altro che morta e sepolta. Cosa ne pensi?

Sembrava morta e sepolta, ma per fortuna non lo è e credo non lo sarà mai. È la qualità’ che vince sempre e nessuna tecnologia potrà mai prendere posto del fattore emotivo che crea un rito come quello dell’ascolto di un vinile o il suono di uno strumento vero. Il mercato del vinile, da zero che era qualche anno fa, adesso è in continua crescita. Certo, i numeri dello streaming sono e restano ancora molto alti a confronto del fisico, però è bello e fa pensare vedere tantissimi ragazzi sotto i 25 anni che comprano vinile e lo preferiscono alle cuffiette del cellulare. Stesso dicasi per gli strumenti veri.

Hai lavorato anche come giornalista per delle testate di riferimento nel panorama della musica italiana e non solo. Qual è l’aspetto che più amavi e che più ami della scrittura “about music”?

Nel periodo in cui ho lavorato come giornalista e redattore per testate musicali avevo come direttori e colleghi delle firme davvero importanti del giornalismo musicale. Avevo solo e sempre da imparare. Non era facile stargli dietro, ma è stata un’incredibile scuola di giornalismo. Ciò che amavo di più era la preparazione ad un intervista, l’approccio all’artista. Dovevi conoscere tutto e di più. Mai andare impreparato e improvvisare, ti avrebbero distrutto.

Mi interessava molto il confronto con gli altri colleghi, le chiacchiere fino a notte fonda sull’esito dell’intervista e sul personaggio che avevo appena incontrato. Aspettare di vedere la tua intervista, recensione, pubblicata, leggerla e fare dove c’era bisogno autocritica su ciò che poteva essere scritto meglio o diversamente. Scrivere era un atto di grossa responsabilità. Almeno io lo vivevo così.

Vogliamo salutarti chiedendoti un’opinione e anche un consiglio, per tutti coloro che si avvicinano al mestiere del giornalista nel settore musica. Ne vale ancora la pena? Grazie per essere stato con noi!!!

Fare il giornalista musicale ? Ne vale sempre la pena. Solo però se davvero si vuole fare con un giusto criterio di analisi e critica, che va al di la dei propri gusti. Altrimenti meglio non farlo. Serve conoscere molto bene il passato della musica per poter analizzare bene e “giudicare” il presente. Bisogna ricordarsi sempre che non è bella soltanto la musica che gira nel proprio iPhone.

Potete trovare Rockers, diario sulle strade del rock ‘n’roll qui:

https://www.mondadoristore.it/Rockers-Diario-sulle-strade-Fausto-Donato/eai979128013384/

Marilyn Manson, il Rock è Morto, la biografia firmata da Giovanni Rossi

Marilyn Manson

Il 25 Maggio arriva sugli scaffali la biografia di Marilyn Manson firmata da Giovanni Rossi. Un libro che ripercorre accuratamente e con passione tutta la carriera di questo controverso artista. Dall’inizio fino ai nostri giorni in cui le vicende giudiziarie che lo vedono protagonista sono ancora in atto.

Considerato l’ultima vera rockstar dei nostri tempi, Marilyn Manson è un artista che nel corso della propria carriera ha saputo dividere e appassionare come pochi altri. Frontman carismatico, abile trasformista, sperimentatore musicale. E’ così che Brian Hugh Warner si è scelto fin da subito un nome d’arte che racchiude in sé bellezza, morte e violenza. Ma richiama anche in modo esplicito due delle figure più iconiche, enigmatiche e trasversali della cultura popolare americana.

Questa biogra­fia completa vuole ripercorrere l’intera vicenda artistica di Marilyn Manson e dell’omonima band. Dall’esplosione con Antichrist Superstar e la consacrazione di Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death). Sino alla crisi, al ritorno e al profondo cambiamento con The Pale Emperor e la nuova parabola culminata con We Are Chaos. Il tutto sempre all’insegna di una spinta provocatoria e iconoclasta che ha pochi eguali.

L’ uomo dietro al personaggio di Marilyn Manson

In questa biografia troverete anche il racconto dell’uomo, di una persona discussa, ambigua, tormentata. Con una dimensione privata costantemente all’insegna degli eccessi e delle dipendenze. Protagonista di una vita vissuta oltre il limite, fino al controverso epilogo degli ultimi anni. Vicende che lo hanno trascinato in una oscura spirale giudiziaria di cui ancora non si vede la fine.

Giovanni Rossi racconta Marilyn Manson

Giovanni Rossi è giornalista e scrittore, ma soprattutto appassionato di musica e delle storie che vi ruotano intorno. Da anni si occupa di raccontare le più uniche e irripetibili. Con Tsunami Edizioni ha pubblicato Industrial [r]Evolution, Nine Inch Nails.
Niente mi può fermare, Roger Waters – Oltre il muro, Silence Is Sexy – L’Avanguardia degli Einstürzende Neubauten, Led Zeppelin ’71. E ancora, La notte del Vigorelli, Epic – Genio e Follia di Mike Patton.

Tu meriti il posto che occupi – La storia dei Disciplinatha e Animals, il lato oscuro dei Pink Floyd. Ha inoltre collaborato con Claudio Simonetti per la sua biografia ufficiale Claudio Simonetti – Il Ragazzo D’Argento.

Non perdere nessuna uscita di Tsunami Edizioni:

http://www.tsunamiedizioni.com/

Nasce Hardware, la serie di volumi di storie metal di Tsunami edizioni

Hardware

Arriva finalmente il primo numero del progetto Hardware, il periodico “aperiodico” di Tsunami Edizioni. L’uscita sarà composta da una serie di volumi monografici che andranno ad approfondire storie di artisti e musicisti. Scene e di (contro)culture del mondo della musica dura.

Il primo capitolo di questa nuova avventura, sarà dedicato ai Testament e alla Second Wave Of Bay Area Thesh Metal. Troverete interviste esclusive a Chuck Billy, Steve DiGiorgio, Maria Ferrero e Doug Piercy.

Il lavoro è coordinato da Alex Ventriglia, redattore del pionieristico HM e direttore storico di Metal Hammer Italia. Decano inoltre del giornalismo metal tricolore alla testa di una “ciurma di eroi” amanti dei suoni rudi e belligeranti. Tra le migliori penne che la scena possa vantare.

Hardware N 1: Testament e Second Wave Of Bay Area Thesh Metal

Dopo i “Grandi Padri” Metallica, Exodus e Possessed, il testimone del thrash metal made in Bay Area passò nelle mani di altri gruppi. Parliamo dell’importanza e del fascino di Testament e Death Angel, capostipiti della Second Wave.
Questi, seppero limare al meglio tutti i difetti di gioventù superandoli di slancio con doti compositive fuori dal comune. Ma anche con una determinazione feroce nel bruciare le tappe. Contribuendo così a portare il thrash di estrazione californiana a conquistare il mondo.

A comandare le danze furono specialmente i Testament

Capitanati da Chuck Billy ed Eric Peterson con l’apporto fondamentale dell’eclettico chitarrista Alex Skolnick, e i Death Angel. Il particolare tratto distintivo di questi ultimi è quello di essere una band formata da cugini di primo e secondo grado di origine filippina.
Si incastonava quindi perfettamente con la loro bruciante voglia di lasciare il segno.

Una coppia d’assi fin da subito spalleggiata da una scena musicale che letteralmente ribolliva di gruppi pronti a dire la loro. Come in una sorta di competizione che metteva in palio il predominio, oltre che il raggiungimento dei propri sogni adolescenziali.

Per farsi conoscere, ognuna di queste formazioni doveva farsi valere non solo sui palchi. Ma anche e soprattutto nel far circolare la propria cassetta promozionale, il demo-tape. Questa poteva trasportare la loro musica in ogni angolo del globo.

La richiesta da parte del pubblico di valide band thrash metal cresceva ogni giorno. In questo modo, i vari Heathen e Forbidden Evil, Mercenary e Vio-lence, dovevano mettere su quei pochi centimetri di nastro tutta la loro energia. Ovviamente anche la loro tecnica per distinguersi e provare a emergere.

A testimonianza di ciò, Hardware elenca e descrive i migliori demo che popolavano l’underground di San Francisco. Esplora inoltre i dintorni di quella ormai mitologica metà degli anni Ottanta.

I racconti e le interviste:

A raccontare quegli anni le voci di alcuni dei protagonisti: Chuck Billy, Steve DiGiorgio e “Metal Maria” Ferrero.
Ad osservare la scena, nutrendosi di “miserie” e “disillusioni”, troviamo poi l’occhio freddo e crudele del teschio di Pushead. Artista tormentato ma geniale che ha rappresentato molti degli “incubi” iconografici. Quelli che hanno marchiato il rutilante mondo hard’n’heavy di fine millennio.

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Total f*cking Godhead, dal 28 Aprile disponibile la biografia di Chris Cornell

Total f*cking Godhead

Disponibile dal 28 aprile 2022 Total f*cking Godhead, In un ritratto d’autore, gli aneddoti di vita, le battaglie personali e l’ascesa musicale del leader dei Soundgarden.

Figura chiave di un intero movimento, quel Seattle Sound che aveva anticipato già dal 1984 con i suoi Soundgarden, Chris Cornell ha incarnato gli alti e i bassi di una scena tormentata ma amatissima. L’inatteso epilogo della sua vita – costellata di successi professionali e cadute personali – ha disorientato fan, colleghi e addetti ai lavor.

Perché Cornell era percepito come una guida. Ancor più triste, il frontman stava vivendo un’insperata seconda giovinezza: dai riuniti Soundgarden del celebrato King Animal (2012) a una carriera solista appagante. Fino all’imminente ritorno degli Audioslave; alla base un secondo matrimonio, che gli aveva donato altri due figli.

Sia dal punto di vista musicale sia da quello personale, l’acclamato ed esaustivo Total F*cking Godhead – firmato dal critico americano Corbin Reiff – rende bene l’idea di che fulmine a ciel sereno sia stata l’ascesa di Chris Cornell. A metà anni ’80, in un panorama hard rock a stelle e strisce diviso fra il thrash e l’hair metal, ecco arrivare i Soundgarden.

Fu una boccata d’aria fresca, sbrigativamente gettati dai media nel calderone del “metal moderno”. Quando poi la gente si accorse del grunge, Chris aveva già iniziato ad abbinare alle urla stentoree – in stile Robert Plant – quel roco baritonale, caldo e consolatorio.

Tanti avrebbe fatto commuovere nell’elegiaco progetto Temple of the Dog (1991) e come alito portante dei suoi testi, abbaglianti come falene nel buio.

Il resto è Storia con la S maiuscola, riguardo al rock:

Dopo sappiamo cos’è successo: la morte di Kurt Cobain, il repentino cambio di scena, il Cornell in crisi dopo il boom di Superunknown (1994) e la fine dei primi Soundgarden. Poco è documentato di questa cesoia temporale in seno alla band e al vissuto di Chris, ed è uno dei motivi per cui del suo lato oscuro si sia sempre saputo poco. E per i quali questo Total f*cking Godhead rappresenta una lettura imprescindibile.

Non solo: attraverso la prosa asciutta ma ricca di dettagli di Corbin Reiff, che scrive col trasporto del fan, possiamo contestualizzare e approfondire l’opera solista del frontman. Poco sondata ma, a volte, foriera di picchi irraggiungibili, e riscoprire, rivalutandola, anche l’avvincente produzione degli Audioslave.

Nel mezzo i Soundgarden, le amicizie, le collaborazioni artistiche e tante testimonianze esclusive di colleghi e addetti ai lavori. Con il recupero analitico di decine d’interviste inedite in Italia e la limpida ricostruzione di uno scenario irripetibile: quello del rock anni ’90.

Total f*cking Godhead Di Corbin Reiff

Editore: Il Castello.
Collana: Chinaski.
Traduzione: Sara Boero.
Prefazione: Giuseppe Ciotta.

Pagine: 384
Formato: 16 x 21 cm
Brossura con alette
Prezzo: € 20,00
Codice ISBN: 9788827602461.

Corbin Reiff è l’autore di “Lighters in the Sky: The All-Time Greatest Concerts 1960-2016”. I suoi scritti sono apparsi su Rolling Stone, Billboard, The Washington Post, The Seattle Weekly e The Seattle Times.
Vive a Seattle con sua moglie, Jenna.

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Della stessa collana: Noel Monk, dal manager dei Van Halen, Runnin’ With The Devil

Noel Monk, dal manager dei Van Halen, Runnin’ With The Devil

Noel Monk

Noel Monk, questo nome forse non vi dice niente ma se parliamo di band come Van Halen e Sex Pistols, forse ricorderete di aver sentito riecheggiare il suo nome tra le righe della storia.

Noel Monk è stato uno degli stage-manager di Woodstock, il braccio destro di Bill Graham al leggendario Fillmore East ed ha lavorato con i più grandi musicisti rock. Tra questi ricordiamo Jimi Hendrix, Janis Joplin, i Grateful Dead, i Rolling Stones e i Sex Pistols.

Ed è proprio da quel tour che parte la storia di Runnin’ With The Devil. Un’ esperienza che avrebbe cambiato la sua vita per sempre e che nessun altro essere umano sarebbe stato in grado di gestire come fece lui. Ma la storia avvincente che Noel Monk racconta in questo libro è un’altra.

Tutto comincia negli studi della Warner Bros, quando al ritorno da quei dodici giorni con i SP, Carl Scott lo convoca nel suo ufficio regalandogli una maglietta con su scritto “Sono sopravvissuto al tour con i Sex Pistols”. Noel non immaginava neanche che non avrebbe avuto il tempo di tirare il fiato perché di lì a poco avrebbe accettato un incarico con una giovane emergente band.

“Sai abbiamo preso questa nuova band – disse- ed io ho la netta sensazione che siano destinati a diventare molto presto il cavallo di battaglia della nostra scuderia.
Nome? – chiesi
Van Halen, e vedrai che spaccheranno di brutto”.

Ebbene, quello che leggerete in questo libro, non è la storia di come si diventa leggenda, quella l’abbiamo letta sui tabloid patinati, l’abbiamo ascoltata attraverso tutti i loro dischi. Quello che racconta Noel Monk è tutto ciò che ha portato i Van Halen alla loro autodistruzione. Dall’esordio fino all’apice della loro carriera, Noel racconta l’altra storia, quella nascosta dietro ai sold out e dietro ai dischi di platino.

Una band che ha tenuto per mano prima come road manager e poi come manager personale. Perché a volte gestire un successo plateale è forse più complicato che ottenerlo, in un’epoca in cui procurarsi della droga era facile come comprare caramelle. Il libro racconta l’incredibile escalation della band ma allo stesso tempo quella di un gruppo di musicisti che fuori dal palco stavano andando rapidamente verso “una prognosi riservata”.

Il racconto dell’autore non è solo una cronaca di ciò che è accaduto concerto dopo concerto o album dopo album. E’ avvincente, ti tiene incollato alle pagine e ti porta dentro ad uno stato d’animo che va dall’ entusiasmo alla frustrazione nel giro di pochi paragrafi. E’ così che accade, vivere gomito a gomito con la band, ricevere le loro telefonate nel cuore della notte, risolvere i loro problemi, alla fine ti rende uno della famiglia.

Questo è il diario di chi ha visto i momenti più brillanti della carriera dei Van Halen, di chi ha visto le folle gettarsi letteralmente sul palco per loro. Ma è anche il racconto di tutto il marcio che può arrivare, delle cose che nessuno ha il coraggio di immaginare dietro alla leggenda, ma narrato sempre con grande umanità e affetto sincero.

Del resto Noel Monk ha davvero tenuto per mano ognuno di loro, dal primo appuntamento per la firma del contratto, quando si presentarono sudati e sdruciti con mezz’ora di ritardo fino al grande successo. Come si può non leggere tutto d’un fiato Runnin’ With The Devil? Uno dei racconti più onesti e schietti ci sia in circolazione.

Runnin’ With The Devil di Noel Monk

(con Joe Layden).
Traduzione acura di: Barbara Caserta
Pagine: 360
Formato: 15 x 21 cm
Cop. rigida con sovraccoperta
Collana: Chinaski
Prezzo: € 22,00
Codice ISBN: 9788827602607.
Disponibile dal 9 marzo 2022
Il castello editore: https://www.facebook.com/castelloeditorepagina

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Runnin’ With The Devil, gli anni selvaggi dei Van Halen

Runnin' With The Devil

Runnin’ With The Devil è il nuovo arrivo della collana Chinaski del Castello editore. Noel E. Monk è il manager che ha guidato i Van Halen verso la celebrità planetaria. In questo libro racconta la storia completa senza filtri di David Lee Roth, Eddie Van Halen e compagni.
Ricostruisce così il percorso e le vicende personali dei membri di una band leggendaria che ha cambiato per sempre la musica hard rock.

Durante la loro folle ascesa verso il successo costellata di eccessi senza precedenti, nessuno era più vicino alla band di Noel Monk. Questi ha trascorso sette anni con i Van Halen, prima come tour manager e poi come manager fino al 1985. Erano gli anni in cui le esagerazioni, i drammi personali, le pugnalate alle spalle e le liti feroci finirono per consumare e far implodere la band.

“Peccato che il titolo “The Dirt” fosse già stato preso. Noel Monk dipinge un’immagine convincente di una giovane band brillante e drogata che non è stata costruita per durare”. (The Rolling Stone)

“Monk condivide affascinanti informazioni di prima mano su come operava l’industria musicale in quel momento. Una lettura assolutamente da non perdere per i fan dei Van Halen e gli appassionati delle leggendarie storie di musica rock”. (Library Journal).

Runnin’ With The Devil

Condividendo storie mai raccontate prima, Monk dipinge un ritratto avvincente e senza filtri di Eddie Van Halen. Mette infatti a fuoco la combinazione unica di talento, visione e ingenuità di Eddie. Uno dei più grandi chitarristi rock di tutti i tempi reso vulnerabile alle insidie di una fama che ha rischiato davvero di trasformarsi in una trappola senza scampo.

Monk in Runnin’ With The Devil fa anche chiarezza su una rottura a lungo avvolta da pettegolezzi e animosità. Racconta la dipartita di David Lee Roth dal suo punto di vista. Spiega come delle celebrità si siano ritrovate a lottare invano per non perdere tutto in un attimo. Eppure in quel momento erano sulla cresta dell’onda, al culmine del successo mondiale.

Impreziosito da fotografie inedite, “Runnin with the Devil” è un libro immancabile per ogni rockettaro che si rispetti e non solo per i fan della band. Disordinato, rumoroso, pacchiano e divertente, conduce il lettore nell’intimo dei Van Halen come mai era accaduto prima d’ora.

Noel Monk:

Noel Monk ha aiutato a dirigere il palco di Woodstock, è stato il braccio destro di Bill Graham al leggendario Fillmore East. Ha lavorato inoltre con musicisti rock tra cui Jimi Hendrix, Janis Joplin, Grateful Dead, Rolling Stones e Sex Pistols.

È anche l’autore di “12 Days on the Road: The Sex Pistols and America”. Vive in Colorado. Ad aiutarlo a raccontare la sua esperienza nel libro Runnin’ With The Devil, lo scrittore Joe Layden. Autore o coautore di più di trenta libri, inclusi numerosi best seller del New York Times.

Runnin’ With The Devil, alle origini dei Van Halen

Di Noel E. Monk
(con Joe Layden).

Pagine: 360
Formato: 15 x 21 cm
Cop. rigida con sovraccoperta
Collana: Chinaski
Prezzo: € 22,00
Codice ISBN: 9788827602607.

Disponibile dal 9 marzo 2022

Il castello editore: https://www.facebook.com/castelloeditorepagina

Leggi anche: Mark Weiss, come si diventa fotografo delle Rock Star – Recensione The Decade That Rocked

Mark Weiss, come si diventa fotografo delle Rock Star – Recensione The Decade That Rocked

Mark Weiss

Se diciamo Mark Weiss tutti sanno di chi stiamo parlando. Il fotografo delle Rock Star, il primo che è riuscito ad immortalare i Kiss senza trucco. Il fotografo di Circus, di MTV… davanti al suo obiettivo sono passati davvero tantissimi nomi e c’è stato un tempo in cui le Star più famose avrebbero fatto di tutto per apparire nei suoi scatti.

Ebbene si, Mark Weiss è una vera leggenda per chi fa questo mestiere, e lo è ancora di più perché ha saputo fissare nel tempo la gloria e la fama delle band decretandone il successo. The Decade That Rocked racconta proprio questo, come un ragazzino di un liceo partendo da una camera oscura allestita nel bagno di casa sua, sia poi diventato il Mark Weiss che conosciamo.

Credete che sia stato facile? Tutt’altro. E’ Proprio lo stesso protagonista a raccontarci la sua storia sfogliando le pagine degli anni  ‘70 – ‘80 – ‘90. Si racconta senza omettere niente, neanche i fallimenti o le delusioni. Prima di essere osannato e cercato dal Signor Ozzy o da Ronnie James Dio, dagli Aerosmith ecc… Mark Weiss ha dovuto sudarsela la transenna.

In gergo, noi fotografi definiamo il pit la “la trincea” (questo la dice lunga sul clima che spesso si trova ai concerti) lui la definisce invece “la Fossa”. Termine ancora più azzeccato se vogliamo! Quel giovane ragazzo cercava di guadagnarsi il suo posto nell’Olimpo, non senza qualche scorrettezza. Certo adesso è strano pensare ad un giovane Weiss che si imbucava ai concerti nascondendo la fortocamera sotto la giacca. Senza nessuna tecnica o esperienza, bruciava tutto subito rimanendo senza rullini per i momenti più belli del concerto.

E vogliamo parlare di quando si è fatto arrestare per aver venduto illegalmente le foto dei Kiss fuori dallo stadio? Malgrado questo, la sua passione e la sua determinazione non lo hanno mai lasciato. E’ così che si diventa grandi e si realizzano i sogni.

Erano gli anni ‘80, l’Hard rock cominciava a prendere piede, i gruppi del momento erano i Led Zeppelin, Van Halen, Judas Priest. Il mondo della musica stava letteralmente cambiando e Mark si trovò nel posto giusto al momento giusto. Era finita l’epoca della camera oscura del liceo, ora lavorava per Circus e doveva fare le cose sul serio.

I suoi furono scatti rivoluzionari, controtendenza:

Ogni volta che andavo in tour con una band cercavo un muro malandato oppure un edificio abbandonato, sono queste per me le particolarità che rendono uno scatto pieno di carattere.

Certo i suoi momenti di panico li ha avuti anche il signor Weiss. Racconta infatti con ironia ma anche con una certa serietà di quella volta che Ozzy, il re delle tenebre di presentò ad uno shooting con il tutù rosa. Ricordate quello scatto vero? Quella copertina costò quasi la carriera al nostro fotografo, eppure segnò l’inizio di un sodalizio con Osbourne che da quella volta si prestò al suo obiettivo sempre in modo eccentrico e totalmente folle.

Ma forse è stato proprio questo il suo punto di forza, cogliere l’anima e l’espressione artistica di ogni singola Rock Star. Gli scatti diventarono sempre più audaci, azzardati, molti sono gli artisti che vogliono posare nudi davanti al suo obiettivo. Così Mark comincia a cercare band pronte a tutto, la sua arte e la sua fama crescevano di pari passo all’ego dei rockers da copertina.

l’etichetta aveva una nuova band che pensava potesse andar bene per noi, erano i Motley Crue e li incontrammo al Rainbow. Ad un ragazzo della East Cost come me, quel posto aprì letteralmente gli occhi. Ogni singola persona sembrava appartenesse ad una Rock band, e le ragazze…Beh, sembrava che tutte volessero farsi la band.

Ed è proprio in quel periodo, arrivando a ricoprire il ruolo di fotografo ufficiale di MTV, che il nome di Weiss divenne famoso tanto quanto quello delle star che immortalava. Certo, la fotografia è cambiata, adesso siamo nell’era del digitale, del ritocco, della post produzione. Magari alcuni degli scatti che vediamo in questo libro ora dal punto di vista tecnico ci sembrano orribili. Ma guardando con gli occhi di chi quella musica l’ha vissuta, di chi quel periodo ce l’ha ancora dentro ogni singola molecola del proprio corpo possiamo senza dubbio affermare che l’immagine ed il successo di tutte le Rock Star di quel momento, è stato diffuso grazie a quegli scatti.

In un mondo senza social, senza internet, la carta stampata con le copertine di Weiss ha rivoluzionato la musica, la moda, e certamente anche molti pregiudizi e luoghi comuni.

Scheda del libro The Decade That Rocked

Editore: Il Castello https://www.facebook.com/castelloeditorepagina
Autori: Mark Weiss – Richard Bienstock.
Collana: Chinaski.
Pagine: 376.
Formato: 22,5×30,5 cm – Copertina rigida con sovraccoperta, interni a colori.
Prezzo: 49,00 €
Codice ISBN: 9788827602409

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“The First 21 – Come sono diventato Nikki Sixx” disponibile in libreria

The first 21

The First 21Come sono diventato Nikki Sixx è il nuovo libro del leader dei Mötley Crue e autore del best seller “The Heroin Diaries”. Si tratta di un nuovo titolo della collana Chinaski del Castello editore, che da oltre un anno racconta le vite e le carriere dei più acclamati musicisti internazionali.

Parliamo infatti di personaggi che hanno segnato la loro epoca con riff incendiari e canzoni epocali. La nuova edizione di The Heroin Diaries è il libro manifesto del recovery americano. Ed è anche il riferimento letterario per migliaia di giovani che affrontano percorsi di riabilitazione. Ora, arriva una nuova prova letteraria di Nikki Sixx. Una biografia profonda e avvincente come un romanzo di formazione.

Qui l’autore scava dolorosamente nella sua infanzia e nella sua travagliata adolescenza, raccontando la difficile corsa verso la fama e la libertà. Dopo l’abbandono da parte del padre, nikki cresce in parte con una madre instabile e in parte con i nonni. Perennemente in viaggio lungo gli Stati Uniti, alla fine il giovane Frank Feranna – questo il vero nome di Nikki – sale su un Greyhound. E’ diretto ad Hollywood per sfondare nel mondo del rock. A Los Angeles fonda così un gruppo tutto suo: i London, precursori dei Mötley Crüe.

Come un Huck Finn con una chitarra rubata, ha una visione: un gruppo che combini punk, glam e hard rock nel modo più grande, teatrale e irresistibile che il mondo abbia visto. The First 21 è una storia profonda e vera, la storia di come il giovane e impacciato Frank Feranna ha superato ogni genere di ostacolo ed è diventato Nikki Sixx.

The First 21 esce negli Stati Uniti lo scorso Ottobre, raggiungendo la vetta della classifica dei libri di musica rock di Amazon. Entra così nella Top 40 delle biografie e, in generale, dei memoir, confermando Nikki Sixx come autore di grande successo.
Franklin Carlton Serafino Feranna Jr., per tutti NIKKI SIXX, nasce nel 1958 a San Jose, in California, è il bassista, leader e membro fondatore dei Mötley Crüe, uno dei gruppi hard rock più famosi di sempre.

Fotografo e conduttore radiofonico, Nikki è inoltre membro del gruppo Sixx:A.M., che ha fondato insieme a James Michael e DJ Ashba. Vive a Westlake Village, con la terza moglie Courtney Bingham, che recentemente l’ha reso padre per la quinta volta.

The First 21 Come sono diventato Nikki Sixx:

Di Nikki Sixx.
Pagine: 256.
Formato: 16 x 21 cm.
Cop. rigida con sovraccoperta.
Prezzo: € 22,00.
Codice ISBN: 9788827602980

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The Decade That Rocked, gli scatti più iconici del Rock!

The decade that rocked

E’ finalmente in tutte le librerie italiane The Decade That Rocked, il libro con gli scatti più iconici e le interviste più esclusive ai protagonisti dell’età d’oro del rock.

Protagonista del volume il monumentale apparato fotografico che arriva dall’immenso catalogo di Mark Weiss, il fotografo rock più importante della storia della musica.

Artista sui generis e cappellone impenitente, Weiss è sempre stato una rock star, al pari dei musicisti che amava fotografare. Nel suo libro, le immagini del leggendario decennio che ha “rockeggiato”, sono accompagnate dalle interviste e dai racconti di Richard Bienstock.Il musicista e giornalista che ha collaborato con le più prestigiose testate musicali, da Rolling Stones a Classic Rock. Il risultato è un libro che fa rivivere i suoni e le immagini che hanno cambiato per sempre il mondo dell’Hard Rock e del Metal!

Scheda del libro The Decade That Rocked

Editore: Il Castello.

Autori: Mark Weiss – Richard Bienstock.

Collana: Chinaski.

Pagine: 376.

Formato: 22,5×30,5 cm – Copertina rigida con sovraccoperta, interni a colori.

Prezzo: 49,00 €

Codice ISBN: 9788827602409

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Dentro un viaggio senza vento: la nostra recensione

Dentro un viaggio senza vento

Uscito nel 1993, Viaggio senza vento viene tuttora considerato la pietra miliare dei Timoria. Un concept album che narra la storia del viaggio interiore di Joe, ragazzo allo sbando, tossicodipendente, colpevole di essere troppo fragile in una società divisiva che distingue sempre più le persone tra perdenti e vincenti. Dopo l’ennesimo risveglio in down (la sensazione di stanchezza e apatia che si presenta quando l’euforia dovuta all’assunzione di droghe svanisce) deciderà di intraprendere un viaggio, per allontanarsi dalla “strada verso l’inferno” da lui intrapresa.

Dentro me, il risveglio
ciao a voi perché
domani parto
sweet reaction

Qualcosa di mio lo lascerò
in questo mio tempo
Saltando nel vuoto aspetterò

il nostro momento
Sono pronto / E libertà
Per volare senza vento

Come unico obiettivo quello di combattere i propri demoni, per salvare non solo se stesso ma altri ragazzi come lui.  Durante il suo cammino verrà arrestato da guardie soprannominate “accalappiacani”, riuscendo poi ad evadere per vagare di città in città, incontrando la strana figura del “mercante di sogni”, una forza superiore che lo segue continuamente, affrontando guerre e trovando infine l’amore nella città di Eva.

Dentro un viaggio senza vento

Nel concert book Dentro un viaggio senza vento, Omar Pedrini, chitarrista e leader della band, tramite la penna di Federico Scarioni, ricorda i momenti e le emozioni che hanno segnato la creazione di Viaggio senza vento in occasione della data conclusiva del tour celebrativo per i venticinque anni dell’album presso il Fabrique di Milano.

Volevo raccontare la rinascita di un ragazzo e ho scritto la storia di Joe. Lui è un giovane come tanti altri, un ragazzo che
si era perso, con problemi di dipendenza, che finisce in carcere ma poi evade per salvare se stesso e la sua generazione.
È la storia di un ragazzo di vent’anni che attraversa le sue gioie e i suoi dolori vivendo la vita appieno

L’artista rivela inoltre che la storia narrata non è altro che la sua storia, raccontando che nel pieno del successo musicale, a causa di alcuni problemi personali, si è ritrovato nella stessa situazione di rabbia, confusione e amarezza di Joe, ritrovandosi a dover fare una scelta, lasciarsi sopraffare da quella parte più buia che alberga in ognuno di noi, che si ciba delle nostre paure e insicurezze o stringere i denti e affrontarla;  intraprendendo un viaggio interiore con l’obbiettivo di diventare un vero e proprio guerriero con una piena coscienza di sé, amando il proprio dolore e riuscendo anche a perdonare e perdonarsi.

In questo disco è narrata una storia: la mia storia, la storia di un viaggio, la storia della mia anima, la storia di Joe

Un libro consigliato a chiunque si sia trovato almeno una volta nella vita a dover fare i conti con quello che spesso si rivela il peggior nemico che possiamo affrontare, noi stessi. Perché in fondo non importa se questa storia sia stata scritta quasi trent’anni fa, ognuno di noi può rispecchiarsi in Joe, un ventenne appartenente a quella che Pedrini ha ribattezzato “generazione senza vento”, obbligata a fare i conti con l’incertezza verso il futuro, ma che allo stesso tempo, amando il proprio dolore e arrivando ad essere consapevole che in ognuno di noi esistono sia il bene che il male, può riuscire a trovare la strada giusta per salvare la propria anima e aiutare altri ragazzi come lui.

Il viaggio di Joe non è altro che il percorso di un tossico che si rialza, combatte e finisce col diventare guerriero della libertà totale. Una volta trasformato in guerriero, però, non diventa guru ma decide di tornare a casa, perché ci sono molte persone che vuole aiutare e deve fare tante altre cose nella sua vita

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