MY AMY’S BITCH Il nuovo official video dei Nastyville

MY AMY'S BITCH

My Amy’s Bitch è il nuovo lyric video dei Nastyville disponibile da oggi sul canale YouTube della band.

Il video è il secondo estratto dal nuovo album Songs Of Threesome pubblicato attraverso Delta Records & Promotion. My Amy’s Bitch gioca evidentemente con le parole richiamando la famosa Miami Beach. Le scene del video piuttosto esplicite ci portano in una realtà in cui una ragazza ama divertirsi con tutti i Boys tranne che con il suo.

Ancora una volta i Nastyville propongono la loro versione divertente, scanzonata e a tratti dissacrante delle situazioni più comuni.
My Amy’s Bitch in particolare, è un brano estivo, da ballare a bordo piscina lasciandosi andare tra le braccia di un’avvenente bionda ammiccante che si muove con disinvoltura tra gli sguardi lussuriosi dei ragazzi.

Un mega party per chi ha deciso di godersi l’estate fino in fondo!

My Amy’s Bitch è la traccia numero tre di Songs Of Threesome e arriva dopo Milf & Nesquirt che potete trovare a questo link:

YouTube: https://youtu.be/DWl9kiDxMpk

L’album è disponibile in copia fisica dallo scorso Maggio, mentre sarà disponibile interamente in digitale entro fine estate. Infatti la band mese dopo mese rimane presente e attiva su tutte le piattaforme digitali e di streaming online pubblicando un nuovo brano ogni due settimane.

I Nastyville inoltre sono molto attivi anche sui social, potrete così seguire tutti gli aggiornamenti relativi ai live e alle prossime novità seguendo la band attraverso gli spazi ufficiali.

Credits Video:

Regia di Roberto Del Piccolo, Riprese di Rachel O’Neill, Attrice protagonista Sophie Diamond.

Nastyville sono un gruppo eterogeneo che è riuscito a trovare la perfetta armonia in un sound assolutamente personale attraverso una rivisitazione del rock in chiave moderna.

Questo è l’obiettivo raggiunto da Danny Boy (ex Thee S.t.p, John Coraby, Gilby Clarke) che assieme a Dave Wildchild (Sigue Sigue Sputnik) e ManuHell hanno dato il via alla band nel lontano 2012.

Prende vita coì Viva Hell-a nel 2015, dopo anni di duro lavoro per mettere in piedi un disco che ha riscontrato un discreto consenso da parte del pubblico. Dopo alcuni cambi di line up sia alla voce che al basso subentra Mark Lee (On The Run).

Con l’ingresso del nuovo singer la band e i brani acquistano immediatamente una marcia in più. Con Mark Lee nel 2017 la band registra (Glam Caramel), un disco che permette ai Nastyville di fare il salto di qualità aprendo i concerti dei tour europei di band del calibro di Skid Row, CrashdIET, Crazy Lixx, Enuff’z’nuff, Shameless, Vision Divine e moltre altre.

Nel 2019 entrano nuovamente in studio per registrare il terzo disco con Paul Cannibal (ex Thee S.t.p) al basso, dando quel tocco punk al groove della band. Il disco si chiamera “The Songs of Threesome” e uscirà in digitale entro la fine dell’estate 2022, mentre in copia fisica è già disponibile da Maggio.

Dopo 10 anni di lavoro e di tanti concerti ManuHell passa il testimone a Dega, chitarrista eclettico dal grande temperamento. Lo spirito del Rock ‘n’ Roll aleggia sui Nastyville che entrano subito in sintonia con questa nuova formazione e si esibiscono in un travolgente release party al Dedolor Headquarter a Maggio.

Attualmente la band lavora in collaborazione con la label Delta Records and Promotion e con Rock my Life Press Office.

Line Up:

Danny Boy (Batteria)
Paul (Basso)
Dave (Chitarra – cori)
Dega (Chitarra – cori)
Mark (Voce).

Segui la band attraverso gli spazi ufficiali:

FB: https://www.facebook.com/nastyvilleofficial
IG: https://www.instagram.com/nastyvilleofficial/
YT: https://www.youtube.com/user/theestp1
Spotify: https://open.spotify.com/artist/0jTK1Be5zyZJM77RrKkW53?si=AvnkzkrUQaiFtbLfgb9uvg

Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni

Il tour dei Giuda

Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni. La band romana, dopo oltre un mese “on the road”, porta a compimento un’altra tournée nella stupenda cornice di Villa Tittoni a Desio.

La storia

I Giuda nascono circa quindici anni fa dalle ceneri degli indimenticati ed indimenticabili Taxi. Questi ultimi, da subito, riusciranno ad affermarsi come nome di rilievo in un certo underground italiano. La band si muoverà per oltre una decade tra suggestioni kbd, punk rock e garage rock. Ovviamente nel gruppo era già evidente una propensione verso sonorità settantiane di derivazione rock and roll. La scelta di coverizzare, nel debut Like A Dog, “Rabies Is A Killer ” degli Agony Bag ne era un chiaro indizio.

In seguito questa predilezione irromperà prepotentemente nella proposta del progetto Giuda. Infatti il glam rock, soprattutto nella sua variante inglese più glitter/junkshop e in quella aussie, troverà asilo nel sound della band. Un suono elettrizzante, cocktail di Slade, Sweet, GlitterQuo e un mare di minori come Hector, Jook, Shakespeare, Hush, Angels fino ai recenti richiami ai fratelli La Bionda. Questo li imporrà immediatamente come porta bandiera di un revival globale del bovver rock.

La band raccoglierà l’interesse di punk, skin, rockers, fino alle curve calcistiche. In questo modo, da tre lustri ad oggi, i Giuda sono una solidissima realtà che questa sera vedremo all’ opera per l’ennesima volta.

Il concerto

Una volta calato il sole il colpo d’occhio che offre Villa Tittoni ed il suo fantastico parco è davvero suggestivo. Il concerto è aperto dai The Nuv. Il combo brianzolo propone un rock desertico a tratti psichedelico che rivisita in chiave moderna tutti i temi del genere. Il connubbio funziona ed il pubblico sembra gradire l’opening act.

In men che non si dica salgono i romani. Il gruppo, in forma smagliante, propone una scaletta che poco si discosta dal recente live Live At Punk Rock Raduno. Il pubblico partecipa appassionato, canta quelli che ormai sono classici di una scena underground che comincia a non sembrare più così tanto sommersa. Nessuna pausa, i brani si susseguono senza sosta, lo show è rodato perfettamente, i suoni sono quelli giusti per coinvolgere tutti i presenti. I ragazzi sul palco spendono fino all’ ultima energia nonostante il mese di tour sulle spalle. Si balla, si canta e si sorride in una afosissima notte brianzola. Sotto il palco tanti volti conosciuti, ma anche tante facce mai viste a rimarcare la trasversalità di questo gruppo.

L’ora e un quarto passa senza neanche accorgersene ed è già tempo di bis. Il pubblico madido di sudore ma contento è totalmente appagato da un’ ottima performance che ci ricorda come le eccellenze italiane passino senza ombra di dubbio anche dalla musica.

Spero di incontrarvi tutti molto presto sotto il palco dei Giuda, ci vediamo lì.

Giuda

Website: https://giuda.net/
Facebook: https://www.facebook.com/giudaofficial
Bandcamp: https://giuda.bandcamp.com
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1h4qv3Mp1E5p9ocwThvRgF

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things

Brown Leather è il nuovo disco

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things. Questo è un disco rock and roll a tutto tondo con un vibe country ed honky tonk che viene dal cuore.

Il disco

La band americana si presenta alla prova del secondo disco a tre anni dal precedente. La ricetta non differisce molto dall’ ultimo episodio. Assolutamente apprezzabile è la maturazione del songwriting e la ricchezza degli arrangiamenti. Negli undici nuovi brani Stones, Quireboys, soutern rock, country e honky tonk si sposano con estrema naturalezza.

Un piano boogie accompagna quasi tutti i brani donandogli un piglio danzereccio che renderà impossibile non battere il piede. A momenti più scanzonati come “Brown Leather” o “Ride It Home” fanno paio quelli più country come “Ya Know I Don’t Mind” o “Problematic Life”.  Questi ultimi sembrano ibridare Exile On Main Street con un forte sapore di Allman Brothers e di Lynyrd Skynyrd.

Diviso tra queste due anime il disco scorre piacevolmente dall’ inizio alla fine per tutte le sue undici tracce. Dave Tierney, Sam Hariss, Tobin Dale ed Hector Lopez la sanno lunga, si scambiano al microfono, si cedono gli assoli, tutto per rendere l’ascolto fluido. Anche quando la formula potrebbe sembrare abusata c’è sempre qualche preziosismo che evita la noia. Malgrado la loro provenienza, New York, che certamente non richiama alla mente panorami bucolici praterie, saloon, cowboy sembrano pane quotidiano per i quattro musicisti.

Ancora banjo, mandolini, steel guitar, armoniche, hammond, voci gospel e tutto il corredo di un classico disco southern é ampiamente presente e usato con maestria. La forza della band sta nella capacità di creare atmosfere efficaci. Inoltre con questo gran caldo estivo diventa l’ascolto perfetto per una bibita ghiacciata sul divano abbracciati al ventilatore.

Conclusioni

Nella speranza che vi possiate godere questo lavoro in totale relax, ecco un ottimo consiglio per le vostre vacanze.

The Sweet Things

Facebook: https://www.facebook.com/TheSweetThingsTonk
Instagram: https://www.instagram.com/thesweetthingstonk/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/604AUHQHCsMb50eBHNvwe1

Alter Bridge in arrivo il nuovo album Pawns & Kings in uscita il 14 ottobre

Alter Bridge

Fin dal 2004 gli acclamati rocker Alter Bridge sono noti per i loro riff memorabili, le melodie vocali contagiose e l’attacco delle due chitarre. Questo ha fatto loro guadagnare il plauso della critica e dei fan di tutto il mondo.

Ora il quartetto composto da Myles Kennedy alla voce/chitarra, Mark Tremonti alla chitarra/voce, Brian Marshall al basso e Scott Phillips alla batteria è tornato! Si tratta della loro raccolta di canzoni più aggressiva. Il settimo album della band, Pawns & Kings, sarà pubblicato in tutto il mondo il 14 ottobre da Napalm Records.

Pre Order QUI: https://lnk.to/PawnsAndKings

Pawns & Kings

L’album è un insieme di dieci brani epici completamente nuovi che sicuramente faranno guadagnare alla band nuovi fan in tutto il mondo. Soddisferà inoltre i loro ferventi sostenitori che hanno pazientemente atteso nuova musica dal gruppo.
Pawns & Kings vede gli Alter Bridge riunirsi con il produttore e collaboratore di lunga data Michael “Elvis” Baskette. Creano in questo modo una collezione di nuove memorabili aggiunte all’impressionante catalogo della band.

I brani

Dai riff iniziali di “This Is War” alla title track che chiude l’album “Pawns & Kings”, gli Alter Bridge tornano con un album di brani intensi. Nati dopo che il ciclo del loro ultimo album è stato interrotto dalla pandemia globale. Brani come “Dead Among The Living”, “Silver Tongue” e “Holiday” mettono in mostra il caratteristico songwriting per cui la band è nota. L’album offre anche numerose avventure epiche, con tre canzoni che superano i sei minuti ciascuna.

Il brano “Fable Of The Silent Son” dura 8:29 ed è la canzone più lunga registrata dal gruppo. Un primato finora detenuto da “Blackbird”. Mark Tremonti esce dal suo ruolo di voce secondaria per prendere il comando in “Stay”. Una ballata introspettiva che diventerà sicuramente una delle preferite dai fan dal vivo. L’epica title track conclusiva “Pawns & Kings” è ora disponibile su tute le piattaforme digitali del mondo.

La tracklist di Pawns & Kings è:

1) This Is War
2) Dead Among The Living
3) Silver Tongue
4) Sin After Sin
5) Stay
6) Holiday
7) Fable Of The Silent Son
8) Season Of Promise
9) Last Man Standing
10) Pawns & Kings.

Gli Alter Bridge saranno impegnati in un lungo tour a supporto di Pawns & Kings. La band ha già annunciato un tour in Europa per novembre e dicembre che prevede 25 tappe nell’arco di sei settimane. Il tour prenderà il via il 1° novembre in Germania e farà tappa in Danimarca, Svezia, Spagna e altri paesi prima di concludersi il 12 dicembre alla O2 Arena del Regno Unito. Gli amici di lunga data Halestorm e Mammoth WVH daranno il loro supporto durante l’imminente tour europeo. Ulteriori informazioni sulle date del tour e i link per i biglietti sono disponibili su www.alterbridge.com.

Alter Bridge Online:

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Revolutionary Boy é l’ultimo disco di Mono con gli F.F.D.

Revolutionary Boy é l'ultimo

Revolutionary Boy é l’ultimo disco di Mono con gli F.F.D. Alessio Cattabiani, in arte Mono, è venuto a mancare l’ottobre scorso. Mono è stato un cantante, un dj, un promoter, un discografico che sin dagli anni novanta si è impegnato per fare la differenza nell’ underground italiano.

Nato e vissuto a Parma fonda gli F.F.D., acronimo di Four Flying Dicks, nel 1992. Sempre in bilico tra Oi!, punk rock, pop punk e ska la band vedrà avvicendarsi musicisti diversi rimanendo comunque rilevante ed amata. Gli F.F.D. assieme a Derozer, Punkreas, Los Fastidios e tanti altri segneranno una stagione del punk italiano.

L’ amicizia che mi ha legato a Mono rende difficilissimo scrivere queste righe senza cedere alla commozione. Una persona capace di spendersi senza indugio per gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Un vero originale, spesso profondo, ma sempre pronto a fare festa sopra e sotto al palco. Un uomo a cui non si riusciva a non volere bene. Sentirlo vivo e in forma smagliante, nei solchi di questo disco, mette il sorriso sulle labbra e stringe il cuore.

Il disco

Il disco è dunque il lascito del Mono ed è totalmente Mono dalla testa ai piedi. La band: Borto (basso), Joe (batteria), Ciffo (chitarra) e Arcu (chitarra) si distingue per l’ottima chimica che filtra da subito attraverso le casse dello stereo. Lo stile è quello che chi ama gli F.F.D. conosce bene. Uno stile affinato in anni di esperienza. Un cocktail carico di anfibi, scooter, punk, coscienza politica, ma anche tantissima spensieratezza.

I richiami a Cock Sparrer, Clash, Sham69 ma anche a Nabat e Klasse Kriminale impreziosiscono il sound del gruppo. Contemporaneamente si succedono ospiti d’ eccezione quali Il Gigio, Seby Derozer, Lucaintegrity, Alieno & The Souls che contribuiscono ad animare brani subito riconoscibili. Fuori su Kob Records il disco esce nel giorno del compleanno del Mono per festeggiare, inoltre, il trentesimo anno di attività degli F.F.D. e contiene tutti gli elementi per cui la band è sempre stata apprezzata. Il sound, centrato ed efficace come sempre, si sposa con composizioni energiche ed orecchiabili che sembrano nate con la vocazione del sing along.

Un saluto che arriva troppo presto ma che vi scalderà il cuore. Dodici tracce su cui costruire tanti nuovi stupendi ricordi.
“Ciao Mono at voi bein!”

F.F.D.

Facebook: https://www.facebook.com/FourFlyingDicks
Instagram: https://www.instagram.com/f.f.d._official/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/3bui13EoH5cBhkqabngvtl

Rock in Roma. O meglio, Thrash in Roma con i Testament.

Testament Rock In Roma

Rock in Roma. O meglio, Thrash in Roma, come ha continuato a ripetere il cantante degli Exodus Steve Souza in uno dei suoi intermezzi tra una canzone e l’altra.

E con ovvia ragione, perché l’esibizione di martedì di quattro band che hanno fatto la storia del genere più in voga nella Bay Area californiana è di quelle “che ci volevano”.

C’è da dirlo: il Rock In Roma, rassegna della quale appunto faceva parte il concerto di Testament, Exodus, Death Angel e Heathen per la data del 19 luglio, non aveva prodotto moltissime giornate di vero rock, tra performer della scena rap e trap italiana.

Ci avevano pensato i Litfiba a scaldare la Capitale il giorno precedente, per arrivare poi alla serata spaccaossa con un genere come il thrash metal, con un sano ritorno al pogo di cui i romani – e non – avevano certamente bisogno.

E le attese non sono state tradite: abbiamo assistito a un’esibizione degna di tale nome, con tutte e quattro le band centrate e a fuoco sul palco dell’Ippodromo di Capannelle.

Anche se, vista la grande capienza dell’area, la percezione della gente presente non era esagerata, quello che invece è stato ripagato è stato il calore con cui il pubblico ha risposto a tutte le performance.

Heathen

Ad aprire le danze, puntuali come un orologio, sono stati alle 18 gli Heathen, come tradizione vuole provenienti da San Francisco. Ma in realtà anche da Cremona, dato che due giorni prima erano a infiammare il pubblico del Luppolo In Rock assieme ai colleghi Testament ed Exodus.

A sensazione, a livello di decibel quella della band capitanata dal chitarrista Lee Altus è stata forse quella con i volumi più alti del quartetto.

Ma gli Heathen hanno fatto vedere sul palco come siano un gruppo da tenere maggiormente in considerazione in tutta la scena, mettendo sul piatto una scaletta da pogo immediato nonostante la non moltissima gente iniziale, pescando in qua e là dai pochi album a repertorio.

Chiudendo poi con il botto con Hypnotized, il cui coro cantato dal pubblico lasciava già presagire che tipo di serata sarebbe stata anche con le band successive.

Death Angel

I Death Angel tengono alta la bandiera di San Francisco, bravi anche loro a coinvolgere il pubblico al suono degli iconici riff della band.

Esibizione sul palco un po’ più statica rispetto ai colleghi precedenti, come da tradizione del collettivo di Rob Cavestany.

Una delle band forse più “eleganti” del panorama thrash metal e, proprio per questo motivo, precisa e curata nei minimi dettagli.

E ovviamente il pit non ha fatto mancare il suo apporto.

Exodus

I giri del motore sono già abbondantemente a pieno regime quando sul palco salgono gli Exodus, acclamatissimi da tutto il pubblico che, ad un certo punto, sembrava fosse lì proprio per loro.

Gary Holt e compagni non tradiscono le attese, sfoderando un’esibizione spaccaossa fino all’ultimo colpo.

Attingono dal loro repertorio pezzi che hanno fatto la storia, come Blacklist e Bonded By Blood, alternando brani del nuovo disco Persona Non Grata, uscito lo scorso anno.

Nemmeno a dirlo, l’esibizione è stata una bomba. E non è mancato qualche momento patriottico verso il pubblico italiano quando il batterista, Tom Hunting, ha preso una bandiera italiana e l’ha delicatamente apposta sulla propria batteria prima di concludere la propria esibizione.

Spiritato anche il cantante Steve Souza, in forma con la sua riconoscibilissima voce acida, sempre a fuoco fino alla fine del set.

Testament

È il momento dei Testament, che salgono sul palco e lanciano subito un trittico con Rise Up, The New Order e Pale King che serve a innescare la miccia.

Il pubblico ancora non si infiamma del tutto, ma è questione di attimi. Non manca anche un siparietto con Chuck Billy che fatica a ricordare il pezzo successivo in scaletta.

Parte così Children of the Next Level, brano apripista dell’ultimo album The Titans of Creation, che fa anche bella mostra di sé sullo sfondo del palco. Prima di passare a un grande classico come Practice What You Preach, che mette definitivamente a ferro e fuoco lo stage e il sottopalco dell’Ippodromo.

Altro trittico devastante arriva con WWIII, True Believer e DNR, che non fa altro che scatenare ancora di più il moshpit, adesso diventato una vera bolgia nella polvere di Capannelle.

Altro gran pezzo tratto dal primo album è Night of the Witch, prima di passare a The Formation of Damnation.

Un bel solo di Steve DiGiorgio apre una spettacolare Souls of Black, nonché una seconda parte della scaletta farcita di classici che il pubblico apprezza oltremisura, passando poi a First Strike Is Deadly.

Over The Wall fa impazzire e cantare tutti, ma è su Into The Pit che l’essenza dei Testament esce fuori. Prima Chuck chiama il wall of death, poi il pubblico accende un fumogeno e si lancia in un circle pit da brividi, con al centro la fiamma rossa.

Il tutto vale certamente il prezzo del biglietto.

L’intramontabile Alone in the Dark chiude una scaletta forse un po’ corta ma tutto sommato giusta, visto il format con cui è stata studiata l’esibizione, con le quattro band californiane tutte di altissimo livello.

Conclusioni

Insomma, i Testament sono in forma e lo dimostrano da come suonano, da come si muovono sul palco e da come si divertono.

Il basso di Steve DiGiorgio esce fuori dal coro come solo lui sa fare, così come le chitarre di Alex Skolnick ed Eric Peterson, che si alternano nei soli e giocano spesso tra armonizzazioni e ammiccamenti vari.

Forse un po’ impastata nel mix – e nei suoni non proprio eccellenti – la voce del buon Chuck, comunque sempre precisa e potente nei suoi cambi, specialmente sui growl, dove esce fuori tutta la sua cassa toracica.

Poco protagonista, diversamente da come ci saremmo aspettati, la batteria di Dave Lombardo, comunque sempre in palla, precisa e potente.

E i Testament hanno davvero infiammato Roma, così come prima di loro hanno fatto Heathen, Death Angel ed Exodus.

In conclusione, è il caso di dire, viva Thrash in Roma.

Towers Of London ricominciamo?

Towers Of London ricominciamo

Towers Of London ricominciamo? Dopo un numero importante di false partenze Yet To Be è il nuovo tentativo degli inglesi di rilanciare la propria carriera.

Il riassunto

Quindici anni fa la band dei fratelli Tourette sembrava sul tetto mondo. Ibrido vincente tra Guns’n’Roses e Sex Pistols avevano partorito un’ opera prima, Blood Sweat & Towers, che li aveva incoronati la band che avrebbe salvato il rock. Certamente erano ridicolizzati dalla critica, ma amatissimi dal pubblico. Capaci di sollevare controversie, reali o presunte, con un fare maleducato da veri cattivi ragazzi. Nonostante corrispondessero all’ identikit delle future rockstar si sarebbero spenti in un fuoco di paglia in tempo per il secondo disco. Infatti, nel 2008, Fizzy Pop aveva aggiunto alla ricetta una buona dose di indie anglosassone e anche se non terribile, comunque non era all’ altezza delle aspettative.

Da questo momento cominciava una gran confusione. Seguire i passi della band sarebbe diventato complicatissimo. Tra singoli pubblicati e ritirati, tour annunciati e mai suonati, documentari finiti nel cassetto, l’ interesse per la band sarebbe presto svanito. Peccato perché, anche nel marasma che è stata la loro carriera dal 2009 ad oggi, ogni tanto era possibile intravedere cose anche molto gradevoli. Così se singoli come “Send In The Roses” sembravano un ritorno ai fasti passati, con maturazione compositiva annessa, subito brani come “Shot In The Dark” ci restituivano la band in salsa Coldplay.

L’ E.P.

Finito questo doveroso punto della situazione com’é questo nuovo E.P.? Sinceramente senza infamia e senza lode. I brani si muovono tra tutte queste differenti coordinate raccolte negli anni. Il lavoro suona come una specie di patch work nel quale manca un elemento che amalgami il tutto. Credo che l’elemento in questione sia la convinzione del gruppo. La band sembra divisa tra il desiderio, nemmeno troppo celato, di finire in classifica e una marcata vocazione punk.

“Jump” altalena tra accenti alla Clash di fine carriera e i Gorillaz. “Get Yourself Out Of Here” sguinzaglia tutto l’ Iggy Pop nel dna del gruppo. “Free Your Love” sfoggia un riff di matrice hard rock sul quale viene innestato uno svolgimento alternative americano primissimi anni novanta. “Push It The Same Way” con il suo incedere ricorda da vicino i Devo per poi esplodere in momenti isterici che ricordano l’ Axl di Chinese Democracy. Chiude “Amazing” una ballad dal retro gusto indie pop che riporta alla mente i momenti più commerciali degli Ark.

Conclusioni

Ancora una volta è possibile scorgere molto potenziale in questa band che, però, troppo spesso rimane inespresso. Uscito nell’ indifferenza generale questo EP non cambierà sicuramente le carte in tavola né per i Towers Of London né per i loro fan. Che il prestigioso contratto firmato col management di Alan McGee (The Jesus and Mary Chain, Primal Scream, Oasis, The Libertines) li possa rimettere sulla mappa? Oppure contribuirà ulteriormente a farceli dimenticare? Chi vivrà vedrà!

Towers Of London

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Venomous Anynomus è il nuovo lavoro dei Cruel Intentions

Venomous Anynomus è il nuovo

Venomous Anynomus è il nuovo lavoro dei Cruel Intentions. Lizzy DeVine torna a stupire con undici brani orecchiabilissimi e nuovi di zecca.

I The Cruel Intentions nascono dalle ceneri dei Vains Of Jenna, gruppo patrocinato da Stevie Rachelle cantante dei Tuff e ideatore di Metal Sludge. Comparsi sulle scene ormai una decina di anni fa, la band è composta da DeVine, Nygaard (ex Bloodlights), Wernerson e Nilsson. Venomous Anonynmous esce a quattro anni dal debutto No Sign Of Relief.

Il disco

L’attesissimo ritorno del combo svedese sicuramente non deluderà i fan di lungo corso della band. Ogni canzone contenuta all’ interno di questa nuova uscita sembra pensata con il preciso scopo di far cantare il pubblico a squarciagola. Troviamo persino una ballad in lingua madre che certamente verrà apprezzata in terra natia. Le coordinate rimango le stesse Guns, CrueRatt si fondono alla lezione dei nuovi classici della scena svedese come Hardcore Superstar, Backyard Babies e Crashdiet. La produzione è sicuramente più compatta, un suono saturo e pieno che ormai sembra caratterizzare ogni uscita di derivazione glam metal prodotta in Scandinavia. Il disco è sicuramente accattivante e farà la felicità di chiunque ami il genere: chitarroni, cori da cantare tutti assieme, melodie pronta presa e ritmiche uptempo.

Se posso esprimere la mia sincera opinione, trovo che negli ultimi anni la reiterazione di una formula ormai assodata abbia ucciso l’originalità di queste band. In tutti i dischi incontriamo una scelta di suoni molto simile, una scrittura condivisa, un modo di suonare e cantare che ormai sembra standard. Certamente il lato positivo che trasmettono queste scelte è un forte senso di “movimento”, di “scena” e di “appartenenza”. In più i fan non mancano di apprezzare, riempire i concerti, comprare i dischi e questo è quello che più conta.

La riflessione

Gli anni ottanta, però, ci hanno insegnato che quando le personalità delle band vengono accantonate a favore di un cliché è lì che, presto, si è passa ad altro. Avendo visto questa scena nascere, crescere e avendola praticata per oltre un ventennio, spero sinceramente di sbagliarmi. Allo stesso modo, spero che le band siano le prime a mettersi più in gioco, dando un taglio appena più personale alla propria proposta. Tutto ciò vale anche per i Cruel Intentions che, al netto di questa riflessione, hanno sfornato un buonissimo secondo disco.

The Cruel Intentions

Facebook: https://www.facebook.com/thecruelintentions/
Instagram: https://www.instagram.com/thecruelintentionsofficial/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/3RKn3P56kkewba1s6QpyDk

Mimmo Paganelli, direttore Artistico della EMI a Rock Targato Italia

Mimmo Paganelli

Venerdì 29 luglio ore 15,30 Mimmo Paganelli, storico direttore artistico della EMI parlerà di “Una vita per la musica“. Ospite speciale per l’incontro: Marco Di Noia.

Il 29 e 30 Luglio infatti, al Legend Club Milano si terrà un’edizione speciale di Rock Targato Italia. Due giornate colme di incontri e concerti ad Ingresso Gratuito. con il Patrocinio della Regione Lombardia Assessorato Autonomia e Cultura. Un incontro da seguire quello con Mimmo Paganelli, ci racconterà la sua esperienza professionale nel mondo della discografia. Una sorta di “Vita per la musica” che si avvale del supporto musicale dell’artista Marco di Noia. Quest’ ulrimo si esibirà con una strana chitarra/tastiera accompagnato da Lorenzo GhiriNGhelli che l’ha inventata.

Mimmo Paganelli

Professionista discografico di valore internazionale, ha occupato nella sua bellissima carriera professionale cariche dirigenziali di notevole e primissimo livello. Non ultima la carica di Direttore Artistico della Società EMI Italiana.

Mimmo sarà il protagonista di questa edizione speciale di Rock Targato Italia con la sua testimonianza ed esperienza di vita. Vedi ad esempio il suo recentissimo lavoro “Volevo lavorare dentro i dischi” . Un’edizione dedicata a tutti coloro che hanno sofferto la pandemia, il tempo sospeso, vietato fare musica, i concerti e, d’ incontrarci.

Per l’occasione Mimmo Paganelli da scouting maturo e preparato qual è, ha pensato di raccontare la sua storia. Impreziosendola con interventi musicali a cura dell’artista Marco Di Noia, ospite dell’incontro/dibattito. Una vera e propria performance da seguire con particolare attenzione.

Biografia Domenico ‘Mimmo’ Paganelli

Stiamo parlando di un discografico italiano, nato a Taranto e milanese d’adozione. Inizia la propria carriera nel settore discografico nel 1971 alla CGD-Messaggerie Musicali. (l’attuale Warner Music) di Milano.

Dopo un lungo soggiorno in Inghilterra nel 1977 approda alla RCA (oggi Sony Bmg) e vi rimane fino al 1981. Lavora alla promozione con i più grandi cantautori e artisti della musica italiana. Parliamo di Rino Gaetano, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Renato Zero, Ivan Graziani, Mia Martini, Riccardo Cocciante, Ron.

Nel settembre del 1982 entra nella multinazionale americana Peer Southern. Qui, per la prima volta ricopre il ruolo di Direttore artistico ed editoriale. Vi resterà fino a gennaio del 1991. Il mese successivo approda alla EMI alla direzione artistica fino alla primavera del 2007.

Qui ha collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi, Francesco Guccini, Stadio, Litfiba, Roberto Vecchioni, Franco Battiato. Angelo Branduardi, Ivano Fossati, Tiziano Ferro, Amedeo Minghi, Edoardo Bennato, Banco del Mutuo soccorso e Mango.

Dal 2007 in avanti svolge l’attività di produttore artistico e consulente musicale per diversi artisti. Comincia inoltre a divulgare la sua grande esperienza professionale dedicandosi a corsi e master nelle scuole e conservatori italiani. Spesso viene chiamato come giurato in importanti contest musicali.

“Volevo lavorare dentro nei dischi” (Dantone Edizioni) esce a Giugno 2022 in una versione rivista e ampliata. Sono presenti infatti foto d’epoca e un nuovo capitolo dove ha l’onore di ospitare dediche di Vasco Rossi, Guccini, Branduardi, Vecchioni. Ed anche importanti addetti ai lavori e giornalisti del settore.

Prefazione a cura di Maurizio Becker (Vinile)
Nel 2013 ha pubblicato anche un romanzo dal titolo “Angeli senz’ali’.

Marco Di Noia

Marco Di Noia è un cantautore e giornalista milanese, con due lauree in materie umanistiche e un dottorato in culture e letterature comparate. Caratterizzato da una forte propensione alla sperimentazione, ai concept-album e una particolare voce di quasi quattro ottave di estensione vocale.

Dopo alcuni singoli, un Ep e alcuni premi, nel 2018 pubblica “Elettro Acqua 3D”, innovativo concept app-album per cellulari. Patrocinato da Amref Health Africa, e si esibisce in pionieristici concerti in 3D audio.

Con l’Ep “Leonardo da Vinci in pop” (2019), porta gli strumenti ideati dal genio rinascimentale a suonare per la prima volta con quelli moderni. Il singolo estratto dall’album, “Stella del pop”, diventa la colonna sonora del videogioco “La corsa di Leonardo”. Gioco ideato dall’Amministrazione del Comune di Milano.

Nel 2020 esce “La sovranità dei robot”, Ep impreziosito dai featuring con i robot iCub dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Teotronico. Il progetto, lo porta ad esibirsi al Web Marketing Festival 2020 di Rimini e ad intervenire al TEDxFermo 2021. Ma anche al WSIS Forum 2022 dell’ITU (unione internazionale delle telecomunicazioni dell’ONU).

Diviene così oggetto del paper accademico “Human to Artificial (H2A). From Duets with Robot to a New Model of Relationship” presentato a Content 2021. A maggio 2022 esce “Camillevolt” (Stardust/Columbia Records). Brano frutto di una collaborazione con il Laboratorio EDME della Scuola di Design del Politecnico di Milano.

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Quaranta candeline per i Fuzztones con Encore

Quaranta candeline per i Fuzztones

Quaranta candeline per i Fuzztones, questo il traguardo che la band di Rudi Protrudi festeggia con il nuovo Encore. Ecco il terzo nato di una serie di uscite destinate a festeggiare la band. Il disco raccoglie una selezione di sette cover ed un inedito.

Il disco

“Barking Up The Wrong Tree” apre il lavoro. La composizione autografa è un’ entusiasmante riempi pista “tutto campanaccio” che ci regala un brano dal pedigree 100% Fuzztones. Subito l’apporto di Lana Loveland e Marco Rivagli, rispettivamente all’ organo e alla batteria, si rivela perfettamente amalgamato con lo stile inconfondibile di Rudi. Segue “Plastic People” dei Wildwood, prima “Nuggets” del lotto. La cover perde un filo della sua psichedelia e gravitas originale a favore dell’andamento gigione della band il che la rende sicuramente più ballabile. Successivamente troviamo “Marble Hall” della omonima band canadese e su queste coordinate 60s i Fuzztones vanno a nozze centrando un’ ottima riproposizione del brano.

Riprendendo “Eyes In The Back Of My Head” si cambia panorama, infatti si tratta di un pezzo di fine anni ottanta dei Bevis Frond. Il brano originale del gruppo di Londra viene caricato ulteriormente di un vibe garage rendendolo assolutamente irresistibile. Ora è il turno di “Land Of Nod” dei Rare Earth impreziosita dalla partecipazione al sax di Steve Mackay degli Stooges. Per il sottoscritto assolutamente il piatto forte dell’ EP. Per “Alexander” dei Pretty Things la band collabora con Wally Waller storico bassista autore del brano. Inoltre su questo pezzo ritroviamo Mad Mike batterista che negli anni ottantanta aveva lungamente militato nei Fuzztones.

Il disco si conclude con al classica “Let’s Live For Today” dei Grass Roots e “Santa Claus” pezzone natalizio dei Sonics. Entrambe reinterpretate fedelmente rendendo perfettamente giustizia a due brani che più classici non si può.

Conclusioni

Nell’ attesa di un nuovo disco vero e proprio è sempre un piacere ritrovare Rudi e soci, “In Fuzz We Trust”.

Fuzztones

Website: https://www.fuzztones.net
Facebook: https://www.facebook.com/The-Fuzztones-275731423470/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/64CktFSdicLd9XQzV6gkMg

I Faz Waltz incidono On The Ball ed é subito rock and roll

I Faz Waltz incidono

I Faz Waltz incidono On The Ball ed é subito rock and roll. Il nuovo disco dei canturini ci porta dritti alle origini del rock.

Il combo brianzolo ci ha abituato a quello che, per il sottoscritto, si distingue come il miglior revival glam and glitter dell’ ultima decade. Oggi Faz e i suoi ragazzi tornano con una variazione sul tema. Un lavoro composto da undici brani che chiamano in causa i maestri del rock and roll. Little Richard, Jerry Lee Lewis, Cochran, Berry, Presley, Holly sono solo alcuni dei nomi che vengono in mente durante l’ascolto. Allo stesso modo è impossibile ignorare personaggi come Jim Jones o Nick Curran che tanto hanno influito nel recupero di questo sound negli ultimi anni.

Il disco

I Faz Waltz si cimentano con successo nell’arduo compito di rimanere rilevanti ripercorrendo una strada già tracciata da così tanti giganti. Il tutto ha una resa che spesso richiama alla mente i primissimi Beatles, quelli del Cavern e dello Star Club di Amburgo. “Hot Cold Fever” profuma di Little Richard, mentre “Shame on You” è Cochran dalla testa ai piedi. “Cold Touch” ha un ottimo riff figlio dei primi anni sessanta di Berry, segue “She’s Mine” che incrocia Elvis e Buddy Holly. “Fool For Your Love”, più torrida e ostinata, insaporisce Esquerita con una scorzetta di Status Quo. “Empty Hands” richiama i lavori precedenti dei Faz Waltz, un fantastico mid tempo colorato di ELO e Wings. “Soon I’m Gone” è assolutamente Jerry Lee Lewis. “Hungry Man” esplora il lato più country del rock and roll delle origini aggiungendo un po’ di Gene Vincent giusto per gradire. Allo stesso tempo “Love Time Bomb” ha un fantastico vibe alla Phil Spector, uno stile quasi da gruppo femminile anni sessanta. “Lotta Lovin'” ritorna in territori cari al buon Jerry Lee. “Shining Teeth” è una ballad sentita ed emozionante che ci ricorda quanto La Rocca sia un cantautore sopraffino. In questo modo, scostandosi leggermente dal fil rouge del disco, si chiude questo album, rivelando quella che per me è la sua vera perla.

Conclusioni

I Faz Waltz sfornano l’ennesimo ottimo disco, non abituatevici, non datelo mai per scontato. Supportate adesso una band eccellente per non doverla rimpiangere domani. Bravissimi.

Faz Waltz

Website: http://www.fazwaltz.com
Facebook: https://www.facebook.com/people/FAZ-WALTZ/100063664233577/
Instagram: https://www.instagram.com/fazwaltz/?hl=it
Spotify: https://open.spotify.com/artist/4yjADu9UHlZxL6AEYuqP93

L’Ignobile, il nuovo singolo dei Juda’s Kiss disponibile su tutti i Digital Store

L'ignobile

Disponibile dal 15 Luglio 2022 su tutti i Digital Store e su Youtube con il video ufficiale “L’ignobile“, il nuovo singolo degli Ska-Punker Juda’s Kiss. Il video sancisce ufficialmente il ritorno sulle scene di questa storica band. Il singolo e’ uscito per Alma Music/DELTA Records & Promotion.

Per tutti i fan la band ha deciso di stampare in formato fisico una “Raccolta“ che racchiude oltre al nuovo singolo, tutte le migliori canzoni presenti nei vecchi album. JK hanno deciso di chiamare “Questi siamo noi… questa e’ la nostra storia…“. Il CD e’ acquistabile esclusivamente ai loro concerti.

Presentazione di “L’Ignobile“:

La band, con una rinnovata line-up, esce con un lavoro in studio dopo 15 anni di assenza dalle scene (l’ultimo disco “Ferro alla Tempia” uscito solo in versione digitale risale al 2007). Questo brano riprende lo spirito “combattente” che l’ha sempre caratterizzata ma si discosta dall’appartenenza politica del passato abbracciando ideali apartitici e tematiche sociali.

Musicalmente sottolinea l’odierna maturità artistica frutto di un background accumulato in anni di esibizioni e progetti musicali, dalle esperienze vissute sia nella vita che sui palchi e data dall’età non più pericolosamente vicina all’adolescenza. Nel rafforzare ancor di più il senso di consapevolezza compositiva incidono, senz’ombra di dubbio, le capacità tecniche dei nuovi componenti.

L’Ignobile suona street punk misto allo ska grezzo e sporco, ma si riserva delle aperture strumentali “sintetiche” in stile pop anni ’80. Ci sono dentro i vecchi JK, i Rancid, i Duran Duran e la follia di chi ritorna sulle scene dopo anni con la sicurezza di avere ancora dei colpi da sparare.

Il testo parla di una problematica riguardante alcuni esponenti della piccola politica di provincia privi di coerenza e di scrupoli . Questi personaggi non sono i Berlusconi di turno ma sindaci di piccoli comuni, oppure presidenti di associazioni che dovrebbero avere scopi sociali e culturali.

Il video ufficiale de L’Ignobile e’ a cura di Zen Bang Productions, che ne ha curato riprese e montaggio, e girato negli spazi del Middle Ground di Ornavasso (VB).

Credits:

Montaggio Video: Zen Bang Productions [https://www.facebook.com/zenbangmediamaking]

Testi e musica: Enrico Maiorca.

Prodotto da: Marco “Kiri“ Chierichetti.

Mix & Master: Marco “Kiri“ Chierichetti.

Genere: Ska-Punk

I Juda’s Kiss sono:

Nati nel 2000 come psichedelik-punk band, dopo vari cambi di formazione ed un demo realizzato in un garage, prendono una direzione stilistica che si accosta allo ska-punk dei primi anni 80 italiani anche grazie all’ingresso in formazione di Komo alla tromba.
Nel 2002 registrano il primo lavoro su lunga scala intitolato “Skannati”. Lo registrano al One Voice Studios di Chivasso da Daniele Giordana, leggenda dei gruppi alternativi, già fonico di gruppi punk e Hard-Core di livello internazionale. (U.S. Bombs, Agnostic Front, Dropkich Murphis, Ignite, Estrema, Biohazard).

Questo CD esce sotto l’ala della “Why Not? Records” che altri non è che una flangia del famoso locale Verbanese “Perché No?”e permette alla band di firmare una contratto decennale con le Edizioni Musicali “Alma Music” già legate a gruppi quali Stiliti, Fahrenheit 451 e Pittura Freska.

Dopo diverse esibizioni anche fuori provincia e dividendo il palco con gruppi affermati nel panorama nazionale partecipano alla compilation “Soniche Avventure Punk vol. 4” della Fridge Records col brano “Doppiopetto Blu” ed acquisiscono in organico un sax (Danny) ed una seconda chitarra (Cuye).

Seguono parecchie date, anche al fianco di gruppi stranieri, e la partecipazione con buoni piazzamenti a vari concorsi (Emergenza Rock, Pilastro City, ecc,)

A tre anni di distanza dal primo LP, nel 2005 rientrano in studio a Chivasso per la registrazione secondo cd “Contropotere”.
Il nuovo lavoro esce per Alma Music e coincide con l’uscita dal gruppo del tastierista Beppe successivamente rimpiazzato da Brees.
Nell’ottobre dello stesso anno, finalmente i JK firmano un contratto che li lega all’Etichetta Indipendente ANGUS RECORDS di Lecce e si preparano per affrontare le fatiche di un nuovo lavoro e del tour promozionale.

Alla fine dello stesso anno la band si scioglie ed il disco nuovo “Ferro alla tempia” non vede la luce (lo si trova comunque su Spotify).
Nel 2021 Maio dcide di rifondare la band e chiama in adunata i suoi vecchi compagni.
Riceve solo l’adesione di Ale Fonte quindi assolda una nuova line up escludendo l’utilizzo dei fiati per avere un sound più diretto senza però sacrificare lo ska-punk diventato marchio di fabbrica della band.

Line Up:

Maio – Voce + Chitarra (dal 2000 ad oggi)
Ale Fonte – Chitarra + Cori (dal 2000 al 2001 + oggi)
Nathan – Batteria + Cori
Teo Rocker – Basso + Cori
Kiri – Farfisa + Sintetizzatore.

Ascolta L’Ignobile:

Spotify: https://open.spotify.com/album/6jCKDuyUvRbj4617JZVBiN?si=MAbvg8vEQ46-UiqQlF13Lw

Juda’s Kiss contatti:

Facebook: https://www.facebook.com/judaskissofficial
Instagram: http://www.instagram.com/judaskissofficial
e-mail: maio.stoner@hotmail.it
Maio: 339-7318496.

Contatti DELTA Records & Promotion:

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Bandcamp: https://deltarecords.bandcamp.com
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