Total f*cking Godhead, dal 28 Aprile disponibile la biografia di Chris Cornell

Total f*cking Godhead

Disponibile dal 28 aprile 2022 Total f*cking Godhead, In un ritratto d’autore, gli aneddoti di vita, le battaglie personali e l’ascesa musicale del leader dei Soundgarden.

Figura chiave di un intero movimento, quel Seattle Sound che aveva anticipato già dal 1984 con i suoi Soundgarden, Chris Cornell ha incarnato gli alti e i bassi di una scena tormentata ma amatissima. L’inatteso epilogo della sua vita – costellata di successi professionali e cadute personali – ha disorientato fan, colleghi e addetti ai lavor.

Perché Cornell era percepito come una guida. Ancor più triste, il frontman stava vivendo un’insperata seconda giovinezza: dai riuniti Soundgarden del celebrato King Animal (2012) a una carriera solista appagante. Fino all’imminente ritorno degli Audioslave; alla base un secondo matrimonio, che gli aveva donato altri due figli.

Sia dal punto di vista musicale sia da quello personale, l’acclamato ed esaustivo Total F*cking Godhead – firmato dal critico americano Corbin Reiff – rende bene l’idea di che fulmine a ciel sereno sia stata l’ascesa di Chris Cornell. A metà anni ’80, in un panorama hard rock a stelle e strisce diviso fra il thrash e l’hair metal, ecco arrivare i Soundgarden.

Fu una boccata d’aria fresca, sbrigativamente gettati dai media nel calderone del “metal moderno”. Quando poi la gente si accorse del grunge, Chris aveva già iniziato ad abbinare alle urla stentoree – in stile Robert Plant – quel roco baritonale, caldo e consolatorio.

Tanti avrebbe fatto commuovere nell’elegiaco progetto Temple of the Dog (1991) e come alito portante dei suoi testi, abbaglianti come falene nel buio.

Il resto è Storia con la S maiuscola, riguardo al rock:

Dopo sappiamo cos’è successo: la morte di Kurt Cobain, il repentino cambio di scena, il Cornell in crisi dopo il boom di Superunknown (1994) e la fine dei primi Soundgarden. Poco è documentato di questa cesoia temporale in seno alla band e al vissuto di Chris, ed è uno dei motivi per cui del suo lato oscuro si sia sempre saputo poco. E per i quali questo Total f*cking Godhead rappresenta una lettura imprescindibile.

Non solo: attraverso la prosa asciutta ma ricca di dettagli di Corbin Reiff, che scrive col trasporto del fan, possiamo contestualizzare e approfondire l’opera solista del frontman. Poco sondata ma, a volte, foriera di picchi irraggiungibili, e riscoprire, rivalutandola, anche l’avvincente produzione degli Audioslave.

Nel mezzo i Soundgarden, le amicizie, le collaborazioni artistiche e tante testimonianze esclusive di colleghi e addetti ai lavori. Con il recupero analitico di decine d’interviste inedite in Italia e la limpida ricostruzione di uno scenario irripetibile: quello del rock anni ’90.

Total f*cking Godhead Di Corbin Reiff

Editore: Il Castello.
Collana: Chinaski.
Traduzione: Sara Boero.
Prefazione: Giuseppe Ciotta.

Pagine: 384
Formato: 16 x 21 cm
Brossura con alette
Prezzo: € 20,00
Codice ISBN: 9788827602461.

Corbin Reiff è l’autore di “Lighters in the Sky: The All-Time Greatest Concerts 1960-2016”. I suoi scritti sono apparsi su Rolling Stone, Billboard, The Washington Post, The Seattle Weekly e The Seattle Times.
Vive a Seattle con sua moglie, Jenna.

Segui tutte le novità della casa editrice attraverso questi link:

WEB: https://www.ilcastelloeditore.it/

Social: https://www.facebook.com/castelloeditorepagina

Della stessa collana: Noel Monk, dal manager dei Van Halen, Runnin’ With The Devil

Soundgarden – Black Hole Sun – 1994

Soundgarden

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” overlay_opacity=”0.5″ video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

“Black Hole Sun” è un brano dei Soundgarden provenienti da Seattle, proprio dove si fa risalire la nascita del Grunge, grazie anche agli altri “mostri sacri” del genere, i Nirvana.

Uscito nel 1994 rimase per ben 7 settimane in cima alla Billboard Mainstream Rock Tracks. Fa parte del quarto album della band, Superunknown; successivamente sarà inserito nel best-of della band, A-Sides e nella compilation solista del 2007 di Chris Cornell, The Roads We Choose – A Retrospective.

La canzone è stata premiata per la Miglior interpretazione hard rock ai Grammy Awards 1995.

La canzone fu composta dal frontman Chris Cornell; egli disse di averla scritta in circa 15 minuti, arrivando alla canzone usando un Leslie Speaker. Kim Thayil disse che questo strumento era perfetto per la canzone perché :

“E’ molto beatlesiano e ha un sound molto distintivo”

Chris Cornell disse che scrisse questa canzone dopo aver visto per tutto il giorno film horror. La canzone presenta una accordatura in Re abbassata; il batterista Matt Cameron dichiarò che la canzone fu una “svolta gigantesca”.

[/fusion_text][fusion_youtube id=”https://youtu.be/3mbBbFH9fAg” width=”1280″ height=”720″ autoplay=”false” api_params=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” /][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]