Creedence Clearwater Revival – Fortunate Son – 1969

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“Fortunate Son” è una splendida canzone degli statunitensi Creedence Clearwater Revival, pubblicata come singolo nel settembre 1969 inclusa nel loro quarto album “Willy and the Poor Boys”.

Il brano arrivò al numero 14 nelle classifiche degli Stati Uniti d’America il 22 novembre dello stesso mese arrivando al numero nove durante la settimana successiva per poi al fine giungere alla terza posizione il 20 dicembre.

Anche se non riuscì ad arrivare al primo posto, il brano divenne uno dei più famosi degli anni sessanta ed è presente in molte classifiche delle migliori canzoni di tutti i tempi. Per esempio Pitchfork Media lo pone al diciassettesimo posto della “Lista delle 200 migliori canzoni degli anni ’60”, mentre la Rolling Stone lo colloca alla posizione numero 99 della lista delle 500 migliori canzoni di tutti ti tempi.

La canzone è un inno contro la guerra e uno dei più rappresentativi della controcultura degli anni sessanta che critica la forza militare. Anche se pubblicata proprio durante la Guerra nel Vietnam, non è esplicita nelle sue critiche in quel conflitto particolare, ma se la prende con le classi nobili e i loro figli fortunati (da qui il nome del brano Fortunate Son).

L’ispirazione venne dal matrimonio di David Eisenhower, il nipote del Presidente Dwight David Eisenhower, con Julie Nixon, la figlia di Richard Nixon, avvenuto nel 1968. L’autore e cantante John Fogerty, disse alla “Rolling Stone”:

“Julie Nixon era in giro con David Eisenhower, e tu avevi la sensazione che nessuna di quelle persone sarebbe stata coinvolta nella guerra. Nel 1968 la maggioranza del paese pensava che la morale era grande fra le truppe, e l’ottanta per cento di loro erano a favore della guerra. Ma per alcuni di noi che osservavano da vicino, eravamo dritti nei guai.”

Il brano è stato ampiamente utilizzato per protestare contro le azioni militari e l’elitismo nella società occidentale e, in particolare negli Stati Uniti d’America, come conseguenza aggiunta della sua popolarità, è anche stato utilizzato in situazioni completamente indipendenti, come ad esempio per pubblicizzare il blue jeans.

 

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Elvis Presley – Jailhouse Rock – 1957

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Chi ha scritto la storia del Rock piu di Elvis Presley ? “Jailhouse Rock” è un suo famosissimo brano scritto originariamente da Jerry Leiber e Mike Stoller,  e portata finalmente al successo da Elvis Presley nel 1957.

La sua apparizione fu contemporanea all’uscita del film omonimo, con Presley impegnato nel ruolo del protagonista.

Tuttora popolarissima e probabilmente la più famosa canzone interpretata dal re del rock, è stata inclusa al 67º posto della lista delle 500 migliori canzoni di ogni tempo compilata dalla rivista Rolling Stone.

Il brano fu pubblicato come singolo avente Treat Me Nice sul lato B. Il disco raggiunse la vetta della classifica in USA per sette settimane nel 1957 e Regno Unito per tre settimane nel 1958 e nel 2005 e la quarta posizione in Olanda nel 1974 vincendo due dischi di platino.

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Social Distortion – I Was Wrong

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Rabbia, droga e punk. Allevati tra la middle class del sobborgo di Orange County, Los Angeles, i Social Distortion sono l’emblema e la condanna di quella generazione di adolescenti in rivolta a metà degli anni Settanta: bersaglio della loro furia erano i genitori, i lindi vialetti con giardini, le candide villette e tutto quanto sapeva di moderatamente adulto. Incarnazione di ogni merito ed espiatore di ogni colpa è Mike Ness, leader e unico membro permanente di una band che tra le mille vicissitudini di una trentennale carriera ha vissuto continui e drammatici cambi di lineup. Quando nel 1978 Ness decide di mettere assieme una band per dare forma artistica alle sue volontà, la scena di Los Angeles è intrisa delle vampate punk hardcore che arrivano da New York e Londra: Ness non è altro che un teppista adolescente che ha trovato nella droga e nell’alcol la valvola di sfogo della sua inquietudine e nelle carceri minorili una specie di seconda dimora.

Ma la faccia truce nasconde in realtà intenzioni musicali ben più miti: la prima lineup, si butta su testi generazionali impacchettati con il sound hardcore in quel momento di voga, fino a quando tra i Social Distortion plana Dennis Danell, compagno di scuola di Ness, è con questa lineup che esce “1945”, primo 45 giri della band in cui a una ritmica potente e veloce si sovrappone il compiacimento di Ness per la sua vita di cane sciolto di periferia. Nel gran ribollire di personaggi che entrano ed escono dalla band i successivi 5 anni vedono una copiosa produzione di singoli (raccolti nel 1995 nell’album “Mainliner”) ma il debutto discografico vero e proprio arriva solo nel 1983: “Mommy’s Little Monster” viene accolto dal pubblico e dalla critica come la versione punk dei Rolling Stones (tanto che il singolo “Another State Of Mind” diventa uno dei primi e sparuti video punk a girare su MTV) ed è tutto giocato sullo scontro generazionale tra mondo della costrizione, incarnato dai genitori e dalle autorità, e mondo della libertà il cui paladino ovviamente non può che essere Ness.

La discesa negli inferi della droga di Ness, e i suoi comportamenti antisociali, impongono ai Social Distortion una pausa lunga quattro anni prima di rivedere una loro registrazione originale ma la band non pensa nemmeno per un momento allo scioglimento: quando Ness si ripresenta, nel 1988, ripulito e purificato, la band si chiude in sala di registrazione e ne esce in breve tempo con “Prison Bound”, disco che nella forma e nella sostanza significa il ravvedimento di un criminale, almeno del rock. La virata verso suoni country e rock si completa con l’omonimo disco del 1990 che comprende la cover di “Ring Of Fire” di Johnny Cash e soprattutto il singolo “Ball And Chain”. Ma il disco diventa celebre soprattutto per “The Story Of My Life”, testamento spirituale e principio dell’espiazione mitomane di Ness oltre che uno dei pezzi più noti della loro intera produzione. I Social Distortion sono tornati a cavalcare l’onda e nel giro di appena due anni escono con il nuovo album “Somewhere Between Heaven And Hell”, l’apice della loro carriera ed il loro disco più venduto, stilisticamente si compie la mutazione dal punk degli esordi a una miscela di blues, country e rockabilly mentre Ness (soprattutto con il singolo emblematico “Bad Luck”) ammonisce ormai come un vecchio saggio i nuovi adolescenti di vent’anni più giovani. Il paradiso dura poco e alla band si impone una nuova lunga pausa prima di tornare a pubblicare un disco ufficiale: “White Light White Heat White Trash” riparte dall’esuberanza dei ritmi punk rock ma continua nella parabola del nuovo Mike Ness, che sconta le sue colpe e pontifica a partire dal singolo “I Was Wrong”.

La pubblicazione di “Live At The Roxy” due anni dopo e i tentativi solisti di Ness sembrano l’inizio della fine di una band che anche nei momenti peggiori della parabola del suo leader non aveva mai lasciato spazio per fughe all’esterno. La morte di Danell a soli 38 anni, il 29 febbraio del 2000, a causa di un aneurisma cerebrale, sembra il colpo finale della storia dei Social distortion. Superato il dramma della scomparsa di Danell i Social Distortion, ormai sempre più la band di Ness, si mettono on the road per rodare l’ennesima formazione e solo nel 2004 tornano a pubblicare un album dal titolo “Sex, Love And Rock ‘N’ Roll”. L’arrivo diBrent Harding è l’ultimo cambio di fisionomia in attesa di un nuovo lavoro da parte di una band che ha svelato i misteri della vita a tre generazioni di adolescenti.

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