EOS, la nostra recensione sul nuovo album degli Eldritch

EOS

EOS è il nuovo album degli Eldritch. Sono tornati sulle scene  e lo hanno fatto in grande stile! Il dodicesimo album della band italiana è in uscita oggi 19 novembre per Scarlet Records. Una evoluzione matura e consapevole che torna a strizzare l’occhio al filo conduttore dei primi album. E’ un insieme di rock-metal-progressivo, con molteplici influenze, e tanta melodia.

Il titolo ‘EOS’ è già di per sé portatore di rinascita, incarnando la dea dell’alba della mitologia greca. Ma a favorire questo nuovo ciclo di vita musicale della band hanno contribuito due importati cambi di line-up. Infatti dopo vent’anni è tornato alle tastiere Oleg Smirnoff (Labyrinth, Death SS, L’Impero delle Ombre), riprendendo così egregiamente il lavoro svolto nei primi tre album, come se non fosse passato nemmeno un giorno. E con l’arrivo di Dario Lastrucci al basso (Subhuman, Suicidal Causticity), la band ha potuto fare un uso sapiente dei cori, come mai in precedenza. Inoltre entrambi hanno affiancato Eugene Simone alla composizione del disco, scrivendo due canzoni Oleg e una Dario. Un gran bel lavoro di squadra.

Gli Eldritch hanno potuto lavorare al progetto senza fretta, a causa della particolare situazione dovuta al ‘lockdown’.  Nei testi sono presenti argomenti molto seri e attuali, che stanno a cuore a Terence Holler, primi fra tutti il bullismo e la depressione, avendoli vissuti in prima persona e rendendo le liriche molto personali.

Iniziamo allora questo viaggio verso la rinascita.

La intro strumentale ‘Dead Blossom‘ è una irritante esplosione di oscurità. Le tastiere techno riescono perfettamente nell’intento di creare disagio e curiosità in ciò che verrà dopo.

In ‘Failure Of Faith’ le chitarre la fanno da padrone, classiche e potenti, con l’appoggio di una vigorosa doppia cassa di Raffahell Dridge. E finalmente possiamo ascoltare la voce rabbiosa e strepitosa di Terence, che compete in virtuosismi con gli altri strumenti. E la collera e il rancore dovuti a tutte le delusioni sofferte nella vita si percepiscono intensamente.

“All my certainties collapses every time I open my eyes”

The Cry Of A Nation’, primo singolo e video di ‘EOS’, ha una affascinante intro strumentale. Ma è il riff a metà tra il progressive rock e il metal che rimane in testa a lungo. Da ammirare in particolare alcune parti cantate in growl, che urlano la delusione verso il potere che ci guida, corrotto e bugiardo.

“Willingly blind to the new, not representative of your generation”

Il secondo singolo e video dell’album è ‘Circles’, un bellissimo crescendo di tensione. Con tastiere in stile Labyrinth e un cantato emozionante, riesce ad essere contemporaneamente rabbioso, feroce e melodico. Un testo molto introspettivo per Terence, perchè in fondo la vita è un cerchio, fatto di momenti belli e momenti brutti, che si alternano infinitamente tra loro.

“My head is still spinning, the sky is still darkening…”

No Obscurity’ offre una leggera tregua, pur facendo persistere l’oscurità. Incantevole assolo di tastiere e chitarre ed armoniosi cambiamenti di ritmo, in pieno stile progressive. E’ un respiro di speranza per trovare la forza di uscire dalle situazioni oppressive che spesso, purtroppo, capita di subire.

“You got a life and the reason to rise, no obscurity, don’t fall into this trick”

Inizia quindi il brano più lungo del disco ‘Sunken Dreams‘, dove per ben undici minuti possiamo gustare continue evoluzioni di intensità e tecnica. Emozioni in crescita e variazioni coraggiose ne fanno un brano completo con atmosfere drammatiche e di chiara ispirazione ai Dream Theater. Una canzone in cui la speranza riposta nei sogni viene brutalmente infranta. Perchè le tante esperienze di vita fanno sognare, ma puntualmente affondano tutti i progetti e le illusioni.

“All the dreams left behind, got to change the settings and plans to my life”

Fear Me’ parte con potenti chitarre per passare poi il dominio al pianoforte, estremamente melodico. Un brano rabbiosamente articolato e veloce, ma sempre armonioso. E la violenza raccontata nel testo si percepisce addosso.

“My primal instinct keeps me alive, my emotions won’t let me down”

Il pianoforte apre l’immancabile ballad ‘I Can’t Believe It’. La voce di Terence accompagnata dai cori di Dario riesce ad emozionare, esprimendo perfettamente malinconia e sofferenza. Non si riesce a restare indifferenti partecipando a tanta tristezza interiore. La disillusione di un uomo che, consapevole delle proprie imperfezioni e mancanze, non crede sia possibile essere amato veramente per quello che è.

“I hardly fought the battle to walk with the head up high”

Con ‘The Awful Closure’ ci ritroviamo davanti ad una bomba potente e d’impatto. Chitarre aggressive e nuovamente accenni di growl la rendono decisamente power. Anche i cori sono di supporto per un risultato esaltante. Si sente tutta la collera per un mondo e una società che stanno andando in rovina. Non ci può essere accettazione per una fine così terribile.

“I’d like to breath some new fresh air, I’m sick and tired again”

Si passa alla titletrack ‘EOS’ in cui si combinano progressive metal e hard rock con richiami a Fates Warning e Dream Theater. Ancora cori per la rinascita tanto sofferta e un assolo rigenerante di Simone sul finale. Forse ci può essere speranza e si può trovare la forza per un nuovo inizio!

“My head is harder than a diamond, I always stood my ground still”

Il viaggio è finito ma c’è ancora una sorpresa. Terence ha voluto dare sfogo alla sua passione per l’hard rock americano anni ’80 comparando la sua voce con quella di Jon Bon Jovi. Il brano scelto per questa heavy cover è ‘Runaway’. E non poteva essere altrimenti, essendo un testo che racconta i problemi adolescenziali di una giovane americana. Il risultato è vincente e la giusta conclusione di questo percorso.

Un album che conquista con ripetuti ascolti per poter apprezzare le mille sfaccettature delle straordinarie canzoni di cui è composto, ma che colpisce forte fin da subito e fa venire voglia di sentirlo suonato dal vivo. Rappresenta la straordinaria evoluzione di un gruppo storico, con un indiscutibile livello di maturità che merita onestamente riconoscimenti internazionali.

Eldritch – EOS

Label: Scarlet Records.
Artwork di Federico Mondelli (Frozen Crown, Volturian).
Produzione di Eugene Simone c/o ES Studios e Simone Mularoni c/o Domination Studio (San Marino).

Tracklist:

1. Dead Blossom.
2. Failure of Faith.
3. The Cry of a Nation.
4. Circles.
5. No Obscurity.
6. Sunken Dreams.
7. Fear Me.
8. I Can’t Believe It.
9. The Awful Closure.
10. Eos.
11. Runaway (Bon Jovi cover).

Line-up:

Terence Holler – vocals.
Eugene Simone – guitar.
Rudj Ginanneschi – guitar.
Oleg Smirnoff – keyboards.
Dario Lastrucci – bass.
Raffahell Dridge – drums.

Discografia:

Seeds Of Rage (1995).
Headquake (1997).
El Niño (1998).
Reverse (2001).
Portrait Of The Abyss Within (2004).
Neighbourhell (2006).
Blackenday (2007).
Gaia’s Legacy (2011).
Tasting The Tears (2014).
Underlying Issues (2015).
Cracksleep (2018).
EOS (2021).

Eldritch:

http://www.eldritchweb.com/
https://www.facebook.com/Eldritchband

Scarlet Records:

https://scarletrecords.it/
https://www.facebook.com/scarletrecordsarletrecords.it/

Leggi anche la nostra intervista a Terence Holler QUI