Bull Brigade con Perché Non Si Sa Mai, online dal13 febbraio 2026 per Motorcity Produzioni, arrivano a un punto cruciale del loro percorso. Non un semplice nuovo disco, ma un lavoro che suona come una presa di coscienza. Dieci brani che tengono insieme strada e introspezione, rabbia e lucidità, memoria e presente.
Dopo quasi vent’anni di concerti, chilometri, sudore e coerenza, la band torinese firma un album più stratificato e consapevole, senza perdere però l’urgenza dello street-punk che l’ha resa una colonna della scena italiana.
Le collaborazioni con Giancane, Willie Peyote, Claver Gold e Fast Animals and Slow Kids ampliano il respiro del disco, mentre la produzione di Andrea Tripodi accompagna il suono verso nuove profondità.
Abbiamo parlato con i Bull Brigade di questo nuovo capitolo, di identità, di scelte e di cosa significa oggi “alzare l’asticella” restando se stessi.
Intervista Bull Brigade
Perché Non Si Sa Mai viene descritto come un punto di svolta e allo stesso tempo come un nuovo inizio. A che momento della vostra storia arriva questo disco, umanamente prima ancora che musicalmente?
Ciao a Tutti sono Eugy, il cantante dei Bull Brigade. Sì, molti vedono in questo disco una svolta. Per noi credo che non sia altro che una conseguenza naturale dello scorrere del tempo e quindi una sorta di crescita musicale ma anche umana che va di pari passo con l’anagrafica.
Nel senso che abbiamo sempre cercato di dare un senso a tutto quello che abbiamo fatto in questo ambito e sicuramente la band ha ritenuto opportuno cercare di avere un approccio a livello di stile e contenuti e di atmosfere coerenti con la propria età anagrafica.
Dopo anni di street-punk diretto e senza filtri, qui il suono si fa più stratificato e maturo. È stata un’evoluzione naturale o avete sentito il bisogno di mettervi in discussione, anche rischiando di uscire dalla vostra comfort zone?
E’ proprio il discorso che facevamo prima. Diciamo che lo Street -punk dei primi Bull Brigade era un genere scandito da un grande senso di appartenenza e alla militanza che noi avevamo nell’ambito delle sottoculture giovanili.
Poi crescendo si perde un po’ quello smalto, cambia la vita delle persone. Non si ha più tutto quel tempo di stare in strada e di vivere in maniera viscerale quello che accade nella “banda”. Quindi chiaramente abbiamo cercato anche dal punto di vista musicale di avere un approccio diverso dalla velocità e dall’aggressività dei primi Bull Brigade ma anche di crescere dal punto di vista musicale.
“Sopra i Muri” parla apertamente del rapporto conflittuale con l’identità punk e con i suoi dogmi. Quanto è difficile, oggi, restare fedeli a un’attitudine senza sentirsi imprigionati dalle etichette?
Il punk è una realtà, un mondo incredibile che ha cullato gli anni migliori della nostra vita all’interno dei quali ci siamo letteralmente nutriti di tutte le sue regole stilistiche e comportamentali. Di tutti quei suoi dogmi, di tutti i saperi, di tutti gli aneddoti che riguardavano le leggende che hanno fatto parte di questo mondo.
Puoi immaginare quanto poi diventa conflittuale cercare di andare a profanare tutta una serie di robe che magari in età adolescenziale tu eri pronto a giurare con il sangue. Come dico in Sopra ai Muri “Fonda una banda e giura con il sangue che non tradirai”. E qui è difficile perché poi si generano e si creano dei conflitti pazzeschi all’interno dello spirito di chi invece in queste cose ci ha sempre creduto.
Però ad un certo punto secondo me è importante saper riconoscere quando il troppo stroppia. Una persona di 40 /45 anni fa fatica a mettersi su un palco e mettersi a cantare quelle cose che cantava a 20, perché non ha più quello smalto, quella presenza, quella scintilla, quella inconsapevolezza e imprevedibilità che ti davano i 20 anni.
E’ molto più corretto dal punto di vista etico e morale cercare di fare qualcos’altro e noi abbiamo provato a farlo nel modo migliore possibile. Mantenendo però sempre l’impronta inconfondibile che chiunque può percepire. Che testimonia chi siamo e da dove veniamo, cercando di avere dei motivi più che validi per poter stare su un palco e continuare a parlare con i ragazzi.
Le collaborazioni di questo album non sembrano semplici featuring, ma veri incroci di percorsi. Cosa vi ha spinto a condividere questi brani con artisti così diversi e cosa vi hanno restituito Giancane, Willie Peyote, Claver Gold e i FASK?
Sono stati 4 viaggi incredibili dai quali siamo usciti sicuramente più aricchiti dal punto di vista culturale e umano… abbiamo conosciuto persone incredibili e professionisti pazzeschi. Abbiamo imparato a rapportarci con chi fa questo di mestiere ed è stata una cosa incredibile.
Giancane e il Claver li abbiamo conosciuti condividendo il palco di alcuni festival in cui abbiamo suonato insieme. Il FASK invece durante un nostro concerto è venuto a sentirci e Willie è un rapper di Torino che ha frequentato le stesse strade che hanno frequentato i Bull Brigade. Ma al di la di questi aspetti è più il lato umano che fa la differenza in questo genere di cose.
Poi magari da un occhio esterno potrebbero sembrare quattro nomi messi lì per cercare di allargare gli orizzonti. Sicuramente ci consentiranno di raggiungere senza ombra di dubbio un pubblico più largo ma sono cose che sono veramente nate dentro il tour dei Bull Brigade con gli incroci che la vita ci ha riservato.
Brani come “Lividi” e “Senza Spine” mostrano un livello di esposizione emotiva molto forte, quasi spiazzante. È stato difficile scavare così a fondo e mettere in musica fragilità, senso di colpa e responsabilità generazionali?
Esatto! Era proprio il discorso che magari abbiamo affrontato rispetto a questa seconda vita dei Bull Brigade. Sicuramente per cercare di essere coerenti e di avere comunque un qualcosa da presentare che fosse credibile abbiamo dovuto scavare dentro a tutto quello che era la nostra sfera emotiva e sentimentale.
Pensiamo di esserci riusciti. Lo capiremo se ci saranno dei ragazzi che leggono in queste canzoni dei sentimenti e delle sensazioni che sono sovrapponibili alle loro e allora significherà che abbiamo fatto centro.
Guardando indietro, da Strade Smarrite a oggi, cosa sentite di aver perso e cosa invece avete difeso con più forza in questi quasi vent’anni di Bull Brigade?
Sicuramente uno degli aspetti più difficili di questi 20 anni di Bull Brigade è stato il passaggio da gruppo di base che proveniva dalle cantine a gruppo da festival, perché nel momento in cui una band fa una scelta di questo tipo si mette in conto tantissimi cambiamenti e dispendio di energie e tempo pazzeschi.
Questo ovviamente non tutti sono pronti ad affrontarlo e a reggerlo quindi abbiamo avuto moltissimi cambi di line-up. Abbiamo visto amici e fratelli che condividevano i nostri stessi sogni abbandonarci. Queste sono scelte dolorose che bisogna fare per far crescere un progetto che è poi abbiamo difeso a denti stretti sempre e comunque. Perché eravamo estremamente convinti di voler fare determinate cose a tal punto da sacrificare qualcosina dal punto di vita umano.
E’ stato molto difficile, quando hai uno che è con te e che ha fondato la band che non ce la fa più a venirti dietro e tu devi decidere se rallentare e accomodare la band alle possibilità e alle disponibilità di uno o due oppure dire no.
La band deve fare 30 date, la band deve partire… Noi abbiamo sempre guardato avanti e siamo stati fortunati perché abbiamo messo dentro dei ragazzi generosi, pronti, determinati. Però è ovvio, quando mi dicono Bull Brigade ci sono tanti nomi, tanti volti che associo a questo immaginario che comunque fanno sempre parte di questa famiglia.
Il disco è appena uscito e sarà subito portato in tour, dall’Italia alla Spagna fino a Londra. Cosa vi aspettate che succeda quando queste canzoni, così personali e dense, inizieranno a vivere davvero sul palco, davanti alla vostra gente?
Noi indubbiamente non vediamo l’ora di partire per capire quale sarà il termometro dei nostri fan. Di vedere un po’ come reagiranno a questo nuovo approccio che è molto meno nervoso dei precedenti, però sempre costernato da ritornelli, dal cantare tutti insieme.
Speriamo di toglierci delle grandi soddisfazioni perché abbiamo fatto un sacrificio incredibile ed è giunta l’ora di andare a raccogliere quello che abbiamo seminato. Speriamo che il raccolto sia buono!!! Un ringraziamento a tutti i lettori da parte dei Bull Brigade.
ASCOLTA “PERCHE’ NON SI SA MAI” QUI
