EOS, la nostra recensione sul nuovo album degli Eldritch

EOS

EOS è il nuovo album degli Eldritch. Sono tornati sulle scene  e lo hanno fatto in grande stile! Il dodicesimo album della band italiana è in uscita oggi 19 novembre per Scarlet Records. Una evoluzione matura e consapevole che torna a strizzare l’occhio al filo conduttore dei primi album. E’ un insieme di rock-metal-progressivo, con molteplici influenze, e tanta melodia.

Il titolo ‘EOS’ è già di per sé portatore di rinascita, incarnando la dea dell’alba della mitologia greca. Ma a favorire questo nuovo ciclo di vita musicale della band hanno contribuito due importati cambi di line-up. Infatti dopo vent’anni è tornato alle tastiere Oleg Smirnoff (Labyrinth, Death SS, L’Impero delle Ombre), riprendendo così egregiamente il lavoro svolto nei primi tre album, come se non fosse passato nemmeno un giorno. E con l’arrivo di Dario Lastrucci al basso (Subhuman, Suicidal Causticity), la band ha potuto fare un uso sapiente dei cori, come mai in precedenza. Inoltre entrambi hanno affiancato Eugene Simone alla composizione del disco, scrivendo due canzoni Oleg e una Dario. Un gran bel lavoro di squadra.

Gli Eldritch hanno potuto lavorare al progetto senza fretta, a causa della particolare situazione dovuta al ‘lockdown’.  Nei testi sono presenti argomenti molto seri e attuali, che stanno a cuore a Terence Holler, primi fra tutti il bullismo e la depressione, avendoli vissuti in prima persona e rendendo le liriche molto personali.

Iniziamo allora questo viaggio verso la rinascita.

La intro strumentale ‘Dead Blossom‘ è una irritante esplosione di oscurità. Le tastiere techno riescono perfettamente nell’intento di creare disagio e curiosità in ciò che verrà dopo.

In ‘Failure Of Faith’ le chitarre la fanno da padrone, classiche e potenti, con l’appoggio di una vigorosa doppia cassa di Raffahell Dridge. E finalmente possiamo ascoltare la voce rabbiosa e strepitosa di Terence, che compete in virtuosismi con gli altri strumenti. E la collera e il rancore dovuti a tutte le delusioni sofferte nella vita si percepiscono intensamente.

“All my certainties collapses every time I open my eyes”

The Cry Of A Nation’, primo singolo e video di ‘EOS’, ha una affascinante intro strumentale. Ma è il riff a metà tra il progressive rock e il metal che rimane in testa a lungo. Da ammirare in particolare alcune parti cantate in growl, che urlano la delusione verso il potere che ci guida, corrotto e bugiardo.

“Willingly blind to the new, not representative of your generation”

Il secondo singolo e video dell’album è ‘Circles’, un bellissimo crescendo di tensione. Con tastiere in stile Labyrinth e un cantato emozionante, riesce ad essere contemporaneamente rabbioso, feroce e melodico. Un testo molto introspettivo per Terence, perchè in fondo la vita è un cerchio, fatto di momenti belli e momenti brutti, che si alternano infinitamente tra loro.

“My head is still spinning, the sky is still darkening…”

No Obscurity’ offre una leggera tregua, pur facendo persistere l’oscurità. Incantevole assolo di tastiere e chitarre ed armoniosi cambiamenti di ritmo, in pieno stile progressive. E’ un respiro di speranza per trovare la forza di uscire dalle situazioni oppressive che spesso, purtroppo, capita di subire.

“You got a life and the reason to rise, no obscurity, don’t fall into this trick”

Inizia quindi il brano più lungo del disco ‘Sunken Dreams‘, dove per ben undici minuti possiamo gustare continue evoluzioni di intensità e tecnica. Emozioni in crescita e variazioni coraggiose ne fanno un brano completo con atmosfere drammatiche e di chiara ispirazione ai Dream Theater. Una canzone in cui la speranza riposta nei sogni viene brutalmente infranta. Perchè le tante esperienze di vita fanno sognare, ma puntualmente affondano tutti i progetti e le illusioni.

“All the dreams left behind, got to change the settings and plans to my life”

Fear Me’ parte con potenti chitarre per passare poi il dominio al pianoforte, estremamente melodico. Un brano rabbiosamente articolato e veloce, ma sempre armonioso. E la violenza raccontata nel testo si percepisce addosso.

“My primal instinct keeps me alive, my emotions won’t let me down”

Il pianoforte apre l’immancabile ballad ‘I Can’t Believe It’. La voce di Terence accompagnata dai cori di Dario riesce ad emozionare, esprimendo perfettamente malinconia e sofferenza. Non si riesce a restare indifferenti partecipando a tanta tristezza interiore. La disillusione di un uomo che, consapevole delle proprie imperfezioni e mancanze, non crede sia possibile essere amato veramente per quello che è.

“I hardly fought the battle to walk with the head up high”

Con ‘The Awful Closure’ ci ritroviamo davanti ad una bomba potente e d’impatto. Chitarre aggressive e nuovamente accenni di growl la rendono decisamente power. Anche i cori sono di supporto per un risultato esaltante. Si sente tutta la collera per un mondo e una società che stanno andando in rovina. Non ci può essere accettazione per una fine così terribile.

“I’d like to breath some new fresh air, I’m sick and tired again”

Si passa alla titletrack ‘EOS’ in cui si combinano progressive metal e hard rock con richiami a Fates Warning e Dream Theater. Ancora cori per la rinascita tanto sofferta e un assolo rigenerante di Simone sul finale. Forse ci può essere speranza e si può trovare la forza per un nuovo inizio!

“My head is harder than a diamond, I always stood my ground still”

Il viaggio è finito ma c’è ancora una sorpresa. Terence ha voluto dare sfogo alla sua passione per l’hard rock americano anni ’80 comparando la sua voce con quella di Jon Bon Jovi. Il brano scelto per questa heavy cover è ‘Runaway’. E non poteva essere altrimenti, essendo un testo che racconta i problemi adolescenziali di una giovane americana. Il risultato è vincente e la giusta conclusione di questo percorso.

Un album che conquista con ripetuti ascolti per poter apprezzare le mille sfaccettature delle straordinarie canzoni di cui è composto, ma che colpisce forte fin da subito e fa venire voglia di sentirlo suonato dal vivo. Rappresenta la straordinaria evoluzione di un gruppo storico, con un indiscutibile livello di maturità che merita onestamente riconoscimenti internazionali.

Eldritch – EOS

Label: Scarlet Records.
Artwork di Federico Mondelli (Frozen Crown, Volturian).
Produzione di Eugene Simone c/o ES Studios e Simone Mularoni c/o Domination Studio (San Marino).

Tracklist:

1. Dead Blossom.
2. Failure of Faith.
3. The Cry of a Nation.
4. Circles.
5. No Obscurity.
6. Sunken Dreams.
7. Fear Me.
8. I Can’t Believe It.
9. The Awful Closure.
10. Eos.
11. Runaway (Bon Jovi cover).

Line-up:

Terence Holler – vocals.
Eugene Simone – guitar.
Rudj Ginanneschi – guitar.
Oleg Smirnoff – keyboards.
Dario Lastrucci – bass.
Raffahell Dridge – drums.

Discografia:

Seeds Of Rage (1995).
Headquake (1997).
El Niño (1998).
Reverse (2001).
Portrait Of The Abyss Within (2004).
Neighbourhell (2006).
Blackenday (2007).
Gaia’s Legacy (2011).
Tasting The Tears (2014).
Underlying Issues (2015).
Cracksleep (2018).
EOS (2021).

Eldritch:

http://www.eldritchweb.com/
https://www.facebook.com/Eldritchband

Scarlet Records:

https://scarletrecords.it/
https://www.facebook.com/scarletrecordsarletrecords.it/

Leggi anche la nostra intervista a Terence Holler QUI

Boogie Bombers tornano con il nuovo singolo Boogie Bomb

Bombers

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I torinesi Boogie Bombers, dopo due altre anticipazioni succose tratte dal nuovo album in uscita il 20 novembre, rendono pubblico oggi un terzo singolo dal titolo Boogie Bomb.

Il brano fa parte parte infatti di Boogie Bonanza (Volcano Records & Promotion/Blue Mama Records). Si tratta di un lavoro scanzonato e tutto da ballare per il gruppo che reinterpreta la matrice blues in maniera personale e originale. I Boogie Bombers lo scorso febbraio sono anche volati oltreoceano per una serie di concerti nel Sud degli Stati Uniti.

Boogie Bomb è accompagnato da un video irresistibile con il protagonista impegnato in una danza irrefrenabile al ritmo della band torinese che non prendendosi troppo sul serio, riesce piuttosto a regalare un momento di ottima musica, blues e gran ritmo!

Chi sono i Boogie Bombers?

Nel 2004, due dei più giovani musicisti della scena blues locale si incontrano nelle jam session dell’underground torinese. Si tratta dell’armonicista e cantante Andrea Boris Borsacco e il chitarrista Joele “Joe” Musso. Boris scrive le canzoni mentre Joe ci mette i riff.
Inizia così la storia di un progetto che vede negli anni collaborazioni con numerosi artisti del territorio torinese e non solo. Tra jam, programmi radiofonici e televisivi non mancano numerosi concerti! Dal 2013 però la band assume la sua forma attuale che si consolida così tanto da spingere i suoi elementi da scegliere il nome “Fratelli Tabasco“. Questo, per rendere evidente il loro legame con un blues speziato ed esplosivo. Infatti Simone Tabasco alla batteria e percussioni e Marco Tabasco al basso, completano e definiscono perfettamente il loro suono.

Dopo una lunga serie di concerti la band rimane lonatana dalle scene per diversi mesi senza mai smettere di produrre nuovo materiale. Così nell’autunno del 2018 tornano come Boogie Bombers.  A questo punto abbiamo davanti uno dei suoni più solidi ed esplosivi nati dal blues e cresciuto negli anni con amore rabbia e passione. Insomma, tutto ciò che serve per arrivare al cuore di chi ascolta.
Qualcuno ha detto che sarebbe stato un crimine non condividere qualcosa di così potetente, e i Boogie Bombers sono qui per questo.

Avete voglia di leggere altri articoli sulla band? Cliccate QUI

Per maggiori informazioni:

FB: https://www.facebook.com/BoogieBombersBand
IG: https://www.instagram.com/boogiebombersband/
www.boogiebombers.com
www.volcanopromotion.com

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Black Beard, il nuovo progetto discografico della Jolly Roger Records.

Black Beard

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Black Beard è un nuovo progetto ideato da Jolly Roger Records aperto anche a gruppi stranieri e dedicato prevalentemente ai suoi “grandi amori”, HM classico e Vinile.

Quindi, dopo 12 anni di produzione esclusivamente rivolta a band italiane, l’etichetta è orgogliosa di annunciare questo nuovo progetto discografico.
Le prime due uscite per Black Beard saranno gli album “Forever” e “Tides” degli svedesi Memory Garden. Saranno disponibili per la prima volta in formato vinile, limitati a 250 copie ciascuno. Le Prime 100 copie infatti saranno in Lp colorato, gentilmente concessi in licenza da Vic Records.  Per chi li pre-ordina invce entrambi sul mailorder JRR in regalo la Tshirt di “Tides”!

MAGGIORI DETTAGLI SU Black Beard.

“Forever” pre-orderdini aperti qui. http://www.jollyrogerstore.com/release.php?id=87
“Tides” pre-ordini aperti qui. http://www.jollyrogerstore.com/release.php?id=88

Data di uscita JRR: 17 Aprile
Data di uscita distribuzione Goodfellas, Plastic Head: 1 Maggio

MEMORY GARDEN:

Memory Garden prendendo il nome da una canzone pubblicata dai titolari del doom americano Trouble. Gli svedesi quindi si contraddistinguono per aver saputo mescolare egregiamente sia riferimenti a icone doom-metal sia a nuove band del loro tempo. Parliamo di Black Sabbath, Candlemass, Solitude Aeturnus, Trouble Memento Mori e Morgana Lefay.

Dopo il loro primo demo ed il vinile 7″ “Bleesed are the Dead ” trovano presto un accordo con l’etichetta indipendente Heathendoom. Sia per l’uscita di “Forever” del 1995 che per il sorprendentemente maturo “Tides” del 1996.
Entrambi registrati ai Fredman Studios con Fredrik Norman ed accolti molto bene dai fan e dalla stampa Europea. Nel 1996 il chitarrista Simon Johansson entra nella band. Dopo l’uscita di “Tides” i Memory Garden firmano per la prestigiosa label Metal Blade registrando “Verdict of Posterity”. Il disco vede la prestigiosa collaborazione alla produzione Mike Wead (King Diamond, Mercyful Fate, Hexenhaus, Memento Mori, …).

Successivamente suonano anche in Scandinavia e in diversi festival estivi tra cui Wacken nel 1999. Ad inizio 2000 entrano in studio sempre con la produzione del fidato Mike Wead. Il risultato è l’apprezzato “Mirage” dove la band torna alle radici prettamente doom-metal e realizza un album ancora più pesante ed oscuro.

Seguono ancora concerti e festival in tutta Europa, incluso lo Sweden Rock. Il loro successivo album,”Carnage Carnival” esce nel 2008 su Vic Records. Ancora una volta con l’amico e produttore di lunga data Mike Wead. Seguono poi ancora da numerosi festival in Europa. Arrivano anche alcuni cambiamenti di formazione. La Vic Records ristampa così in Cd, cambiandone la copertina, l’ormai l’irreperibile “Tides”. Ri-masterizzato ovviamente da Mike Wead. Nel 2013 pubblicano infine “Doomain” tornando su Metal Blade Records.

ALTRO SUL PROGETTO Black Beard

Jolly Roger Records https://www.facebook.com/JollyRogerRecords/
Memory Garden Official FB page https://www.facebook.com/memorygardenofficial/

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Ancillotti “Hell on Earth” – L’Anteprima del nuovo album

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(english version below)

Gli Ancillotti ci presentano in anteprima il loro nuovo album in un caldo pomeriggio di fine ottobre. Un tranquillo paese nella campagna ravennate. Un allettante evento atteso da tempo.

Arriviamo così ai Fear Recording Studio di Alfonsine con una gran sete di conoscenza, non vediamo l’ora di assistere alla presentazione del nuovo album degli Ancillotti.

Ma la nostra sete viene inizialmente soddisfatta da alcune bottiglie di buon vino, appena stappate in occasione del rinfresco che ci ha accolto insieme ai membri della band e al loro produttore Gabriele Ravaglia.

E mentre arrivano tutti gli ospiti, piano piano l’emozione si stempera, per lasciare il posto a quella che sembra essere diventata una riunione tra vecchi amici, accomunati da una grande passione.

Finalmente ci spostiamo all’interno dello studio, pronti per l’ascolto track by track.

Ciano inizia quindi ad introdurre il lavoro realizzato e la filosofia che ci sta dietro. L’album è nato come un ragionamento naturale dopo l’ultimo tour europeo con l’ex chitarrista dei Manowar, Ross “The Boss” ed è carico di forza e tanta rabbia.

Rispetto ai primi due infatti si differenzia anche per la presenza di più cattiveria e arroganza, ma mantenendo comunque intatta la melodia.
“Spingiamo senza mezzi termini, i componenti non si risparmiano e ne viene fuori un gran tiro” sono parole sue.

E’ il turno di Bud, che ci presenta Giovanni Cardellino, alias John Goldfinch, voce dell’Impero delle Ombre.

E’ lui che ha scritto tutti i testi, con la supervisione finale di James Hoog. Quest’ultimo aveva curato gli album precedenti, ma per motivi personali non ha potuto seguire questo.

E Giovanni si è ritrovato a scrivere la prima canzone dalla sera alla mattina, tanto è entrato in sintonia con le tematiche dell’album. Una questione di vibrazioni e di giusto mood in tutta onestà, che ha provato fin da subito.

Gli argomenti principali sono le guerre, volutamente al plurale perché di ogni tipo (territoriali, personali, di emozioni), la rivoluzione, anch’essa globale o interiore, e l’ecologia, ma specificando che non ha niente a che vedere con le ultime tendenze Greta addicted.

Viene svelato poi finalmente il titolo dell’album, che rappresenta perfettamente i sentimenti rappresentati in esso: Hell on Earth.

Il CD uscirà per la Pure Steel Record, mentre il vinile sarà a cura della Jolly Roger Records. Tutti gli strumenti sono stati registrati qui ai Fear Studio, ad eccezione della voce e dei cori, registrati presso l’FP Recording Studio di Federico Pedichini, a Lucca.

Finalmente inizia l’ascolto…le prime note hanno l’effetto di una bomba!

Fighting Man

Nella prima canzone un uomo combatte per la sua vita, per un nuovo inizio, e non si arrenderà mai in questa guerra interiore, fino alla rinascita.

“È una nuova vita per un uomo combattente, un nuovo fuoco scaturito da un fulmine.
È un nuovo fuoco per un uomo combattente, sono rinato dalla mia storia!

Revolution

La seconda canzone ha un titolo che parla di Rock: E’ un inno alla rivoluzione della musica, del metal degli Ancillotti. Una magia travolgente, la stessa che si prova ad un concerto live. E segue l’onda del metal reazionario tipico dei Twisted Sister e dei Judas Priest.

“Non fermare la rivoluzione del rock, non mi si può fermare
Non fermare la rivoluzione del rock nella mia mente
Non fermarti, non fermarti!”

Firewind

In questa canzone la guerra torna, ma questa volta si tratta di guerra reale, che riporta alla mente la guerra fredda degli anni 80 ed il clima di sfiducia nei confronti del futuro. E’ per questo che il protagonista si sente in dovere di combattere e di indossare il suo “iron fist”, per proteggere la famiglia e la libertà.

Nelle parole della intro si rispecchia una realtà in stile Mad Max, dove un uomo incontra una donna e insieme tutto ciò che possono fare è…correre!

We are coming

Ci travolge quindi un inno agli anni 80, una canzone che celebra la gloriosa Legacy of Rock.

Con “We are coming” si esalta l’eccitazione provata durante i concerti, l’adrenalina che corre nei live, spingendo le sensazioni ad un livello anche erotico, come vuole la classica tradizione del rock. Un seguito istintivo di “Revolution”.

“Quando arriva la notte, l’Hard Rock è tornato!! Quando le luci si spengono, sei pronto per attaccare. Ti senti eccitato, senti le urla in aumento quando il mio sangue brucia, ascolta il mio suono!”
“…quando ti guardo, hey tesoro ti amo! Sono quello che fa per te… tutta la notte !!!”

Blessed by Fire

In questo testo si racconta la fortuna nel trovare un aiuto, che sia un amico o un parente, per affrontare la guerra di tutti i giorni. L’aiuto di una mano amica verso una persona ferita che ha bisogno di supporto per non abbattersi e andare incontro al mondo.

Una canzone che mette in particolare risalto la forza della batteria, che non si risparmia in nessun pezzo.

“Sei Benedetto dal fuoco, tocca il fuoco… è il tuo desiderio d’oro!
Tu combatti il leone, un Messia pazzo… se cadi ci sarò lo sai, ti darò la mia mano”

Broken Arrow

E’ quindi il turno di una canzone che racconta la resistenza del popolo dei pellerossa alle invasioni e alla colonizzazione.

Il capo tribù che lotta per il suo popolo è “Broken Arrow”, simbolo dell’amore della generazione 60/70 per queste tribù di nativi americani.

La stessa vicinanza che ci viene raccontata delle famiglie Ancillotti e Caroli verso questo popolo sofferente. Facile sentirci influenze di Ozzy, Dio, Motley Crüe e una chitarra ispirata dai Van Halen.

“Voglio essere un uomo libero … io sono la mia legge
Corri con il lupo … attraverso il giorno e la notte sotto la luna al freddo
Cavalca come il vento … attraverso il giorno e la notte, il fuoco mi sta bruciando l’anima.

Chiamo lo spirito, Il mio nome è Broken Arrow. Guardami negli occhi ardenti, se osi
Il mio nome è Broken Arrow. Sono nato qui, difenderò la mia terra

Il mio nome è Broken Arrow. Porterò di nuovo il mio popolo in guerra
Il mio nome è Broken Arrow che cade a terra… quando provi a rubare la mia terra!!”

Another World

Ci viene presentata da Bud come una canzone che spacca! E ha ragione! Ci leggiamo il pianto disperato del nostro pianeta, sfruttato, violentato e distrutto dall’avidità umana.

C’è quindi la ricerca di un nuovo pianeta, però inteso come rinnovamento del nostro, non come fuga verso altri mondi. E per cambiare il nostro mondo dobbiamo rinnovare innanzitutto noi stessi come uomini.

Pura critica ecologista, con citazione del titolo dell’album nel testo.

Frankenstein

Il classico racconto è l’unica canzone che si discosta dalle tematiche dell’album, e che a detta di Giovanni, si adatta invece molto bene al suo campo di competenza.

Il povero mostro si strugge alla ricerca del significato dell’anima. Vorrebbe provare dei sentimenti ma è senza cuore. E’ un racconto horror gotico, con una intro da grand guignol.

Ma a ben pensarci non è una rivoluzione interiore quella che prova Frankenstein? E quanto bisogno avrebbe di una mano amica che lo guidasse nei suoi conflitti quotidiani!

Till the End

Per raccontare le note dell’ultima canzone è opportuno e significativo riportare le parole di Giovanni:

“Il pianeta è in difficoltà. Che fare? Una sana e cazzuta rivoluzione, una fottuta guerra all’ignoranza, al menefreghismo. E quale colonna sonora migliore di un bel disco HM italiano? GLI ANCILLOTTI CONQUISTERANNO IL MONDO!”

Occorre aggiungere altro?

“La terra in cui viviamo sta morendo, dolce madre natura piangerà
Sai che la fine sta arrivando, sprecando la terra e il cielo!”

“running fast, fight forever, till the end
I’m alive, for the future, till the end”

L’ascolto è finito, ma in tutta onestà ne vorremmo ancora di più. Questo disco lascia con la voglia di ricominciare da capo. Anche la scaletta è stata studiata seguendo un filo emotivo ed ogni canzone potrebbe sembrare benissimo un live.

Sono tutte altamente orecchiabili e alcuni ritornelli sono già stampati in testa. Ora è il turno per noi ospiti di rispondere ad alcune domande della band.

Vogliono sapere quali sono i pezzi che ci hanno colpito di più e se sono riusciti a trasmetterci le emozioni che hanno impresso nel disco. Anche per loro è stato interessante osservarci durante l’ascolto.

Ciano afferma in aggiunta a questo che molte espressioni di stupore sono state più eloquenti di qualsiasi complimento.

Siamo tutti concordi nell’affermare che ogni pezzo potrebbe diventare un potenziale singolo, con relativo video, così ci svela che i primi di dicembre verrà girato il video promo di “Revolution” in attesa dell’uscita dell’album nei primi mesi del 2020.

Poi ci confessa che per la band è importante soprattutto riscontrare il parere favorevole di gente genuina, che la pensa come loro. Sostenitori che amano la musica e che apprezzano le emozioni che loro vogliono trasmettere.

D’altra parte la vita on the road, la magia del suonare, hanno sempre fatto parte della grande famiglia del rock e della storica famiglia Ancillotti.

In Hell on Earth hanno voluto trasportare tutta la loro energia, in modo naturale, come si dice ‘alla vecchia’, senza campionature. Sia nella musica quanto nei testi.

Con una base di metal classico anni 80, gli arrangiamenti danno una notevole corposità e anche l’uso delle tastiere di Simone Manuli è stato fatto sapientemente, senza che prendano il sopravvento. Semplicemente accennate, ma che danno quel tocco in più ad ogni singola frase musicale.

D’altra parte la masterizzazione è stata affidata a Jacob Hansen, degli Hansen Studios danesi; mix engineer anche di Volbeat,U.D.O., Primal Fear, Pretty Maids, Fleshgod Apocalypse e Epica, per citarne alcuni.

E la sapiente ricerca della qualità è sotto gli occhi e le orecchie di tutti!

Abbiamo sentito richiami agli Accept, Judas Priest e Dio. Così come ai Van Halen, Ozzy Osbourne e Black Sabbath. Ma anche Motley Crue, Thin Lizzy e Twisted Sisters.

Ma il timbro che caratterizza gli Ancillotti è unico e in questo disco viene espresso prepotentemente.

Questo album in particolare potrebbe essere visto come la degna conclusione di una potente trilogia, ma fortunatamente la band riconosce di essere ancora in evoluzione, con la volontà di affinare ancora di più la loro opera.

Non possiamo che esserne felici e restiamo fiduciosi in ulteriori sviluppi per il futuro.

Intanto aspettiamo le date del tour organizzato dalla agenzia europea di booking DMC Group (Belgio) che partirà poco dopo l’uscita del disco.

L’unica curiosità rimasta a fine giornata riguarda la copertina del disco. Possiamo svelare solamente l’autore, il portoghese Augusto Peixoto, ma sarà sicuramente di forte impatto, come tutte le canzoni che rappresenta.

Rock My Life racconta emozioni e questa volta è stato talmente facile che è come se certe sensazioni si fossero raccontate da sole. Grazie Ancillotti! Noi combatteremo la vostra rivoluzione insieme a voi…fino alla fine!

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Ancillotti

Bud:Vocals
Ciano: Guitars
Bid: Bass
Brian: Drums
…and the crew guys

Credits

Recorded by Gabriele Ravaglia at Fear Recording Studio – Italy except voices recorded by Federico Pedichini at FP Recording Studio – Italy

Mixed and Produced by Gabriele Ravaglia at Fear Recording Studio – Italy
Mastered by Jacob Hansen at Hansen Studios – Denmark

All songs written by Ciano
All songs Arrangements by Ancillotti

All Lyrics written by Giovanni Cardellino
Lyrics assistant: James Hoog

Special Guest on keyboards: Simone Manuli
Additional Backing vocals: Vittorio Barbato, Niccolò Saul D’alario, Francesco Noli, Gerardo Altieri, Joe Eleim

Cover Art by Augusto Peixoto
Pics by Luca Bernasconi

Album title: Hell on Earth

tracklist:
1. Fighting Man
2. Revolution
3. Firewind
4. We are Coming
5. Blessed By Fire
6. Broken Arrow
7. Another World
8. Frankenstein
9. Till The End

Discography:

2012 Down this road together (EP)
2014 The Chain goes on (CD/LP)
2016 Strike Back (CD/LP)

Links
http://www.ancillottiband.com/
https://www.facebook.com/AncillottiBand/
https://www.facebook.com/fearstudiorecording/
https://jacobhansen.com/
https://www.facebook.com/dmcgroupbelgium/

—– ENGLISH VERSION —–

ANCILLOTTI NEW WORLDWIDE ALBUM “HELL ON EARTH” PRE-LISTENING SESSION.

A warm afternoon in late October. A quiet village in the Ravenna countryside. An attractive event that has long been awaited.

We arrive at Alfonsine’s Fear Recording Studio with a great thirst for knowledge, we look forward to seeing the presentation of the new Ancillotti album.

But our thirst is initially satisfied by some bottles of good wine, just uncorked during the party that welcomed us together with the band members and their producer Gabriele Ravaglia.

And while all the guests arrive, the excitement slowly fades away, to give space to what appears to have become a meeting between old friends, united by a great passion.

Finally we move into the studio, ready to listen to the album track by track.

Ciano begins to introduce the work done and the philosophy behind it. The album was born as a natural reasoning after the last European tour with the former Manowar guitarist, Ross “The Boss” and is full of strength and so much anger.

Compared to the first two, in fact, it differs in the presence of more malice and arrogance, but still keeping the melody intact.
“We play hard with no limits, the members don’t save their strength and a great sound comes out” are his words.

It is Bud’s turn, who introduces Giovanni Cardellino, alias John Goldfinch, voice of the “Impero delle Ombre”. He wrote all the texts, with the final supervision of James Hoog. James had edited the previous albums, but for personal reasons he couldn’t follow this one. And Giovanni found himself writing the first song from night to morning, so much he was in tune with the themes of the album.

A question of vibrations and the right mood, he told us, that he felt from the start. The main topics are wars, deliberately plural because of all kinds (territorial, personal, emotional), the revolution, which is also global or interior, and ecology, but specifying that it has nothing to do with the latest trends ‘Greta addicted’.

The title of the album is revealed, which perfectly represents the feelings in it: Hell on Earth.

The CD will be released by Pure Steel Record, while the vinyl will be released by Jolly Roger Records. All the instruments were recorded here at the Fear Studio, except for the voice and choirs, recorded at the FP Recording Studio of Federico Pedichini, in Lucca.

Finally the listening begins … the first notes have the effect of a bomb!

Fighting Man

In the first song a man fights for his life, for a new beginning, and he will never give up in this inner war, until the rebirth.

Revolution

The second song has a title that speaks of Rock: “Revolution” It is a hymn to the revolution of music, of the Ancillotti metal. An overwhelming magic, the same that you feel at a live concert. And it follows the wave of reactionary metal typical of Twisted Sister and Judas Priest.

Firewind

In this song the war returns, but this time it is a real war, which brings to mind the cold war of the 80s and the feeling of distrust in the future.

This is why the protagonist feels forced to fight and wear his “iron fist”, to protect the family and freedom.

A Mad Max style reality is reflected in the words of the intro, where a boy meets a girl and all they can do is … run!

We are coming

We are swept away by a hymn to the 80s, a song that celebrates the glorious Legacy of Rock. The excitement felt during the concerts is enhanced, the adrenaline that runs in live shows, pushing the sensations to an even erotic level, as the classic rock tradition wants. An instinctive following of “Revolution”.

Blessed by Fire

In this lyric the fortune is about finding help, be it a friend or relative, to face the war of every day. The help of a helping hand towards an injured person who needs support not to fall and face up to the world. A song that particularly emphasizes the strength of the battery, which is not saved in any piece.

Broken Arrow

It is therefore the turn of a song that tells of the resistance of the Indians to the invasions and colonization. The tribal leader who fights for his people is “Broken Arrow”, a symbol of 60/70 generation love for these Native American tribes.

The same closeness that we are told of the Ancillotti and Caroli families towards this suffering people. Easy to feel influences from Ozzy, Dio, Motley Crüe and a Van Halen inspired guitar.

Another World

Bud introduced this one as a song that breaks! And he’s right! We find the desperate cry of our planet, exploited, violated and destroyed by human greed.

There is therefore the search for a new planet, but understood as a renewal of ours, not as a journey to other worlds. And to change our world we must first renew ourselves as men. Pure ecological criticism, with mention of the title of the album in the text.

Frankenstein

The classic story is the only song that differs from the themes of the album, and that according to Giovanni, adapts very well to his area of competence instead. The poor monster suffers in search of the meaning of the soul. He would like to have feelings but he is heartless.

It’s a gothic horror story, with an intro like grand guignol. But if you think about it, isn’t Frankenstein experiencing an inner revolution? And how much need of a helping hand to guide him in his daily conflicts!

Till the End

To tell the notes of the last song it’s appropriate and meaningful to quote Giovanni’s words:

“The planet is in difficulty. What to do? A healthy and shrewd revolution, a fucking war against ignorance, indifference. And what better soundtrack than a good italian HM record? THE ANCILLOTTI WILL CONQUER THE WORLD! ”

Need more?

The listening is over, but we would like to have more. This record leaves you wanting to start over again. Even the tracklist has been studied following an emotional thread and every song could seem like a live show. They are all highly catchy and some refrains are already printed on the head.

Now it’s our turn to answer some questions from the band. They want to know which are the pieces that have impressed us the most and if they managed to convey the emotions they have imprinted on the record.

It was also interesting for them to observe each other while listening. Ciano says that many expressions of amazement were more eloquent than any compliments.

We all agree that each piece could become a potential single, with its own video, so he reveals that the video of “Revolution” will be filmed in early December pending the release of the album in early 2020.

Then he confesses that for the band is especially important to find the favorable opinion of genuine people, who think like them. Supporters who love music and who appreciate the emotions they want to convey: life on the road, the magic of playing, the sense of family, the great rock family and the historic Ancillotti family.

In Hell on Earth they wanted to put all their energy, naturally, in the “old” way, without sampling. Both in music and in lyrics.

With a classic 80s metal base, the arrangements give a remarkable sound and even the use of Simone Manuli’s keyboards has been done wisely, without taking over, simply hinted at, but giving an extra touch to every single music sentence.

On the other hand the mastering was entrusted to Jacob Hansen, of the Danish Hansen Studios; also mix engineer of Volbeat, U.D.O., Primal Fear, Pretty Maids, Fleshgod Apocalypse and Epica, to name a few.

And the wise search for quality is under everyone’s eyes…and ears!

We heard references to Accept, Judas Priest and Dio. As well as to Van Halen, Ozzy Osbourne and Black Sabbath. But also Motley Crüe, Thin Lizzy and Twisted Sisters. But the sound that characterizes the Ancillotti is unique and on this record it is forcefully expressed.

This album could be seen as the worthy conclusion of a powerful trilogy, but fortunately the band recognizes that it is still evolving, with the desire to refine their work even more. We cannot but be happy and remain confident in further developments for the future.

Meanwhile we await the dates of the tour organized by the european booking agency DMC Group (Belgium) which will start shortly after the release of the album.

The only curiosity left at the end of the day concerns the album cover. We can only reveal the author, the portuguese Augusto Peixoto, but it will surely be of great impact, like all the songs it represents.

Rock My Life tells emotions and this time it was so easy that seems as if certain sensations were told by themselves. Thanks Ancillotti! We will fight your revolution with you … till the end!

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Maerormid pubblicano il terzo disco “Stasi”

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Il terzo disco dei Maerormid “Stasi” è da oggi disponibile in versione digitale via Dark Hammer Legion / Volcano Records & Promotion.

Si tratta di un disco dalle atmosfere dark che oscillano tra il depressive sperimentale e il doom metal. Trovando un perfetto punto di incontro tra i due precedenti lavori in studio della band.

Si passa da sezioni epiche e di ampio respiro a riff aggressivi e travolgenti, elementi che rendono il sound dei Maerormid dinamico e incalzante, permettendo all’ascoltatore di viaggiare senza mai annoiarsi.

Per anticipare la release di “Stasi” la band ha pubblicato diversi contenuti tra cui il lyric video di “Martire” di cui lasciamo il link qui di seguito:

Martire – Official Lyric: https://www.youtube.com/watch?v=X5-2JxNUPuk
Genere: Doom metal, post metal
Artisti simili: Neurosis, Janvs

Per maggiori informazioni
www.volcanopromotion.com
www.facebook.com/volcanopromotion
www.facebook.com/DarkHammerLegion
https://www.facebook.com/maerormid/?ref=br_rs

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Nuovo album per Il Segno del Comando

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Il Segno del Comando, storica band genovese in attività dal 1995, ha presentato nel novembre scorso il nuovo album “L’Incanto dello Zero”.

Realizzato al Nadir Studio di Genova e prodotto da Black Widow Records, arriva dopo cinque anni dal precedente.

Ogni album del gruppo ha la peculiarità di essere ispirato ad opere letterarie. In passato il disco d’esordio da cui prende il nome il gruppo stesso, riprende l’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata ed il relativo sceneggiato televisivo della Rai del ’71.

A seguire “Der Golem” del 2001 e “Il Volto Verde” del 2013, sono stati influenzati dalle opere di Gustav Meyrink, scrittore esoterico tedesco.

LA NASCITA LETTERARIA DEL PROGETTO

A distinguersi dal passato la collaborazione attiva con lo scrittore Cristian Raimondi. In quest’ultimo caso il lavoro non si ispira ad un’opera già esistente, ma creata appositamente per il gruppo.

In realtà Diego Banchero, bassista e anima storica della band, è rimasto molto colpito dai post pubblicati su Facebook da Cristian. Un ragazzo che non aveva mai pensato di pubblicare un libro, finchè Diego non lo ha contattato e ha insistito affinchè ciò accadesse.

Ed è così che è nata una stretta collaborazione tra i due, che ha portato alla nascita della prima opera autobiografica di Cristian “Lo Zero Incantatore”, in cui in effetti l’autore afferma di seguire la guida di una voce/entità spirituale, i cui racconti possono essere interpretati in maniera molto introspettiva.

In parallelo, allo sviluppo dell’album si sono uniti anche gli altri elementi della band, contribuendo con le loro personalità, al risultato finale. Le due chitarre Davide Bruzzi e Roberto Lucanato, le tastiere di Beppi Menozzi e la batteria di Fernando Cherchi, con la voce profonda e carismatica di Riccardo Morello, hanno dato vita a undici brani di grande impatto sonoro.

L’album è inoltre arricchito dalla presenza di importanti ospiti: Paul Nash e Maethelyiah, rispettivamente chitarra e voce (The Danse Society), Luca Scherani, tastiere (Hostsonaten e La Coscienza di Zeno) e Marina Larcher, voce (Egida Aurea e Runes Order).

Il risultato è un rock prog decisamente esoterico, con spunti jazz, dark e metal. Si crea così un insieme molto particolare che riporta spesso al sound horror\soundtrack, caratteristico da sempre della band.

L’aspetto esoterico si ritrova infine anche nell’artwork di Paolo Puppo, leader dei Will’o’Wisp, che ha lavorato a stretto contatto con Il Segno del Comando, durante tutta la lavorazione dell’album, per tradurre fedelmente in immagini ogni sfumatura dell’opera.

LE TRACCE

‘Il Senza Ombra’, è una intro strumentale che, grazie all’aiuto dell’organo, richiama alla mente sensazioni molto sinistre e oscure.

‘Il Calice Dell’Oblio’, ci catapulta subito nel rock duro e decisamente dark , con un potente riff iniziale che precede la voce narrante di Riccardo Morello. Veniamo introdotti allo smarrimento dell’autore e alla sua anima disperata.

‘La Grande Quercia’, un altro brano strumentale, di grande atmosfera, e arricchito meravigliosamente dai vocalizzi di Marina Larcher.

‘Sulla Via Della Veglia’ è un bel mix tra prog e metal, in cui la voce di Riccardo Morello torna a farla da padrona. Nel testo infatti possiamo scorgere la presa di coscienza dell’uomo e le prime domande esistenziali che ne scaturiscono. Bellissimo assolo di chitarra ad interrompere le riflessioni.

‘Al Cospetto Dell’Inatteso’ ci porta la bella voce di Maethelyiah e la chitarra di Paul Nash, con un tema iniziale in stile Dario Argento, poi ripreso più volte nel corso della canzone. Cristian inizia ad affrontare se stesso e la sua interiorità.

‘Lo Scontro’, oltre a fare riferimento ad un vero e proprio incidente d’auto, lascia libere le tastiere di Luca Scherani che rendono psichedelica la parte iniziale.

‘Nel Labirinto Spirituale’ racconta invece le prime esperienze esoteriche di Cristian, dandoci un po’ di respiro con melodie rilassanti, che incantano.

‘Le 4 A’, con una intro molto ritmica guidata dal basso di Diego, ci viene raccontato l’incontro con la follia di un amico, chiuso in un ospedale psichiatrico.

‘Il Mio Nome E’ Menzogna’ è un inno alla solitudine, che viene percepita come unico modo per andare avanti nel proprio percorso interiore. Fusione di dark e prog che ricorda da vicino il sound dei Blue Öyster Cult.

‘Metamorfosi’, atmosfere jazz che Maethelyia e Paul Nash riescono a farci vivere, per arrivare finalmente alla fine del percorso alchemico, con il riconoscimento da parte del protagonista, dell’Androgino dentro di sé.

‘Aseità’, ovvero il basso di  Diego Banchero e il significato più profondo dell’essere, che trova in se stesso la ragione della propria esistenza, senza bisogno di riferirsi ad altro. Uno degli attributi di Dio. La fine del percorso.

Atmosfere cupe e illuminate, suoni prodigiosi e voci melodiose. Tutto questo è l’incontro delle esperienze di un giovane scrittore e di grandi musicisti.  La trasposizione in musica di un viaggio visionario ed esoterico, che lascia con la voglia di non arrivare mai alla fine pur di goderne ancora.

Dio e Mefistofele in questa esistenza siedono su troni a poca distanza

SONGS LIST:

IL SENZA OMBRA
IL CALICE DELL’OBLIO
LA GRANDE QUERCIA
SULLA VIA DELLA VEGLIA
AL COSPETTO DELL’INATTESO
LO SCONTRO
NEL LABIRINTO SPIRITUALE
LE 4 A
IL MIO NOME E’ MENZOGNA
METAMORFOSI
ASEITA’

Il Segno del Comando:

Diego Banchero: Bass and Programming
Riccardo Morello: Vocals
Roberto Lucanato: Guitars
Davide Bruzzi: Guitars and Keyboards
Beppi Menozzi: Keyboards
Fernando Cherchi: Drums

Guests:
Maethelyah: Vocals
Paul Nasch: Guitars
Luca Scherani: Keyboards
Marina Larcher: Vocals

Links:

http://www.ilsegnodelcomando.net
https://www.facebook.com/IlSegnodelComando.Official
https://twitter.com/segnodelcomando

http://www.blackwidow.it/

VIDEO:

Il mio nome è Menzogna – https://www.youtube.com/watch?v=S0Qzr_BUbFA
Il Calice dell’Oblio – https://www.youtube.com/watch?v=5m1_7xOBo1Y

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Freddy Delirio and The Phantoms – Studio report del nuovo album “The Cross”

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Freddy Delirio, al secolo Federico Pedichini, probabilmente è conosciuto dai più come il fantasma dietro le tastiere dei Death SS. Ma le realtà musicali di Freddy sono molteplici, dai primi MANIA-C, ai W.O.G.U.E., passando per il progetto solista “Journey”, fino agli H.A.R.E.M.

E non solo. Il suo studio di registrazione FP RECORDING STUDIO vanta centinaia di produzioni, con nomi di prestigio ed una esperienza più che ventennale. Ma è del suo ultimo lavoro che vogliamo parlare oggi perché Rock My Life ha avuto l’onore di essere stata invitata al primo esclusivo ascolto del suo nuovo disco.

Il grandissimo tastierista ed eclettico musicista, cantante e produttore, ha appena concluso la sua ultima opera: l’album “The Cross” con la nuova band “Freddy Delirio and the Phantoms”, pubblicato dalla Black Widow Records.

La curiosità è forte quando me lo presenta come “…un mix tra Pink Floyd, Dream theater, Rammstein, Alice Cooper, Ghost e Nightwish. Qualcosa di doom che tende alla classica nei ritornelli. Sospensioni, oscurità, potenza. Ma molto originale. Moltissima melodia. Variegato ma univoco allo stesso tempo.“

E’ un pomeriggio nuvoloso quando arrivo al Maniero Delirio, un luogo in cui una volta varcato il cancello è possibile trovare un giardino circondato da alte mura, lo studio di registrazione, una chiesa (consacrata!) e l’abitazione di Freddy.

Sembra di entrare in una realtà sospesa ed il padrone di casa è visibilmente ansioso di ascoltare le tracce del suo nuovo disco. Mi svela che in realtà le ultime correzioni ai pezzi sono state apportate la notte precedente e questo ascolto sarà anche per lui il primo, dell’opera finita e approvata dai discografici. E’ un’emozione vederlo accendere tutte le apparecchiature e mettermi comoda, pronta a godermi l’ascolto. Ma capisco che anche lui è agitato ed in apprensione: deve capire se è stato fatto tutto come si deve.

Quindi niente discorsi, per quelli ci sarà tempo dopo. Ora si alza il volume ed iniziamo il viaggio!
Non a caso la prima canzone “Frozen Planets” racconta proprio di una discesa, da mondi ghiacciati e sconosciuti verso la Terra, verso la vita. E sembra proprio di avere le ali e di planare come un angelo sulle note e tra le nuvole.

Guardian Angel” potrebbe in un primo momento far provare la delusione di sentirsi abbandonati dal proprio angelo custode, ma non sono assolutamente note negative, perché portano la consapevolezza che non siamo rimasti soli, che l’angelo è tornato, per restare al nostro fianco.

E’ quindi la volta di una canzone che fa meditare sulla dualità dell’amore. “Inside the Castle” racconta dell’amore ancestrale e delinea la figura di tre donne. La prima rappresenta la purezza, la seconda simboleggia la passione e la terza è il congiungimento di entrambi gli elementi, distinti ma riuniti.

Solo adesso vedo che Mr.Delirio inizia a rilassarsi, che l’ascolto lo soddisfa ed i pensieri si stanno attenuando. Smette di camminare avanti e indietro e si mette a sedere vicino a me. Ma non sorride ancora…

E poi ecco la discesa verso gli Inferi. Ci aspettano “The Circles”, i gironi danteschi. E ci sentiamo trascinati verso il basso, perché l’invidia sarà sempre ad ostacolare la volontà di chi invece vuole crescere e ascendere verso il mondo delle idee, l’Iperuranio platonico dove la spiritualità si può raggiungere tramite l’intelletto.

Inizia quindi una canzone più personale e introspettiva per Freddy. Il racconto “In the Fog”, con un grandioso ritornello/assolo, riporta i suoi ricordi ad un luogo e un tempo lontani. Una montagna a cui è legato da 15 anni ed a cui ritorna spesso.

Ed ecco finalmente “The New Order”. Sono inconfondibili l’imponenza e l’autorità con cui arriva il Nuovo Ordine, per riportare equilibrio ed armonia, con una unica disciplina, un’unica lingua ed il rispetto delle regole. Ed è con un timbro oscuro che il volgo viene smembrato, per dare spazio alla nuova era. Due partecipazioni importati in questa canzone: Steve Sylvester ai cori e Chris, il figlio undicenne di Freddy, ai timpani.

Particolare e affascinante la strumentale “Afterlife”, durante la quale, in un attimo di pausa, una porta si chiude fragorosamente, accompagnata da un synth tipicamente anni 70. E la domanda è: siamo rimasti chiusi o ce la siamo chiusa alle spalle? Ma nessuno sa cosa ci sia dopo la vita.

In the Forest” ci riporta subito a melodie più felici, essendo stata scritta ripensando ad uno dei giorni più belli e spensierati di Freddy. Durante la canzone ci sorprende l’interpretazione di una vera e propria macumba. E non è assolutamente fuori posto, anzi, è stata fatta praticamente “su misura”.

Liquid Neon” ci riporta un po’ allo stato d’animo di sconforto della seconda traccia. L’atmosfera dark è quella di una notte squallida, in cui ci facciamo tante domande, apparentemente senza riposta. E l’unica cosa di cui ci rendiamo conto di avere bisogno è uno scossone per riuscire a dare una svolta alla nostra vita.

Ci avviamo verso la fine dell’opera con “Cold Areas”, che spiega ulteriormente il significato dei freddi pianeti da cui è partito tutto. Sono zone fredde, ovvero momenti più veri e atavici, che si contrappongono continuamente a quelli più caldi e pieni di problemi e incognite.

L’ultima canzone a chiudere il ciclo è “The Ancient Monastery”. Un pezzo di 8 minuti, molto doom e solenne a doverosa memoria di un evento funesto realmente accaduto (un eccidio sul finire della seconda guerra mondiale proprio nei pressi di questo luogo) con un fantastico assolo di pianoforte di Mr.Delirio a conclusione di questo viaggio suggestivo ed emozionante. E’ come se Freddy avesse messo la firma con le proprie mani alla fine della sua opera.

La sua voce mi riporta con in piedi per terra: “un altro ciclo di storia…”. E’ la frase con cui si conclude il disco, a libera interpretazione di chi lo ha ascoltato e scoperto nota dopo nota. Perché in realtà le anime non muoiono mai…!

Finalmente gli scappa un sorriso. E’ soddisfatto dell’ascolto e la tensione è passata.

E inizia a spiegarmi. Ogni singola canzone di questa opera è il frutto di sue esperienze di vita vissuta, ed è stato scritto e arrangiato velocemente e, soprattutto, istintivamente. E’ vero che il progetto è nato due anni fa e volutamente studiato a tavolino con i discografici, ma essendo Freddy sia produttore che compositore, ha potuto esprimersi al meglio con le sue note. Nel disco infatti ci sono tanti dettagli, dovuti alle numerose rifiniture che la sua passione e la sua precisione hanno richiesto. E merita prestarsi a più di un ascolto per poterne scoprire il più possibile.

In realtà le sue molteplici attività, tra cui ovviamente lo studio di registrazione e l’ultima fatica con i Death SS (ovviamente registrata, mixata e masterizzata proprio qui), lo hanno tenuto molto impegnato, facendo concentrare negli ultimi 5 mesi la maggior parte del lavoro puramente tecnico.

“I testi sono stati scritti in 5 giorni, perché scrivere testi mi annoia” rivela. Cosa? Da non credere. Ed invece proprio così: dopo aver composto la musica, Freddy adatta i testi che scrive prima in italiano, poi traduce in inglese ed infine adegua per il canto. Per questo album ha avuto anche il supporto di una insegnante madrelingua, perché lo avevo già detto che è un perfezionista, vero?

I fantastici assoli di chitarra che ho ascoltato nel disco sono di alcuni grandi musicisti che hanno rivestito il ruolo della morte nei Death SS: Vincent Phibes e Francis Thorn e di Lucky Balsamo (H.A.R.E.M.). Mentre alla batteria Freddy ha voluto il suo grande amico, praticamente fratello, Francesco Noli.

E alla fine si lascia andare ad un po’ di autocritica, scrupoloso al punto da darsi dei voti: e se a livello compositivo è estremamente soddisfatto e si aggiudica un bel 9, riguardo la produzione avrebbe voluto avere più tempo per rendere tutto perfetto, e si accontenta di un 8- – (si meno meno, come a scuola!). Ma si sa, un artista non riesce mai a vedere la perfezione in una propria creatura. E d’altronde non credo nemmeno che la perfezione esista, ma questo lavoro è davvero grandioso.

Poi apre qualche foto sul computer e rimango stupefatta dall’estetica dei costumi che mi fa vedere. Sono i primi studi dei personaggi della band e della copertina dell’album. E’ un look molto d’impatto e mi spiega che è stato fortemente voluto dal discografico. Tutti i componenti indossano maschere molto particolari, a metà tra quelle veneziane e lo stile di Eyes Wide Shut. Tranne lui. Lui ha un make up molto dettagliato e intrigante. Una visione d’insieme decisamente affascinante.

Lo stesso nome del gruppo gioca con il ruolo di Fantasma dell’Opera ricoperto da Freddy nei Death SS dal ’94. Ma questo nuovo fantasma è molto più surreale e molto meno horror.

Ed anche il titolo dell’album fa da filo conduttore, ricordando come ogni anima, ogni fantasma, porti con sè la propria croce karmica, passando da un ciclo di storia al successivo, nell’attesa di riuscire a riscattarsi e ad ascendere a nuovi e superiori livelli di consapevolezza.

Another cycle of history’ …un cammino che non finisce mai.

A questo punto resta solo la curiosità di andare a vedere dal vivo questo grande artista, che presenterà l’album ed il gruppo il 6 aprile al 2° M.aG. Metal Festival di Genova.
Se volete alleggerire la vostra croce dovrete esserci!

CREDITS:

Freddy Delirio: Vocals, keyboards, guitars, bass and drums
Special guests:
Vincent Phibes: Guitar solos and clean guitars on “In the fog”, “Cold areas” and “The ancient monastery”
Francis Thorn: Guitar solos and additional guitars on “Frozen planets”, “Guardian angel”, “Liquid neon” and “In the forest”
Lucky Balsamo: Guitar solos on “Inside the castle”, “The new order” and “The circles”
Jennifer Tavares Silveira: Female vocals
Elenaq: Female vocals
Steve Sylvester: Vocal chorus on “The new order”
Francesco Noli: Drums
Chris Delirio: Percussion
Cover design by James Hogg
Artwork by Pino Pintabona

LINKS:

https://www.facebook.com/freddy.delirio.9
https://www.facebook.com/freddydelirio/
https://www.facebook.com/fprecordingstudio/
https://www.facebook.com/BlackWidowRecordsItaly/

Altre date:

Torino 18 Maggio
Cassano d’Adda 25 Maggio

I fantasmi in sede live sono:
Freddy Delirio: Vocals, Keyboards
Lucky Balsamo: Guitar
Jos Venturi: Bass
Giuseppe Favia: Drums

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Spiral, il nuovo rock torinese dei Knowhere!

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Spiral, il nuovo album dei Knowhere esce L’8 febbraio scorso tramite la prestigiosa etichetta Volcano Records & Promotion.

Il disco della band torinese nata nel 2016 si chiama Spiral e si può dire che finalmente nel panorama italiano si inizia a respirare qualcosa di nuovo e all’avanguardia ispirato ai grandi americani ed inglesi.

Un’alternative rock nuovo, un sound moderno con richiami ai grandi classici.

Cliccando play apre il disco la traccia: “The fly”, un giro di chitarra che dà inizio al progetto fondato tre anni fa da Bruno Chiaffredo (batteria) e Federico Cuffaro (chitarra/voce) con l’aggiunta in seguito del bassista Mario Daudo.

Infatti solo l’anno scorso si completa così il trio che si prepara a fare grandi cose.

Come suggerisce il primo titolo scelto dai Knowhere per aprire Spiral, la band ci fa volare in un altro mondo. Una voce di sottofondo che ci culla e ci fa immaginare di essere pronti ad andare oltre quello che siamo per scoprire nuovi orizzonti.

Un inizio incredibile per un album che traccia dopo traccia ci fa viaggiare con la band in un percorso un pò misterioso che hanno costruito a regola d’arte.

Un alternanza di suoni più melodici e più forti come su “Envy”, una canzone più cupa che riflette anche una paura interiore che il singer ci fa ascoltare esplorando questo lato più dark dei loro testi.

i Knowhere fondono con Spiral anche delle armonizzazioni da ballad come in “Taking time”. Una canzone più malinconica, che narra di ricordi passati, ricordi finiti che non torneranno e che nessuno potrà mai rimpiazzare.
Sensazioni che insieme alla band ci fanno ripercorrere un pò la nostra vita.

La curiosità di scoprire quello che la vita ha in serbo per noi, la fame di vedere quello che ci accadrà, questa è “Ulisse”, che come il famoso personaggio di Omero viaggia fino al limite. Così anche noi siamo in balia delle note che ci portano lontano.

Un album con una grafica particolare con richiami esoterici che vengono poi ripresi nelle dieci tracce ma che già avevamo potuto cogliere dal singolo “The Seed” che anticipava Spiral.

Con il primo video ufficiale infatti, il trio torinese, Knowhere ci aveva già promesso grandi cose.

Difatti da questa canzone, che chiude anche in bellezza l’album, abbiamo potuto assaggiare quello che avremmo potuto trovare in Spiral: non solo un sound nuovo, un rock accattivante, ma anche dei testi di rilievo. Parole vere e pensate che narrano di vite vissute, che parlano sia dell’aspetto positivo che negativo della vita.

Esperienze vissute senza spaventarsi di fronte a quello che succede e senza vergognarsi di narrarlo. Non vogliamo dirvi altro perché pensiamo che questo sia un album da scoprire da soli.

Quindi andate a prendere il vostro lettore e le vostre cuffie e cliccate play su questo nuovo album, mettendolo in ripetizione da quando vi svegliate a quando entrate nella doccia!!!Buon ascolto e godetevi questa nuova perla della musica rock italiana.

Laura Semenzato.

TRACK LIST:
1. The Fly
2. Imploding
3. The Sword
4. Envy
5. Taking Time
6. Tsunami
7. Ulisse
8. Pride
9. The Seed

Band Links & Contact:
Facebook: https://www.facebook.com/kNowhererockband
Email: volcanopromotion@gmail.com

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Roots and returns, il disco capolavoro degli Hangarvain

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Roots and returns degli Hangarvain esce a Maggio di quest’anno e diventa subito uno degli album che qui in casa Rock my Life teniamo d’occhio inserendolo nella nostra play list. Oggi è una di quelle domeniche in cui trai vari ascolti alla fine decido di concedermi un album che in realtà ho già consumato e riascoltato più volte senza ancora sentirmi stanca o sazia, così oggi diventa il giorno perfetto per raccontarvi Roots and returns. Quando si inizia a fare questo lavoro ci insegnano ad essere distaccati, non farsi coinvolgere troppo, non sbilanciarsi nelle preferenze ed essere imparziali… In realtà stavolta ho deciso di fare l’esatto contrario, perché la musica non è forse questo? Lasciarsi coinvolgere da un brano, un album, una melodia, un testo ed una voce. Ed è allora che non riesci più essere distaccata ed imparziale, è allora che arriva il bello, l’emozione, è allora che racconti quel brivido che ti fa sentire delle vibrazioni che ti spingono a raccontare a tutti le tracce di un album che hai in loop in cuffia da oltre un mese! Appena schiacci play parte Roots and returns e devi guardare più di una volta il display perché d’improvviso non sai più se hai selezionato gli Hangarvain o i Black Stone Cherry…. Eh no, sono proprio gli Hangarvain! Una voce che spacca il cuore con un timbro perfetto per questo genere di musica, e lasciatemelo dire, un chitarrista che sa davvero il fatto suo, cesella finemente ogni brano con dei soli che incorniciano il pezzo tanto quanto basta per divorare anche le tracce successive. Un disco dinamico e ricco di sorprese che unisce uno swing accattivante dalle tinte blues all’energia contenuta nei circa quattro minuti di ogni pezzo. Roots and returns è un album fluido e potente allo stesso tempo che passa con agilità e disinvoltura da terreni aridi e suoni graffianti di Apple Body alle tonalità vellutate e sensuali di Give me an answer. Pezzo dopo pezzo la personalità degli Hangarvain delinea il carattere e lo stile di chi sa davvero il fatto suo, e non deludono neanche dal vivo quando quattro elegantissimi uomini in camicia e gilet salgono sul palco quasi abbagliati dalla luce bianca dell’asta per microfono del singer. Sembra che stiano per offrirci uno spettacolo di musica da ripostiglio recitando il copione di un film di altri tempi, invece poi parte il primo brano ed i bassi iniziano a far vibrare le spie su cui qualche fotografo ignaro della potenza degli Hangarvain si sta appoggiando per portare a casa qualche scatto! Come la descrivi una band così? Semplice, ascoltando Roots and returns in auto con i finestrini abbassati percorrendo qualche chilometro su una strada fuori città con il sole in faccia ed vento trai capelli. Intanto mentre mi perdo tra le note e l’immaginazione, parte ancora una volta la prima traccia di questo bellissimo lavoro. Non mi resta che godermelo di nuovo dall’inizio alla fine.

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Il gothic metal dei Diesanera in dodici avvincenti tracce mozzafiato, vi raccontiamo l’album Crumbs

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I Diesanera nascono nel 2015 da un’idea di Valerio Voliani e Ilario Danti che decidono di dare vita a questo nuovo progetto.

Valerio, ex cantante di Icycore, Absolute Priority e Motus Tenebrae e Ilario, ex chitarrista dei Death SS e Madness of Sorrows iniziano a scrivere alcune traccecoinvolgendo Matt Langella al basso, Yuri Giannotti come seconda chitarra ed Alessio Toti alla batteria.

Tutto ciò che ne scaturisce sono undici brani originali (più una cover dei Talk Talk), che i Diesanera hanno iniziato a portare sul palco, interpretando e sperimentando ogni canzone in base alle loro caratteristiche personali, alle esperienze passate e al riscontro di pubblico.

Si sviluppa così un carattere unico nelle loro canzoni, che spazia dal metal al gothic a volte un po’ alternativo, altre molto dark, con momenti melodici e qualche intervento elettronico. Per loro stessa ammissione alcune delle loro fonti di ispirazione sono i 69 Eyes, Type O Negative, Paradise Lost e Moonspell.

Il loro è un mix unico e non riconducibile ad altri. Non c’è modo di etichettarli, perché il loro genere è unico, originale, è il risultato di un incontro di cinque esperienze, ognuna con il proprio bagaglio musicale e tutte insieme adattate e rielaborate in perfetta armonia sul palco!

Dopo due anni di affinamento e di esperienza i Diesanera decidono di chiudersi in studio e registrare finalmente il loro primo album “Crumbs”, che esce sotto etichetta Volcano Records & Promotion nel 2017.

Ed è davvero un piacere ascoltarlo, tanto che arrivati all’ultima traccia quando lo stereo  fa iniziare nuovamente il cd, la voglia di riascoltarlo non diminuisce affatto, anche perché dopo ogni ascolto, non solo è facile riconoscere intro e ritornelli, ma è interessante anche scoprire sempre nuove sfumature, nella voce come negli accordi di tutti gli strumenti.

Ed infatti il reprise di “Mad Man” rimane impresso davvero facilmente. Mentre si scopre che la intro elettronica di “My Lonely Hell ” è una bella sorpresa. Il singolo che ha anticipato l’album “Pills Of Lies ” stupisce con un sound quasi ‘romantico’ a dispetto di un testo malinconico. E che dire della potente “Ghosts ” che parte in sordina con un intrigante pianoforte.

Ma è con Diesanera, la canzone che dà in nome al gruppo,  che i vampiri di anime vengono allo scoperto con una atmosfera gothic e notturna, alla ricerca di un incantesimo da spezzare come l’intensa “The Spell”. La tristezza di “Sadness” è percepibile sia nelle note che nelle parole, ma è nella oscura e melodica “The Last Funeral” che gli strumenti prendono il sopravvento.

L’angoscia che si prova ascoltando S.I.R.I.A. trova sfogo nella seguente “The Mission” in cui sembra quasi di andare in guerra, ma si tratta di una guerra di passioni. L’ultima traccia originale “In The Name Of God” è il perfetto coronamento di un album potente e mai scontato.

A conclusione rimane la cover “Such A Shame”. Forse potevano farne a meno, o più facilmente sarebbe stato un peccato se non l’avessero incisa, perché rimane comunque una ottima interpretazione, piacevole da ascoltare e con il testo che si addice perfettamente a tutto il contesto dell’album.

E dopo l’ennesimo ascolto l’unico commento possibile è che queste canzoni non sono affatto le briciole di un’era che sta morendo, come invece vorrebbero farci credere questi bravissimi artisti, ma un promettente futuro di una band che ha tutte le carte in regola per raggiungere il successo!

 

I DiesAnEra sono:

Valerio Voliani – Vocals

Ilario Danti – Guitars

Matt Langella – Bass

Yuri Giannotti – Guitars

Alessio Toti – Drums

 

Tracklist di “Crumbs”:

  1. Mad Man
  2. My Lonely Hell
  3. Pills Of Lies
  4. Ghosts
  5. DiesAnEra
  6. The Spell
  7. Sadness
  8. The Last Funeral
  9. I.R.I.A.
  10. The Mission
  11. In The Name Of God
  12. Such A Shame (Talk Talk cover)

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Kings Of Broadway – L’album di debutto

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Finalmente arriva l’omonimo album di debutto dei Kings of Broadway, prodotto dalla prestigiosa etichetta tedesca Pride & Joy Music.

I Kings of Broadway si avvalgono delle poderose corde vocali di Tiziano Spigno, già frontman dei Lucky Bastardz, che raggiunge in questo progetto l’apice della sua potenza vocale, un timbro graffiante e schietto davvero fuori dal comune.

L’album si apre con “First Day of My Life” che rapisce subito la nostra attenzione, un bel riff di chitarra ed una batteria che non lascia spazio ad indugi o a dubbi su ciò che ascolteremo nelle nove tracce successive. Tappeti di chitarra che richiamano le sonorità ed i virtuosismi più tipici del Metal, fondendosi con un carattere più dinamico e diretto degli assoli hard rock.

Un paio di tracce e troviamo “Shallow Ground”, qui fanno da protagonista le pennate rapide ed incalzanti di una chitarra tagliente che ci lascia riprendere fiato soltanto in un cantato scolpito sul brano, che va ad accarezzare le note più dure del pezzo.

Brano dopo brano siamo già alla traccia cinque, il giro di boa di una corsa che non vorremmo mai finire, una “Never Enough” in cui la splendida voce di Tiziano spinge fino a toccare sonorità più melodiche che ricordano il sapore delle rock ballad di un’altra epoca.

Ma è quando arriviamo alla Splendida “Through it All” che i Kings of Broadway ci conquistano definitivamente con melodie struggenti, che toccano le corde giuste delle emozioni che ci ha regalato fino ad ora questo album, perfetto in tutte le sue sfumature.

Un songwriting in grado di soddisfare le orecchie più esigenti, che abbraccia un genere difficilmente confinabile in una definizione precisa.

E non poteva essere altrimenti perché la band ha lavorato nell’ombra per ben tre anni alla realizzazione di questo progetto, curandone i minimi dettagli con l’obiettivo di offrire un prodotto eccezionale, in grado di giocarsi una partita con i giganti di questo mercato, riuscendo alla perfezione nel loro intento.

Dieci magnifiche tracce da ascoltare tutte d’un fiato, ricominciando all’infinito, perché forse un piccolo difetto possiamo trovarlo, quello di non riuscire più a smettere di premere play sul lettore!

Acquista “Kings Of Broadway” su Itunes: https://itunes.apple.com/it/album/kings-of-broadway/id1217774542

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Ecco il video di Berserk, uscito il 29 Marzo 2017, subito dopo l’uscita dell’album:

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