The Magic Door. Tra magia, alchimia e folk esoterico

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” hundred_percent_height_scroll=”no” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” hover_type=”none” border_size=”0″ border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”” margin_bottom=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=””]

The MagicDoor, ovvero la Porta Magica, chiamata anche Porta Alchemica, Porta dei Cieli o Porta Ermetica. E’ stata edificata nella seconda metà del Seicento dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara, personaggio eccentrico e grande appassionato di alchimia ed esoterismo.

La leggenda infatti, narra di un pellegrino che venne ospitato per una notte presso Villa Palombara. Si narra inoltre che il nome del pellegrino non fosse altro che quello dell’alchimista Francesco Giuseppe Borri. L’uomo, alla ricerca di un’oscura pianta in grado di produrre dell’oro, fu visto scomparire attraverso la Porta Alchemica.

Sempre secondo la leggenda, si racconta che l’alchimista lasciò dietro di se una carta colma di enigmi e simboli magici riconducibili al segreto della pietra filosofale e alcune pagliuzze d’oro, simbolo di una riuscita trasmutazione.

Fin qui i dati di fatto, che ogni appassionato di esoterismo non può non conoscere.
Da comprendere quindi lo stupore nello scoprire un omonimo progetto musicale nato da un’idea di Giada Colagrande, regista cinematografica, attrice e cantautrice, e Arthuan Rebis cantautore e polistrumentista.

Alla realizzazione di questo disco, ispirato allo straordinario monument alchemico, si aggiungono inoltre Vincenzo Zitello, polistrumentista e compositore, pioniere dell’arpa celtica in Italia e, come ospite, Glen Velez, specialista mondiale dei tamburi a cornice.

L’opera uscita nell’ottobre 2018, è il risultato del loro personale viaggio attraverso l’archetipo stesso della “Porta Magica” e di conseguenza l’inesauribile immaginario evocato dalle sue epigrafi, dai suoi simboli e dai pianeti a cui si riferiscono, conciliando tradizioni sciamaniche ed esoteriche, miti arcaici e mondi onirici. Lo stile musicale attinge da sonorità folk britanniche, celtiche, mediterranee e da colori esotici, pur tracciando una poetica precisa al di là delle connotazioni.

Le sette epigrafi contenenti il segreto della pietra filosofale, illustrate nella carta dell’alchimista e corrispondenti a sette pianeti e sette simboli, furono fatte incidere sulla porta dallo stesso marchese
certo che un giorno sarebbero stati decifrate.

Ed I nostri artisti ne hanno infatti raccontato la loro personale interpretazione, con i ritornelli dei 7 brani centrali che coincidono con le 7 epigrafi della porta, tradotte in inglese dal latino. A ciascuna epigrafe corrisponde un pianeta, su cui si sviluppa il testo di ogni canzone.

Nella iponotica intro viene raccontata la leggenda della Porta Magica, dalle parole dello stesso Marchese di Palombara, alias Arthuan Rebis. E’ la narrazione in prima persona dell’incontro con il pellegrino alchimista e della sua scomparsa durante la notte attraverso la porta.

La notte di Saturno rivela la splendida voce di Giada, che narra di battesimi sulfurei, corvi e visioni.
“When in your house black crows give birth to white doves will you be called wise”

Il ritmo di Giove e della rugiada nella cupa foresta, trasforma e sublima lacrime in amore sacro.
“The diameter of the sphere, the Tau in the Circle, the Cross in the Globe, bring no joy to the blind”

Poi troviamo l’acqua su Marte e restiamo ammutoliti davanti a tutte le domande che comporta. Tra creature fantastiche quali demoni, draghi e salamander.
“Who knows how to burn with water and how to wash with fire can make Heaven of Earth and a precious Earth of Heaven”

Venere, la sposa di Marte, romanticamente ci racconta una magica cerimonia, all’alba di una lunga notte, tetra e piena di stelle.
“If you make the Earth fly over your head with its wings you’ll turn the waters of the creeks into stones”

Ed eccoci all’antico portale, nella notte, danziamo al ritmo tribale e irresistibile, su note puramente strumentali

Mercurio si svela per noi, insieme all’argento alchemico, grazie ad antiche divinità greche.
“As Earth will be whitened by Mercury and Fire, Silver will reveal itself. As Latona is whitened by Azoth and lightnening, Diana comes undressed”

Mentre il Sole con una fiamma fa nascere un re, dall’amore di Hermes e Afrodite. Rebis il suo nome.
“Our dead son lives, returns from the fire as a king, rejoices over the occult mating”

Vitriol oscuro e incantevole, elemento della prima fase della Grande Opera, ci conduce infine alla purificazione e alla creazione della pietra filosofale.
“The secret deed of the true sage is open Earth to generate salvation for men”

Nell’epilogo Vincenzo canta le sette epigrafi ascoltate fin’ora, in lingua originale, in latino. Aprendo definitivamente la porta per chi saprà attraversarla.

Pura melodia e calde atmosfere, un disco forse in controtendenza, ma anche un importante viaggio interiore, alchemico e ipnotico.

I simboli sono stati svelati, le canzoni ci hanno aiutato a trasformare la forma e andare oltre, verso il significato. La conoscenza però non basta, sta a noi diventare dei buoni canali di comunicazione. Solo a questo punto saremo in grado di varcare la soglia.

[/fusion_text][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=””]

SONGS

Intro
Saturnine Night
Jupiter’s Dew
Water of Mars
Venus the Bride
Ancient Portal
Mercury Unveiled
Sun in a Flame
Vitriol
Epilogue

LINE-UP dell’album

Giada Colagrande: regista, attrice e cantautrice www.giadacolagrande.com
Arthuan Rebis: compositore, polistrumentista, cantante e scrittore www.arthuanrebis.jimdo.com
Vincenzo Zitello: arpista, compositore e polistrumentista www.vincenzozitello.it
Glen Velez: www.glenvelez.com

Official Videos:
https://www.youtube.com/watch?v=wh4Fo89AEIc
https://www.youtube.com/watch?v=h5JaMoU9eoU
Video Promo Album:
https://www.youtube.com/watch?v=GHGD98WwT-w
Video Live:
https://www.youtube.com/watch?v=cT-paLNA0Ho

TMD
info@themagicdoor.net
www.themagicdoor.net
www.facebook.com/themagicdoormusic/

[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]

Uncle Bard & The Dirty Bastards portano il folk/rock irlandese sul palco del Fuck You We Rock Festival

[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” overlay_opacity=”0.5″ video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_top=”20px” padding_right=”” padding_bottom=”20px” padding_left=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ spacing=”” center_content=”no” hover_type=”none” link=”” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” border_size=”0″ border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” padding=”” dimension_margin=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no”][fusion_text]

Abbiamo raggiunto Lorenzo Testa degli Uncle Bard & The Dirty Bastards in attesa di goderci un pò di Irlanda con il loro celebre Wall of Folk sul palco del Fuck You we Rock Festival giunto alla sua quattordicesima edizione. Quest’anno il festival si terrà nello storico Exenzia Der Club di Prato il prossimo 27 Gennaio, dove ci aspetta il party più irriverente, selvaggio e pericoloso della Toscana!

1 – Salve ragazzi, benvenuti su Rock My Life. Presto vi vedremo sul palco del Fuck You We rock Festival con la vostra carica esplosiva e il vostro stile così irlandese, cosa dobbiamo aspettarci dal vostro show?

Ciao a tutti e per grazie per il supporto! Non vediamo l’ora di esserci, prima di tutto perché sarà la prima data dell’anno, quella che darà ufficialmente il via al tour del 2018, e poi perché saremo in un contesto che apprezziamo particolarmente, vale a dire il mondo dei festival hard & heavy dal quale molti di noi arrivano! Proprio per questo avremo una scaletta un po’ più serrata del solito, dato che con questo pubblico non ci sarà la necessità di tenere il freno tirato…

2- Siete stati definiti la prima principale band Irish/folk-rock di origine italiana e sappiamo che avete anche una profonda conoscenza non solo della musica nord europea ma anche della cultura e delle tradizioni irlandesi, com’è nata questa passione e come vi siete incontrati? E’ nata prima la band o prima l’amore per questa cultura?

E’ nata prima la passione per l’Irlanda, dal punto di vista culturale, sociale e poi musicale. Gli amici sia Italiani che Irlandesi che vivevano a Dublino e dintorni… i tanti weekend passati nella città o girovagando per l’Ovest… la possibilità di entrare in contatto con i ragazzi dell’Ardoyne di Belfast e realizzare una serie di scambi culturali e sensibilizzazioni sul tema del settarismo e del conflitto anglo-irlandese… Tutte esperienze che a vent’anni ti plasmano inevitabilmente e che hanno portato poi ad una naturale evoluzione anche nell’ambito musicale. Suonavamo già tutti in altre band della scena Altomilanese, una scena rock che è sempre stata particolarmente florida negli anni, per cui quando ho provato a mettere in piedi un progetto folk rock è stato facile trovare amici che avessero voglia di mettersi in gioco per una nuova esperienza, a partire da Rob (basso) e Silvano (chitarra), con cui abbiamo gettato le fondamenta. Da lì in poi ci sono state svariate formazioni, fino ad arrivare a questa line-up ormai ben rodata e stabile! L’unico che arriva da ambiti differenti è Luca Crespi (flauto irlandese, Uileann Pipes) che vanta un background puro di musica tradizionale irlandese ed una esperienza non indifferente nel settore.

3 –  La vostra band è attiva da oltre dieci anni, avete portato su moltissimi palchi il folklore e la tradizione, coinvolgendo sempre più fans alla scoperta di strumenti tipici come il banjo e le cornamuse che siete riusciti a miscelare ed integrare perfettamente con chitarra elettrica e tutto il resto. Una scelta coraggiosa, vi aspettavate tutto questo successo?

No assolutamente, anche perché come accennavo prima eravamo già tutti attivi con altre band con risultati anche discreti; non erano nemmeno gli anni del boom del genere, per cui non si poteva davvero prevedere che sviluppi avrebbe avuto una proposta di questo tipo. Gli Uncle Bard & The Dirty Bastards cominciarono quindi semplicemente per divertimento senza pretese o aspettative particolari;  lo stesso nome della band è nato in maniera molto ironica, perché Rob, lo zio Bardo, non ama particolarmente essere al centro dell’attenzione e così come mio “dispetto” si è trovato logo e locandina stampati, con il suo bel faccione a troneggiare al centro. Ci siamo poi tenuti il nome, la nostra vena goliardica, la voglia di divertirci e di divertire, cercando però anche di dire qualcosa di sensato e di far conoscere la vera musica popolare e gli strumenti della tradizione, pur integrandoli a modo nostro in quella che è a tutti gli effetti una base ritmica rock.

4- il vostro ultimo album “Handmade” ci fa pensare a qualcosa di molto genuino, vero, di qualità, infatti ci colpisce molto la cura dei dettagli sia dal punto di vista musicale che grafico, sappiamo che ne avete curato personalmente ogni singolo particolare ed ogni passaggio per la realizzazione dell’intero lavoro, quanto ne siete orgogliosi?

Orgogliosi da un lato, mai soddisfatti dall’altro haha! Lavorare in autonomia su tutto è sicuramente appagante e stimolante, ma dall’altro punto di vista si finisce in un loop senza fine soprattutto per quanto la parte tecnica e di produzione, come scelta suoni, mix etc etc… di questo ambito ci occupiamo io e Guido (cantante) e puntualmente ci riduciamo all’insonnia per tutto il periodo delle registrazioni. Scherzi a parte, è stata sicuramente una bella sfida per noi, anche se spesso devo dire che si tratta di necessità più che scelta: abbiamo le idee chiare su come deve suonare il disco e soprattutto su come NON deve suonare, e affidarci a degli esterni è sempre molto difficile. Questo avviene puntualmente anche per i video ad esempio, perché la prima proposta che ci fanno è “ok, allora… pensavamo al pub come ambientazione e ai cappelloni verdi della Guinness”… cioè esattamente tutti gli stereotipi da cui vogliamo ben tenerci alla larga!

5 – adesso una domanda particolare che noi facciamo spesso alle bands e agli artisti che incontriamo, qual è la cosa più particolare o starvagante o divertente che vi sia capitata durante i vostri live on the road? Quella che per voi passerà alla storia della band?

Le cadute sul palco sono sempre ricordate con piacere, e Silvano è un campione in questo. Io ho abbattuto aste e panoramici della batteria proprio nel momento in cui ero inquadrato dai maxi schermi dell’Oranjerock in Olanda davanti a circa diecimila persone. Ma devo dire che la migliore è stata la distorsione al ginocchio di Rob mentre faceva un inchino durante la presentazione della band. Si è piegato su se stesso ed è finito a terra sulla schiena, facendoci temere di molto peggio!
Una esperienza indubbiamente memorabile l’abbiamo vissuta al Montelago Festival di quest’anno, dove abbiamo suonato alle 4:30 del mattino; nella seconda metà del concerto incominciava ad albeggiare ed uno degli organizzatori è salito sul palco mentre suonavamo, inondandoci con una bottiglia di Jameson da 2 litri!
Devo dire che il nostro genere, soprattutto nei primi anni quando suonavamo davvero dappertutto, ci ha portato a esibirci in situazioni davvero assurde e paradossali, dai rifugi in alta montagna ai megafestival rock & folk, passando per il concerto natalizio a Madesimo sotto l’albero di Natale (a -10°!!) o le esperienze di busking in Irlanda, Galles e Inghilterra. Tutte esperienze che sarebbero state impossibili con altri generi musicali!

6- Un’ultima domanda prima di salutarvi e ringraziarvi nuovamente in attesa di incontrarci on stage il 27 Gennaio all’Exenzia Club di Prato. Avete ancora un grande sogno da realizzare? Quali progetti avete per gli Uncle Bard and the Dirty Bastards?

Devo dire che tanti dei nostri sogni si sono già avverati, primo fra tutti la possibilità di essere qui ancora a far musica e girare l’Europa facendo quello che ci piace ed avendo un pubblico che ci ascolta. Sin da ragazzini siamo sempre stati appassionati di musica, e l’idea di poter calcare certi palchi ci sembrava un sogno irraggiungibile; a Marzo di quest’anno ci toglieremo forse l’ultimo sfizio, almeno per quanto riguarda me e Silvano, arrivando a suonare allo Z7 di Pratteln (CH) uno dei locali migliori d’Europa, in cui andavamo spesso a vedere concerti chiedendoci se un giorno saremmo mai arrivati a suonarci.
I progetti per il futuro però sono tanti, sicuramente raggiungere certi Paesi dove ancora non siamo stati, così come scrivere il nuovo disco e cercare di mettere un tassello ulteriore all’evoluzione del nostro sound; il folk rock è un genere musicale che spesso, e purtroppo, viene interpretato sempre seguendo e sfruttando i soliti cliché, ma crediamo invece che consenta una libertà espressiva davvero senza limiti.

[/fusion_text][fusion_postslider layout=”attachments” excerpt=”35″ category=”” limit=”3″ lightbox=”yes” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” /][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container][fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” overlay_opacity=”0.5″ video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_top=”20px” padding_right=”” padding_bottom=”20px” padding_left=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ spacing=”” center_content=”no” hover_type=”none” link=”” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” border_size=”0″ border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” padding=”” dimension_margin=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no”][fusion_youtube id=”/9SSweyxPhXE” width=”1280″ height=”720″ autoplay=”false” api_params=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” /][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]