I The Cult risplendono al sole di mezzanotte

I The Cult risplendono

I The Cult risplendono al sole di mezzanotte in questo “Under The Midnight Sun”. Duffy ed Astbury ci regalano un nuovo disco. Il titolo è ispirato al ricordo di un concerto della band quando in Finlandia suonarono in concomitanza del fenomeno astronomico.

Il disco

Questo gradito ritorno arriva a sei anni dall’ ultimo “Hidden City“. Il lavoro è stato prodotto da Tom Dagelty (Pixies, Rammstein, Ghost, Damned, Killing Joke etc.) Alla sezione ritmica troviamo Ian Matthews batterista dei Kasabian e Charlie Jones al basso (Robert Plant, Goldfrapp e persino Laura Pausini). Il disco ha preso forma ai Rockfield Studios casa di alcuni dei più brillanti capolavori della storia della musica.

I Cult onirici, ispirati, dilatatissimi e quasi desertici mettono assieme un disco veramente notevole in cui tutto è familiare e stupisce allo stesso tempo. Sette brani si dipanano in circa trentacinque minuti. Il passato è proiettato nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. Le atmosfere sognanti ed inebrianti di “Love” rivivono nei solchi di questo disco.

Un onda, un vibe, un groove che sembra sempre pronto ad ipnotizzarci, stordirci e sedurci. Burroughs, Gysin, esoterismo, buddismo danzano nel cerchio magico disegnato dalla band inglese. Un disco intimo che al contempo avvolge tutto quello che ha intorno. I ripetuti ascolti svelano, man mano, sempre nuove sfaccettature dei brani.

Le indiscutibili capacità del gruppo risplendono nei sapienti arrangiamenti che non lasciano nulla al caso. Il build up emozionale dell’ intero lavoro è assolutamente degno di nota. L’ arte di creare atmosfere rimane sicuramente un asso nella manica della band di Bradford, giocato come sempre con grande classe e raffinatezza.

Conclusioni

I The Cult risplendono al sole di mezzanotte mentre bruciano nella più purificatrice delle pire. Un disco che ci attraversa discreto per muovere le nostre corde più nascoste.

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I Sator sfornano un doppio album pazzesco

I Sator sfornano un

I Sator sfornano un doppio album “Return Of The Barbie-Q-Killers”, il nuovo lavoro degli scandinavi vi farà impazzire. La band svedese che da metà anni ottanta rappresenta una delle punte di diamante del rock scandinavo è tornata.

Prima di Hives, Hellacopters, Backyard Babies, Hardcore Superstar i Sator già incendiavano la Svezia. Oggi presentano ventiquattro nuovi brani rinfrescanti come una bibita ghiacciata, inarrestabili come un bulldozer, un vero piacere per le orecchie.

Il disco

Nel 1994 usciva “Barbie-Q-Killers” collezione di cover punk, powerpop, rock’n’roll sconosciute ai più, rivitalizzate e spesso meglio delle originali. Oggi succede di nuovo, a più di venticinque anni di distanza, arriva il volume due.

La voglia di divertirsi e di divertire è assolutamente contagiosa. I brani sono brevi e ficcanti, spesso ricercatissimi, spaziano dalla Darby Crash Band alle Go-Go’s, dai Pointed Sticks ai Redd Kross. La  canzone subisce il trattamento Sator: RamonesAC/DC, ABBA, hardcore, country, garage e follia quanto basta. Incredibile come  quasi sempre la cover superi l’originale. Shimmy Shake dei Devo e Brown Eyed Son di Katrina And The Waves, entrambi scelti come singoli, ne sono esempi lampanti.

Kent Norberg , Chips Kiesbye Heikki Kiviaho dividono il microfono alternandosi alla voce principale. La produzione di Chips (Hellacopters, Backyard Babies, Millecolin) è impeccabile come al solito. I brani scorrono senza il minimo intoppo nonostante i cambi repentini di mood.

Kent e Chips da anni sono in forza anche ai The Boys. La premessa era necessaria perché Casino Steel che canta gli Zero Boys non s sente tutti i giorni. Il brano in questione è I’m Bored e troviamo Björn e Joakim  dei The Nomads, divertentissima. Martin Hansson, batterista per The Boys e Backstreet Girls, rispolvera Häll dei suoi Långvård. Nel mucchio ci scappa una ottima Backstage Pass sempre dal catalogo The Boys firmata Honest John Plain.

Trova posto persino I Need Action originariamente firmata dagli italianissimi Waalt Diisneey Production di Pordenone. Ma quello alla voce sarà mica Jesper Binzer dei D.A.D.? Varrebbe spendere due parole su ogni singolo brano ma sono veramente troppi. Se vi potesse interessare io ho riscoperto Slam dall’ omonimo disco dei 999 disco che avevo dimenticato di avere. Infine mi sono innamorato di Young Lords e Bureaucrats di cui ora desidero qualsiasi cosa esistente.

Conclusioni

I Sator sfornano un doppio album e io non vedo già l’ora che ne esca uno nuovo.

La tracklist

  1. Get Out Of My Way
    Originariamente incisa – Blitzkrieg Bop
  2. Shimmy Shake
    Originariamente incisa – Devo
  3. Brown Eyed Son
    Originariamente incisa– Katrina And The Waves
  4. Pumps, Purse And A Pillbox Hat
    Originariamente incisa – Redd Kross
  5. Out Of Time
    Originariamente incisa – Darby Crash Band
  6. Mental Case
    Originariamente incisa – Non Compos Mentis
  7. Häll
    Originariamente incisa– Långvård
  8. Rocket And A Rose
    Originariamente incisa – Swingers Resort
  9. Do The Fast
    Originariamente incisa – The Undertones
  10. (I Need) Action
    Originariamente incisa – Waalt Diisneey Production
  11. You Don’t Seem Real
    Originariamente incisa – Bollocks 
  12. If I Can’t Have What I Want, I Don’t Want Anything
    Originariamente incisa – Screamers
  13. Vicious Circle
    Originariamente incisa – Go-Go’s
  14. Backstage Pass
    Originariamente incisa – The Boys 
  15. I’m Bored
    Originariamente incisa – Zero Boys
  16. How Could You?
    Originariamente incisa – The Pointed Sticks
  17. Go Away Girl
    Originariamente incisa – The Last
  18. Gå Til Gud
    Originariamente incisa – White Flag
  19. Dog Eat World
    Originariamente incisa – The Normals 
  20. In With The Crowd
    Originariamente incisa – Metros
  21. Supply And Demand
    Originariamente incisa – The Bureaucrats
  22. Big Burden
    Originariamente incisa – The Young Lords
  23. Slam
    Originariamente incisa – 999
  24. 3 Chord Rock
    Originariamente incisa – Unnatural Axe

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A casa Black Halos l’ oscurità raddoppia

a casa Black Halos

A casa Black Halos l’ oscurità raddoppia con “How The Darkness Doubled“. La band canadese rientra in gioco dopo quasi quindici anni di silenzio.

Rich Jones si è finalmente ritrovato con Billy Hopeless e Jay Millette. Quasi subito quello che in tanti ci auguravamo è successo. Si sono riuniti i Black Halos. Molto presto una manciata di singoli ed ep si sono trasformati in un album.

Il disco

Ricapitoliamo: abbiamo tre terzi della band originale, mentre Danni Action e John Kerns recitano il ruolo della proverbiale carne fresca. Ci sono undici nuovi brani ed una cover, la band suona in forma e la produzione funziona. Dave Draper (The Wildhearts, The Professionals) sa decisamente il fatto suo e riesce a far suonare il punk dei Black Halos veramente rock and roll.

History of Violence ci lascia uno squisito retrogusto di “We Have Come For Your Children“. Tenement Kids è il primo singolo dell’ album, Michael Monroe incontra i DGeneration, il risultato è notevole. Uncommonwealth non sfigurerebbe assolutamente nella discografia dei D.O.A. Forget Me Knot potrebbe essere un sentito tributo al recentemente scomparso Sylvain Sylvain, un brano che sembra scritto da lui in persona.

Better Days è il secondo singolo del disco e stavolta gli Halos cucinano Monroe con la loro salsa e servono in tavola. You Can’t Take Back The Night vi farà scendere una lacrima lungo le guance esattamente come succedeva ai tempi di No Tomorrow Girls. Even Hell Is Looking Down è ancora farina degli Halos e che piacere risentirli. All My Friends Are Like Drugs suona come un pezzo rimasto inedito dai giorni solisti di Stiv Bators.

Ready To Snap è una cover dei Wanderers di Bators e Parsons, duettata per l’occasione proprio col già citato Monroe, una scelta d’autore. Frankie Come Home continua a picchiarmi in testa con quel suo “ So leave on the light”La malinconicissima Ain’t No Good Time To Say Goodbye mi ha ricordato da vicino certe cose del migliore Sonny Vincent. Chiude il disco A Positive Note ed è il momento di liberare tutte le energie rimaste in un crescendo punk rock.

Conclusioni

Le abituali coordinate che incoronavano i canadesi come i Dead Boys della nuova ondata rock di fine millennio non sono cambiate. Complessivamente l’intenzione rock and roll che li accomunava a band come Supersuckers, Yo-Yo’s, Backyard Babies è ancora presente. Il vibe dei pezzi invece suona spesso inedito, più solare, forse un pelo meno arrabbiato ma squisitamente melodico.

Le collaborazioni di Rich con MonroeGingerLoyalties, Dogs D’Amour e tutti gl’ altri hanno arricchito ulteriormente la proposta degli Halos. Billy Hopeless e la sua voce di pura carta vetrata si cimenta in aperture ancora più melodiche del solito. Gli intelligentissimi botta e risposta tra cori e voce principale del passato lasciano campo libero a Billy che canta tutto d’un fiato. Go Billy Go!

A casa Black Halos l’ oscurità raddoppia con la passione che il quintetto ha sempre messo in ogni sua uscita. Incrociamo le dita e speriamo di vederli presto dal vivo.

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Gli Enuff Z’Nuff pubblicano “Finer Than Sin”

Gli Enuff Z'Nuff pubblicano

Gli Enuff Z’Nuff pubblicano “Finer Than Sin“. Chip Z’Nuff da alle stampe questo nuovo capitolo della sua discografia. Oggi ci propone il terzo episodio che lo vede impegnato al basso ed alla voce principale.

Il disco

Il bassista assieme a Tory Stoffregen e Tony Fennell alle chitarre e Dan Hill alla batteria da sfogo alla sua vena creativa. Come sempre l’ amore per BeatlesCheap Trick trasuda da ogni singolo solco del disco. Infatti non mancano orchestrazioni in pieno stile “Dream Police”. Ugualmente non manca l’ aura orientale figlia di “Revolver“, “Sgt. Pepper“, “Magical Mystery Tour” e White Album.

Questo nuovo corso della band ci ha abituato ad un suono più vizioso e a tratti oscuro. Composizioni che presentano le consuete aperture melodiche con un piglio inebriato, quasi fossero intorpidite da una dose massiccia di oppioidi. Inutile nascondersi dietro un dito, la mancanza di Donnie Vie si sente. Il frontman originale e coautore  di tutti i classici della band aleggia in ogni singola composizione dei brani del nuovo corso.

Ricapitolando Catastrophe è il singolo scelto per presentare il lavoro e suona dannatamente Enuff Z’Nuff. In modo analogo Lost And Out Of Control ci riporta alla mente la band ai suoi esordi, più energica ed uptempo. Intoxicated è l’ immancabile ballad. Hurricane ci ricorda perché questa band sia amata da tanti che non hanno mai apprezzato la loro scena di riferimento. Un brano scritto egregiamente, una vera e propria piccola suite. Le capacità di scrittura di Chip sono indubbie. D’ altra parte il bassista da anni sembra ripetere formule confortevoli, senza quello spunto in più che lo hanno sempre contraddistinto.

Conclusioni

Gli Enuff Z’Nuff pubblicano “Finer Than Sin” ed è sempre un piacere ritrovarli. Concludendo nella speranza che i due fondatori della band si ritrovino al più presto godetevi questo nuovo lavoro.

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Perfectly Imperfect ecco Chip Z’Nuff

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Video

Catastrophe
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Arrivano i Tuk Smith & The Restless Hearts.

Arrivano i Tuk Smith

Arrivano i Tuk Smith & The Restless Hearts con “Ballad Of A Misspent Youth” l’attesissimo debut album. Tuk Smith ormai da due decadi non manca di farsi notare ad ogni suo nuovo progetto. Dopo Heart AttacksPoison Arrows e Biters siamo giunti al momento della prova solista.

Ampiamente anticipato da ep, singoli, video e chi più ne ha più ne metta, ritardato dalla pandemia, il disco finalmente é uscito il mese scorso.

Il disco

Cheap Trick, Thin Lizzy, Tom Petty, Mott The Hoople, AC\DC sono tutte influenze palpabili nella proposta del frontman di Atlanta. I brani scorrono senza intoppi, sono curati in parti ed arrangiamenti, il tutto prodotto egregiamente. Ci sono tutti i presupposti perché io ami questo disco alla follia.

Invece, sfortunatamente, il risultato mi suona come la versione edulcorata di quello che dovrebbe essere. Manca qualcosa. Tutto sembra opportunamente “frenato”. Un hard rock ad uso di un grande pubblico generalista che non lo ama particolarmente, ma che potrà comunque riconoscerlo in questo lavoro.

Per carità nulla di male, i dischi si fanno perché siano venduti ed ascoltati il più possibile. Se Tuk pensa che annacquare la propria proposta, di gruppo in gruppo sempre di più, sia la risposta vincente fa benissimo a seguire la sua strada. Personalmente credo che questo disco, dopo qualche ascolto, finirà nella mia libreria a prendere polvere.

Ho apprezzato la title track che ha un che dei Primal Scream quando decidono di essere più Stones degli Stones. Stesso discorso per lo shuffle alla Don’t Believe A Word dei Thin Lizzy di Girls On The East Side Of Town. Mi ha veramente incantato il neo glam di Everybody Loves You When You’re Dead quasi una nuova Sparkle Star dei Bubble. Quando Shadow On The Street chiama in causa direttamente i Candy di Jonathan Daniel non posso che sorridere gigione. Potrei continuare così per tutto il disco, perciò sicuramente sono impressionato positivamente dallo sforzo dello zio Tuk.

Conclusioni

Arrivano i Tuk Smith & The Restless Hearts ed il disco è ampiamente sopra alla media di tutto quello che esce ultimamente. La materia trattata é a me carissima, ovviamente sono iper sensibile a riguardo e più difficile da convincere. Sono sicuro che appena questo bravissimo artista tornerà ad affondare l’acceleratore fino in fondo, come ha spesso fatto in precedenza, riconquisterà anche il mio cuore di vecchio brontolone.

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Kevin K è l’uomo della Cadillac

Kevin K è l'uomo

Kevin K è l’uomo della Cadillac come recita il titolo del suo ultimo lavoro “Cadallac Man“. Molti di voi non avranno dimestichezza con questo artista eppure non smette di pubblicare dalla fine degli anni settanta. Kevin é cresciuto artisticamente a New York incrociando la sua strada con Ramones, Heartbreakers e Dead Boys. Kevin ha una sterminata produzione solista ma non è sempre stato solo. Aunt Hellen, New Toys, Lone Cowboys, Road Vultures sono solo alcune delle band di cui ha fatto parte e con cui ha pubblicato.

Kevin è un sopravvissuto, “sesso, droga e rock and roll” hanno portato via molti dei suoi affetti più cari. Un artista vero, genuino, da sempre viaggia con una nuova canzone in tasca ed il volume dell’ amplificatore a undici. Il rock di Kevin c’ è sempre anche se cambiano mode, locali, promoter, le facce nel pubblico, le formazioni con cui suona. Semplice, diretto, pochi accordi e ancora meno fronzoli, in fondo è solo rock and roll, anche se per lui è tutta la vita.

Il disco

La lezione di Johnny Thunders incontra i Ramones e come al solito funziona alla grande. Occasionalmente la proposta varia aggiungendo un po’ di Iggy Pop all’ equazione in un connubio vincente. Kevin è autore di ogni brano e suona anche tutto da solo, venti brani per quello che una volta sarebbe stato un doppio album.

Sicuramente la composizione riflette i recenti lutti di Kevin ed i continui spostamenti alla ricerca di un nuovo inizio. I brani più malinconici rispetto al solito, in certi episodi quasi toccanti, ci raccontano tante istantanee della vita dell’ artista. La sua voce ed il fraseggio dei brani lo fanno sembrare un eterno ragazzino anche quando parla di dipendenza, alienazione e perdita.

Inutile sottolineare come non manchi il lato spensierato, a volte romantico, a cui Kevin ci ha abituati negli anni. La quantità di brani presenti nel disco danno la possibilità all’ artista di sviscerare influenze diverse come stati d’animo diversi. La resa sonora forse lascia a desiderare, ma chi ama Kevin sa perfettamente quanto le sue canzoni facciano la differenza e non dove le registra.

Conclusioni

Fuori ora per la Vicious Kitten Records “Cadallac Man” è l’ennesimo ottimo disco di un grande artista, non datelo per scontato. Kevin K è l’uomo della Cadillac, io fossi in voi ne approfitterei e mi farei dare un passaggio.

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Video

1989
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Angelyne
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Ozzy ed il paziente numero 9

Ozzy ed il Paziente

“Patient Number 9”, il paziente numero 9 è il titolo che Ozzy Osbourne ha scelto per il suo nuovo disco. Registrato con l’aiuto di una nutritissima lista di ospiti questo lavoro é il tredicesimo capitolo della discografia di Ozzy. Nonostante le sempre più precarie condizioni del cantante la sua musica gode di ottima salute.

Il disco

Il Principe dell’ oscurità sceglie Zakk Wylde alla chitarra, Robert Truijllo al basso e Chad Smith alla batteria come nucleo fondante della sua band. Su questo terzetto si innestano una serie di ospiti che spaziano da Jeff Beck a Duff McKagan, da Tony Iommi a Eric Clapton passando per Taylor Hawkins e Mike McReady. Ozzy si affida alla produzione del giovane Andrew Watt (Eddie Vedder, Elton John, Miley Cyrus). Watt già produttore del precedente “Ordinary Man” anche questa volta partecipa alle registrazioni ed alla composizione dei brani. Il suo tocco regala alle composizioni un suono classico senza rimanere ancorato necessariamente al passato.

Il lavoro riesce a conciliare l’ anima Sabbathiana del “macellaio di Birmingham” con i suoi giorni solisti, in particolare il periodo di “No More Tears”. Facile cogliere un po’ ovunque l’influenza dei Beatles più sperimentali, da sempre vera e propria ossessione del cantate. Le orchestrazioni, gli arrangiamenti corali spesso riescono a donare ai brani un a dimensione fuori dal tempo, come fossero piccoli nuovi classici.

La title track coi suoi sette minuti di durata vi si attaccherà addosso complice anche la strepitosa performance di Jeff Beck. No Escape From Now assieme a Tony Iommi vi ipnotizzerà quasi fosse uscita da “Sabbath Bloody Sabbath” o “Sabotage”. Immortal che vede assieme McReady e McKagan vi riporterà alla mente il miglior Ozzy solista. Ho molto apprezzato anche l’iniezione di blues di brani come Degradation Rules o Darkside Blues che ci riportano immediatamente agli esordi del cantante. I frequenti build up, i numerosi momenti che si susseguono all’ interno dei brani cambiando panorama di volta in volta risucchiano l’ascoltare dentro al disco.

Conclusioni

Fa un estremo piacere ritrovare un istituzione di questo calibro in piena forma. Ozzy ed il paziente numero 9 stanno benissimo. Lunga vita Mr. Darkness!!!

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Skid Row “The Gang’s All Here”

Skid Row "The Gang's

“The Gang’s All Here” è l’ ultimo disco degli Skid Row.  Questo lavoro vede il debutto al microfono di Erik Grönwall. Erik vince un talent, registra come artista solista, diventa frontman di H.E.A.T. e New Horizon ed oggi approda in casa Bolan e soci.

Il giovane trentacinquenne supera a pieni voti la prova dello studio e del materiale inedito. Band e fan base sembrano aver ritrovato entusiasmo dopo un periodo di continui cambi di formazione. Il nuovo episodio firmato dal combo del New Jersey recupera a piene mani sonorità e spirito che hanno caratterizzato gli esordi del gruppo.

Il disco

Raccontarvi questo disco è facile: immaginate l’ omonimo debutto sapientemente mescolato con “Slave To The Grind”, secondo capitolo della discografia Skid Row. Riff cadenzati e granitici come Hell or High Water o Tear it Down si avvicendano naturalmente ad episodi uptempo come la title track o Not Dead Yet. La vocalità di Erik, molto vicina a quella di Sebastian Bach, cantante originale del gruppo, aiuta a trovare una continuità tra gli Skid Row di oggi a quelli di allora. Il disco è sicuramente coinvolgente, complici cori molto presenti e melodie progettate per farci cantare tutti assieme già dopo il primo ritornello.

Il lavoro delle chitarre di Sabo ed Hill sembra decisamente ispirato e graffiante, hard ed heavy allo stesso tempo. Bolan e Hammersmith, il secondo con la band ormai dal 2010, provvedono a porre le solidissime fondamenta del disco. Le scelte di produzione sicuramente ci presentano il disco in un’ ottica fine anni ottanta, primi novanta, questo però senza mai farlo suonare nostalgico o ridondante.

Conclusioni

“The Gang’s All Here” degli Skid Row non è solo un ottimo ritorno sulle scene, ma un bel disco hard rock a trecentosessanta gradi. Siamo sicuri farà la gioia di chi da sempre ha amato questa band. Un lavoro con la capacità di interessare anche chi non è un purista, un nostalgico o un addetto ai lavori.  Nella speranza di vedere al più presto il gruppo sui palchi del bel paese godetevi questa nuova uscita.

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La storia della scena rock anni ‘80 di Colle Val d’Elsa attraverso gli occhi dei Funhouse

storia

La nostra storia comincia negli anni ‘84 – ‘85 nelle sedi del Liceo Volta di Colle Val D’Elsa, quando durante le assemblee di istituto, era consuetudine organizzare dei veri e propri concerti di rock. Ma prima di parlare di tutto questo, dobbiamo necessariamente fare un salto a qualche km di distanza. In quegli anni è notoriamente risaputo che tra Firenze e Bologna c’era un certo fermento intorno a questo genere di musica.

Allora le band che circolavano in giro cominciavano ad avere un discreto seguito. Parliamo dei Litfiba, Diaframma, Neon. Tutti esponenti della new wave fiorentina che influenzò non poco anche la scena di Colle. Come poi la faccenda fece crescere il seme del rock anche in terra di Val d’Elsa, ve lo raccontiamo in questo articolo.

Qualche tempo fa abbiamo incontrato il batterista dei Funhouse, una delle band coinvolte nella scena dell’epoca che ci ha fatto fare letteralmente un viaggio nel tempo. In quegli anni, in un piccolo paese di provincia, questi gruppi faticavano non poco ad “uscire dal garage” come racconta appunto Paolo Grassini che abbiamo intervistato per questo articolo.

Il nostro genere musicale non era troppo ben visto, non socialmente accettato, e poi si faceva fatica all’inizio a trovare dei posti per fare le prove. Spesso si stava nel garage di casa con immensa gioia dei vicini” .

Il Liceo Volta non era che l’inizio, a quel tempo cominciavano a circolare le prime fanzine su cui si raccontava la musica delle band. Sulle pagine di “Butan Gas” e “Trippa Shake” si poteva scoprire tutto ciò che c’era da sapere sull’ambiente underground dell’epoca.

Insomma, stava accadendo qualcosa di davvero straordinario che ancora oggi rimane nella storia della musica punk rock ed è oggetto di fascino per le nuove generazioni. Si stava facendo una rivoluzione.

Se parliamo di Colle Val D’Elsa viene naturale fare il nome di Carlo Spinelli, in arte Garrincha. Per molti anni fu il fulcro dell’organizzazione eventi nel borgo toscano. Non solo al Sonar, storico locale e punto di riferimento di quella zona, ma anche collaborando all’organizzazione dei primi concerti alla piscina Olimpia. Senza dimenticare in seguito i numerosi live tenuti alla festa dell’Unità di Badia. Dietro alle fanzine, ai concerti e al Sonar, c’era l’associazione Fabulous Macelleria Ettore (No, non era una macelleria). Ad un certo punto di questa storia, in Val d’Elsa accade qualcosa di straordinario.

La Folie diventa un altro dei luoghi di aggregazione dei ragazzi del tempo. Semplicemente perché un negozio di dischi del genere poteva trovarsi solo nelle grandi città, come ad esempio Contempo Records a Firenze. Ebbene, a quel tempo, rappresenta davvero la svolta, non solo per il vasto catalogo di dischi quasi introvabili altrove, ma soprattutto perché il sacro fuoco del rock cominciava a diventare incontenibile.

Il nostro primo risultato importante arrivò con la vittoria del rock contest al Tenax” – Continua Paolo – “Eravamo dei ragazzi di provincia appena usciti dal garage, avevamo cominciato a suonare con una batteria fatta con i fustini ed avevamo un registratore a cassette. Il nostro primo brano fu una cover degli X, il brano era ‘Nausea’. Poi cominciammo a scrivere pezzi nostri ma sempre in modo molto semplice, non ricordavamo neanche i titoli, alle prove erano la uno, la tre, la quattro ecc… chissà come mai mancava sempre la due” – Ride –

Il primo vero concerto dei Funhouse si tenne in un parcheggio, Paolo Grassini aveva appena comprato la batteria, ma non fu un’esperienza troppo felice. Questo non scoraggiò i ragazzi allora appena adolescenti che continuarono a provare e a suonare, anche facendosi aiutare dalle band un po’ più “inserite”. Perciò dopo la vittoria al Tenax si aprirono non solo altre strade ma anche altri spazi per poter suonare e provare i pezzi.

Allora i Funhouse erano Paolo Grassini alla batteria, Maurizio Sammicheli detto il Pise alla chitarra, Fabio Pazzagli detto Filo al basso e Engels Begani alla voce. Avevano persino un’etichetta che li aiutava nella distribuzione e nella produzione: la Electric Eye di Claudio Sorge.

Altre band della scena del momento erano i Wilderness e i Symbiosi (per la Vitriol Record) che videro tra i fondatori anche Alessandro Grassini il fratello di Paolo.

Allora cominciavamo ad ottenere, non si sa come, delle stanze concesse dal comune per fare le nostre prove. Ad esempio sotto la Piscina Olimpia c’era questo spazio, quasi un magazzino che noi utilizzavamo e che avevamo adattato a sala prove. Ricordo anche di uno stabile che ci avevano concesso e che ben presto era diventato un via vai di persone che lo usavano come punto di ritrovo, un giorno trovai persino un tipo che non sapendo dove andare si era fermato a dormire li

Colle Val d’Elsa cominciava ad essere chiamata la Seattle d’Italia. Tutto questo fermento finì per attirare l’attenzione anche di agenzie che gestivano concerti di un certo livello. Poco dopo purtroppo Colle passò alla storia per essere stata la città che mancò per un pelo i Nirvana.

Allora, la Subway production in cui militava Daniela Giombini aveva organizzato una delle date del gruppo di Seattle che con Nevermind stava letteralmente conquistando grosse fette di pubblico anche oltre oceano. Ad un certo punto però, con locandine già stampate e affissioni, a soli tre giorni dall’evento partì dal circolo Arci un secco no!

Noi eravamo ‘quelli ‘Ddi Rock’ che avevano cominciato a guardarci storto perché questi concerti portavano un tipo di pubblico particolarmente vivace, non era facile da comprendere e allora misero i bastoni tra le ruote ai Nirvana

La Subway aveva chiuso la data dei Nirvana per un milione e duecentomila lire. Stessa sorte, anche se per motivi differenti toccò ai Soundgarden, ingaggiati per circa quattro milioni. All’ultimo momento la band non riuscì a salire sul palco a causa di una colica del batterista.

Cosa accadde dopo? Accadde che le grandi major avevano già cominciato a buttare l’occhio su quel tipo di musica e alcuni gruppi che ebbero la fortuna di trovare quella strada, riuscirono a prendere il volo per il grande successo. Ad esempio i Timoria e i Negrita. Quello di Colle fu davvero un glorioso passato iniziato oltre quarant’anni fa e che purtroppo malgrado l’impegno e la volontà di molte persone, finì nella morsa del main stream.

Anche l’avventura dei nostri Funhouse che ci hanno permesso di prendere spunto per raccontare questa storia, finì in modo naturale senza nessun litigio o motivo particolare. Semplicemente le cose andarono così. Si ritrovano ancora una volta per una reunion nel 2012 per la compilation Trippa Shake rimanendo poi nella storia del rock underground anni ‘80 insieme agli altri gruppi dell’epoca.

Allora ci stavo male quando la band smise di suonare, perché mi sembrava di aver perso uno spazio in cui potevamo dire la nostra. Poi ci siamo ritrovati anni dopo per una reunion, ci abbiamo anche provato, ma poi (sorridendo) abbiamo capito che ci siamo un po’ ‘imbolsiti’ doveva andare così

Vogliamo concludere questo articolo con una citazione. Questa storia, la nostra storia, segna un passato abbastanza grande da meritare un impegno anche per il futuro: Make Valdelsa Underground Again, verrebbe da dire, parafrasando un noto slogan. Perchè con la cultura non si mangia, ma si vive.”

Articolo di Graziella Ventrone – Stefano Franco

Ringraziamo di cuore Paolo Grassini (Funhouse) per aver collaborato con noi ed averci raccontato la sua storia.

Fonti:

https://centomodipermorire.wordpress.com/tag/funhouse/

https://www.valdelsa.net/notizia/la-scena-rock-underground-degli-anni–80-in-val-d-elsa-le-fanzine-i-dischi-i-concerti

https://blackmilktemporary.wordpress.com/tag/colle-val-delsa/

https://primailchianti.it/cronaca/quarantanni-di-vero-rock-underground-il-racconto-del-noto-produttore-e-promotore-carlo-spinelli/

https://sienafree.it/71405-cera-una-volta-il-rock-in-val-delsa

 
 
 
 

THE WHITE BUFFALO Due date in Italia a maggio 2023

The White Buffalo

The White Buffalo torna nel nostro Paese dopo lo splendido concerto all’Alcatraz di Milano dello scorso maggio. Jake Smith sarà on the road a supporto del nuovissimo album “Year Of The Dark Horse” per tre concerti unici.

Le date lo vedranno anche aprire il concerto di Bruce Springsteen and the E Street Band a Roma. Gli appuntamenti saranno giovedì 18 maggio a Torino presso CAP10100 e venerdì 19 maggio a Livorno presso The Cage.
Il concerto al Circo Massimo invece sarà domenica 21 maggio a Roma in apertura a Bruce Springsteen nel tour promosso da Barley Arts. Le prevendite per il concerto di Torino e Livorno sono da ora disponibili sui circuiti ufficiali TicketOne (anche Mailticket per Torino), la data romana è sold out.

The White Buffalo – Il nuovo lavoro “Year Of The Dark Horse”

Ottavo della carriera dell’artista, è uscito l’11 novembre scorso per Snakefarm Records/Universal Music Group ed è prodotto da Jay Joyce. Le nuove canzoni vedono il contributo della touring band, il batterista Matt Lynott e il multistrumentista Christopher Hoffee.

Con questo album ho voluto fare qualcosa di pericoloso

“Pensi che The White Buffalo sia una country band? Una folk band? Americana? Rock? Cosa c*** dirai ora? Con questo album, ho voluto fare qualcosa che andasse al di là di quello che ho sempre fatto. Ho voluto aprire gli orizzonti. Fare qualcosa di pericoloso. È sempre stato difficile inserire la mia musica in un genere unico, ma stavolta volevo davvero eliminare ogni tipo di preconcetto o di incasellamento.” Così Jake Smith sui contenuti del nuovo disco.

The White Buffalo è noto per i ruoli in “Sons of Anarchy” (10 piazzamenti). “Californication”, “The Punisher”, “This Is Us”, “Longmire” e film tra cui “Safe Haven” e “West Of Memphis”.
É stato nominato per un Emmy con “Come Join The Murder” scritta insieme a Bob Thiele e Kurt Sutter per l’episodio finale di “Sons of Anarchy” nel 2015 e come nono miglior artista di sincronizzazione TV/film nel 2019.

Ha conquistato posizioni in classifica Billboard degne di nota: “Love and the Death of Damnation”. L’artista raggiunge le postazioni #1 Heatseekers e #15 Album Indipendente.
“Come Join the Murder” è arrivata al #3° posto tra le Canzoni rock digitali. Vanta apparizioni su Jimmy Kimmel Live, “Last Call Spotlight” con Carson Daly e Later…con Jools Holland.

Ascolta ora i singoli di The White Buffalo:

“Not Today” (Official Video) https://youtu.be/8b3fx59WCHs
“Kingdom For A Fool” (Official Video) www.youtube.com/watch?v=EdNURu8AHRU

www.thewhitebuffalo.com
www.facebook.com/thewhitebuffalomusic

THE WHITE BUFFALO

Giovedì 18 maggio 2023 – Cap10100 – Torino
Biglietti € 25 + ddp su TicketOne e Mailticket
Evento FB www.facebook.com/events/1176671889638142.

Venerdì 19 maggio 2023 – The Cage – Livorno
Biglietti € 25 + ddp su TicketOne
Evento FB www.facebook.com/events/1514194635731983

Domenica 21 maggio 2023 – Circo Massimo – Roma
in apertura a Bruce Springsteen and the E Street Band
SOLD OUT

HELL & THEN DISPONIBILE ORA IL NUOVO EP “RELENTLESS RESISTANCE”

Hell & Then

Hell & Then, la glam/hard-rock band italiana è felice di annunciare la pubblicazione di “Relentless Resistance“, nuovo EP disponibile ora in tutti i digital stores in collaborazione con Superbia Music. Il nuovo lavoro di quattro brani è stato prodotto da Giovanni Rosellini presso gli Undergrind Records Studios. La band ha inoltre pubblicato un nuovo video tratto dal singolo “Burden On Me“.

 

Ecco il commento di Hell & Then

“Cosa significa ‘Relentless Resistance’? Per noi è una cosa molto soggettiva, i brani che abbiamo incluso in questo nostro primo EP gravitano intorno a questo concept cercando di coglierne, per quanto possibile, le sfaccettature. Possiamo parlare di una resistenza emotiva, come tentativo di superare la sensazione di aver perso qualcosa o qualcuno. Anche perché no, dando sfogo alle proprie emozioni (‘Curtains Close’).

 Oppure possiamo intendere questa resistenza come il tentativo di continuare e magari ridare nuova linfa a dei generi musicali. Nel caso l’hard rock ed il glam metal, che si trovano in questo momento in un periodo di difficoltà soprattutto nel nostro Paese. Non poteva poi mancare nel nostro EP d’esordio un brano come ‘Wild Hot Night’ il cui testo lascia adito a pochi fraintendimenti.

Come tradizione glam vuole, di tanto in tanto si deve parlare di amore “selvatico”. L’ultimo singolo che va a completare questo primo lavoro e di cui abbiamo girato anche un official video è ‘Burden On Me’. Una power ballad che parla di come ognuno di noi si porti spesso dentro un dolore ed un senso di disagio a cui solo con la nostra stessa forza possiamo opporre resistenza per non farci trascinare giù.

 

Il video di Burden On Me

“Nel video abbiamo cercato di rappresentare questa idea attraverso la metafora del doppio – continuano Hell & Then – questo demone che portiamo dentro ha le nostre sembianze. E in questa metafora lo specchio che poi viene frantumato nel video (e che torna nell’artwork dell’EP) assume una doppia valenza. In un primo momento assolve la funzione di strumento di riflessione per riconoscere il demone che ci affligge.

Diventa poi il simbolo del tentativo di resistergli e di liberarsene quando viene frantumato. ‘Relentless Resistance’ è un pò il nostro biglietto da visita e ci auguriamo che ascoltandolo risulti evidente tutto l’impegno che abbiamo messo in questi primi brani. Le band che hanno influenzato il nostro lavoro e che tutt’ora ci ispirano sono tutte le band Hair e Glam degli anni 80. Per citarne solo alcuni: Whitesnake, Winger, Danger Danger, Motley Crue, Skid Row ma anche la scena contemporanea e nord europea, gli H.E.A.T.,i Reckless Love. Ed ancora Hardcore Superstar, gli italiani Hell In The Club, Speed Stroke o Lionville. Per quanto riguarda il nostro futuro, stiamo già lavorando a nuovo materiale e nel frattempo ci auguriamo di poter portare ‘Relentless Resistance’ su più palchi possibili”.

 

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STEFANO BRUNO “ILLUSIONE PERSISTENTE”, Guarda ora il nuovo video

Stefano Bruno

Stefano Bruno Dopo l’uscita del suo ultimo singolo “Eppure si muove” lo scorso  febbraio, torna con un nuovo brano intitolato “Illusione persistente”. Pubblicato in collaborazione con Sorry Mom!. In questa canzone, l’artista si guarda allo specchio, mostrando tutta la
sua vulnerabilità senza filtri.

“L’ho scritta davanti allo specchio come un incoraggiamento per me e per  tutte le persone che faticano ad accettarsi. Perché troppo dure con se stesse. Avevo bisogno di una canzone che mi desse forza per affrontare quel maledetto senso di inadeguatezza assimilato negli anni per ritrovare fiducia e serenità anche di fronte allo sguardo ostile degli altri”.

 

Illusione persistente

“Illusione persistente” è una canzone introspettiva sull’importanza di accettarsi, imparando a fare pace con le parti di noi, estetiche o
interiori.  Per evitare di essere risucchiati da una spirale di pensieri e comportamenti che portano all’isolamento e all’alienazione.
Un messaggio positivo che invita ad aprirsi, aumentando la fiducia in se stessi per brillare e poter crescere continuamente.

Il flusso di coscienza del testo unito ad elementi new wave e brit-pop, produce una sorta di viaggio psichedelicoper uno stile molto originale.

 

Biografia Stefano Bruno

 

Stefano Bruno è un cantautore milanese classe 1990. La sua passione per la musica esplode dopo le scuole superiori. Influenzato dalla poesia e dalla magia di alcune parole e di certi suoni inizia a scrivere ispirandosi ad artisti come Battiato, Battisti, Carboni, Biagio
Antonacci, Tiziano Ferro.

Per poi allargare i propri orizzonti verso la musica etnica o sonorità più cupe. Nel corso degli anni ha fatto parte di una band e di un duo acustico. Ma l’esperienza musicalmente più interessante è avvenuta nel 2017 quando ha fatto parte di un coro gospel diretto da Wendell Simpkins (ex vocalist degli Harlem Gospel Choir). Nel 2019 si fa notare a Rieti al PREMIO POGGIO BUSTONE, con il brano Italia turrita e una versione molto intima e personale de L’aquila di Lucio Battisti.


Nel 2020 pubblica il primo album “Per le strade del cielo“, prodotto e registrato a Casamedusa insieme a Francesco Campanozzi (Le gros ballon, Fabrizio Coppola, Alessandro Fiori, Amor Fou) e Max Lotti.Nel febbraio 2022 ha rilasciato il singolo “Eppure si muove”, seguito
dall’ultimo “Illusione persistente”

LINK AL VIDEO: https://youtu.be/6yplzdLD6EM

ASCOLTA “ILLUSIONE PERSISTENTE”!
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