Lauren Roth Ward, Aggiunta una nuova data a febbraio 2022

Lauren Roth Ward

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Lauren Roth Ward, l’artista americana arriva in Italia per tre appuntamenti dal vivo. Artista eclettica e poliedrica, che approda nel nostro paese per tre nuovi esclusivi appuntamenti dal vivo il prossimo febbraio.

L’appuntamento è per sabato 26 febbraio 2022 presso la Raindogs House di Savona. Si aggiungono inoltre alle date precedentemente annunciate Pippo Stage di Bolzano giovedì 24 febbraio 2022. Ed anche Splinter Club di Parma venerdì 25 febbraio 2022.
Voce ammaliante, Lauren Roth Ward è un eccezionale incrocio tra Janis Joplin, Florence Welch e Courtney Barnett. Sul palco presenterà il suo ultimo lavoro in studio, ‘Vol. II’, pubblicato nel 2020.

Non ci si dimentica la prima volta che si sente Lauren Ruth Ward cantare: pochi altri cantanti hanno quell’effetto. Canta da ogni sua cellula e riesce per un momento a far cambiare anche la tua chimica, assieme a tanto inaspettato divertimento.

La storia di Lauren Roth Ward

Il suo album di debutto ‘Well, ottiene riconoscimenti da Nylon, Noisey, Consequence of Sound, Los Angeles Times, ma anche Indie Shuffle tra gli altri. Introduce inoltre l’artista nativa del Maryland trasferitasi a Los Angeles ad un pubblico mondiale.

Le clip virali di Lauren si diffondono rapidamente grazie alle sue viscerali esibizioni live. Canta così in faccia ai fan brani come ‘Blue Collar Sex Kitten’, ‘Make Love to Myself’ e la struggente ‘Did I Offend You’.

In pochissimo tempo, l’artista si esibisce davanti a concerti sold out negli Stati Uniti e all’estero. Condivide palchi con artisti come Yeah Yeah Yeahs, Shirley Manson, Eddie Vedder. Ed ancora, LP, Shakey Graves, Liz Phair e persino Keith Urban; con una crescente reputazione di aver rubato lo spettacolo.

Segui l’artista attraverso gli spazi ufficiali:

laurenruthwardmusic.com
www.facebook.com/laurenruthwardmusic

Tour Italy 2022

Giovedì 24 febbraio 2022 – Pippo Stage – Bolzano.
Venerdì 25 febbraio 2022 – Splinter Club – Parma.
Sabato 26 febbraio 2022 – Raindogs House – Savona.

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40 anni dei Toto alla Royal Albert Hall

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“40 Trips Around the Sun Tour”
01 Aprile 2018, Royal Albert Hall, London (UK)
I Toto hanno pubblicato 14 album in studio, 10 dal vivo e 8 raccolte, ed individualmente hanno collaborato ad una infinità di progetti con artisti di fama mondiale.
Probabilmente festeggiare 40 anni di carriera è già di per sé un grande avvenimento. Sicuramente festeggiarli insieme al pubblico della Royal Albert Hall di Londra lo ha reso un evento davvero unico.
Noi italiani non siamo abituati alla calma e alla compostezza degli inglesi. Arrivando al teatro non ci sono state file, ognuno al proprio ingresso, con la poltrona assegnata, un solo controllo delle borse e le porte che si sono aperte precise, all’orario prestabilito. Entrando tra i primi è stato emozionante godere della vista di questo teatro, bello, elegante, grande, colorato, vivo…sembrava di respirare un po’ di storia della musica.
Le persone hanno piano piano preso posto, quasi tutti con un bel bicchiere di birra in mano, fino riempire tutte le poltrone, seduti compostamente. Platea e tribune a circondare il palco illuminato come in un grande abbraccio.
Non serve precisare che gli artisti sono saliti sul palco con due soli minuti di ritardo. Ed è partito un boato ed un applauso forte e spontaneo, che li ha ammutoliti per un attimo.
La prima canzone è stata “Alone” il primo singolo tratto dal loro nuovo album. Ma è con la seconda, la storica “Hold the Line” che finalmente il pubblico si è alzato tutto in piedi ed ha cantato in coro ogni strofa.
Allora questi inglesi ce l’hanno un’anima!!! Si, ma finita la canzone…diligentemente tutti a sedere di nuovo! Fino alla canzone successiva che ha trascinato i presenti sull’onda dei ricordi.
Poi è iniziata la festa, e gli scherzi, e gli aneddoti…!
La formazione originale, composta ai tempi della high school da Steve Lukather (chitarra e voce), David Paich (pianoforte) e Steve Porcaro (tastiere), con l’aggiunta dopo pochi anni della voce Joseph Williams, ha ringraziato tutti i presenti per aver voluto festeggiare la Pasqua con loro. Ma hanno anche fatto capire quanto fosse speciale ed emozionante essere proprio su quel palco dello storico auditorium. Steve ha raccontato che da piccolo abitava proprio poche vie accanto, e che il suo sogno era sempre stato quello di esibirsi qui.
Lo show si è trasformato in una festa tra amici, in cui ogni canzone è stata ricordata anche solo con poche note, o semplicemente spiegata nei significati nascosti, che solo gli artisti potevano conoscere. David Paich ha potuto gioiosamente cambiare cappello ogni poche canzoni. Sono stati raccontati retroscena dei primi faticosi anni, sono state eseguite canzoni mai proposte dal vivo, come “Miss Sun” e “No Love”.
Le hit “English Eyes” e “Jack to the Bone” si sono alternate alla nuova “Spanish Sea”.
Le collaborazioni e le amicizie artistiche ci hanno permesso di ascoltare delle bellissime cover di “Human Nature” (di Michael Jackson, ma scritta appunto da David Paich) e di “While My Guitar Gently Weeps” (dei Beatles, che hanno segnato la carriera di Steve Lukather)
E poi ancora “Holyanna” e “Dune” dalla colonna sonora del film omonimo, e altre forse meno famose ma sempre molto intense. Soprattutto per i bellissimi assoli di tutti gli 8 elementi presenti sul palco.
La frenesia delle percussioni di Lenny Castro, l’intenso sassofono di Warren Ham, anche loro presenze storiche della band. Senza però nulla togliere ai due nuovi componenti: Shem von Schroeck al basso e Shannon Forrest alla batteria. La sintonia sul palco dell’auditorium è stata tangibile e fantastica, per più di 2 ore e mezzo, ininterrotte.
Emozioni, energia, intensità sempre presenti, ma che hanno dominato con le classiche hit “Lea”, “Rosanna”, Georgy Porgy”, “Stop Loving You”, “Angela” e la tanto attesa “Africa”. Acustica ineccepibile della location e capacità tecnica di altissima qualità, a garanzia di una serata indimenticabile.
E l’ultima canzone è stata “The road goes on”, quasi a voler dire: «Si ok, sono passati 40 anni, ma siamo sempre qui e non è ancora finita!»
Nota particolare: tra tutto il pubblico ci saranno stati si e no una ventina di persone che riprendevano o facevano foto, tutto il resto delle persone si è goduto questo fantastico spettacolo senza alcuna distrazione. Qualcosa da imparare da questi inglesi in fondo c’è!
Ed una ultima curiosità: è stato il compianto Jeff Porcaro a dare al gruppo il nome del cane di Doroty, del Mago di Oz!
«Che cosa vuol dire essere il più grande chitarrista della terra? Andate a chiedere a Steve Lukather.»
(Cit.Eddie Van Halen)

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Rock My Life Festival 2018 presenta Rock In Park “Open Air”

Rockers di tutta Italia, dopo la bellissima esperienza dell’anno scorso, torna quest’anno il Rock My Life Festival. L’evento, alla sua seconda edizione, che porta sul palco della Maremma buona musica e divertimento.

Per rendere ancora più interessante il lungo weekend dedicato ai nostri concerti, abbiamo portato nella splendida cornice della Cava di Roselle (GR)  il Rock in Park, prestigioso festival del Legend Club di Milano che viene presentato quest’anno per la prima volta nella sua versione “Open Air”.

L’evento si svolgerà il 13 – 14 – 15 Luglio nella splendida location immersa nel cuore della Maremma. A breve saranno svelati tutti i dettagli, stay Tuned!!!

 

W.A.S.P. Reidolized Tour – il coinvolgente live all’Estragon di Bologna

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Non c’è solo Blackie sul palco stasera. Insieme a lui e gli altri ragazzi della band c’è una presenza che sovrasta tutto: Jonathan Aaron Steel è lì, davanti ai nostri occhi. E no, non sono solo i tre schermi che ripercorrono fedelmente tutta la sua storia a renderlo vivo e partecipe. Ma sono le bellissime note di questa storica rock opera ad entrarci dentro e farci provare le sue emozioni. Si certo, la musica è travolgente, ma non è il solito concerto questo. Stasera si respirano emozioni. E sono emozioni angoscianti, cupe, di ansia e sofferenza. E’ un mix di sensazioni che non lasciano spazio al puro divertimento. Catapultano in una realtà da sogno, anzi, da incubo. Ipocrisia, solitudine, lutto, dolore e soprattutto la mancanza dell’amore, l’unica cura ad un mondo indifferente ed egoista. Sul palco le riprese in bianco e nero, e le luci esclusivamente rosse fanno da cornice ad una esibizione magistrale. I suoni e la voce sono impeccabili ed il coinvolgimento è assicurato. Ci sembra quasi di camminare per i sobborghi della città insieme a Jonathan. La sua Arena of Pleasure è anche la nostra. E quando la sua immagine si riflette nello specchio, suo unico amico, siamo anche noi lì, dietro a lui. L’obitorio, il suicidio…e il fiato sospeso, che lotta per uscire insieme alle parole delle canzoni che si susseguono. Ed i quattro musicisti potrebbero quasi sembrarci le Quattro Porte del Destino: depression (my enemy), fear (my friend), hatred (my lover), anger (fuel for my fire). E quando queste porte si chiudono e le corde della chitarra si stringono intorno alla gola di Jonathan, non sappiamo nemmeno come reagire. La musica incalza di pari passo al tormento. E torna in mente la figura della zingara e le sue sagge parole: “Be careful what you wish for, it might come true. For the face of death wears the mask of the King of Mercy”.

L’opera è finita. L’adrenalina scorre. Blackie se ne va. Abbiamo assistito e ascoltato un grandioso componimento, con armonie che toccano nel profondo. E ora aspettiamo. E’ la prima volta che un concerto lascia con una sensazione emozionante ma stranamente contrastante con la solita euforia.

E quando i quattro cavalieri tornano sul palco, con le loro canzoni più famose, i video pieni di colori alle spalle, e le luci che li incorniciano in tutta la loro potenza…allora si scatena il delirio. E’ uno sfogo, necessario e doveroso. E’ proprio ciò di cui c’è bisogno, è la musica che fa stare bene, che carica come una molla. Che fa gridare le parole e cerca liberazione, ed è così che sotto il palco parte un pogo ininterrotto.

E’ stata davvero bellissima questa altalena di sensazioni che gli W.a.s.p. ci hanno regalato. A concerto finito l’entusiasmo è alle stelle. La cosa che però non dimenticherò facilmente è vedere Blackie alzare gli occhi al cielo, dopo aver eseguito “Golgotha”, e pronunciare chiaramente “Oh my God!” (God? Blackie? …allora i miracoli esistono!)

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