Siamo ancora mattoni nel muro?
30 Novembre 1979, i Pink Floyd pubblicano il loro undicesimo album in studio. Un’opera rock destinata a diventare una pietra miliare nella storia della musica. The Wall! Un capolavoro di tale portata da far parlare ancora oggi di sé. Andiamo alla scoperta della storia e del processo creativo che hanno portato alla nascita di uno degli album più iconici della storia del rock.
La storia
Siamo nel 1977, durante l’In The Flesh Tour, più di preciso allo Stadio Olimpico di Montreal. Un gruppo di fan in prima fila si mise a istigare il bassista dei Pink Floyd Roger Waters. Questo prova a resistere alle provocazioni dei “fan”, fino quando non raggiunse il punto di rottura che lo porta a sputare in faccia ad uno spettatore. Fu proprio quell’episodio che lo spinse a riflettere sulla creazione di un muro fisico e metaforico tra l’artista e i suoi fan.
Waters litiga con il suo manager, parla persino con uno psichiatra di questa barriera immaginaria che lo separava dalla platea. Intanto gli altri membri della band erano presi dai loro impegni come solisti, ma Waters comincia a scrivere. L’incidente di Montreal divenne così fonte di ispirazione per la realizzazione di un nuovo concept.
L’idea si basa proprio sul distacco tra l’artista e il pubblico. Successivamente Waters presentò alla band due nuove demo. Una intitolata “Bricks in the Wall” e un’altra destinata a diventare il suo primo album da solista dopo il suo divorzio con i Pink Floyd.
L’album venne dunque scelto come prossima uscita della band, nonostante Gilmour e Mason, volessero essere cauti, in quanto Waters diede solo un’idea di massima per l’album, la band si trovò comunque costretta a intraprendere la realizzazione dell’opera a causa soprattutto delle difficili condizioni finanziarie in cui versavano, e fu così che nacque il capolavoro che oggi conosciamo come The Wall.
Il concetto
Frutto quasi interamente della mente geniale di Roger Waters, The Wall segue le vicende di Pink, una rockstar tormentata, personaggio ispirato soprattutto da Waters stesso e Syd Barrett (cantante e chitarrista della line up originale dei Pink Floyd dal 1965 al 1968), dove ogni trauma subito da Pink rappresenta simbolicamente un altro “mattone nel muro”, tra i principali eventi che hanno segnato la rockstar possiamo trovare:
La morte del padre in guerra (Another Brick in the Wall Pt.1), un sistema scolastico oppressivo (Another Brick in the Wall Pt.2), una madre iperprotettiva (Mother) e il tradimento della moglie e l’abuso di alcol e droghe. Un album che parla di disagio, traumi e oppressione, nato inizialmente per esprimere il disagio di Waters legato a questa barriera immaginaria tre se stesso e il pubblico, The Wall con il tempo è diventato il grido di rivolta silenzioso di intere generazioni, di persone che nella musica hanno trovato quella voce, che non credevano di avere, per esprimere il loro disappunto, il loro disagio, la loro ribellione a una società e un sistema malati.
Another Brick in the Wall Pt.2
Non possiamo parlare di The Wall senza parlare di una delle tracce che ha aiutato a rendere questo album leggenda: Another Brick in the Wall Pt.2, quinto pezzo dell’album, 3:59 minuti destinati a rimanere per sempre nella storia del rock. A seguito di quanto viene narrato nella canzone The Thin Ice (seconda traccia di The Wall), PInk cresce e scopre della morte del proprio padre in guerra, questo lo distrugge e fa sì che il protagonista cominci a costruire il suo muro appunto “The Wall”.
La canzone vuole essere una critica aperta verso un sistema scolastico opprimente e malato, dove un giovane Pink, dopo essere stato ripetutamente sgridato dal proprio insegnante, sogna del giorno in cui lui e suoi compagni avrebbero iniziato a ribellarsi contro gli insegnanti troppo severi visti nel contesto metaforico come l’ennesimo mattone nel muro. La versione video della canzone riesce a rendere al meglio questo fenomeno di ribellione nel quale inizialmente una fila di studenti senza volto marciano verso un enorme tritacarne ma nel momento in cui parte l’assolo di chitarra di Gilmour si ribellano distruggendo e incendiando l’edificio scolastico, per poi chiudersi con il risveglio di Pink dal suo sogno.
Un inno generazionale
Una canzone divenuta l’inno di rivolta di migliaia di studenti in senso metaforico e letterale, in quanto utilizzata come “marcia” durante la rivolta antirazista di Elisie’s River in Sudafrica nel 1980 dopo la quale il 2 Maggio dello stesso anno la canzone fu bandita nel paese.
The Wall non è il classico album rock anni 70, The Wall è un viaggio dentro ognuno di noi nel quale tutti ci possiamo rispecchiare, nel quale vengono messi a nudo i lati più fragili della nostra persona e che porta a riflettere su se stessi come poche altre opere di questo genere sono in grado di fare, portando a chiederci: Siamo ancora mattoni del nostro stesso muro?
