Alice Cooper

Siamo all’ Alcatraz di Milano per quello che si prospetta come uno degli eventi rock and roll dell’ estate. Alice Cooper porta in tour il suo ultimo “Detroit Stories” e sceglie Michael Monroe in piena promozione di “I Live Too Fast To Die Young” per regalarci una serata memorabile.

Michael Monroe

Monroe con la ormai consolidata formazione Yaffa, Conte, Jones e Rockfist divide la scaletta in due tronconi. Nella prima parte vengono presentati brani, relativamente recenti, tutti incisi da Sensory Overdrive ad oggi.

Tra questi spiccano i nuovi classici “Trick Of The Wrist”, “78” e “Ballad Of The Lower East Side”. Gli inserti dai due dischi più recenti sembrano ancora troppo freschi per essere entrati completamente nelle grazie del “popolo di Monroe”, ma la band non demorde e anzi affonda l’acceleratore riuscendo a vincere anche le titubanze dei più scettici.

Nella seconda parte dell’ esibizione vengono proposte canzoni tratte dai primi vent’anni di attività del finlandese. Pezzi estrapolati dal catalogo di Hanoi Rocks, Demolition23 e dalla carriera solista del biondissimo frontman scorrono fianco a fianco nell’ entusiasmo più genuino di band e pubblico, quest’ultimo ormai totalmente rapito da quello che rimane sicuramente uno degli show più eccitanti che si possano vedere oggi.

Alice Cooper

Giusto il tempo di una sosta al bar ed é già il turno del signore dell’ incubo in persona: Alice Cooper. Coadiuvato sul palco da Roxie, Henricksen, Strauss, Garric e Sobel, il padrino dello shock rock sembra impossibilitato a fallire nello stupire il suo pubblico.

Una scaletta che ripercorre tutti i successi di una carriera lunga ormai più di cinquant’anni. Un’ interpretazione che diventa cifra stilistica riuscendo agevolmente a tenere insieme i numerosi “cambi di pelle” che Alice ha vissuto durante il suo percorso artistico.

Ecco che, accanto alle hit, fanno capolino piccole chicche per chi segue la zia Alice da sempre “Bed of Nails”, “Teenage Frankenstein”, “He’s Back (The Man Behind The Mask)” per chi ha amato l’ Alice degli anni ottanta o il graditissimo ritorno in scaletta di “Go To Hell” e “My Stars” per chi più affezionato al cosiddetto periodo classico.

Menzione speciale per “Fallen in Love”, originariamente incluso all’ interno di Paranormal, inciso assieme a Billy Gibbons (ZZTop). Il brano dal vivo mantiene il suo carattere di bluesaccio shuffle, ma viene impreziosito da una prova magistrale all’ armonica dello stesso Alice.

La classe non é certo acqua e subito tornano alla memoria echi di un tempo passato nel quale grandi frontman come Jagger, Van Morrison, Ray Thomas si nutrivano di Sonny Boy Williamson e Little Walter a colazione, pranzo e cena.

Il tempo vola e tra una decapitazione, un ricovero coatto ed una creatura del dott. Frankenstein fuggita dal laboratorio si avvicendano “No More Mr. Nice Guy”, “Poison”, “Under My Wheels” in un crescendo partecipatissimo. Gli intervalli strumentali sono studiati nei minimi particolari, intrattengono fondendo “Devil’s Food” con “Black Widow”, arrivando a citare “Black Juju” prima del solo di Sobel.

Impossibile lasciarsi senza l’immancabile “School’s Out” nel consueto tripudio di palloncini e coriandoli, con la partecipazione straordinaria di un Monroe che sfoggia il sorriso di un bambino lasciato solo nel negozio di caramelle.

Conclusioni

Serata assolutamente riuscita, pubblico soddisfatto, l’ennesimo spettacolo da incorniciare per chi ha scritto una pagina indelebile nella storia del rock.

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