Irish Caravan, fuori oggi il nuovo lavoro dei Meneguinness, ve lo raccontiamo in questa recensione

Irish Caravan

Irish Caravan è il nuovo disco dei Meneguinness disponibile in streaming e in digital download da oggi 25 Novembre attraverso Maninalto! Il disco è fortemenre ispirato alla musica tradizionale irlandese, ne abbiamo avuto un’anticipazione recente con il singolo “Night Of The Banshee”.

Saliamo dunque a bordo della carovana gypsy con I Meneguinness. Zaino in spalla e sguardo verso il futuro. Ed è proprio con la title track che si apre la nostra esperienza di ascolto. Una classica ballad irlandese in cui possiamo sentire i profumi di una terra lontana eppure così vicina. La festa è dietro l’angolo insieme all’insana follia che porta con sè. Un pezzo strumentale che ci conduce nel vortice dell’intero disco.

I Meneguinness raccontano le loro storie con fisarmoniche, tastiere, violini, flauti e trombe. Perfetti per dipingere le atmosfere horror delle leggende piene di folklore. Ad esempio come in “Night Of The Banshee”.

Arriva poi la romantica e nostalgica “Ramelton”. Il suo giro di valzer avvolge l’ ascoltatore in un tempo passato attraverso il ricordo di qualcosa ormai lontano. Roba forte per noi irriducibili romantici! A bordo di questo carrozzone un pò zingaresco e molto variopinto, il finale di “October Sea” ci sorprende sulla coda di una rock ballad danzante con un retrogusto alla Bob Dylan.

“Runaway” invece vogliamo farvela scoprire da soli, una versione ricca di sperimentazioni sonore da parte dei Meneguinness. Ma non è l’unica cover presente in Irish Caravan. Infatti troviamo un altro meraviglioso esperimento contenuto nel disco. Con “Mo Ghile Mear” la band realizza il sogno di cantare in gaelico irlandese. Prende vita così la loro personale interpretazione di un celebre testo tradizionale.

Arriva dunque il momento di una rievocazione storica particolarissima. Ricordate l’eroica lotta della XV brigata contro l’esercito franchista? la band trasforma la lotta in una festa con un tripudio di violini, tromba, fisarmonica e ukulele.

Se avete ancora voglia di ballare basta scorrere fino alla traccia numero 8  “O’ Connor Gun”. Il brano ricorda un pò I vecchi dischi di Johnny Cash con quel colore in più dato dal banjo e dal violino. L’Irlanda è uno dei posti più cari alla band, tanto da portare alla luce non solo le antiche tradizioni e la storia di quelle terre, ma anche I brani legati ad esse. “Spancil Hill” è il testo più drammatico di Irish Caravan, a tratti disperato e pieno di malinconia.

Stessa drammaticità arriva con l’ultimo brano. Dopo aver ascoltato le sonorità più giocose di “Castle Kelly”, torniamo al racconto più crudo e pieno di Pathos con “Desaparecido”. La fisarmonica qui fa da padrona unendosi alla disperazione della tromba che ben descrive il tema del brano. Il nostro ascolto non può che finire con un velo di speranza che seppur lontana chiude il sipario su questa bellissima rappresentazione portata in scena dai Meneguinness.

Ecco la tracklist di “Irish Caravan”

Irish Caravan

Night Of The Banshee

Ramelton

October Sea

Runaway

Mo Ghile Mear

Viva La Quince Brigada

O’Connor Gun

Spancil Hill

Castle Kelly

Desaparecido.

Meneguinness Online

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Leggi anche la nostra intervista QUI

Rivalsa, il nuovo Ep di Theft, ecco la nostra recensione

Rivalsa

Rivalsa è l’ultima fatica discografica di Theft, artista Genovese calsse 1972. I 5 pezzi di elettronica sperimentale fondono l’ electro con la trance come ad esempio in “Otaku 80“.

Ma si nota la formazione post rock infatti l’artista suona chitarra e basso come si vede nell’ultimo pezzo “l’uomo di pietra” dove la musica analogica risalta di più. “In forme d’ onda” la prima traccia inizia con un ritmo potente tra break e drum e poi ti ipnotizza con le sue metafore.

Il testo infatti parla di cerchi d’acqua che sono le sue emozioni che si perdono nel mare della vita. In “49 falene” il singolo pubblicato nel 2021 a cui segue Rivalsa ci sono distorsioni che ricordano gli anni ‘80 e ‘90 ma sempre con una base elettronica.

Sembra prevalere in tutto il singolo il sintetizzatore che usato pulito o distorto fa da tema dappertutto. In “Cometa” l’artista si sente libero come la cometa e il suo passaggio. Nel singolo è incredibile come il mondo alternativo tra i suoi passaggi ad esempio il dub o il trip-hop fa da scena ai suoi testi e al cantato ipnotico. Questo prende forma da quello che vede e assorbe nella sua vita.

Theft ha frequentato la scuola d’arte Paul Klee di Genova dove si è formato in nuove tecnologie nel video art ma si vede che la musica è dove è nato e dove è cresciuto. Ha suonato in Italia ,Francia,Germania e Svizzera e in tutti i locali più prestigiosi della sua città. Un Ep consigliato agli appassionati di questo genere.

Track list Rivalsa

Forma D’Onda
49 Falene
Otaku 80
Cometa
L’uomo di pietra.

Ascolta in streaming Rivalsa
https://frontl.ink/8kzqn5k

Recensione a cura di Stefano Franco

Breejo – la nostra recensione del nuovo disco di Marco Simoncelli

Breejo

Breejo è il terzo lavoro del cantautore lombardo Marco Simoncelli, disponibile in digital download, in streaming e in copia fisica dal 20 Ottobre scorso.

Se amate le sonorità blues che scaldano il cuore, le sfumature jazz ma anche il carattere del southern rock, questo è il disco che fa al caso vostro. Per poterlo raccontare, dobbiamo necessariamente conoscere la storia di questo talentuoso armonicista. La sua passione cresce negli anni, dapprima con lo studio del pianoforte, in seguito con l’armonica. Questo è lo strumento con cui Marco Simoncelli si sente più a suo agio, tanto da comporre un intero disco nel 2008 (Tuttology) incentrato prevalentemente su questo suono.

Il blues che il nostro cantautore ha dentro si palesa nei numerosi live anche nei club di Milano. Tanto che la sua band Magnetoscopics diventa il punto di riferimento del panorama blues indipendente italiano.

La sua carriera prende il volo verso l’estero, negli ultimi anni risiede a Bruxelles, dove nascono i germogli del suo terzo lavoro: Breejo.

Ed è proprio il frutto di queste esperienze, e magari anche la voglia di ritornare in Italia che hanno ispirato l’autore per questo disco. Musiche e testi fortemente personali raccontati con grande intensità e carisma.

Già con il singolo “Green Pass” che ha anticipato l’uscita del disco, Simoncelli ci ha dato un assaggio di quello che avremmo scoperto con Breejo. Infatti, a questo brano se ne affiancano altri due dal sapore socio-politico, talvolta ironico, altre provocatorio. Parliamo di “Barcode Freedom” e “Joke on Me”. Se avete la pazienza di ascoltare con attenzione strofe e ritornello potrete scoprire i personaggi famosi citati e celati nel testo! Buon divertimento…

Ad impreziosire l’album non ci sono solo nomi di spicco nel panorama musicale italiano (Heggy Vezzano, Fabio Buonarota, Diego Corradin. Laura Fedele, Stefano Berto, Oscar Trabucchi, Livia Hagiu.) Ma anche due cover tra le più famose e riproposte dai più grandi artisti.

In Bye Bye Love emerge il sound personalissimo e fortemente ispirato di Marco Simoncelli con sonorità tipiche del Rock d’oltre oceano. Quelle contaminazioni southern rock che non smetteranno mai di farci sognare.

L’altra cover è Greenflower Street che vi invitiamo ad ascoltare e scoprire perché se non la conoscete potreste persino pensare che sia questa l’originale.

C’è un brano in particolare che Simoncelli definisce “il manifesto del disco”. Parliamo di I Miss You. Una song piena di nostalgia ma anche di speranza. Probabilmente il fil rouge che in qualche modo accompagna l’ascoltatore ma ancor più l’autore di Breejo. Un dialogo tra un Marco un po’ più giovane e l’uomo che è diventato adesso.

Come già detto, questo è un disco con tante cose da raccontare e probabilmente ad ogni ascolto possiamo trovare una chiave di lettura differente. A nostro avviso ci sono tre tracce che in qualche modo sono collegate tra loro e che raccontano il grande amore incondizionato per i figli. Live! Arriva dalla voglia di celebrare l’omonimo campione di moto. Un dialogo madre figlio qui interpretato a ruoli invertiti, il testo infatti nella doppia lingua inglese italiano è interpretato dalla figlia di Marco, Vittoria.

Questo senso di famiglia e di amore si lega agli altri due brani, In The Middle of The Night e My Babe is My Life.

In conclusione possiamo dire di aver esplorato e vissuto con l’autore una bella gamma di emozioni ben raccontate. E non parliamo solo da un punto di vista artistico ma anche a livello di produzione. Il classico disco ben fatto, in cui si possono sentire tutti gli strumenti giusti al posto giusto. Più che un album di canzoni quasi un album di fotografie da sfogliare nella memoria del nostro cantautore.

Ecco la tracklist di “Breejo”

Barcode freedom (Marco Simoncelli).
I miss you (Marco Simoncelli/Biagio Sturiale).
Green pass (Marco Simoncelli).
Joke on me (Marco Simoncelli).
Bye bye love (Boudleaux Bryant / Felice Bryant).
Overall ( VLR) (Marco Simoncelli).
Live! (Marco Simoncelli).
Green flower street (Donald Fagen ).
Desert (Marco Simoncelli).
In the middle of the night (Marco Simoncelli/Biagio Sturiale).
My babe is my life (Marco Simoncelli).

Credits:

Registrazioni presso Auditoria Records di FinoMornasco (CO) da Antonio AKI Chindamo. Master di Carlo Fath e mix di Biagio Sturiale. Foto di Adriano Siberna. Cover: Edi Calegari, Giorgia Pinna. Prodotto da Marco Simoncelli e Biagio Sturiale.

 

Social links:

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One Shot Reunion, il live dello storico concerto del Perigeo a Firenze

One Shot Reunion

One Shot Reunion è il concerto che fa ritornare sulla scena il Perigeo, la band italiana nata negli anni Settanta. La formazione infatti si riunisce per un concerto il 23 Luglio 2019 in piazza sant’ Annunziata a Firenze portando on stage il meglio del progressive e del jazz blues rock della loro carriera.

Questo concerto chiamato One Shot Reunion tocca anche la psichedelia, come in “Abbiamo tutti un blues da piangere” , “Azimut” o nel “Beato Angelico” . Nella One Shot Reunion è comunque il progressive jazz che sovrasta come in “La valle dei templi” o in “Terra rossa”.  In ”pensieri” la band fluisce anche in un dubbioso Blues come ancora nella già citata traccia numero 4 dove la band arriva anche a un dark psichedelico tipico degli anni Settanta.

Anche nel pezzo il “Quartiere”, nel loro stile si sente la contaminazione dei Pink Floyd. La formazione avviene nel 1971 a Roma dove la band viene messa sotto contratto dalla RCA mentre i Pink Floyd sperimentavano Ummagumma. Allora il jazz rock del Perigeo si scontrava con i puristi del genere e finisce per fare concerti nel panorama del progressive italiano come a Roma a villa Pamphili ma anche all’estero soprattutto in Inghilterra e in Francia.

Nel primo album Azimut ancora il jazz è statico e ci sono dei veri e propri soli di strumenti con pochi accordi e delle esecuzioni di piano. Invece l’anno seguente nel album “Abbiamo un blues da piangere” si segna l’origine del jazz rock e del jazz progessive. Cosi ad oggi la “One shot reunion” dopo lo scioglimento della band nel 1977 e cinque album viene registrata per idea di un fan il missaggio del concerto live.

(Recensione a cura di Stefano Franco)

Title : One Shot Reunion – live in Florence

1. La Valle dei Templi Bruno Biriaco.
2. Azimut Giovanni Tommaso.
3. Sidney’s Call Anthony Sidney – Giovanni Tommaso.
4. Abbiamo Tutti un Blues da Piangere Giovanni Tommaso.
5. Il quartiere Giovanni Tommaso.
6. Polaris Bruno Biriaco.
7. Terra Rossa Claudio Fasoli.
8. Genealogia Giovanni Tommaso.
9. Pensieri Bruno Biriaco.
10. Via Beato Angelico Giovanni Tommaso.

Perigeo online

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www.abeatrecords.com

Genè Milano ospita lo show unplugged di Volcano Rock Fest.

Genè

Il Genè è un posto magico nel cuore di Milano. E’ esso stesso un cuore che batte con la musica e con tutti coloro che passano di lì per ascoltarla. Lo scorso 28 Ottobre la dimensione unplugged ha trovato la sua massima espressione con la prima delle due serate di questa edizione del Volcano Rock Fest.

A dirla tutta, il fascino di questo tipo di show con chitarra, voce e poco più non è mai tramontato. Nel tempo rimane il miglior modo per poter vivere e condividere determinate atmosfere. Da sempre il motto di Volcano è United We Stand, Divided We Fall. Ed è proprio Alessandro Liccardo, general manager della labael orgogliosamente italiana, ad accoglierci con una t-shirt con questa bella scritta stampata bianco su nero.

Mai come in questo live così speciale lo stare uniti e il supportarsi a vicenda è stato così tangibile. Napoli ha portato un po’ del suo calore al Genè, dove ogni confine geografico o di genere musicale o di dialetto, è stato abbattuto per fare posto alla musica.

Ben sei le band che hanno proposto i loro brani in versione acustica, regalandoci un ascolto molto diverso da un cd o da un qualunque supporto digitale. Uno spin off di quello che siamo stati abituati a sentire. Così davanti a del buon vino e dai cocktail pazzeschi la prima voce a rompere il ghiaccio è stata quella di Gabriele Catoni. Un interessante viaggio tra gli stati d’animo più profondi cominciato proprio in terra di maremma alcuni anni fa. Voce potente, timbro incredibile ed un nuovo progetto tutto da scoprire.

Una manciata di brani e arriviamo ai Furious Jane, l’adrenalina di Knockout, il singolo appena uscito, li fa salire belli carichi sul palco. Raccontano così tutta la loro voglia di mettersi in gioco. Lo fanno con chitarra acustica, voce e cajon.

E se parliamo di mettersi in gioco, c’è chi lo sta facendo ormai da alcuni mesi raccogliendo la sfida più grande per un artista. Valerio Bruner ha deciso di lasciare la sua comfort zone del cantato in inglese per portare un messaggio nel suo dialetto di appartenenza. Non possiamo dire che non ci voglia coraggio per cantare in napoletano fuori dai confini della propria città.

L’emozione più grande però è stata forse proprio per il padrone di casa Branco che ha ospitato la serata al Genè. Un’emozione che non vuole nascondere ma al contrario condividere con i suoi compagni di viaggio portando on stage la sua voce e la sua musica.

L’atmosfera è calda, persone perfettamente sconosciute si sono trovate ad applaudire e a condividere la serata allo stesso tavolo. E’ questo che fa la musica, veicola un messaggio che mai come adesso possiamo ricondurre al sopra citato motto #unitedwestanddividedwefall.

Lo sanno bene i WaterCrisis, anche loro una delle band che Rock My Life segue fin dagli esordi. The Moon is Harsh A Mistress è appena uscito e nel giro di poche ore abbiamo lo abbiamo ascoltato ed apprezzato sia attraverso un video che in questa versione acustica ancora più suggestiva.

A chiudere in bellezza, anche se non avrebbero mai voluto scendere dal palco, sono Alessandro Liccardo e Sergio Toledo Mosca degli Hangarvain. Una manciata di brani che ripercorrono la storia della band fatta di continue evoluzioni e sonorità sempre diverse. A fine live si lasciano andare a qualche piccola anticipazione sul nuovo lavoro, rivelandoci che nel 2023 vedrà la luce un nuovo album e un nuovo tour. Niente paura, ci saranno anche delle date italiane!

Alla fine di queste ore passate tra musica, amici e good vibes possiamo tornare nella nostra città con una certezza, che nel cuore di Milano c’è un altro cuore che batte a ritmo di musica, quello del Genè.

Volcano Rock Fest – Genè Milano

Gabriele Catoni: https://www.facebook.com/gabricatoni
Furious Jane: https://www.facebook.com/furiousjane
Valerio Bruner: https://www.facebook.com/brunervalerio
Branco: https://www.facebook.com/branco.music.official
WaterCrisis: https://www.facebook.com/WaterCrisis
Hangarvain: https://www.facebook.com/Hangarvain

Genè Milano: https://www.facebook.com/gene.milano4

Volcano Records & Promotion: https://www.facebook.com/volcanopromotion

Ostacoli, la nostra recensione sul nuovo lavoro dei Black Eyes 2

Ostacoli

Sono due, Nora e Alessandro. Insieme formano i Black Eyes 2 e suonano come se fossero una band da cinque elementi. Il loro nuovo lavoro, Ostacoli, è un Ep da ascoltare tutto d’un fiato con ritmiche veloci e un bel muro di bassi.

L’intento del duo infatti, è senza dubbio quello di dare predominanza alle linee di basso e batteria che trovano posto sulle melodie trascinanti. Cinque pezzi che assestano un bel colpo ritmico con una particolare cura dei dettagli e delle sonorità magistralmente prodotte da Davide Lasala agli Edac Studio.

La sensazione è quella di un vortice che ti trascina dentro la musica dei Black Eyes 2 dall’inizio alla fine. Sia per la struttura ripetitiva e lineare di alcuni brani sia per la velocità in cui si susseguono in circa quindici intensi minuti di ascolto.

Un disco che possiamo definire quasi grunge per la schiettezza dei suoni per il “graffio” che ricorda un po’ il Seattle Sound e che non dispiacerà agli amanti del genere malgrado i testi in italiano. Sicuramente un punto a favore del duo che scegliendo la madrelingua arriva così a molte più persone, sopratutto ai loro coetanei che in qualche modo si trovano davanti gli stessi Ostacoli appunto.

Nel complesso un bel lavoro uscito dal master di Andrea Fognini che racconta uno spaccato di vita nel modo più naturale per Nora e Alessandro, ovvero con la musica.

Ascolta ora Ostacoli a questo link: https://open.spotify.com/album/2D1h0ynttutnfHPUdwM1Bl?si=ZDSCPu_9Tneyhen0pKwdsQ

Ecco la tracklist di “Ostacoli”

Posto
Sbaglio
Stanza
Obiettivo
Orbita.

Segui la band attraverso i social:

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Madyon :: LIVE 3022, ascolto consigliato su Rock My Life, ecco la recensione

Live

Madyon :: LIVE 3022 è il primo live album della band che con questo ritorno (oserermo dire a sorpresa) ci regala sette dei brani più rappresentativi dei loro 10 anni di musica.

Il disco contiene un singolo inedito “Here To Stay” e un brano strumentale, Nadir, suonato da Paolo Papini in una versione anch’essa inedita . Si tratta del chitarrista della band scomparso nel 2016 e che i Madyon hanno riportato virtualmente sul palco durante l’incredibile spettacolo al Radio Alba Festival.

Parlando di questo gruppo possiamo senza dubbio dire di essere di fronte ad un ascolto di uno spessore notevole. Abbiamo già incontrato i ragazzi qualche settimana fa con un’intervista in cui ci hanno raccontato la loro storia. Così a questo punto abbiamo potuto apprezzare ancora meglio e fino in fondo il nuovo lavoro.

Con Madyon :: Live 3022 la band si mostra al pubblico con un abito rinnovato dopo un lungo periodo di assenza. Il messaggio è più diretto, il pubblico è selezionato. In questo mondo in cui tutti siamo attratti dal like facile, questi musicisti ricercano invece qualcuno che sappia recepire il loro messaggio e condividere la stessa emozione.

La cura dei dettagli è maniacale, i suoni, l’immagine, la comunicazione ed una pronuncia inglese impeccabile che noi apprezziamo tantissimo e che spesso è troppo sottovalutata. Ma entriamo nel vivo di questo ascolto così profondo, sarà forse un paragone azzardato ma a noi ricorda molto le atmosfere intense create dai Porcupine Tree o dai primi Marillion. Le emozioni infatti esplodono letteralmente in cuffia ed arrivano fino al cuore già con la traccia che apre il disco “Invisible”.

Starting in The Sun” è forse il brano fino ad ora più conosciuto della band. Forse perché è stato scelto come colonna sonora del videogioco “Assetto Corsa Competizione” di Playstation. Ad ogni modo, dopo “Your Love is Not Enought” arriva anche un altro pezzo particolarmente caro ai Madyon. Si tratta appunto di Nadir a cui abbiamo accennato all’inizio.

Ormai la band ha innescato l’onda emotiva e l’ascolto prosegue con Blood. Qui si appoggiano a quel Rock così british caratterizzato dalle chitarre Cyber Punk che sfociano poi in melodie sognanti ed eteree.

Ha un sapore futuristico anche “Miracle” con cui la band gioca ancora con suoni psichedelici continuando a portarci nel loro mondo. A chiudere “Here To Stay” e le sue note di pianoforte seguite dalla voce avvolgente di Cristian Barra.

A questo punto, giunti anche alla fine di quest’ultimo pezzo possiamo dire che Madyon :: live 3022 non è soltanto un ascolto ma una vera e propria esperienza. Pertanto diventa a tutti gli effetti disco consigliato da Rock My Life!

Tracklist Madyon :: LIVE 3022

01. Invisible
02. Staring At The Sun
03. Your Love Is Not Enough
04. Nadìr
05. Blood
06. Miracle
07. Here To Stay.

Madyon sono:

Cristian Barra (voce e chitarra)
Giorgio Prandino (chitarra),
Paolo Bergese (basso) e
Michele Cera (battteria).

Segui la band online:

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YouTube: https://www.youtube.com/MadyonOfficial
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Moonatica, la recensione del nuovo lavoro di Cris Pinzauti

Moonautica

Moonatica è un ambizioso progetto in doppia lingua che ruota attorno alla figura di Cris Pinzauti.

Cris é un cantautore fiorentino classe 1971 che di produzione in produzione ha attraversato le ultime tre decadi. Oggi, in questo ultimo lavoro, propone otto brani originali, presentati sia in inglese che in italiano. La versione italiana del disco si intitola Luna e viene completata da una rivisitazione di “Qualcuno mi renda l’anima” di Renato Zero, mentre quella inglese, Moon, sceglie di riproporre “Shock the monkey” di Peter Gabriel.

I brani presentano un ampio spettro di influenze sempre declinate in una chiave rock, questo diventa inevitabilmente cifra stilistica e collante di un lavoro eclettico ed eterogeneo. Il dub di “Parafulmine / Ghost”, il funk e la disco di “Conta 1,2,3,4,5… Sex! / 1,2,3,4,,5… Sex!”,  il reggae di “Giuda / Judas”,  il torrido calore mediterraneo di “Santi come me / The beast In me” sono solo alcune delle frecce all’ arco di questo lavoro. Inoltre spicca tra le composizioni l’intima ballata d’autore “Non andar via / Don’t Walk Away” tinta di Clapton grazie a Giuseppe Scarpato, sei corde tra le più amate in Italia, in forza al maestro Edoardo Bennato.

Cris, allo stesso modo, riesce a muoversi con disinvoltura tra cambi di atmosfera e di idioma. Ugualmente, con totale naturalezza, cambia pelle mantenendo forte la sua impronta personale. Il lavoro è sicuramente piacevole e curato, complice il fatto di avere due noti professionisti al banco mixer come Fabrizio Simoncioni e Federico Pelle.

Auguriamo a Cris il meglio, anche questa volta il lavoro è sicuramente all’ altezza di un artista che da anni si distingue nell’ underground per la propria costanza e professionalità.

Ecco la tracklist di Moonatica:

Luna

Parafulmine
Conta 1,2,3,4,5… Sex!
Non andar via
Giuda
Qualcuno mi renda l’anima
Strega
Normalità
Stanza 202
Santi come me

Moon

Ghost
1,2,3,4,5… Sex!
Don’t walk away
Judas
Witch
Come back to me
Room 202
The beast in me
Shock the monkey

Bikini Grill, la recensione del nuovo lavoro delle rockers The Cleopatras

Bikini Grill

The Cleopatras sono una Rock’n’Roll band tutta al femminile. Il loro ultimo lavoro Bikini Grill è disponibile dallo scorso 18 Maggio attraverso Ammonia Records.

Si tratta senza dubbio di un omaggio alle icone del girl power, del resto è un pò il marchio di fabbrica della band. Un mix di ironia e temi “caldi” raccontati con suoni decisi, graffianti e tanto tanto punk! Fin dalle prime tracce emerge subito la forte personalità sia della band che di Bikini Grill.

Le Cleopatras lo dimostrano inserendo nella tracklist anche dei brani in italiano, perchè qualcuno deve pur avere il coraggio di fare del rock ‘n’ roll nella propria lingua no?! Un bel concentrato di musica old style in un running time di circa 34 minuti in cui la band esprime tutta la sua genuina schiettezza. Bassi quasi grunge, una sezione ritmica bella presente e suoni ben dosati tra l’acido ed il garage rock sono il tratto distintivo di Bikini Grill.

E’ innegabile anche che il vessillo dell’empowerment femminile venga fuori anche nei testi che fanno parte dell’attitudine delle Cleopatras. Un pò più morbida e sognante The Unicorn che richiama senza dubbio l’artwork della copertina. Del resto, da sempre gli unicorni fanno parte di quelle atmosfere oniriche quasi adolescenziali.

Frai tanti brani presenti nel disco non possiamo non parlare di una cover che potrebbe essere stata tranquillamente scritta dal quartetto toscano. Parliamo di kiss Kiss Kiss, il famoso brano di Yoko Ono. Oriente ed occidente non sono mai stati così vicini!
Non è ancora finita, The Cleopatras si appoggiano con disinvoltura anche sulle sonorità punk tipiche degli ani ’70. Mantenendo pur sempre qual tocco personale ed originale come in Life 2000.

Bikini Grill è un disco frenetico, allegro, adrenalinico, con quei ritornelli che si fissano in testa e non  puoi fare a meno di cantare. Però fermi tutti…. Non possiamo continuare senza fare almeno una tappa al centro commerciale più amato dalla band. Cina City è uno di quei posti in cui potresti perderci delle ore, tra costumi di scena e cinesate a basso costo.

Bene, proseguiamo prendendo un volo per il Messico. Qui troviamo la cover numero 2 del disco. Maldito è un brano veloce, pieno di energia che sicuramente non toglie nulla all’originale.

Chiudiamo in bellezza con un brano divertente, più leggero e scanzonato. Un brano quasi da ballare. Chi è l’icona del rock più amata dalle Cleopatras? Niente spoiler, dovete ascoltare il disco fino all’ultima traccia!

Ecco la tracklist di “Bikini Grill”

We strike.
Feel the heat.
The unicorn.
Kiss kiss kiss.
We don’t play like men.
Life 2020.
Mal di testa.
Dai dai dai.
Laura Palmer.
Cabot cove.
You’re standing on my neck/Daria (Official MTV Theme).
China city.
Maldito.
Travelling drugstore.
(I’m) fit like Mike Jagger.

The Cleopatras su:

Facebook: https://www.facebook.com/thecleopatras
Instragram: https://www.instagram.com/the.cleopatras/
Spotify: https://open.spotify.com/artist/4MT0fkDbJy0rcC4n5sJc8Q?si=fscAW7AATPyGmGvrAN7zPg&nd=1

Impera, i Ghost all’ascesa del potere

Impera

Impera, i Ghost all’ascesa del potere.
Anno domini 2020 DC: Cardinal Copia muore e lascia il posto a Papa Emeritus IV.
Anno domini 2022 DC: Papa Emeritus IV è pronto a rilasciare al mondo il suo messaggio.

L’avvicendarsi delle figure papali al termine di un tour e prima dell’uscita di un nuovo prodotto è ormai una costante consolidata per i Ghost, alias Tobias Forge che, con i suoi Nameless Ghouls dalle identità (quasi) sempre nascoste dietro una maschera, sforna il suo quinto lavoro in studio.

E, inutile negarlo, le attese erano tante. Erano tante per quello che Forge è riuscito a costruire in questi 16 anni, per la qualità prodotta dai primi quattro album e anche perché dal vivo, come testimoniato anche dalla nostra Anna Paladin nell’ultimo show al Mediolanum Forum di Milano (leggi qui il report), dal vivo la resa è sempre eccellente.

Tra il cupo e il catchy

Che cos’è il potere? Come nascono e crollano gli imperi? Alla fine sono queste le domande che vengono spontanee assaporando già dai primi ascolti Impera, un prodotto confezionato ad arte, impreziosito da un’aulica copertina che ben si presta al suo contenuto.
Ecco quindi che Impera emerge dalle cupe atmosfere del tempo, anche dopo alcuni ritardi dettati dalla pandemia, dopo l’anticipazione arrivata lo scorso anno dal singolo Hunter’s Moon.

Pubblicare un disco dopo l’eccellente Prequelle non deve essere facile per nessuno, probabilmente nemmeno per il buon Tobias, che però sa stupirci mostrando sempre idee originali e mai banali, mischiando sapientemente vari generi musicali di vecchia e nuova fattura per ottenere quel sound ricco e ricercato che arriva fino alle nostre orecchie.

Talvolta quasi heavy metal, altre volte più catchy dall’insinuazione facile nei meandri più o meno nascosti del nostro cervello, tanto da non togliersi per giorni interi. Questa è probabilmente la sua missione, fatta di qualità e furbizia perché, ammettiamolo, così si vendono i dischi al giorno d’oggi, quando è molto più facile fare ascolti sui vari canali digitali.

Ed è così che si canticchieranno fin quasi alla pazzia pezzi come Kaisarion, Twenties e Watcher in the Sky e, al tempo stesso, ci si rifarà la pelle con i brividi dettati da Call Me Little Sunshine o la stessa Hunter’s Moon, solo per citarne un paio.

L’analisi

Proprio per questo motivo non c’è forse una sola canzone all’interno del disco che si potrebbe cestinare al primo ascolto, dando l’impressione di un prodotto variegato ma allo stesso compatto, con una grande qualità del comparto sonoro, dei riff e dei dettagli con cui, ad ogni ascolto, si viene coinvolti.

Impera quindi scivola via dopo i 46 minuti circa che servono per arrivare alla fine, stando certi che dopo l’ultima traccia si avrà la voglia di premere repeat per tornare ad ascoltare le precedenti tracce.

Che, prese singolarmente, si fanno apprezzare anche se mischiate ad altre pietre miliari sia della band stessa che degli altri gruppi anche più storici e famosi. In sostanza, un lavoro condito da sontuose atmosfere che, comunque, potrebbe non soddisfare a pieno gli amanti del tupa tupa, visto l’incedere cadenzato della quasi totalità dei pezzi.

Imperium

Il disco si apre con una bellissima intro carica di pathos. Agli arpeggi iniziali si interpongono struggenti parti solistiche, sostenute da un rullante marciante quasi in segno di vittoria. Quando entra la cassa è pelle d’oca. E siamo solo all’inizio. Voto: 7,5.

Kaisarion

Concettualmente parlando, un pezzo che racchiude la storia del tempio di Kaisarion (Caesareum), il tempio di Alessandria d’Egitto voluto da Cleopatra VII per onorare l’amante Giulio Cesare. Narra la storia di Hypatia, la filosofa, astronoma e matematica che fu assassinata proprio in quel tempio.

L’intro ascoltato nella prima traccia lascia così spazio al pezzo forse più veloce del disco. Quello che più richiama gli stilemi del passato, con riff quasi alla Motley Crue tipici degli anni ’80. L’intensità è costante per tutta la canzone, che si intermezza con stop conditi dai soli di chitarra.

E così il cantato di Tobias, che valorizza un testo pieno di epicità che ripete il suo incedere fino a inculcarsi nelle orecchie. Non a caso è stato scelto come canzone apripista del disco, proprio perché di ascolto immediato e facile da digerire. Voto: 8.

Spillways

Qui è il piano ad accoglierci in un pezzo cadenzato e farcito di cori. Una batteria mid-tempo ci avvolge con il suo incedere fuso ai cambi di tempo, mentre il piano continua a picchiettare enfatizzando il tutto. Un ritornello fantasioso ed elaborato che lascia poi spazio al più classico degli assoli, per un pezzo di appena 3,16 minuti che comunque sa catturare sin da subito. Voto: 7,5.

Call Me Little Sunshine

Arriva Mefistofele in tutto il suo splendore. Niente da dire: per chi scrive, e forse anche per qualcun altro, questo pezzo è un capolavoro. Anche qui siamo al cospetto di una traccia cadenzata, quasi al limite della ballad. L’arpeggio è da brividi, così come il peso del basso, che fa sentire tutto il suo calore. Cupa e intensa, è la canzone che, se non si considera la successiva Hunter’s Moon già uscita l’anno scorso, ha fatto da apripista al disco come singolo. E che apripista. Voto: 9,5.

You will never walk alone
You can always reach me
You will never ever walk alone

Call me Little Sunshine
Call me, call me Mephistopheles
Call me when you feel all alone
Just call me Little Sunshine.

Hunter’s Moon

Altro pezzo clamoroso. Uscito a settembre 2021 come parte della colonna sonora del film Halloween Kills e dunque già dato in pasto ai fan quasi un anno prima del lancio di Impera, fa il suo lavoro anche tra le tracce dell’album. E non sfigura neanche dopo la precedente Call Me Little Sunshine, nonostante siano due pezzi completamente diversi l’uno dall’altro che fanno capire quanto sia un disco variegato e mai scontato. E il riff dopo il ritornello è un macigno che apre in due lo stomaco e tira fuori le budella. Voto: 8,5.

Tonight, it’s a Hunter’s Moon

Watcher in the Sky

Ecco un pezzo catchy volto a rimanere nella testa fino alla nausea. Searchlights, Looking for the watcher in the sky. Provate a leggere la frase senza cantarla, impossibile. Ci possono essere due scuole di pensiero: la prima, e forse percorsa dal maggior numero di ascoltatori, è l’odio profondo verso questo genere di canzoni.

Altri, invece, possono apprezzare questa scelta che è sì commerciale, ma anche d’impatto, dato che la canzone è ben costruita. Noi ci mettiamo nel mezzo, un po’ come gli ignavi, per cercare di essere più oggettivi possibile. Comunque un buon pezzo, che potrebbe però risultare difficilmente digeribile ai più. Voto: 6,5.

Dominion

Dopo tutto questo turbinio un attimo di calma. Qui entrano in gioco i fiati, che spezzano sì il ritmo raccolto finora dalle prime canzoni, ma lasciano intendere ancora una volta quanto sia alta la sacralità e la regalità di tutta l’opera. Voto: s.v.

Twenties

Ecco, questo è il pezzo che più di tutti ha fatto ritardare l’uscita di questa recensione. E dopo decine e decine di ascolti non c’è ancora una soluzione definitiva, ma tant’è. Spieghiamo perché. Nei primissimi ascolti, specialmente quelli singoli – anche in questo caso la traccia è uscita prima del disco – non era totalmente entrato nelle giuste corde. Parliamoci chiaro: si tratta della parte più catchy e “diversa” di tutto Impera. In the Twenties (Twenties). Cosa c’è di più catchy se non questo?

Un pezzo quasi circense per come è costruito, anche qui con i fiati a farla da padrone, specialmente durante l’intro della canzone e in alcuni punti salienti. Le atmosfere sono ancora ai massimi livelli e il testo, super contemporaneo, strizza l’occhio ai “casini” dei giorni nostri. E anche qui non si può rimanere indifferenti: Twenties o la si ama o la si odia. Per noi merita un buon giudizio. Voto: 7,5.

Darkness at the Heart of my Love

La canzone senz’altro più commerciale del disco dal punto di vista sonoro, e che può essere digerita anche dai sassi. Forse proprio per questo non cattura fino in fondo, seppur anche questa ben costruita e ottimamente suonata dai Nameless Ghouls. Non la miglior prestazione canora di Tobias Forge che rimane molto sulle sue, nonostante il significato del testo racchiuda al suo interno un significato molto più cupo rispetto alla musicalità del pezzo. Voto: 6,5.

Griftwood

Si torna a muovere la testa a tempo. Altra bella canzone cadenzata, dove il potente basso fa il suo sporco lavoro. Qui il cantato di Tobias Forge è coinvolgente e avvolgente, così come il resto della canzone. Non sarà un capolavoro, ma si lascia ascoltare con piacere. Una canzone che è quasi un inno. Voto: 7.

Holy Mother
You washeth the sin from my feet
Holy Mother
You shine like the sun and the moon and the stars in the sky
Holy Mother
You washeth the sin from my feet
Holy Mother
You shine like the sun and the moon and the stars in the sky.

Bite of Passage

Altro interludio di soli 31 secondi, che serve a lanciare l’ultimo pezzo del disco. Voto: s.v.

Respite on the Spitalfields

Un buon disco non può essere tale senza una degna chiusura. E questa lo è. Si piazza come una delle canzoni più belle dell’intero album. Un arpeggio sognante e un basso deciso sotto la strofa lasciano spazio a un pre-ritornello arrabbiato e graffiato, per entrare nell’inciso nuovamente con fare sognante e ispirato, prima di un bel solo di chitarra sostenuto dal piano, poi nuovamente da un giro di basso con un suono maestoso.

È anche la traccia più lunga di Impera, con i suoi 6,42 minuti. Ma non stanca, proprio per la sua varietà. E quando si arriva in fondo al pezzo – altra furbata di Forge – la chiusura che richiama l’intro iniziale del disco porta a pensare subito di far ripartire tutto da capo, come un cerchio che non ha intenzione di interrompersi seppure Impera sia arrivato a conclusione. Ma – la storia insegna – come gli imperi iniziano, poi arrivano alla loro caduta. Voto: 8,5.

Conclusioni su Impera:

In conclusione, se non lo avete ancora fatto date una possibilità a questo disco. Prima dell’uscita, la curiosità se Impera potesse reggere il passo dei suoi predecessori era tanta. Adesso, dopo qualche settimana e parecchie decine di ascolti lo possiamo dire: è tra i dischi più belli del lotto.

Lo ha dimostrato la grande enfasi con cui il pubblico ha risposto alla chiamata del Mediolanum e di tutte le altre date in giro per l’Europa che lo svedese Tobias Forge sta in questo periodo sostenendo.
Un disco consigliato, questo Impera, che merita un buon 77.

Links:

https://ghost-official.com/

https://www.facebook.com/thebandghost

Leggi il report del concerto QUI

Palazzo Britannia 107, La recensione del nuovo album di The Monkey Weather

Palazzo Britannia 107

Palazzo Britannia 107 (Ammonia Records), è il nuovo disco dei The Monkey Weather, band indie rock dalle sonorità britanniche originaria di Domodossola. Il lavoro, arriva dopo la pubblicazione dei singoli “Samantha”, “Tony”, “Noè” e “Matilda”. E’ il primo disco totalmente in italiano dei The Monkey Weather, che decidono di abbandonare la lingua inglese. Favoriscono così un approccio più diretto senza però snaturare le sonorità anglosassoni che da sempre li contraddistinguono.Oggi ve lo raccontiamo sulle nostre pagine dopo un attento ascolto.

Come valore aggiunto a questo lavoro possiamo senza dubbio metere in evidenza il fatto che si tratta non solo del primo disco in cui la band utilizza la lingua madre, ma anche il primo vero concept album. Un’altra peculiarità del disco è rappresentata inoltre dal fatto che i titoli dei brani non sono solo titoli, ma sono delle persone vere e proprie, frutto della fantasia o meno, che abitano il palazzo.

Così tra sonorità brit pop e ritornelli che si fissano in testa senza più uscirne, i The Monkey Weather ci raccontano una giornata tipo delle persone che gravitano intorno a Palazzo Britannia 107. Poco importa se le loro vite non sono perfette, se hanno dubbi, dolori o sogni mai realizzati. La band ci offre un vero e proprio inno alla normalità.

Filo conduttore di questi moderni Beatles sono le melodie orecchiabili, i testi accattivanti e soprattutto cantabili. Probabilmente la scelta di utilizzare la lingua italiana ha reso il lavoro di The Monkey Weather più diretto, più vicino al pubblico. Il tutto rafforzato da un ritmo sostenuto ma mai noioso. Catchy ma non prevedibile, insomma, rispetto ai precedenti lavori la band ci mette del suo.

Un cambio di rotta apprezzato che segna il coraggio di mettersi in gioco, pur non snaturando la propria identità.
Non siamo soliti dare voti ma questo lavoro merita sicuramente un buon puntenggio e diventa disco consigliato da Rock My Life!

Ecco la tracklist di Palazzo Britannia 107

Matilda.
Samantha.
Tony.
Noè.
Ivano.
Adelaide.
Jena.
Rita.
Kike.

Samuela Schilirò: vi raccontiamo il suo nuovo lavoro ‘La vita che vuoi’

Samuela Schilirò arriva al nostro orecchio con questo suo terzo lavoro fresco di release. La vita che vuoi è un bel racconto che risente di tutta la personalità creativa dell’artista e dei musicisti che ne hanno preso parte.

I testi sono schietti, amaramente veri e forti. Sostenuti da una sezione ritmica importante e sempre ben presente in tutto il disco. Tuttavia, troviamo l’utilizzo di elementi elettronici sorprendentemente ben bilanciato attraverso i brani. Mai troppo invadenti, mai carenti. Questo riesce a farci apprezzare tutte le sfumature durante l’ascolto che risulta così fresco e dinamico. Particolarmente apprezzati anche i fiati che spingono ed avvolgono la narrazione rendendola interessante ed originale.

La vita che vuoi è una fotografia di viaggio, come una cartolina in cui Samuela racconta stati d’animo raccolti lungo il percorso attraverso le esperienze vissute. Sia in prima persona, sia indirettamente. Troviamo la ballad, la canzone d’amore ma anche il brano un po’ più ironico che invita a non prendersi troppo sul serio.

Fin qui abbiamo ascoltato solo le prime tre tracce ma sappiamo c’è ancora tanto altro da scoprire. Infatti arrivano anche i temi forti sottolineati da un ritmo più frenetico, quasi ansiogeno. Come ad esempio in Santa Madre dell’Umanità, da cui è stato estratto anche un official video. Oppure il racconto triste e amaro ne “Il Ducaconte”. Facciamo anche un giro di pianoforte, altro elemento ben presente all’ interno di La vita che vorrei.

Dopo diversi ascolti e passaggi in cuffia possiamo dire che l’originalità di questo disco sta nella trasversalità con cui si incontrano i vari strumenti e le varie sonorità. Ogni brano potrebbe essere considerato un vero e proprio singolo a sé stante.

E sperando che l’autrice ci perdoni questo clichè possiamo dire di aver trovato anche il brano tormentone tutto da ballare. Scommettiamo infatti che tra non molto potremo ascoltare su qualche dance floor “Tu balla”!

In conclusione, dieci tracce intense da ascoltare tutte d’un fiato godendosi la splendida voce di Samuela.

Ecco la tracklist di “La vita che vuoi”

Semplice.
Stai un po’ zitto.
Un gioco.
Santa Madre dell’Umanità.
Il ducaconte.
Tutto quello che ho.
Tu balla.
Giurami che.
Abbi cura di noi.
Sono giorni.
Va bene così.

Credits:

Produzione Artistica di Samuela Schilirò. Produzione Esecutiva di Azzurra Music. Registrazioni a cura di Michele Musarra presso il Phantasma Recording Studio di San Giovanni La Punta (Ct).
Mix di Paolo Lovat. Master di Andrea Bernie De Bernardi – Eleven Mastering Studio.
Fotografie: Rori Palazzo. Make Up Artist: Francesco Paolo Catalano. Artwork e grafica: Damiano Friggi.
Musiche e testi di Samuela Schilirò ad eccezione di Santa Madre dell’Umanità, Il ducaconte, Tu balla, Abbi cura di noi. Musica di Samuela Schilirò, Testo di Samuela Schilirò e Mariagiovanna Lauretta. Giurami che: Musica e testo di Samuela Schilirò e Gabriella Lucia Grasso.

Musicisti presenti in “La vita che vuoi”:

Samuela Schilirò: voce, cori, chitarre acustiche, chitarre elettriche, tastiere, synth, Programmazioni.
Vincenzo Di Silvestro: violino, viola, violoncello.
Mariagiovanna Lauretta: pianoforte, piano elettrico, piano rhodes, timpano in Il ducaconte, carillon in Va bene così, voce in Abbi cura di noi. Denis Marino: chitarre elettriche, chitarre acustiche in Tutto quello che ho e Un gioco.
Michele Musarra: basso, programmazioni in Santa Madre dell’Umanità.
Daniele Zappalà: tromba in Tutto quello che ho e Stai un po’ zitto.
Rosario Figura: rullante in Va bene così.
Giuseppe Sanalitro: pianoforte in Un gioco.
Andrea Pappalardo: tromba in Un gioco.

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