Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni

Il tour dei Giuda

Il tour dei Giuda finisce a parco Tittoni. La band romana, dopo oltre un mese “on the road”, porta a compimento un’altra tournée nella stupenda cornice di Villa Tittoni a Desio.

La storia

I Giuda nascono circa quindici anni fa dalle ceneri degli indimenticati ed indimenticabili Taxi. Questi ultimi, da subito, riusciranno ad affermarsi come nome di rilievo in un certo underground italiano. La band si muoverà per oltre una decade tra suggestioni kbd, punk rock e garage rock. Ovviamente nel gruppo era già evidente una propensione verso sonorità settantiane di derivazione rock and roll. La scelta di coverizzare, nel debut Like A Dog, “Rabies Is A Killer ” degli Agony Bag ne era un chiaro indizio.

In seguito questa predilezione irromperà prepotentemente nella proposta del progetto Giuda. Infatti il glam rock, soprattutto nella sua variante inglese più glitter/junkshop e in quella aussie, troverà asilo nel sound della band. Un suono elettrizzante, cocktail di Slade, Sweet, GlitterQuo e un mare di minori come Hector, Jook, Shakespeare, Hush, Angels fino ai recenti richiami ai fratelli La Bionda. Questo li imporrà immediatamente come porta bandiera di un revival globale del bovver rock.

La band raccoglierà l’interesse di punk, skin, rockers, fino alle curve calcistiche. In questo modo, da tre lustri ad oggi, i Giuda sono una solidissima realtà che questa sera vedremo all’ opera per l’ennesima volta.

Il concerto

Una volta calato il sole il colpo d’occhio che offre Villa Tittoni ed il suo fantastico parco è davvero suggestivo. Il concerto è aperto dai The Nuv. Il combo brianzolo propone un rock desertico a tratti psichedelico che rivisita in chiave moderna tutti i temi del genere. Il connubbio funziona ed il pubblico sembra gradire l’opening act.

In men che non si dica salgono i romani. Il gruppo, in forma smagliante, propone una scaletta che poco si discosta dal recente live Live At Punk Rock Raduno. Il pubblico partecipa appassionato, canta quelli che ormai sono classici di una scena underground che comincia a non sembrare più così tanto sommersa. Nessuna pausa, i brani si susseguono senza sosta, lo show è rodato perfettamente, i suoni sono quelli giusti per coinvolgere tutti i presenti. I ragazzi sul palco spendono fino all’ ultima energia nonostante il mese di tour sulle spalle. Si balla, si canta e si sorride in una afosissima notte brianzola. Sotto il palco tanti volti conosciuti, ma anche tante facce mai viste a rimarcare la trasversalità di questo gruppo.

L’ora e un quarto passa senza neanche accorgersene ed è già tempo di bis. Il pubblico madido di sudore ma contento è totalmente appagato da un’ ottima performance che ci ricorda come le eccellenze italiane passino senza ombra di dubbio anche dalla musica.

Spero di incontrarvi tutti molto presto sotto il palco dei Giuda, ci vediamo lì.

Giuda

Website: https://giuda.net/
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Bandcamp: https://giuda.bandcamp.com
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1h4qv3Mp1E5p9ocwThvRgF

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things

Brown Leather è il nuovo disco

Brown Leather è il nuovo disco degli Sweet Things. Questo è un disco rock and roll a tutto tondo con un vibe country ed honky tonk che viene dal cuore.

Il disco

La band americana si presenta alla prova del secondo disco a tre anni dal precedente. La ricetta non differisce molto dall’ ultimo episodio. Assolutamente apprezzabile è la maturazione del songwriting e la ricchezza degli arrangiamenti. Negli undici nuovi brani Stones, Quireboys, soutern rock, country e honky tonk si sposano con estrema naturalezza.

Un piano boogie accompagna quasi tutti i brani donandogli un piglio danzereccio che renderà impossibile non battere il piede. A momenti più scanzonati come “Brown Leather” o “Ride It Home” fanno paio quelli più country come “Ya Know I Don’t Mind” o “Problematic Life”.  Questi ultimi sembrano ibridare Exile On Main Street con un forte sapore di Allman Brothers e di Lynyrd Skynyrd.

Diviso tra queste due anime il disco scorre piacevolmente dall’ inizio alla fine per tutte le sue undici tracce. Dave Tierney, Sam Hariss, Tobin Dale ed Hector Lopez la sanno lunga, si scambiano al microfono, si cedono gli assoli, tutto per rendere l’ascolto fluido. Anche quando la formula potrebbe sembrare abusata c’è sempre qualche preziosismo che evita la noia. Malgrado la loro provenienza, New York, che certamente non richiama alla mente panorami bucolici praterie, saloon, cowboy sembrano pane quotidiano per i quattro musicisti.

Ancora banjo, mandolini, steel guitar, armoniche, hammond, voci gospel e tutto il corredo di un classico disco southern é ampiamente presente e usato con maestria. La forza della band sta nella capacità di creare atmosfere efficaci. Inoltre con questo gran caldo estivo diventa l’ascolto perfetto per una bibita ghiacciata sul divano abbracciati al ventilatore.

Conclusioni

Nella speranza che vi possiate godere questo lavoro in totale relax, ecco un ottimo consiglio per le vostre vacanze.

The Sweet Things

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Spotify: https://open.spotify.com/artist/604AUHQHCsMb50eBHNvwe1

Towers Of London ricominciamo?

Towers Of London ricominciamo

Towers Of London ricominciamo? Dopo un numero importante di false partenze Yet To Be è il nuovo tentativo degli inglesi di rilanciare la propria carriera.

Il riassunto

Quindici anni fa la band dei fratelli Tourette sembrava sul tetto mondo. Ibrido vincente tra Guns’n’Roses e Sex Pistols avevano partorito un’ opera prima, Blood Sweat & Towers, che li aveva incoronati la band che avrebbe salvato il rock. Certamente erano ridicolizzati dalla critica, ma amatissimi dal pubblico. Capaci di sollevare controversie, reali o presunte, con un fare maleducato da veri cattivi ragazzi. Nonostante corrispondessero all’ identikit delle future rockstar si sarebbero spenti in un fuoco di paglia in tempo per il secondo disco. Infatti, nel 2008, Fizzy Pop aveva aggiunto alla ricetta una buona dose di indie anglosassone e anche se non terribile, comunque non era all’ altezza delle aspettative.

Da questo momento cominciava una gran confusione. Seguire i passi della band sarebbe diventato complicatissimo. Tra singoli pubblicati e ritirati, tour annunciati e mai suonati, documentari finiti nel cassetto, l’ interesse per la band sarebbe presto svanito. Peccato perché, anche nel marasma che è stata la loro carriera dal 2009 ad oggi, ogni tanto era possibile intravedere cose anche molto gradevoli. Così se singoli come “Send In The Roses” sembravano un ritorno ai fasti passati, con maturazione compositiva annessa, subito brani come “Shot In The Dark” ci restituivano la band in salsa Coldplay.

L’ E.P.

Finito questo doveroso punto della situazione com’é questo nuovo E.P.? Sinceramente senza infamia e senza lode. I brani si muovono tra tutte queste differenti coordinate raccolte negli anni. Il lavoro suona come una specie di patch work nel quale manca un elemento che amalgami il tutto. Credo che l’elemento in questione sia la convinzione del gruppo. La band sembra divisa tra il desiderio, nemmeno troppo celato, di finire in classifica e una marcata vocazione punk.

“Jump” altalena tra accenti alla Clash di fine carriera e i Gorillaz. “Get Yourself Out Of Here” sguinzaglia tutto l’ Iggy Pop nel dna del gruppo. “Free Your Love” sfoggia un riff di matrice hard rock sul quale viene innestato uno svolgimento alternative americano primissimi anni novanta. “Push It The Same Way” con il suo incedere ricorda da vicino i Devo per poi esplodere in momenti isterici che ricordano l’ Axl di Chinese Democracy. Chiude “Amazing” una ballad dal retro gusto indie pop che riporta alla mente i momenti più commerciali degli Ark.

Conclusioni

Ancora una volta è possibile scorgere molto potenziale in questa band che, però, troppo spesso rimane inespresso. Uscito nell’ indifferenza generale questo EP non cambierà sicuramente le carte in tavola né per i Towers Of London né per i loro fan. Che il prestigioso contratto firmato col management di Alan McGee (The Jesus and Mary Chain, Primal Scream, Oasis, The Libertines) li possa rimettere sulla mappa? Oppure contribuirà ulteriormente a farceli dimenticare? Chi vivrà vedrà!

Towers Of London

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Il risultato é valso l’attesa, ecco i Sonic Boom

Il risultato é valso

Il risultato é valso l’attesa, ecco i Sonic Boom, frutto dell’ incontro tra Jo Dog (Dogs D’Amour etc.) e Paul Black (L.A. Guns etc.).

Attivi da quasi un decennio i due transfughi riescono finalmente ad editare questa collezione di canzoni che negli anni avevano fatto smaniare i fan. Tra anticipazioni e apparizioni live sporadiche era stato immediatamente chiaro il potenziale del duo. Affianco alle già note “Tree For Shades” e “Everybody Rains On My Parade” trovano posto altre otto preziose composizioni.

Il disco

Così come piccole gemme che brillano di luce propria, i brani filtrano la lezione dei grandissimi: Stones, Faces e Tom Petty in testa. Il tutto senza cadere mai nella squallida imitazione, ma applicando l’esperienza di una vita vissuta a ritmo di rock and roll. L’ hammond accarezza e cesella quasi ogni brano. I cori femminili vengono utilizzati spesso per sottolineare i momenti più suadenti delle melodie. Intanto un chitarrismo esperto ci accompagna attraverso i passaggi di un disco che non si sente tutti i giorni.

La voce di Paul, novello Rod Stewart, si fa interprete di ogni singola sfumatura e vibrazione presente nei brani. Jo si trova perfettamente a suo agio su ogni strumento a corda alternado slide, riff riverberati e momenti acustici con la massima naturalezza. Ugualmente è impossibile non citare il lavoro superlativo di Muddy Stardust, terzo Sonic Boom, impegnato al basso, alle tastiere e alla produzione. Infine Dennis Morehouse alla batteria, Tony Snow alle percussioni, Chris Joyner alle tastiere e Tony Babylon al basso completano l’organico.

Conclusioni

Country, delta blues, brit invasion, tex mex, bluegrass, reggae, soul, flamenco si intrecciano di continuo con l’anima rock della band. Un disco che renderebbe fieri Mick e Keef dei duo devoti al loro culto. Un appuntamento alle radici delle carriere di Dog e Black, un viaggio nel rock più sincero. Gli amanti dei classici ma anche di Black Crowes, Dogs D’Amour, Georgia Satellites, Izzy Stradlin e compagnia troveranno sicuramente pane per i loro denti.

Jo Dog & Paul Black’s Sonic Boom

Facebook: https://www.facebook.com/JoPaulSonicBoom
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Diamond Star Halos è il nuovo disco dei Def Leppard

Diamond Star Halos

Diamond Star Halos è il nuovo disco dei Def Leppard. La band di Sheffield è tornata con l’ undicesima prova in studio a sette anni dall’ ultimo lavoro.

Ritroviamo Joe Elliott e soci in perfetta forma. Infatti il tempo sembra non scalfire minimamente il combo inglese. Pubblicato a fine maggio di quest’anno Diamond Star Halos consta di ben quindici tracce. Il disco vive di una vena glam rock anni settanta molto più pronunciata del solito. Sarà stata l’influenza dei Down’n’Outz, side project di Joe Elliott e Quireboys votato al recupero dei classici di Mott The Hoople e Ian Hunter, ma i Def Leppard sembrano aver lavato i propri panni alla fonte del miglior glam rock inglese.

I brani

“Take What You Want” apre il disco incrociando reminiscenze beatlesiane con un bel riff energico marca Leppard. Il risultato è ottimo, echi di ELO si rincorrono con un retrogusto di Cheap Trick che setta subito il mood del disco. “Kick” non nasconde minimamente il suo amore per i T-Rex calando, contemporaneamente, il brano nel 2022. “Fire It Up” è la band che tributa sé stessa. Centrata come sempre la commistione tra sensibilità melodica e gusto per le chitarre “up to 11” che tanto li fa apprezzare negli Stati Uniti. Questo brano, scelto come singolo, non avrebbe assolutamente sfigurato su uno dei loro blockbuster del passato.

“This Guitar” è la prima ballad del lotto ed è cantata assieme ad Alisson Krauss. “SOS Emergency” mescola la ricetta del “leopardo” con una melodia che sembra presa in prestito direttamente da un disco di John Waite. “Liquid Dust” e “U Rok Mi” sono ugualmente attraversate da un gusto orientaleggiante che colora due brani perfettamente radiofonici di una sfumatura zeppeliniana. “Goodbye For Good This Time”è una ballad orchestrale che richiama in causa gli ELO assieme ad un pizzico di Eric Carmen ai tempi dei Raspberries.

“All We Need” si tuffa di testa negli anni ottanta e ne esce con le aperture più FM dell’ intero disco. Poi “Open Your Eyes” e “Gimme A Kiss That Rocks”, entrambe guidate dal basso di Savage, alzano l’asticella dell’ adrenalina regalandoci due brani totalmente rock. I Queen fanno capolino nella bellissima suite orchestrale “Angels (Can’t Help Me Now)”. In seguito ritroviamo la Krauss ed il suo violino, affermata artista country-bluegrass, per “Lifeless” che forse é il pezzo più gratuito dell’ intero lavoro. “Unbreakable”, introdotta da un arpeggio quasi NWOBHM, sfocia in un orecchiabilissimo mid tempo. Il disco si conclude con “From Here To Eternity” brano firmato Savage che pesca a piene mani dal catalogo di Lennon. Il pezzo dilatato e malinconico, nel quale Collen ci regala un emozionantissimo solo dal retro gusto blues, è la chiusura più “inglese” che si possa immaginare.

Conclusioni

Collen e Campbell sono sempre sul pezzo e si alternano con grande gusto in un lavoro chitarristico assolutamente di livello. Savage e Allen possiedono una classe, maturata in decenni di attività, che li porta a condurre il gioco con una naturalezza quasi imbarazzante. Infine un Elliott dosato e mai fuori dalle righe, autore assieme a Collen della stragrande maggioranza dei brani, è in pieno spolvero. Mentre parliamo i Def Leppard guidano il tour evento dell’ anno assieme a Joan Jett, Poison e Motley Crue, direi che ci siano tutti i presupposti per un altro grande successo.

Def Leppard

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Alice Cooper e Michael Monroe di scena all’Alcatraz

Alice Cooper e Michael Monroe

Siamo all’ Alcatraz di Milano per quello che si prospetta come uno degli eventi rock and roll dell’ estate. Alice Cooper porta in tour il suo ultimo “Detroit Stories” e sceglie Michael Monroe in piena promozione di “I Live Too Fast To Die Young” per regalarci una serata memorabile.

Michael Monroe

Monroe con la ormai consolidata formazione Yaffa, Conte, Jones e Rockfist divide la scaletta in due tronconi. Nella prima parte vengono presentati brani, relativamente recenti, tutti incisi da Sensory Overdrive ad oggi. Tra questi spiccano i nuovi classici “Trick Of The Wrist”, “78” e “Ballad Of The Lower East Side”. Gli inserti dai due dischi più recenti sembrano ancora troppo freschi per essere entrati completamente nelle grazie del “popolo di Monroe”, ma la band non demorde e anzi affonda l’acceleratore riuscendo a vincere anche le titubanze dei più scettici. 

Nella seconda parte dell’ esibizione vengono proposte canzoni tratte dai primi vent’anni di attività del finlandese. Pezzi estrapolati dal catalogo di Hanoi Rocks, Demolition23 e dalla carriera solista del biondissimo frontman scorrono fianco a fianco nell’ entusiasmo più genuino di band e pubblico, quest’ultimo ormai totalmente rapito da quello che rimane sicuramente uno degli show più eccitanti che si possano vedere oggi.

Alice Cooper

Giusto il tempo di una sosta al bar ed é già il turno del signore dell’ incubo in persona: Alice Cooper. Coadiuvato sul palco da Roxie, Henricksen, Strauss, Garric e Sobel, il padrino dello shock rock sembra impossibilitato a fallire nello stupire il suo pubblico. Una scaletta che ripercorre tutti i successi di una carriera lunga ormai più di cinquant’anni. Un’ interpretazione che diventa cifra stilistica riuscendo agevolmente a tenere insieme i numerosi “cambi di pelle” che Alice ha vissuto durante il suo percorso artistico. 

Ecco che, accanto alle hit, fanno capolino piccole chicche per chi segue la zia Alice da sempre “Bed of Nails”, “Teenage Frankenstein”, “He’s Back (The Man Behind The Mask)” per chi ha amato l’ Alice degli anni ottanta o il graditissimo ritorno in scaletta di “Go To Hell” e “My Stars” per chi più affezionato al cosiddetto periodo classico. 

Menzione speciale per “Fallen in Love”, originariamente incluso all’ interno di Paranormal, inciso assieme a Billy Gibbons (ZZTop). Il brano dal vivo mantiene il suo carattere di bluesaccio shuffle, ma viene impreziosito da una prova magistrale all’ armonica dello stesso Alice. La classe non é certo acqua e subito tornano alla memoria echi di un tempo passato nel quale grandi frontman come Jagger, Van Morrison, Ray Thomas si nutrivano di Sonny Boy Williamson e Little Walter a colazione, pranzo e cena.

Il tempo vola e tra una decapitazione, un ricovero coatto ed una creatura del dott. Frankenstein fuggita dal laboratorio si avvicendano “No More Mr. Nice Guy”, “Poison”, “Under My Wheels” in un crescendo partecipatissimo. Gli intervalli strumentali sono studiati nei minimi particolari, intrattengono fondendo “Devil’s Food” con “Black Widow”, arrivando a citare “Black Juju” prima del solo di Sobel. 

Impossibile lasciarsi senza l’immancabile “School’s Out” nel consueto tripudio di palloncini e coriandoli, con la partecipazione straordinaria di un Monroe che sfoggia il sorriso di un bambino lasciato solo nel negozio di caramelle.

Conclusioni

Serata assolutamente riuscita, pubblico soddisfatto, l’ennesimo spettacolo da incorniciare per chi ha scritto una pagina indelebile nella storia del rock.

Alice Cooper
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Michael Monroe
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Mr Sleazy, Il ritorno dell’hard rock con il nuovo disco All Or Nothing

Mr Sleazy

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I Mr Sleazy pubblicano oggi il loro nuovo album. la band lo sa bene, tutto o niente, il rock non ha mai avuto mezze misure.

La band infatti da oggi rende disponibile su tutte le piattaforme digitali, il nuovo disco dal titolo eloquente, All Or Nothing.
Il nuovo disco dei Mr Sleazy è un frullato fresco e quindi perfetto per la calura di questi giorni. Possiamo infatti passare in rassegna il meglio del rock stradaiolo e potente ispirato agli anni Ottanta.

Testi frizzanti, bordate di testosterone e ritornelli irresistibili, fanno di questo disco un must della stagione. Infatti, se amate gruppi come Europe, Kiss e Bon Jovi, non vi resta che alzare il volume dello stereo. Come in una decappottabile rossa fiammante farete rotta verso le assolate spiagge della California. Il rock non morirà mai e, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nuovo disco dei Mr Sleazy è uscito oggi per ricordarcelo.

Ascolta All Or Nothing al link

https://open.spotify.com/album/2bUtNbBjKGUKoG14u7ugPq?si=CvHK1xh2R0a8FnZZNK84mw

Per maggiori informazioni
www.volcanopromotion.com
www.facebook.com/MrSleazy

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RAIN celebrano il quarantesimo anniversario con nuove date!

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Gli inarrestabili rocker bolognesi RAIN si preparano a celebrare un anno davvero speciale. Il 2020, infatti, vede la band entrare negli “anta” e prepararsi all’uscita del nuovo attesissimo album.

Quarant’anni senza scioglimenti, reunion o tour d’addio ma solo puro rock and roll, voglia di suonare e divertirsi con gli amici che hanno supportato la band sui palchi di tutto il mondo.

Il chitarrista Alessio ‘Amos’ Amorati dichiara:

“Quando nel 1998 a 23 anni entrai nei RAIN capii subito il potenziale inespresso della band che già esisteva dal 1980. A quel punto mi sono dedicato anima e corpo in questi 22 anni a fare in modo che più persone possibili potessero conoscere ed ascoltare la nostra proposta musicale. Oggi siamo in studio a registrare un nuovo album con una line up solida e cazzuta, forse la migliore che la storia dei RAIN abbia mai annoverato.

Ci siamo tolti molte soddisfazioni ma molte di più sono ancora le tappe da bruciare. Ci sentiamo esattamente come la più giovane delle band, ora come allora: buoni a niente, ma pronti a tutto! Sempre carichi per suonare ovunque ci sia un palco! Only for The RAIN crew, forever!!!”

Per festeggiare il quarantesimo anniversario i RAIN hanno in serbo numerose sorprese, che verranno presto svelate. Restate sintonizzati!

I RAIN stanno entrando in studio ai Fear Studios di Alfonsine (RA), sotto la produzione esecutiva di Giuseppe Bassi, per iniziare le registrazioni del successore di “Spacepirates”.

Nell’attesa di ascoltare il nuovo materiale non perdetevi la band dal vivo nelle seguenti date:

13 marzo 2020, Rho (MI) @ Rock N Roll
27 marzo 2020, Bologna @ Devil Saloon + Black Madonna
29 maggio 2020, San Giovanni in Persiceto (BO) @ Black Devils Spring Party + Black Madonna

L’ultimo album “Spacepirates” del 2016 è disponibile in formato fisico QUI

In digitale: QUI

www.raincrew.com
Spotify: https://open.spotify.com/artist/5TRVLPPCKjLrdOK6z9gzBO?si=pC0eeRAcRHeitNx_toE8Fg
Facebook: /rainbanditaly
Youtube: /raincrashtube
Instagram: /rain_band_italy
Twitter: @RainBologna

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È uscita THIS IS ROCK – Vol. 1, la compilation di Volcano Records

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È uscito il 26 aprile THIS IS ROCK – Vol. 1.

Il disco è prodotto dalla Volcano Records. Mette insieme, attraverso collaborazioni ed ospitate prestigiose, una selezione di artisti emergenti dell’etichetta con grandi nomi del rock e del metal internazionale.

Nella compilation THIS IS ROCK – Vol. 1 spiccano Amanda Somerville (Avantasia). Così come Guthrie Govan, John Payne (Asia) che hanno partecipato al superprogetto Docker’s Guild del mastermind francoamericano Douglas Docker. (Tony Mills, Biloxi, Vivaldi Metal Project).

Collaborazione prestigiosa anche quella di Mark Basile dei DGM. Giacomo Voli dei Rhapsody Of Fire, ed infine band storiche dell’hard’n’heavy tricolore come Love Machine ed Elektradrive.

THIS IS ROCK – Vol. 1 è una tracklist imperdibile per tutti gli appassionati di rock e metal. Una buona occasione per scoprire brani poco conosciuti di artisti famosi e nuove band di grandissimo valore cresciute nella scuderia Volcano.

Per maggiori informazioni www.volcanopromotion.com/thisisrock
Ecco un video di presentazione del disco

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Nuovo disco per gli Hangarvain! L’annuncio in esclusiva al fan club

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Nuovo disco e nuova era per gli Hangarvain. Sono proprio Sergio Toledo Mosca  ed Alessandro Liccardo (Voce e Chitarra) a comunicare in anteprima la notizia al fan club della band Hangarvain Italian Fan Club.

Facciamo un passo indietro, esattamente fino all’inverno scorso quando la band conclude una lunga serie di concerti sia in Italia che all’estero dopo l’uscita dell’ultimo album Roots and Return.

Dopo aver attraversato un periodo difficile in seguito all’uscita di Mirko e Francesco dalla band, Sergio ed Alessandro si sono trovati a dover pensare ad un nuovo assestamento per basso e batteria.

Inizia così una nuova era per i ragazzi che cominciano a lavorare duramente per la nuova line up ma soprattutto per  completare la scrittura delle parti del nuovo disco.

Così scelgono proprio il fan club che li ha sostenuti per tutti questi mesi per svelare le prime anticipazioni.

Affidano dunque le prime curiosità a questa video intervista per condividere con tutti quelli che li amano e li seguono da anni la nuova era degli Hangarvain.

Cosa possiamo dire dunque su questa crescita personale e professionale della band?
Sicuramente che tutto parte da questo nuovo disco che i ragazzi definiscono il più bello in assoluto.

Le registrazioni stanno per cominciare e per questo lavoro così speciale Sergio e Alessandro si sono affidati a dei professionisti.   Alessandro Stellano (loro primo bassista) registrerà dall’Australia. Per la batteria invece hanno sfoderato un altro pezzo da novanta: Andrea Gianangeli che ha già suonato dal vivo con la band molte volte.

Il nuovo disco comincerà a predere forma dal prossimo 26 Aprile ed uscirà presumibilmente ad Ottobre con una bella sorpresa per i fan.

Con una certa emozione infatti i ragazzi svelano che per questo album è prevista anche l’edizione in vinile.

Certamente un segno di quanto la band ami questo nuovo lavoro che segna il riassunto di un’epoca.

C’è sicuramente una consapevolezza maggiore ed un percorso di crescita che segna una nuova era. Uno scalino in più verso un taglio stilistico che chiude un cerchio definendo ancora più nel dettaglio lo stile degli Hangarvain.

Tanti quindi gli elementi che ruotano attorno al nuovo disco. C’è soprattutto la voglia di condividere con gli amici e con le persone che seguono gli Hangarvain le emozioni che arriveranno da questo lavoro.

Per tutti quelli che stanno aspettando di rivederli su un palco, ricordiamo che gli Hangarvain porteranno la loro musica il 12 maggio all’interno dell’evento Isola Rock in provincia di Verona.

Restate connessi per altre interessanti novità sui social ufficiali:

facebook: https://www.facebook.com/HangarvainOfficial/

official fan club: https://www.facebook.com/Hangarvain-italian-fan-club-1814373375340038/?modal=admin_todo_tour

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I Tygers Of Pan Tang entrano in studio per il nuovo album

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I Tygers Of Pan Tang entreranno in studio ad Aprile con il produttore Fred Purser per le registrazioni del loro nuovo album. Il disco verrà mixato da Soren Andersen (Glenn Hughes, Mike Tramp) e uscirà a novembre. Un singolo lo precederà a fine estate.
In attesa di uletriori notizie su cui vi terremo aggiornati, ripercorriamo la straordinaria storia di questa band attiva da oltre trent’anni.
i Tygers of Pan Tang originariamente sono costituiti nel 1978 da Robb Weir (chitarra) che recluta Brian “Big” Dick (batteria), Rocky (Richard Laws, basso), e Jess Cox (voce) che sostituisce tale Mark Butcher per una decina di show. Il singolare nome proposto dal bassista Rocky è preso dal racconto Stormbringer dalla saga fantasy Elric il negromante di Michael Moorcook e fa riferimento alle tigri che le truppe speciali dell’esercito del caos dell’isola di Pan Tang utilizzano in battaglia. successivamente la “i” di tigers viene cambiata in y. Rapidamente la band costituisce un seguito locale firmando per la nascente etichetta locale indipendente Neat Records il singolo di debutto Don’t touch me there, successivamente la MCA offre loro un importante contratto discografico. Dopo diversi singoli, esce il loro primo album, Wild Cat, nel 1980. L’album raggiunge il diciottesimo posto nella classifica degli album UK dopo solo una settimana dalla sua uscita. Successivamente John Sykes (ex di Streetfighter, più avanti in Badlands, Thin Lizzy, Whitesnake e Blue Murder) viene aggiunto come secondo chitarrista. Jess Cox abbandona il gruppo per divergenze musicali e viene sostituito dal cantante Jon Deverill proveniente dai Persian Risk. Questa formazione pubblica l’LP classico Spellbound nella primavera del 1981. L’album è molto acclamato dalla critica e amato dai fan. Invece di promuovere Spellbound con un tour mondiale la casa discografica manda la band a registrare quasi subito un terzo album producendo velocemente il sottovalutato Crazy Nights. La frustrazione diventa evidente all’interno della band e poco dopo la registrazione di Crazy Nights e poco prima l’inizio di un tour europeo John Sykes decide di lasciare anche perché tentato da un provino con Ozzy Osbourne che in realtà non avverrà mai. La band recluta il chitarrista ex-Penetrator Fred Purser che impara il set in due giorni prima dell’inizio del tour. Il quarto album The Cage (1982) è il loro sforzo più grande fino a quel momento e il futuro sembra promettere bene dato che risulta essere il loro album più venduto. Purtroppo ancora una volta la casa discografica non promuove a sufficienza la band, così la band si scioglie per la frustrazione.
Nel 1985, Jon Deverill e Brian Dick riformano la band con Steve Lamb (ex Sergeant) alla chitarra, Neil Sheppard alla chitarra, ed ex-Warrior, Dave Donaldson al basso poi sostituito da Clin Irwin membro ex-Satan. Nel 1985 la scena NWOBHM si era ormai esaurita e il modello in auge è quello dei Def Leppard ed il loro grande successo americano. Anche i Tygers of Pan Tang sono alla ricerca di un suono più commerciale e pop che all’epoca riscuoteva grande successo radiofonico in America. I Tygers di Pan Tang riformati distribuiscono l’album The Wreck-Age nell’estate 1985 per la Music for Nations, e successivamente Burning in the Shade, nel 1987, attraverso la Zebra Records.
L’album The Wreck-Age contiene elementi hard rock ben lucidati con un sacco di brani ben utilizzabili per le emittenti radiofoniche. Le chitarre sono tenute in secondo piano per fare spazio a una tastiera lucida nel suono, prepotente e pesante. La voce di Jon Deverill è perfetta per questo stile di duro rock. Ancora una volta l’indifferenza del mercato influenza la stabilità della band che perde successivamente vari membri. La band si scioglie nuovamente. Nel frattempo, Robb Weir, reduce dai Sergeant, e Jess Cox formarono la band spin-off Tyger Tyger allestendo qualche tour locale.
Nel corso del 1998 al Wacken Open Air festival, Jess Cox sul palco con i Blitzkrieg, canta tre vecchie canzoni dei primi Tygers. La risposta del pubblico è molto positiva, così un anno dopo, per celebrare il 20º anniversario del debutto dei Tygers Of Pan Tang e il 10° Wacken Open Air, la band è invitata a suonare sul palco principale ma soltanto Jess Cox e Robb Weir sono presenti.
Nel 2001, Robb Weir decide di riformare la band, pur essendo l’unico membro originale interessato è deciso a mantenere vivo il nome Tygers of Pan Tang. Gli altri musicisti sono Tony Liddell (voce) conosciuto ai tempi dei Sergeant, Dean Robertson (chitarra solista) già con Grand Slam e Discovery, Brian West (basso) già con Taurus e Craig Ellis (batteria). Pubblicano Mystical per la Z-Records con brani per lo più risalenti all’era Tyger Tyger e Sergeant. Suonano in diversi festival, ma le vendite sono ancora una volta deludenti e perdono il contratto. Tony Liddell se ne va e viene sostituito da Richie Wicks. Nel 2004 esce Noises from the Cathouse con il nuovo cantante Richie Wicks già bassista negli Angel Witch. La band produce un nuovo album: The Second Wave-25 Years of NWoBHM. Subito dopo anche Richie Wicks lascia per divergenze musicali ed è sostituito dall’italiano Iacopo Meille già cantante tra gli altri dei gruppi italiani Mantra, Full Moon, e della cover band dei Led Zeppelin Norge.
Anche se destinato solo a scopi promozionali nell’ottobre 2007, la band pubblica una edizione limitata di cinque tracce EP intitolato Back e Beyond, con rielaborazioni di tre canzoni dei primi anni 1980, insieme a due nuovi brani. Le due nuove tracce sono il perfetto assaggio di ciò che sarebbe accaduto ai Tygers of Pan Tang nel loro successivo album. Le premesse sono buone tanto che l’EP viene ristampato.
Animal Instinct viene pubblicato il 19 maggio 2008, il primo con il cantante Iacopo Meille e se le recensioni furono buone per l’EP Back & Beyond, per Animal Instinct sono spettacolari. Geoff Barton di Classic Rock Magazine assegna all’album un 8/10 con un commento lusinghiero preferendolo agli album usciti contemporaneamente di Whitesnake, Good to be Bad e Def Leppard, Songs from the Sparkle Lounge. L’album riceve recensioni fantastiche in tutto il mondo in riviste e siti web del settore.
Nel 2009/10 il gruppo continua a suonare dal vivo in tutta Europa per promuovere Animal Instinct. Il 2010 è considerato ufficialmente il 30º anniversario della NWOBHM, questo vede anche i Tygers celebrare il 30º anniversario del loro album di debutto Wildcat . Per commemorare l’evento, la band registra 5 tracce dell’album Wildcat chiamando questo lavoro The Wildcat sessions. L’EP ancora una volta è un’occasione per favorire la promozione della nuova line-up e dare un tocco piùmoderno di alcuni brani. Il successo è tale che la band decide di continuare la registrazione di questo format per celebrare i primi album e in attesa di trascrivere nuovo materiale, così esce anche The Spellbound Sessions.
Nel 2011 il bassista Gavin Gray entra ufficialmente nella band per sostituire Brian West andato a lavorare come tecnico del suono per gli Uriah Heep. Nel luglio 2011 i Tygers Of Pan Tang annunciano che hanno firmato un accordo con Rocksector Records (una piccola etichetta indipendente con sede nel Regno Unito ma disponibile nella maggior parte dei paesi attraverso la loro rete di distribuzione) per l’uscita mondiale del loro prossimo album in studio intitolato Ambush.
Nel 2012 la band pubblica il secondo album di inediti Ambush, diretto e realizzato da Chris Tsangarides ancora con Iacopo Meille alla voce. L’album riceve ancora una volta consensi in tutto il mondo, ma a differenza di ‘Animal Instinct’ la promozione viene supervisionata da Rocksecter Records ed è più capillare. L’opera riceve particolare attenzione per la copertina creata da Rodney Matthews già autore dell’album Crazy Nights. Il 2012 vede la band suonare al prestigioso Sweden Rock Festival ricevendo un grande consenso che li porterà in tour in Spagna per la prima volta.
Nel Gennaio 2013 la band ha annuncia tramite il sito ufficiale che il chitarrista Dean Robertson lascia la band per divergenze musicali. E in febbraio la band annuncia Micky McCrystall quale sostituto, un paio di spettacoli dal vivo in tutto il Regno Unito e in Europa, con la presentazione nel settembre 2014 in uno storico concerto a Gorizia del The Crazy Nights Sessions e la sua pubblicazione commerciale nel novembre del 2014. Il 2015 inizia con la ristampa di The Wildcat sessions e The Spellbound Sessions in un unico cd con il titolo Tygers sessions: the first wave che vede ancora una volta la partecipazione della band a numerosi festival europei. Nell’autunno 2016 esce l’album omonimo “Tygers of Pan Tang” registrato tra gennaio e febbraio preceduto in agosto all’uscita del singolo “Only The Brave” mentre nel 2017 un ulteriore singolo “Never give in”, con la caratteristica che sul lato b compaiono brani non presenti nell’album.
Formazione attuale
Iacopo Meille – voce
Robb Weir – chitarra
Michael McCrystal – chitarra
Gav Gray – basso
Craig Ellis – batteria

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Lester Greenowski, disponibile il nuovo singolo “Let’s Get Fucked UP”

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Lester Greenowski, già membro di The Crybabys (UK – ex-membri Vibrators, UK Subs, Dogs D’Amour), e Honest John Plain (UK – The Boys, ex-Ian Hunter) pubblica un nuovo singolo “Let’s Get Fucked UP” il 25 dicembre 2018. Il singolo precede l’uscita di “Out of Tune, Out of Key” suo secondo lavoro solista disponibile nel 2019.
Il pezzo in questione ed il disco che gli seguirà, nella tradizione di Lester Greenowski, sono un lavoro corale che vede coinvolti ospiti provenienti da diverse esperienze, realtà e ambiti musicali che trovano in Lester un ipotetico punto d’incontro, ad esempio: Honest John Plain leggenda vivente del punk inglese e punto di riferimento dell’ intero movimento assieme ai suoi The Boys, spalla di Ian Hunter (Mott The Hoople) e membro fondatore di The Crybabys; Wilko Zanni membro fondatore di Rats, MegaJam5 e persino al fianco dello storico batterista di Jimi Hendrix, Buddy Miles; Francesco-C poliedrico alfiere del suono Mescal della prima ora e paroliere per i Negrita; Davide Ferrario oggi con Max Pezzali già con Gianna Nannini e Franco Battiato.
Questi sono solo alcuni degli amici presenti nel prossimo disco di Lester, una coloratissima combriccola fondamentale perchè anche questa volta il sound del rocker emiliano prenda una forma nuova ma allo stesso tempo sempre coerente. Registrato tra Aosta, Milano e Reggio Emilia spostandosi negli spazi di TDE Production, Frigo Studio e la storica realtà dell’ Esagono di Rubiera (Pink Floyd, Ligabue, Claudio Baglioni etc.) il disco si intitolerà “Out Of Tune, Out Of Key” nel frattempo vogliate gradirne questa piccola anticipazione.
“Let Get Fucked Up” è un sarcastico tributo alle quasi due decadi di attività nell’ underground dell’ artista emiliano. Più che un inno a sconvolgersi, come potrebbe suggerire il titolo, la canzone racconta come le scelte che comporta seguire una propria attitudine artistica non in linea con il quotidiano della maggior parte delle persone spesso si trasformi in motivo di alienazione e straniamento. Nuovamente Lester Greenowski conferma la propria “ricetta” raccontando i propri malesseri con il sorriso sulle labbra, invitando l’ascoltatore a celebrare la vita nonostante le sue complicazioni e le sue asperità. Allo stesso modo i punti di riferimento musicali continuano ad essere il primo punk rock newyorchese (Ramones, Dictators, Heartbreakers etc.) assieme al hard rock anni settanta più muscolare e contemporaneamente melodico (Kiss, Ac/Dc, Cheap Trick etc.).
Nella speranza che possiate ritrovarvi in queste indicazioni generali vi invitiamo a tenere gli occhi aperti sul prossimo futuro di quest’ artista che di sicuro non ha ancora finito di far sentire la sua voce.
“Let’s Get Fucked Up”
(Lester Greenowski, Davide Furlani)

Lester Greenowski: Voce
Davide Furlani: Batteria
Patrick Faccini (Francesco-C): Basso
Matteo Mossoni (Francesco-C): Chitarra; Cori
Andrea Dolzan (Silver Addiction): Chitarra, Cori
Honest John Plain (The Boys): Chitarra Solista
Wilko Zanni (Rats): Chitarra Solista
Biba Lugosi: Chitarra Solista
Davide Ferrario (Max Pezzali): Piano
Dario Paini: Sax
Francesco-C: Cori
Unleash (Lovin’ Dolls): Cori
Sty Tattoo You: Cori
Paolo Galimberti: Cori

https://www.facebook.com/LesterGreenowskimusic/
https://lestergreenowski.bandcamp.com/album/lets-get-fucked-up
https://www.instagram.com/lestergreenowski/

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