Crashdïet e Cripple Bastards confermati al Luppolo in Rock

Crashdïet

Gli svedesi Crashdïet e la storica formazione italiana dei Cripple Bastards, soni i due nuovi nomi confermati sul palco del Luppolo in Rock.
Gruppi che si aggiungono a quelli precedentemente presentati, Carcass e H.E.A.T. Si comincia così a delineare la line up dell’edizione 2023 che si terrà dal 21 al 23 Luglio presso il Parco delle Colonie Padane a Cremona.


Crashdïet


I Crashdïet nascono in Svezia nel 2000 e si affermano subito nel panorama musicale internazionale grazie a un indimenticabile album d’esordio “Rest In Slave”. Attraversano anche periodi bui, come la scomparsa del cantante e fondatore Dave Lepard. Il loro stile è dichiaratamente ispirato ai gruppi rock degli Anni ’80. Ad esempio Guns N’ Roses, Kiss e Skid Row, con l’aggiunta di elementi Punk. Questo li ha resi un nome significativo nel revival dei generi Sleaze e Glam.


Cripple Bastards


I Cripple Bastards invece sono una storica band italiana nata ad Asti nel 1988, ma con radici anche cremonesi. Hanno un solo aggettivo con cui poterli definire: brutali. Attraverso questa cifra stilistica il gruppo in oltre trent’anni di carriera ha pubblicato decine di album ed Ep. Sono diventati così capisaldi del genere Grindcore. Girano il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, con i loro live devastanti. Condividendo il palco con mostri sacri del genere come i Napalm Death.


Dettagli Festival


Per il Festival sono in vendita un numero limitato di abbonamenti per i 3 giorni di concerti al prezzo speciale di 89,00 euro. Maggiori informazioni sul sito ufficiale www.luppoloinrock.com.  Link alla biglietteria: www.liveticket.it/luppoloinrock

Baustelle, il ritorno della band con il nuovo video “Contro il Mondo”

Baustelle

Baustelle, ammiccanti e allo stesso tempo provocatori. Un po’ snob e molto pop. Contro il mondo mentre lo indossano. Lo avevano annunciato – con tanto di mini tour nei club primaverile finito sold out in pochi giorni – ma ora è realtà:La band è tornata! Il nuovo singolo Contro il mondo arriva dopo un’assenza lunga quasi 5 anni e anticipa il disco in uscita il 14 aprile intitolato “Elvis“.

Dopo l’ultimo album, L’amore e la violenza – Vol. 2 (2018), si erano presi una pausa per dedicarsi ai rispettivi progetti solisti. Ma ora Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini sono tornati insieme a cantare la quotidianità, partendo dalle ridicole contraddizioni delle ipocrisie contemporanee.

 

Il brano

«Essere contro il mondo e invece averlo addosso in 120 mq di parquet», il ritornello è una stilettata allo stile di vita contemporaneo, sferrata con nonchalance e posa plastica. Parlano di loro, dell’ambiente artistico, di tutti noi. Raccontano, un po’ sbeffeggiandolo, un modo di vivere presunto alternativo, fatto di invece degli stessi stereotipi che vuole negare.

 «Svegliarsi tardi la mattina criticare il grande vuoto, la sinistra che non c’è», vestiti in stracci da «punkabbestia chic», «farsi di yoga e qualche droga», per poi comunque «supplicare di essere popolari». E se il brano sancisce il loro ritorno «al criticismo e rock’ ‘n’ roll’», è una critica senza spocchia o superiorità. Tanto «siam tutti uguali, cani nel deserto» e non c’è nessuna ragione di prendersi sul serio. Anzi forse il messaggio arriva proprio perché la realtà è cantata con leggerezza dissacrante e motivetti orecchiabili: «Woo-ooo-ooo-hoo».

 

Contro il mondo racconta una parabola

Come spiega la stessa band, è una specie di storiella d’amore immersa nel mondo di oggi, dal quale attinge la linfa e la stessa ragion d’essere. Il mondo incarna i dettami della moda, il socialmente accettato, il costume del momento da imitare «come una forma portatile di verità» e venerare «come una fredda tascabile divinità» che, nel dubbio, ha sempre ragione e detta scelte e personalità da indossare.

Nemmeno la fine della storiella d’amore è vissuta con dolore e il tradimento è preso con filosofia. Basta cambiare maschera, stereotipo e un po’ stile di vita purché rifletta il mondo, purché sia conforme ai nuovi canoni. È sufficiente abbandonare le vecchie ipocrisie e prendersi le nuove, «andare a bere a cazzeggiare in un caffè», scegliere se farsi di «coca, coca-cola o caffè chiaro» e «canticchiare le canzoni estive». E non ci sembra nulla di osceno, non è un problema essere in contraddizione.

La musica entra in testa al primo ascolto. Il ritmo, l’alternarsi delle voci di Bianconi e Bastreghi , la solita maestria metrica. Sono tornate anche la sonorità delle origini, quel pop rock un po’ vintage che è il loro marchio di fabbrica, la chitarra elettrica di Charlie fa surf e, nel video, i giochi di luce in bianco e nero. Insomma, sono tornati i Baustelle, con un pezzo che scalda la scena, in attesa del tour e del nuovo disco. Woo-ooo-ooo-hoo.

 

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Fonte: ANSA

Gli Hollywood Vampires tornano in Italia a Luglio per un’unica data

Hollywood Vampires

Gli Hollywood Vampires tornano in Italia nel 2023. Il supergruppo americano, già protagonista di un grande live al Lucca Summer Festival nel 2018, sarà di nuovo nel nostro paese per un concerto. Stavolta a distanza di cinque anni complice la lunga pausa dovuta al Covid. Andiamo a scoprire tutti i dettagli sul nuovo spettacolo dal vivo della rock band che vede al suo interno l’attore Johnny Depp.

Alice Cooper, Joe Perry e Johnny Depp saranno protagonisti di un nuovo tour europeo nell’estate del 2023. Un tour che toccherà anche l’Italia, con un concerto in programma il 2 luglio 2023 al Marostica Summer Festival.  La Kermesse si svolge in piazza Castello a Marostica, in provincia di Vicenza.
I biglietti per questo live sono disponibili dal sul circuito TicketOne in prevendita e dal 22 novembre in tutti i punti vendita autorizzati.

Hollywood Vampires: la superband di Johnny Depp

Band eclettica e molto particolare, gli Hollywood Vampires sono guidati da un paio di leggende della musica rock mondiale.  In più, un attore tra i più amati della storia. Stiamo parlando ovviamente di Alice Cooper, il re dello shock rock, mito vivente della musica hard rock, metal e non solo. Un performer capace di mettere in piedi spettacoli inimitabili, che hanno influenzato generazioni e generazioni.

E poi Joe Perry, il chitarrista solista degli Aerosmith, un artista capace di fare la storia del rock in tandem con l’amico Steven Tyler. A loro si aggiunge Johnny Depp, amante della musica rock e metal che ha realizzato grazie ai suoi amici il sogno di diventare anche una rockstar. Insomma, una band eclettica, non paragonabile ad alcun altro gruppo mondiale. Anche per questo perdersi un loro live in Italia sarebbe un vero affronto.

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Ghost, Imperatour unica data italiana

Ghost Live Vertigo

05 maggio 2022, ci siamo: è il giorno dell’unica data italiana dell’Imperatour dei Ghost.

Sono le 21 precise quando le luci si spengono nel gremito Forum di Assago, parte la intro “Imperium” e il grande telo bianco che copre la scenografia si illumina. Alla prima nota di “Kaisarion” cade giù e inizia il grande spettacolo dei Ghost. Gli 8 Nameless Ghouls in total black e la loro maschera cyberpunk vengono accolti da un pubblico fremente e quando appare in scena Papa Emeritus IV esplode un boato.

A seguire “Rats” e “From the Pinnacle to the Pit” creano una combo di potenza che non lascia fiato e fa cantare tutti i presenti.
Finalmente arriva per Tobias Forge il momento di accogliere tutti i presenti con la sua ironia, simpatia e le sue movenze accattivanti. Qualche parola in italiano sapientemente usata per scanzonare e divertire e tutti rimangono conquistati dalla sua personalità da intrattenitore consumato.
Il palco è allestito in maniera grandiosa e necessita di tutto lo spazio a disposizione. Le vetrate sullo sfondo ricordano tanto una cattedrale gotica, ma sono affiancate da mezze lune e croci rovesciate. Ci sono anche tre cappelle con relative epigrafi dedicate alle precedenti incarnazioni del Papa che recitano “Papa Stronzissimo Emeritus”.

Lo spettacolo di luci e colori è impressionante e sapientemente calibrato sulla musica. L’impatto visivo è notevole. Gli effetti pirotecnici, la pioggia di coriandoli colorati e di banconote papali dal valore 666 rendono lo spettacolo maestoso senza mai sembrare negativamente eccessivo.
Lo show prosegue tra un siparietto e l’altro e si balla con “Mary on a Cross”. Si partecipa divertiti alla battaglia di assoli tra i due chitarristi, iniziata con “Devil Church” e comprensiva di un accenno/tributo alla nostrana Funiculì Funiculà.
Svariati cambi d’abito del Papa che passa dalla tunica talare debitamente demonizzata, alle ali di pipistrello, al dandy gothic horror e alla giacca di lustrini azzurri fanno capire che non è più tanto importante il personaggio emeritus, quanto la personalità seducente di quel genio di Tobias, a metà tra la blasfemia e la presa in giro, che riesce ad essere anche elegante ma soprattutto energico e trascinante.

Si susseguono canzoni tratte da vecchi classici e nuovi successi che confermano quanto sia in forma il protagonista assoluto della serata. “Cirice”, “Hunter’s Moon”, “Faith” e “Ritual” portano una energia incendiaria sul palco. La nuova “Spillways” risulta ancora più trascinante dal vivo. Il divertimento tra i Ghouls e l’interazione che hanno con il Papa, che li rimprovera, li accompagna, li applaude, sono notevoli e significativi. Meritevoli di cori e applausi continui.
Arriva poi Mefisofele con “Call Me Little Sunshine” per poi tornare intensamente al sinistro passato con
“Helvetesfönster”, “Year Zero” e “Spöksonat”. La bolgia che si crea tra le luci rosse e il coro “Hell Satan, Archangelo” ha una intensa forza trascinante tra il pubblico.

Momento perfetto per far risuonare le prime note della bellissima ballad “He Is” e lasciare libero sfogo alle emozioni intense e alle luci dei tanti telefoni e pochi accendini. Brividi.
E poi arriva lui, il mitico Papa Nihil, che viene portato sul palco in una bara trasparente e rianimato per poter suonare con il suo sassofono il finale di “Miasma”.
La potente e devastante “Mummy Dust” viene presentata con movenze di bacino e discorsi provocanti, ed è un momento di pura potenza. Mentre il ritornello di “Kiss the Go-Goat” vede l’istrionico Tobias impegnato a spargere baci a tutti i presenti.

Ancora un intermezzo dove il Papa tratta con il pubblico sul numero dei pezzi finali, raggiungendo un accordo per gli ultimi tre.
E’ la volta della cover dei Metallica “Enter Sandman” (celebrativa dei 30 anni del Black Album) e delle ultime “Dance Macabre” e “Square Hammer” che fanno scatenare tutti gli spettatori.

Il rituale è finito dopo un’ora e cinquanta minuti. La performance è stata eccezionale, confermando la qualità dello show tanto atteso. La musica dal vivo è stata oltre le aspettative, risultando ben più dura, pesante, potente ed efficace che su disco. Situazioni intense si sono combinate ad altrettante divertenti. Canzoni metal si sono alternate ad altre più catchy e cantabili. Forse è questo il segreto di Tobias che riesce ad unire nella sua schiera di credenti almeno due generazioni ed un pubblico variopinto che va dal rocker al giovane che tutto è tranne che metallaro.

L’ultimo pensiero va al toccante discorso di ringraziamento fatto con voce felice e commossa, in cui oltre ai doverosi omaggi ai fantastici Ghouls e al personale coinvolto nell’allestimento e la gestione dello spettacolo, Tobias ringrazia tutti coloro che hanno avuto il coraggio di tornare sottopalco dopo ben due anni, con l’ombra del virus sempre sulle spalle ma con tanta voglia di tornare alla normalità.

“So che questi ultimi anni sono stati duri, e so che per alcune persone è stato un atto di coraggio venire a questo concerto, perché il nostro mondo è così al momento, è comprensibile avere paura di stare insieme a troppe persone, abbiamo iniziato ad avere paura di stare accanto agli altri. Ma ora che siete qui, vi sentite bene? Voglio che facciate un applauso a tutti voi, perché avete avuto il coraggio di uscire stanotte. Vi sentite bene, a stare con la vostra famiglia musicale, a godervi un concerto?”

E la risposta non può essere che SI, siamo stati benissimo e ci siamo goduti un concerto portentoso e stupefacente. Finalmente, dopo tutto questo tempo!

Setlist:
Imperium
Kaisarion
Rats
From the Pinnacle to the Pit
Mary on a Cross
Devil Church
Cirice
Hunter’s Moon
Faith
Spillways
Ritual
Call Me Little Sunshine
Helvetesfönster
Year Zero
Spöksonat
He Is
Miasma
Mummy Dust
Kiss the Go-Goat

Encore:
Enter Sandman
Dance Macabre
Square Hammer

Links:
https://ghost-official.com/
https://www.facebook.com/thebandghost

EOS, la nostra recensione sul nuovo album degli Eldritch

EOS

EOS è il nuovo album degli Eldritch. Sono tornati sulle scene  e lo hanno fatto in grande stile! Il dodicesimo album della band italiana è in uscita oggi 19 novembre per Scarlet Records. Una evoluzione matura e consapevole che torna a strizzare l’occhio al filo conduttore dei primi album. E’ un insieme di rock-metal-progressivo, con molteplici influenze, e tanta melodia.

Il titolo ‘EOS’ è già di per sé portatore di rinascita, incarnando la dea dell’alba della mitologia greca. Ma a favorire questo nuovo ciclo di vita musicale della band hanno contribuito due importati cambi di line-up. Infatti dopo vent’anni è tornato alle tastiere Oleg Smirnoff (Labyrinth, Death SS, L’Impero delle Ombre), riprendendo così egregiamente il lavoro svolto nei primi tre album, come se non fosse passato nemmeno un giorno. E con l’arrivo di Dario Lastrucci al basso (Subhuman, Suicidal Causticity), la band ha potuto fare un uso sapiente dei cori, come mai in precedenza. Inoltre entrambi hanno affiancato Eugene Simone alla composizione del disco, scrivendo due canzoni Oleg e una Dario. Un gran bel lavoro di squadra.

Gli Eldritch hanno potuto lavorare al progetto senza fretta, a causa della particolare situazione dovuta al ‘lockdown’.  Nei testi sono presenti argomenti molto seri e attuali, che stanno a cuore a Terence Holler, primi fra tutti il bullismo e la depressione, avendoli vissuti in prima persona e rendendo le liriche molto personali.

Iniziamo allora questo viaggio verso la rinascita.

La intro strumentale ‘Dead Blossom‘ è una irritante esplosione di oscurità. Le tastiere techno riescono perfettamente nell’intento di creare disagio e curiosità in ciò che verrà dopo.

In ‘Failure Of Faith’ le chitarre la fanno da padrone, classiche e potenti, con l’appoggio di una vigorosa doppia cassa di Raffahell Dridge. E finalmente possiamo ascoltare la voce rabbiosa e strepitosa di Terence, che compete in virtuosismi con gli altri strumenti. E la collera e il rancore dovuti a tutte le delusioni sofferte nella vita si percepiscono intensamente.

“All my certainties collapses every time I open my eyes”

The Cry Of A Nation’, primo singolo e video di ‘EOS’, ha una affascinante intro strumentale. Ma è il riff a metà tra il progressive rock e il metal che rimane in testa a lungo. Da ammirare in particolare alcune parti cantate in growl, che urlano la delusione verso il potere che ci guida, corrotto e bugiardo.

“Willingly blind to the new, not representative of your generation”

Il secondo singolo e video dell’album è ‘Circles’, un bellissimo crescendo di tensione. Con tastiere in stile Labyrinth e un cantato emozionante, riesce ad essere contemporaneamente rabbioso, feroce e melodico. Un testo molto introspettivo per Terence, perchè in fondo la vita è un cerchio, fatto di momenti belli e momenti brutti, che si alternano infinitamente tra loro.

“My head is still spinning, the sky is still darkening…”

No Obscurity’ offre una leggera tregua, pur facendo persistere l’oscurità. Incantevole assolo di tastiere e chitarre ed armoniosi cambiamenti di ritmo, in pieno stile progressive. E’ un respiro di speranza per trovare la forza di uscire dalle situazioni oppressive che spesso, purtroppo, capita di subire.

“You got a life and the reason to rise, no obscurity, don’t fall into this trick”

Inizia quindi il brano più lungo del disco ‘Sunken Dreams‘, dove per ben undici minuti possiamo gustare continue evoluzioni di intensità e tecnica. Emozioni in crescita e variazioni coraggiose ne fanno un brano completo con atmosfere drammatiche e di chiara ispirazione ai Dream Theater. Una canzone in cui la speranza riposta nei sogni viene brutalmente infranta. Perchè le tante esperienze di vita fanno sognare, ma puntualmente affondano tutti i progetti e le illusioni.

“All the dreams left behind, got to change the settings and plans to my life”

Fear Me’ parte con potenti chitarre per passare poi il dominio al pianoforte, estremamente melodico. Un brano rabbiosamente articolato e veloce, ma sempre armonioso. E la violenza raccontata nel testo si percepisce addosso.

“My primal instinct keeps me alive, my emotions won’t let me down”

Il pianoforte apre l’immancabile ballad ‘I Can’t Believe It’. La voce di Terence accompagnata dai cori di Dario riesce ad emozionare, esprimendo perfettamente malinconia e sofferenza. Non si riesce a restare indifferenti partecipando a tanta tristezza interiore. La disillusione di un uomo che, consapevole delle proprie imperfezioni e mancanze, non crede sia possibile essere amato veramente per quello che è.

“I hardly fought the battle to walk with the head up high”

Con ‘The Awful Closure’ ci ritroviamo davanti ad una bomba potente e d’impatto. Chitarre aggressive e nuovamente accenni di growl la rendono decisamente power. Anche i cori sono di supporto per un risultato esaltante. Si sente tutta la collera per un mondo e una società che stanno andando in rovina. Non ci può essere accettazione per una fine così terribile.

“I’d like to breath some new fresh air, I’m sick and tired again”

Si passa alla titletrack ‘EOS’ in cui si combinano progressive metal e hard rock con richiami a Fates Warning e Dream Theater. Ancora cori per la rinascita tanto sofferta e un assolo rigenerante di Simone sul finale. Forse ci può essere speranza e si può trovare la forza per un nuovo inizio!

“My head is harder than a diamond, I always stood my ground still”

Il viaggio è finito ma c’è ancora una sorpresa. Terence ha voluto dare sfogo alla sua passione per l’hard rock americano anni ’80 comparando la sua voce con quella di Jon Bon Jovi. Il brano scelto per questa heavy cover è ‘Runaway’. E non poteva essere altrimenti, essendo un testo che racconta i problemi adolescenziali di una giovane americana. Il risultato è vincente e la giusta conclusione di questo percorso.

Un album che conquista con ripetuti ascolti per poter apprezzare le mille sfaccettature delle straordinarie canzoni di cui è composto, ma che colpisce forte fin da subito e fa venire voglia di sentirlo suonato dal vivo. Rappresenta la straordinaria evoluzione di un gruppo storico, con un indiscutibile livello di maturità che merita onestamente riconoscimenti internazionali.

Eldritch – EOS

Label: Scarlet Records.
Artwork di Federico Mondelli (Frozen Crown, Volturian).
Produzione di Eugene Simone c/o ES Studios e Simone Mularoni c/o Domination Studio (San Marino).

Tracklist:

1. Dead Blossom.
2. Failure of Faith.
3. The Cry of a Nation.
4. Circles.
5. No Obscurity.
6. Sunken Dreams.
7. Fear Me.
8. I Can’t Believe It.
9. The Awful Closure.
10. Eos.
11. Runaway (Bon Jovi cover).

Line-up:

Terence Holler – vocals.
Eugene Simone – guitar.
Rudj Ginanneschi – guitar.
Oleg Smirnoff – keyboards.
Dario Lastrucci – bass.
Raffahell Dridge – drums.

Discografia:

Seeds Of Rage (1995).
Headquake (1997).
El Niño (1998).
Reverse (2001).
Portrait Of The Abyss Within (2004).
Neighbourhell (2006).
Blackenday (2007).
Gaia’s Legacy (2011).
Tasting The Tears (2014).
Underlying Issues (2015).
Cracksleep (2018).
EOS (2021).

Eldritch:

http://www.eldritchweb.com/
https://www.facebook.com/Eldritchband

Scarlet Records:

https://scarletrecords.it/
https://www.facebook.com/scarletrecordsarletrecords.it/

Leggi anche la nostra intervista a Terence Holler QUI

Vanexa: nuovo album e quattro chiacchiere con la band

VANEXA

I Vanexa nascono nel 1979 a Savona e con il loro primo demo si affermano subito come la band heavy metal italiana più importante dell’epoca. Da quel momento in poi ci sono state tante tappe importanti e varie evoluzioni che li hanno fatti arrivare alla produzione di questo ultimo album “The Last Black” per la Black Widow Records.

Sulla scia della NWOBHM e con un cantato inizialmente italiano, la prima apparizione è stata di supporto agli Skiantos nel 1980, per poi partecipare tre anni dopo al mitico festival heavy metal italiano a Certaldo (FI), come headliner con il loro primo disco.

La formazione originale era composta da Roberto Merlone (guitar), Marco Spinelli (vocals), Sergio Pagnacco (bass) e Silvano Bottari (drums). Con il tempo la sezione ritmica è rimasta invariata, mentre Andrea “Ranfa” Ranfagni si è aggiunto come voce straordinaria, insieme al duo spettacolare di chitarra Artan Selishta e Pier Gonnella.

The Last Black

L’album uscito a luglio, dopo cinque anni di attesa, è una composizione metal che parla di problemi sociali, sofferenze, guerra e passione per la vita. Il pezzo che dà il titolo all’album “The Last Black” è di grande impatto, un hard rock potente che rimane facilmente impresso. Con un pizzico di Whitesnake qua e là.

Con “My Grave” si passa al puro heavy metal, dove voce e batteria danno il meglio. Assolutamente da vedere il video (link a fine articolo).
Earthquake” è di grande atmosfera con un suono di basso importante. Ricorda un po’ il vecchio stile degli Iron Maiden, per passare a qualche accenno heavy prog sul finale.

Le chitarre hard rock in “No Salvation” sono un piacere per le orecchie. Ma una delle sorprese più intense dell’album è la power ballad “Perfect” in pieno stile anni ’80. Con la malinconia caratteristica del binomio chitarra acustica e pianoforte.

La canzone che segue è la più lunga, con circa otto minuti e mezzo. “Armless” è una vera e propria suite con un crescendo coinvolgente. Vale la pena gustarsela con la visione del video (link a fine articolo).

Si torna quindi all’hard rock classico con “Dr.Strange” e un ritornello che, anche in questo caso, fa piacevolmente pensare agli Irons.
Una parentesi seria e profonda con “Dead Man Walking” e poi nuovamente un tuffo negli anni ’70 dei Dokken, con l’esaltante hard rock di “Like a Mirage”.

Sonorità classiche e temi attuali, invece, in “I Don’t Care”, per finire alla grande con la nuova versione di “Hiroshima” che si riconferma un metal NWOBHM, potente, veloce e di attualità.

La fusione di vari stili come l’hard rock e il metal, insieme a sfumature prog e jazz ne fanno un ascolto pregevole e l’energia che si percepisce è considerevole. I Vanexa si riconfermano una garanzia nella scena rock/metal italiana e anche estera. E’ quindi stato naturale il desiderio di contattare la band per fare qualche parola insieme e dare loro ancora più spazio, ampiamente meritato.

  • Ci raccontate qual’è il significato del vostro nome?

Siamo nati come Vanessa, cantavamo in italiano, il nostro simbolo era una farfalla (vanessa appunto). Il sound di allora era già molto buono, una sorta di Rock italiano (prima che uscisse Vasco Rossi). Ma stava nascendo il metal e noi ci eravamo dentro fino al collo, quindi anche il nostro suono stava evolvendo in qualcosa di più heavy. Cantando in italiano ci sentivamo limitati così decidemmo di cantare in inglese e cambiare anche il nome Vanessa in Vanexa, ci sembrava più internazionale!

  • Sarebbe curioso sapere qualche aneddoto dietro le quinte del famoso festival di Certaldo. Dopo tutto questo tempo cosa ci potete raccontare?

Un evento meraviglioso organizzato da gente coraggiosa e band altrettanto coraggiose, i tempi erano diversi, c’era una gran passione nell’aria e l’Heavy metal, all’epoca. Era una ventata di aria fresca nella musica Rock, le band underground ne furono tutte coinvolte.

Parteciparono più di mille persone al festival, numeri da capogiro ora. Noi eravamo “Headliner” perché eravamo l’unico gruppo ad aver inciso un album in quel momento. Lo stavamo presentando proprio a Certaldo Ricordo che organizzammo due pullman di amici da Savona che vennero al concerto, esperienza incredibile!

Tra tutte le band c’era un grande rispetto e una gran voglia di divertirsi, ma per tutti noi l’heavy metal era una cosa seria, quasi una religione, non si suonava solo per gioco, si suonava per creare energia, emozioni. Bella esperienza!

  • Un brutto episodio che vi ha visto protagonisti all’inizio della vostra carriera è stato il plagio da parte dei Saxon di un vostro demo. Come lo avete vissuto? Quali sono i vostri ricordi in merito?

Da un lato ci ha dato una spinta ad essere più conosciuti nel panorama metal italiano e non. Eravamo giovani e ingenui, avevamo dei demo registrati con i nostri brani cantati in Italiano non ancora registrati s.i.a.e.

Mai più avremmo pensato che, (dopo aver consegnato loro il nostro demo x farlo ascoltare sperando di poter suonare come gruppo spalla nel prossimo tour) una band famosa come i Saxon ci avrebbe plagiato un brano. Con l’unica differenza che noi cantavamo in italiano e loro in inglese.

Abbiamo avuto la fortuna di aver consegnato pochi mesi prima dell’uscita di “Denim & Leather dei Saxon il nostro demo a Beppe Riva (giornalista di Rockerilla). Lo ascoltò, ne fece una splendida recensione e testimoniò il fatto del plagio. Cmq abbiamo avuto episodi più brutti nella nostra “Carriera” credimi, tutto sommato quello dei Saxon non ci ha penalizzato troppo, anzi…

  • La foto dell’album “The Last Black” è molto bella e particolare. Chi l’ha ideata e realizzata? E cosa rappresenta per voi?

L’artista che ha creato la cover (stupenda!) lo ha conosciuto Sergio on line, si chiama Vladimirs Poplavskis, dopo averci fatto vedere il servizio fotografico ce ne siamo subito innamorati. Per noi è diventata un’icona, rappresenta i due aspetti della musica Heavy Rock: durezza ma anche momenti più soft e introspettivi. O forse dice solo: “silenzio e ascoltate il nostro nuovo album!”

  • E’ di pochi giorni fa un vostro live a Firenze. Come lo avete vissuto in questa epoca covid? E che programmi avete per il futuro?

Dopo l’uscita dell’album abbiamo partecipato a due Festival, “Abracadabra Fest di Genova e un Festival Metal a Firenze dedicato alle band italiane, due serata meravigliose con grande affluenza di pubblico che lasciano ben sperare sul futuro della musica Heavy/Rock in Italia!

Per il futuro speriamo di procedere in questo modo, suonando molto live senza avere intoppi con i problemi causati dalla Pandemia. A proposito di date live i Vanexa sono orgogliosi di partecipare al grande Festival Heavy Rock “All Star Fest”, che si svolgerà al “Zappa” di Antwerpen in Belgio il 21/11/2021. Parteciperanno band del calibro di Demon, Fm, Od Saxon, Warrior Soul e altri…

Allora segnamoci questa data in agenda perchè i Vanexa “non suonavano solo per gioco, suonavano per creare energia, emozioni” e ancora lo fanno alla grande!

VANEXA band

Formazione Vanexa

Andrea “Ranfa” Ranfagni – Lead Vocals (G. Hughes, Jan Paice, B. Marsden J. Lynn Turner).
Artan Selishta – Electric Guitar.
Pier Gonella – Electric Guitar (Necrodeath, Mastercastle e Labyrinth).
Sergio Pagnacco – Bass.
Silvano Bottari – Drums.

“The Last Black” track list

1. THE LAST IN BLACK.
2. MY GRAVE.
3. EARTHQUAKE.
4. NO SALVATION.
5. PERFECT!
6. ARMLESS.
7. DR. STRANGE.
8. DEAD MAN WALKING.
9. LIKE A MIRAGE.
10. I DON’T CARE.
11. HIROSHIMA.

Official video

ARMLESS: https://www.youtube.com/watch?v=BvG9U1-ue2Y
MY GRAVE: https://www.youtube.com/watch?v=O1bS49jJwQo

Vanexa:

http://www.vanexa.org/hm/
https://www.facebook.com/vanexaband

Black Widow Records:

https://blackwidow.it/
https://www.facebook.com/BlackWidowRecordsItaly

Discografia

• 1979 – Primo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Secondo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Terzo Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Quarto Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1980 – Quinto Demo – (Autoprodotto) – Demo tape.
• 1983 – Vanexa – (Disco In) – Full Length.
• 1988 – Back From The Ruins – (Minotauro Records) – Full Length.
• 1994 – Against The Sun – (Minotauro Records) – Full Length.
• 2010 – 1979-1980 – (Jolly Roger Records) – Full Length.
• 2011 – Metal City Live – (My Graveyard Productions) – Full Length.
• 2015 – Too Heavy To Fly /Paradox (Punishment 18 Records) – Single.
• 2016 – Too Heavy To Fly – (Black Widow Records) – Full Length Vinyl.
• 2018 – My Grave – (Punishment 18 Records) – Single.
• 2019 – Armless – (Black Widow Record) – Single.

Dr. Gimmy, disponibile da oggi Personal, il nuovo lavoro solista

Personal Dr. Gimmy

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Dr. Gimmy, il polistrumentista storico fondatore della band Linea, rende disponibile da oggi in digital download e sulle migliori piattaforme streaming e in CD “Personal”.

Si tratta del nuovo album del cantautore e polistrumentista Dr. Gimmy, al secolo Gianmarco Pirro. Il lavoro, composto da tredici brani, è un omaggio-tributo al primo e grande amore del musicista: il Brit Pop.

Partendo dai Beatles, passando per gli Who e gli XTC fino ad arrivare ai Blur, Dr. Gimmy accompagna l’ascoltatore in un vero viaggio sonoro dal richiamo vintage. Attualizzato tuttavia dal suo gusto personale dalla sua sensibilità e dalla sua decennale esperienza. Il tutto rigorosamente scritto e cantato in italiano.

Ecco la tracklist di “Personal”

La mia generazione
Un’occasione in più
Chernobyl 86
Il cuore batte
Dustin
Sognare per vivere, vivere per sognare
Il manichino stupido
Abbiamo perso un Pelè
Una canzone
Amico mio
La mia America
Un amore malato
Anche John gridava aiuto.

Ecco cosa racconta Dr. Gimmy:

Questo disco è nato tanti anni fa nella mia testa. E’ un’idea che ho sempre voluto realizzare quella di fare un disco tutto mio, registrato in casa e suonando tutto da solo. Il disco parla di me, della mia storia, della mia vita e di tutto quello che mi ha fatto crescere, musica in primis. Anche per questo l’ho intitolato “Personal”.

Il rischio era alto. Rischi di fare un buco, che non venga bene, che non ce la fai a fare tutto nel migliore dei modi. Però cosa te ne frega, se non rischi qualche volta nella vita, non riuscirai ad ottenere niente.

Ho dedicato tanti anni alla musica, davvero molto tempo, e continuo a dedicarne. Per me ormai è più di una passione, e in questo disco credo si senta.
Ho preferito non andare in studio a ri-registrare tutto, in casa si è formata quella magia che non volevo perdere, a costo di fare un lavoro forse meno professionale, ma lo volevo così!

Nel mio piccolo cerco di portare il più possibile all’attenzione del pubblico questo genere, molto amato in Italia, ma mai veramente sviluppato.
Ringrazio fin da ora tutti quelli che ascolteranno il disco, per me è stato molto importante riuscire a realizzarlo e ne sono orgoglioso. Per cui spero che anche a voi piacerà… anche solo una canzone.

Personal” è interamente una composizione ed una scrittura di Gianmarco “Gimmy” Pirro. Le registrazioni avvengono presso Casa mia studio tra febbraio e marzo 2020 da Gianmarco “Gimmy” Pirro.

Mix e master ancora al Casa mia studio da Gianmarco “Gimmy” Pirro tra ottobre e dicembre 2020. Tranne “Un’occasione in più” registrato, mixato prodotto e arrangiato al PSR Studio di Peveragno (CN) a maggio 2019 da Guido Guglielminetti.

La produzione artistica è di Gianmarco “Gimmy” Pirro. Hanno suonato in tutti i brani Gianmarco Pirro (voce, cori, chitarre elettriche, chitarre acustiche, basso, tastiere e programmazione). Jimmy Nobody (batteria e percussioni). Hanno suonato in “Un’occasione in più” Gianmarco Pirro (voce, chitarre acustiche e chitarra elettrica). Guido Guglielminetti (basso, mellotron e programmazione). Cover design e grafica: Giusy Amaro. Foto libretto: Francesco Morgana.

Note biografiche Dr. Gimmy

Dr. Gimmy (Gianmarco Pirro) è un musicista-chitarrista nato a Milano nel 1965. All’età di 10 anni prende in mano per la prima volta una chitarra e con l’aiuto di suo fratello maggiore, impara i primi accordi.

Il legame con lo strumento è subito forte. La prima “scuola” è la musica ascoltata dal fratello (Bennato, Finardi, Beatles, C.S.N.& Y, Eagles, Led Zeppelin… ). Ed anche le tablature trovate nelle riviste di settore. Per il compleanno dei 13 anni, gli viene regalato il vinile di Let it be dei Beatles e scoppia un grande amore per la band.

Successivamente per altre formazioni: Who, Spencer Davis Group, Kinks, Manfred Mann, Yardbirds, Animals e molti altri. Intorno ai 20 anni capisce che per migliorare deve studiare lo strumento con un approccio più professionale. Si iscrive così al Centro Professione Musica di Mussida a Milano diplomandosi cinque anni dopo.

Negli stessi anni dà vita ai Linea, band di combat rock, ancora in attività, con cinque dischi all’attivo. Il più recente, “Fuori mercato”, pubblicato nel 2020 con un ottimo riscontro di critica.  Con i Linea suona in tutta Italia e all’estero, fino ad arrivare a suonare in Inghilterra a Manchester e al Cavern Club di Liverpool. Il famoso locale che diede il via alla fantastica storia dei suoi amati Beatles.

In questi ultimi anni collabora, insieme ad alcuni componenti dei Linea, alla realizzazione degli ultimi due dischi del cantautore comasco Filippo Andreani. Porta in questo modo la band anche live su molti palchi italiani.

Ora, dopo 45 anni da quel giorno in cui prese per la prima volta in mano una chitarra, pubblica “Personal”, il suo primo disco solista, con lo pseudonimo di Dr.Gimmy.  Il disco è un omaggio-tributo al suo primo e grande amore: il Brit Pop. Il tutto scritto e cantato in italiano.

Filtrato dal suo gusto, la sua sensibilità musicale e dalla sua esperienza. Nel suo piccolo cerca di portare il più possibile all’attenzione del pubblico questo genere, molto amato in Italia, ma mai veramente sviluppato.

Segui Dr. Gimmy anche sui social

FB: https://www.facebook.com/gianmarco.pirro
IG: https://www.instagram.com/official_dr.gimmy/
YT: https://www.youtube.com/channel/UCwUA1M-k9g-mUmWEeZ2uDcg

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Five Lines, è uscito il nuovo disco dei Pantheon Band

Five Lines

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Five Lines, dopo mesi di attesa, ben tre anteprime con ottimi singoli, è finalmente disponibile su tutte le piattaforme online. Il nuovo disco dei veterani del rock capitolino, Pantheon Band, da adesso anche in formato fisico.

Nove brani di puro rock classico, un album che sciorina contenuti, perizia tecnica e padronanza stilistica.I Pantheon Band sanno fare il loro mestiere spaziando da sonorità settantiane ad aperture melodiche di stampo più ottantiano. Riescono così nell’impresa di non risultare citazionisti, ma aggiungendo una voce personale e riconoscibile ad un genere leggendario.

Five Lines esce in tutto il mondo per Volcano Records & Promotion ed è solo l’inizio per una band intenzionata a far parlare di sé a lungo. Imperdibile e consigliatissimo a tutti gli amanti della musica di qualità.

Altro su Pantheon Band QUI

Ascolta Five Lines su Spotify

Per maggiori informazioni
www.volcanopromotion.com
www.pantheonband.com

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“All Or Nothing” il nuovo album di Mr Sleazy

All Or Nothing

All Or Nothing è il nuovo album di Mr Sleazy arrivato in redazione attraverso Volcano Records & Promotion, noi ve lo raccontiamo dopo un accurato e piacevole ascolto.

Il progetto Mr Sleazy debutta nel 2012 con l’album “The Sleazy Attraction” e fin da subito ciò che colpisce è la caratteristica di essere non un gruppo ma una one-man band. Il batterista e polistrumentista Roberto Gambuti, di Sanremo, era infatti il vero e unico mastermind dietro a tutte le canzoni del primo album, cantate quindi da ben sette diversi vocalist.

Per questo nuovo album invece, Roberto ha deciso di circondarsi di collaboratori stabili, creando una vera e propria band con ben otto musicisti. La line up finale così prevede anche due coriste e un sassofonista. L’album All or Nothing  esce il 10 luglio scorso per Volcano Records & Promotion. Di dichiarata ispirazione rock anni ’80 mantiene in pieno la promessa di farci ascoltare del buon classico rock, molto old school, intenso, divertente e selvaggio.

Cominciamo l’ascolto di All Or Nothing

La prima traccia “Let’s Go!” parte con il turbo, è carica di energia prepara all’ascolto dell’album con la voglia di precipitarsi a ballarla sottopalco. Racconta tutta la voglia del protagonista di diventare un famoso musicista e lo spirito del rock che gli dà la forza.

“Let’s go!  ll against the law
Fighting with a blood
In the name of rock n roll”

Kind of Love”, seducente e grintosa, esalta con un bellissimo assolo il tipo di amore di cui è in cerca.

“Action, is what I need
Passion, is what you breathe”

Ma quando l’amore finalmente arriva, ci si accorge che non è proprio quello desiderato. E la rabbia viene espressa con note metalliche in “Something I Don’t Know”.

“I’m not a prisoner of your dirty love
I can run away if I want”

In “Love Me Or Kill Me” la chitarra fa da perfetta cornice ad una passione malsana, che sprigiona tormento e rabbia.

“Look into my eyes and tell me
If you love me or is it the end”

Thrill Me” è una celebrazione al testosterone e alle sexy girls, con un riff molto orecchiabile.

“You’ re like a pussycat
You purr and then you scratch”

Ecco la immancabile ballad “Things Aren’t Always What They Seem”, intensa e malinconica ma bella e non scontata.

“Now that I open my eyes
I understand that in life
All the things can change as you”

Lonely Days For A Lonely Heart” forse è la vera sorpresa dell’album, con tastiere e sound hard rock, fa venire voglia di alzare il volume e spingere sull’acceleratore.

“I can ride free on my gipsy way
That’s my life that’s my way”

Fremente, divertente e provocatoria “Pretty Ladyboy”, con sorpresa!

“She’s so pretty, she’s so sweet
Touching in the middle finding a surprise”

L’ultimo pezzo che dà il titolo all’album “All or Nothing” è un po’ indecente nel senso positivo del termine, tanto ardente e con tastiere un bel po’ indisciplinate. La giusta e potente conclusione.

“One more round of what you call love
Tonight I’ll take away your soul”

Un album fatto apposta per dare la carica a questa estate, da ascoltare tutto d’un fiato e per farsi trasportare una ventina d’anni addietro, quando si respirava l’aria del buon sano hard rock nella Sunset Strip. Non sarebbe tanto strano veder suonare Mr Sleazy allo storico Whisky a Go Go in effetti….

Leggi altro su Mr Sleazy QUI

Un album per tutti i fan di Motley Crue, Bon Jovi, Skid Row, Europe, Dokken e Whitesnake. Un lavoro esplosivo che ci ricorda, ancora una volta, che il Rock ‘n Roll non morirà mai.

Mr Sleazy – All Or Nothing

1. Let’s Go!
2. Kind Of Love
3. Something I Don’t Know
4. Love Me Or Kill Me
5. Thrill Me
6. Things Aren’t Always What They Seem
7. Lonely Days For A Lonely Heart
8. Pretty Ladyboy
9. All Or Nothing

Band: Mr Sleazy

Album Title: All Or Nothing
Online Release Date: 10/07/2020
Label: Volcano Records
Genre: Hard Rock

Band Links & Contact

Facebook: www.facebook.com/MrSleazy
Email: volcanopromotion@gmail.com

Roots, esce oggi il nuovo album dei Roommates

Roots

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Roots è il nuovo concept album della rock band Roommates in uscita oggi 8 Maggio. Un titolo ispirato alla Divina Commedia. (Dopo questo cammino ci restano solo forti Radici).

Roots racconta, attraverso 10 brani, i sette vizi capitali partendo da Path of the sinner, una lenta discesa verso gli Inferi. Fino ad arrivare poi alla risalita Summit su una montagna alla ricerca della redenzione.
Un cammino doloroso tra le sette piaghe dell’anima dove il rock vive e prende forma in un fiume sonoro. il disco esce dalla sapiente mano del produttore Pietro Foresti (multiplatino già a fianco di membri di Guns ‘n’ Roses, Korn, Asian Dub Foundation, Unwritten Law).

Roots sarà disponibile in tutti gli store digitali mentre la copia fisica sarà acquistabile dai canali ufficiali di band. Quindi, in attesa della riapertura dei canali tradizionali lo trovate su roommatesband.com ed etichetta vrec.it, distribuzione Audioglobe.

Qui altri articoli sui Roommates

Line up:

Davide Brezzo (chitarra e voce),
Danilo Bergamo (chitarra e voce)
Marco Oreggia (basso e voce)
Alessio Spallarossa (già noto batterista dei Sadist)

Biografia:

Roommates arrivano al secondo lavoro dopo l’esordio di Fake (Nadir, 2017) approdando con Vrec Music Label / Audioglobe distribuzione.
L’album Roots è anticipato dai due singoli e video. Pride e Deep Feeling raccontano così un’unica storia temporale, video prodotti da Project Media Service con protagonista l’attrice Alessandra Barboni.

La Band Roommates propone dal 2012 un rock raffinato ed energico con l’atipica formazione costituita da due chitarre, basso e batteria e tre voci. L’uscita nel 2017 del debut album Fake porta la band a numerosi concerti proponendo un southern rock, grunge con sonorità moderne del rock contemporaneo.

La risposta della critica è favorevole tanto da arrivare l’endorsement della storica band americana Lynyrd Skynyrd.
Questi dalla propria pagina Facebook ufficiale, consigliano l’ascolto dei Roommates. E’ invece del 2019 il progetto su YouTube chiamato “Room120”. Un insieme di riarrangiamenti condensati in 120 secondi e da una partnership con numerose aziende di gear italiane.

La Band inizia le registrazioni presso il Frequenze Studio di Monza, sotto la sapiente guida di Pietro Foresti. Con lui realizzano il secondo album ‘Roots’, in uscita il prossimo 8 maggio per Vrec Music Label. La promozione è affidata a DavveroComunicazione mentre il booking a BlackDog.

Tracklist Roots:

1.Path of the Sinner,
2. Second One,
3. Feed Me,
4. Want,
5. Acedia,
6.Deep Feeling,
7. The Contract,
8. Pride,
9. Summit,
10. Roots

Link utili:

Website: https://www.roommatesband.com/
Facebook: https://www.facebook.com/RoommatesRock
Instagram: https://www.instagram.com/RoommatesRock
Spotify: https://smarturl.it/Roommates_Spotify_19
YouTube: https://smarturl.it/Channel_Subscribe

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Deep Feeling, il nuovo video dei Roommates dall’album Roots.

Deep Feeling

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Deep Feeling è il nuovo singolo e videoclip dei ROOMMATES. Dopo “Pride” si tratta del secondo brano che viene svelato dal nuovo album “Roots”.

Deep Feeling E’ disponibile in tutti gli store digitali e piattaforme streaming a  QUESTO LINK . Continua il viaggio nei sette vizi capitali raccontati nel concept album ispirato alla Divina Commedia dantesca: dopo la superbia di “Pride” infatti è la volta dell’ira di Deep Feeling.

«L’ira si insinua tramite uno dei concetti portanti del mondo: L’amore. Questo viene usato in maniera furiosa per nascondere il vero sentimento negativo ed aggressivo. Si manifesta attaccamento dichiarando sentimenti dolci, come quello che la benzina prova per un accendino. Come quello che gli uomini del medioevo provavano per gli untori. Come quello che gli oppressi provano per gli oppressori nel primo giorno di una sanguinosa rivoluzione. E’ quindi una forma perversa di amore, che rimane sporco e impuro, morboso, ma allo stesso tempo profondo».

Il video di Deep Feeling è supportato da un videoclip prodotto da Project Media Service con protagonista l’attrice Alessandra Barboni ed è la continuazione temporale del precedente video di “Pride”.

Puoi leggere altro su Roommates QUI

I Roommates sono una band ligure formata da Davide Brezzo (chitarra e voce), DaniloBergamo (chitarra e voce), Marco Oreggia (basso e voce) e Alessio Spallarossa (batteria).

La band arriva al secondo lavoro dopo l’esordio di “Fake” (Nadir, 2017). Propongono poi dal 2012 un rock raffinato ed energico con l’atipica formazione costituita da due chitarre, basso e batteria e tre voci. L’uscita nel 2017 del debut album Fake (Nadir Music, distribuito Audioglobe/Believe) porta in seguito la band a numerosi concerti.  Propongono in questo modo il loro southern rock/grunge con sonorità moderne del rock contemporaneo.

La risposta della critica è favorevole tanto da arrivare l’endorsement della storica band americana Lynyrd Skynyrd, che dai propri social, consigliano l’ascolto dei Roommates. Nel 2019 il progetto su YouTube chiamato “Room120”, propone un insieme di riarrangiamenti condensati in 120 secondi. Arriva anche una partnership con numerose aziende di gear italiane, la band inizia così le registrazioni presso il Frequenze Studio di Monza, sotto la sapiente guida di Pietro Foresti, col quale realizza il secondo album ‘Roots‘, in uscita in digitale il prossimo 8 maggio per Vrec Music Label. La versione fisica sarà invece disponibile alla fine del periodo di quarantena. La promozione è affidata a DavveroComunicazione mentre il booking a BlackDog.

LINK UTILI:

Website: https://www.roommatesband.com/

Facebook: https://www.facebook.com/RoommatesRock

Instagram: https://www.instagram.com/RoommatesRock

Spotify: https://smarturl.it/Roommates_Spotify_19

YouTube: https://smarturl.it/Channel_Subscribe

Guarda adesso il video di Deep Feeling

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La Belle Dame, l’universo femminile raccontato da Valerio Bruner

La Belle Dame

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La Belle Dame gira da qualche settimana trai miei ascolti guadagnandosi un posto ben definito tra i dischi più interessanti tra le nuove uscite.

Avete mai provato a raccontare davvero l’universo femminile con tutte le sue sfaccettature? Lo fa molto bene Valerio Bruner con il suo EP La Belle Dame, un disco carico di sentimento ed emozione. Oggi quindi, voglio provare a raccontarvi questo lavoro con la stessa delicatezza con cui il talentuoso cantaurore racconta i dolori e le fragilità delle Donne.

Questo disco è infatti lo specchio di ciò che molti non vedono dietro alle apparenze. Valerio parla di ferite interiori, di dolori profondi ma soprattutto di una grande risorsa che solo le Donne possono avere: La forza e l’amore che le fa sempre rialzare dopo ogni battaglia.

La belle Dame svela così il suo racconto come la trama di un libro che sfogliamo pagina dopo pagina a partire dal primo capitolo, Rivergirl.  Se chiudete gli occhi e indossate le cuffie potrete lasciarvi conquistare da un stile molto vicino alla chitarra di Springsteen. Gli assoli accompagnano infatti perfettamente i passi di una donna che cerca un rifugio lungo il suo cammino. Una donna che piange ad alta voce senza che nessuno venga ad aiutarla. Ma ecco che arriva una forza interiore che la spinge a non guardare più al passato ma ad andare avanti:

And when your story will be blown away
Like a dream of summer in the pourin’ rain
Rivergirl you don’t look back
Sing your song and forget the rest.

GUARDA IL VIDEO DI RIVERGIRL QUI

Stay continua poi su quella traccia così USA schietta e pulita di un rock graffiante e asciutto. Brano veloce e coinvolgente che sa trasportarti con un ritornello facile da imparare fin dal primo ascolto e molto piacevole da cantare insieme a Valerio. La traccia racconta uno dei temi più spinosi e una delle difficoltà più grandi che possa incontrare una donna:

In her heart the same old fear
To be a woman in an all men’s land

Il brano più interessante de La Belle Dame però è senza dubbio Gem Of The Ocean. Qui cambiamo registro ed entriamo in un film in bianco e nero girato in una fumosa Londra anni ‘40. Un Vinile gira sotto la puntina di un giradischi con quel suono tipico che ricorda tanto dei graffi sull’anima.  Da lontano un soffio di vento porta con se una voce conducendola chissà dove. Una voce narrante fuori campo di un uomo avvolto in un cappotto scuro ed un otto spicchi sulla testa.

Frasi appena sussurrate a metà tra immaginario e realtà. Sarà la voce del cuore o la voce del destino di un’altra donna? Un destino che porta Una donna e suo figlio in un posto sicuramente migliore.

Ed arriviamo così a She, secondo estratto da questo EP dopo Rivergirl. Qui i suoni e le melodie sono senza dubbio più morbidi e ancora una volta si parla di coraggio. Quello delle donne vessate ed umiliate, donne messe alle strette ma che malgrado tutto trovano la forza di andare fino in fondo per raggiungere i loro obiettivi.

Has paid the price
For sayin’ “I will”
So many times
[…]
She
Has learned to die
And this sun
Is hard to rise
Well
Well my girl
Just don’t give in.

(Video Ufficiale in Questo Articolo)

Dopo aver sviscerato tutte le tracce di questo lavoro arriviamo al brano che dà il titolo al disco. La belle Dame comincia con un incipit tagliente sottolineato in seguito da un’armonica che spezza la cadenza regolare delle battute.  Sembrano quasi dei passi verso un destino sconosciuto e buio tutto da scoprire. Il viaggio, il proseguire sempre lungo una strada senza nè direzione nè certezze è senza dubbio una costante in questo racconto, dal primo all’ultimo brano.

Un pò come gli sbalzi d’umore tipici dell’inquietudine delle Donne che passano da momenti pieni di speranza e fiducia nelle proprie capacità a momenti più bui in cui sembra tutto perduto.

Appena cinque brani che scavano tra sogni, immaginario e sentimenti così viscerali e profondi. Un equilibrio perfetto e coerente tra musica, strumenti e voce.  Questi testi, se non fossero stati un disco sarebbero stati sicuramente un copione di un film da premio oscar.

 La Belle Dame TRACK LIST

1. Rivergirl
2. Stay
3. Gem of the Ocean
4. She
5. La Belle Dame

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